Hyakko

Quattro neo-amiche in una classe tutta particolare:

Hyakko

Ayumi, Tatsuki, Torako e Suzume sono quattro nuove scolare di un immenso liceo: a causa di vari contrattempi (e principalmente per colpa di Torako) si ritrovano sgridate tutte quante insieme, e scoprono anche di essere della stessa classe. Inizia così un’amicizia tra personalità diversissime, ma che con il tempo pare consolidarsi: a questo punto, tuttavia, il resto della classe inizia a farsi notare…

Va detta subito una cosa: questo è un divertente slice of life nel più classico dei termini. Gli amanti di questo genere inizino già a procurarselo, chi non li ama lasci perdere subito: questo è al 100% appartenente a tale genere.
In quanto tale, non esiste una vera e propria storia dietro agli avvenimenti, ma essi sono parte della vita della classe 1-6.

Come è chiaro, non essendoci una storia devono essere i personaggi a tenere in piedi la baracca: in questo caso si può dire che ce la fanno in maniera egregia. Inizialmente pare che il mondo si chiuda sulle quattro iniziali protagoniste, e soprattutto sui litigi Torako/Tatsuki: fortunatamente, dopo poco si inizia a far la conoscenza di tutti i particolari elementi che girano nella scuola, e le loro caratteristiche influiscono anche sulle dinamiche di comportamento all’interno del principale quartetto.
L’opera di personalizzazione delle protagoniste e delle comprimare (e il paio di comprimari) è infatti egregia: alcuni sono i classici personaggi che ci si aspetta di trovare in una serie simile, ma altri sono quantomeno inusuali e fanno iniziare a ridacchiare anche solo quando compaiono a schermo senza nessun ruolo effettivo nella scena principale.
Anche la scelta artistica, di cui si parla anche sotto, ha la sua importanza: a parte i personaggi in sé, tanti piccoli dettagli aggiungono comicità alla comicità. Un docente che piange sangue a seguito di immani beceraggini da parte di qualche alunno, lingue che si trasformano in serpenti quando la rabbia diventa estrema e via dicendo, se usati in maniera azzeccata possono essere elementi che prendono una buona battuta e ne fanno una ancor migliore: in questo caso, ce la fanno benissimo proprio perché non sono espedienti usati troppo spesso, e quindi non cadono nella banalità.

L’umorismo è infatti un altro lato particolarmente curato in Hyakko: raramente ci si trova a sghignazzare (anche se un paio di forti risate me le ha strappate qui e là), ma le continue buffe situazioni portano ad un’aura generica di divertimento e allegria che, a parte un breve ma sicuramente non fastidioso periodo quasi alla fine, fanno guardare le puntate con il sorriso.

La grafica è tecnicamente nella norma per essere un anime del 2008, ma un grosso lavoro di caratterizzazione è stato fatto anche a livello di disegno sui vari personaggi: questo è molto importante perché in questo modo si enfatizzano i vari caratteri presenti, portando ad una miglior riuscita degli sketch.
Il sonoro è gradevole sebbene non eccelso: piacevole opening e simpatica ending, che tuttavia non eccellono particolarmente.

Insomma, che altro dire di Hyakko? È un buono, buonissimo, ottimo slice of life. È un genere nato in tempi relativamente recenti, e quindi è parecchio difficile da realizzare poiché non può basarsi su molti esempi collaudati: in questo caso, tuttavia, la Nippon Animation è riuscita a prendere molti spunti dai lavori precedenti e creare un riuscitissimo mix che fa arrivare all’ultima delle 13 puntate con il pensiero di “già finito? Ne voglio ancora!”.

Voto: 8,5. La nota non inganni: per gli amanti del genere, è assolutamente imperdibile. Non va più in alto solo perché è un genere estremamente settoriale, che non piace a moltissimi.

Consigliato a: chi adora altri lavori come Hidamari Sketch, Ichigo Mashimaro o Lucky Star; chi si diverte con un po’ di citazioni tratte da vita reale e, in parte, dagli anime; chi vuol vedere, entro i primi dieci minuti di puntata 1, caviglie quasi rotte e aggressioni ad ignari docenti.

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Hunter X Hunter OVA Greed Island Final

…ed eccoci alla conclusione della serie con più OVA della storia.

Hunter X Hunter OVA Greed Island Final

Ancora una volta, ci troviamo dove la serie di OVA precedente lascia. Siamo oramai all’interno di Greed Island, il MMORPG creato dal padre di Gon, e i nostri tre protagonisti sono in missione per terminare il gioco. La missione tuttavia non è facile, e sicuramente c’è gente pronta ad ostacolarli senza tregua!

La storia si svolge interamente a Greed Island, con le regole del gioco (e quindi spell, incantesimi, oltre agli oramai totalmente sovrumani poteri raggiunti dai vari personaggi). La riuscita o il fallimento di quest’ultima serie si giocano pertanto su un punto: saranno riusciti gli autori a rendere interessante il gioco in sé, e le vicende che comprendono Gon, Killua e Biscuit? La risposta è: in parte.
Questo avviene perché le idee originali ci sono, e sono parecchie: sia nel funzionamento dei meccanismi di gioco (facile criticare il funzionamento di un MMORPG nel 2009, ma nel 2001 erano a livelli protozoici rispetto a ciò che esiste oggi) che nelle idee partorite dai personaggi.

Le idee purtroppo non sono tutto, e la realizzazione delle stesse spesso lascia abbastanza a desiderare. In primis, il gioco di Greed Island in sé: le regole di base venivano imparate già nella seconda serie di OVA, ma qui si approfondisce la conoscenza con alcune carte e si capisce una cosa: se in dieci anni nessuno è riuscito ad exploitare il sistema e gli altri giocatori con carte simili, sono tutti scemi. La combinazione di alcune carte è potentissima, e possono essere usate senza problemi e poi riacquistate: i soldi si fanno facilmente accoppando mostri a caso e quindi problemi di fondo non dovrebbero essercene. La limitazione delle carte è una buona idea per quelle più potenti, ma le più utili sono praticamente infinite…

Inoltre, Gon e Killua si trovano solo confrontati con due veri combattimenti: uno è una partita di dodgeball, l’altro è il combattimento finale. In essi (soprattutto nel primo) ci sono alcuni buoni spunti e un utilizzo creativo delle abilità dei combattenti, ma c’è un problema: per SETTE tiri di palla ci mettono QUATTRO puntate. Capisco i ragionamenti e le riflessioni, ma qui siamo a livelli dove le partite di Holly e Benji e i combattimenti di Dragonball Z passano in un batter d’occhi! Questa è una piaga che tocca l’intera serie, e l’inutile e ripetitiva verbosità di tutti i personaggi porta spesso e volentieri alla noia in poco tempo.
Il combattimento finale è carino (anche se pure lui dura tre/quattro puntate, ma vabbé) e comprende l’unico vero “momento-shock” della serie, ma na un piccolo vizio di fondo: il cattivo, se avesse avuto un QI superiore a 4, avrebbe vinto in 15 secondi grazie alle sue abilità. Per tutta la serie il personaggio viene presentato come astuto e manipolatore, e alla fine agisce in maniera totalmente stupida… non è da lui, e questo dato di fatto toglie un po’ di gusto al combattimento stesso.

Parlando di personaggi, Gon e Killua hanno oramai il loro carattere formato dalle precedenti serie: Killua qui ha un ruolo molto più marginale e per fortuna Gon non ridiventa fastidioso: diventa però scemo. Fa scelte totalmente idiote, fa saltare piani a riuscita sicura e fa commenti che mettono in pericolo tutto il gruppo: ci si aspetterebbe qualcosina in più da lui.
Purtroppo il mio preferito, Hisoka, qui ha un ruolo marginale e non rispecchia affatto l’idea che in precedenza ci si è fatti di lui: in definitiva, un personaggio così particolare avrebbe meritato uno spazio di molto maggiore.

I disegni rimangono di buona qualità, anche se come al solito non c’è nulla di particolare: le musiche fanno il loro lavoro.

Insomma, La serie conclusiva di Hunter X Hunter rispecchia bene o male la qualità del resto della serie: non malaccio, ma non giustifica il tempo che ruba. Avessero compresso tutto in 6 puntate, sarebbe venuto fuori un lavoro estremamente migliore e molto più godibile, senza bisogni di inventarsi discorsi che non fanno altro che annacquare tutto l’ambiente. Il finale da una speeeeeeeeeeeeeeeeecie di conclusione al tutto, ma è parecchio insoddisfacente: in pratica, si sa come va a “finire” negli ultimi nove secondi di sigla finale. Dopo novanta puntate, pretendevo qualcosa in più.

Voto: 6,5. È meglio della sconclusionata seconda serie di OVA, anche se il ritmo rimane quello lentissimo di fine prima serie: qualcosa di buono qui e lì c’è, e se si fossero dati un po’ più di pena avrebbero potuto far meglio.

Consigliato a: chi di HxH ha già visto il resto e, già che ci siamo, vuol chiudere la questione; chi ama gli anime sui MMORPG e sui giochi di carte; chi vuol vedere la 57enne più giovanile della storia.

Hunter X Hunter OVA Serie 2

…ed ecco la seconda infornata di OVA al seguito della serie principale.

Hunter X Hunter: OVA Serie 2

Ancora una volta, la storia ricomincia dove la precedente finisce. Kurapica ha momentaneamente regolato i conti con i Ragni, e parte per lavoro: Leorio, invece, ha degli esami per diventare medico. Ci ritroviamo pertanto nuovamente con Gon e Killua, che stavolta si rimettono al lavoro per cercare il padre di Gon.
Già dalla prima serie si sapeva che avrebbero dovuto giocare al videogioco Greed Island per avere ulteriori informazioni, ma ora la possibilità si presenta e i due protagonisti possono immergersi in tale gioco, che ha come posta in gioco la vita! Riusciranno a scoprire ulteriori indizi sulla locazione del padre di Gon? Come funzion questo gioco, e come mai così tanta gente ci è dentro da anni?

In queste otto puntate succede ben poco. Il passo torna a rallentare in maniera notevole, tanto che Gon e Killua entrano effettivamente nel gioco a puntata 5 su 8, con le precedenti quattro composte da inutili preparativi (oltre, ovviamente, all’acquisizione in poche ore di nuove tecniche per distruggere muri e lanciare fulmini), e ben poco tempo viene lasciato alla trama in sé.
Una volta entrati in Greed Island, ci si ritrova con un ibrido tra un MMORPG e un gioco di carte collezionabili: magari nel 2001 queste due idee erano relativamente originali (perlomeno l’idea di mischiarle insieme, dato che Yu-Gi-Oh! è del 1998), ma al giorno d’oggi la cosa è abbastanza scontata. Bisogna dire, a onor del vero, che le regole del gioco non sono così ovvie e in questo è stato fatto un buon lavoro.

I personaggi, in sole otto puntate, han ben poco da svilupparsi. Killua e Gon sono sempre i soliti due (sebbene Gon sia sempre meno fastidioso, e in questa serie anche se ha il ruolo da protagonista non ammorba l’aria con le sue pensate da sognatore): l’unico personaggio di una certa importanza che si inserisce nella storia compare alla penultima puntata, e quindi non ha alcun tempo di far capire le sue qualità o difetti, se non quelli più evidenti.

Il disegno è ulteriormente migliorato, diventando piacevole: le musiche sono sulla linea della prima serie di OVA, carine ma nulla di che.

Insomma, la seconda serie di OVA di Hunter X Hunter non è terribile, ma ha un fondamentale difetto: è totalmente inutile. Non racconta nulla ma è solo un ponte tra la prima e la terza serie di OVA, però dopo tali puntate si dovette attendere un anno per saperne il seguito: che sia come stand-alone o come sequel della prima serie di OVA, queste otto puntate non vanno assolutamente da nessuna parte.

Voto: 6. Sufficienza raggiunta solo perché ci sono un paio di idee carine e perché Gon è migliorato nel suo atteggiamento.

Consigliato a: chi ha visto la prima serie di OVA, e ha intenzione di vedere la terza; chi non si offende con dei ritmi lenti e senza combattimenti dove, secondo logica, dovrebbero essercene millemila; chi vuol conoscere il metodo superlamer segreto per sconfiggere i ciclopi – Ulisse docet.

Hunter X Hunter OVA Serie 1

Ecco la prima delle serie di OVA a seguito dell’omonima serie:

Hunter X Hunter OVA Serie 1

Questa serie di 8 OVA segue direttamente la serie principale da 62 puntate. Il fulcro della narrazione è ora la lotta di Kurapica contro il Ryodan (o Ragni, come preferiscono farsi chiamare loro). Tutta la vicenda della ricerca del padre di Gon viene esplicitamente accantonata: questo non può che farmi felice, dato che Gon da protagonista diventa una comparsa (e il suo pruginoso ottimismo viene pertanto quasi azzerato, dato che in questa serie c’è poco da ridere o sorridere).

La storia ha uno sviluppo abbastanza lento ma non soffre della mortale noia che la fine della serie regolare aveva: non arriva ad equivalere la prima parte della suddetta, ma risulta comunque apprezzabile. La cosa più curiosa è che non è Kurapica ad essere il protagonista, e fa anzi una figura abbastanza barbina. Da freddo calcolatore e persona di raziocinio diventa un emotivo instabile che deve farsi tenere dai suoi amici per non sbroccare… peccato.
La parte del leone, in questo caso, è però interpretata dai cattivi: il fulcro delle discussioni sono le riflessioni dei Ragni e le loro decisioni come gruppo, ed inoltre le loro personalità vengono analizzate molto più nel dettaglio di quanto non si fosse fatto prima. Ne risulta che il gruppo è abbastanza eterogeneo e i personaggi riescono a tenere la scena interessando lo spettatore, anche se ogni tanto le chiacchierate si dilungano un po’ troppo.
Un’altra cosa da notare è che i combattimenti sono praticamente spariti: in questi OVA non ci si picchia ma si riflette. Da una parte è peccato dato che c’erano tanti diversi poteri da poter utilizzare, ma d’altra parte ci si evita delle scene di combattimento di scarsa qualità come quelle precedentemente sperimentate.

I disegni risultano un po’ migliorati dalla prima serie, anche se non è nulla di particolarmente eccezionale: le musiche subiscono un po’ di calo qualitativo, con opening ed ending non malvage ma sicuramente lontane dalle prime.

Insomma, vale la pena di guardare questo primo sequel? Se ci si è sciroppati tutta la prima serie sì, dato che si è già vaccinati e la narrazione riceve una rinvigorita; senza i primi avvenimenti, però, risulta impossibile capire cosa succede e quindi un neofita di Hunter X Hunter non ha motivo di guardare queste otto puntate.

Voto: 7. Non è malvagio: forse un po’ tanto lento qui e là, e il finale lascia nuovamente a desiderare, ma si lascia guardare.

Consigliato a: chi ha visto la prima serie; chi voleva HxH con un tono un po’ più serio; chi vuol vedere come Gon riesce a far girare le balle anche ai cattivi con sole due parole.

Hunter X Hunter

Giovani ragazzi in cerca di un futuro avventuroso, tra battaglie e prove!

Hunter X Hunter

Ci troviamo in un mondo di fantasia, in un’ambientazione creata da un mix fantasy/moderno. Ci sono spade, lance e osterie medievali, così come ci sono automobili, fucili e luce elettrica.
Gon è un ragazzino 12enne che vive in una zona rurale con sua zia e sua nonna: un giorno, mentre si avventura tra le piante, incontra un Hunter che gli salva la vita. Gli Hunter sono degli avventurieri che hanno superato delle rigidissime prove per veder accertato il loro status: solo il meglio del meglio può ambire a tale titolo.
Gon, rimanendo affascinato da tale persona, si decide: diventerà anche lui un Hunter! Nonostante le proteste di sua zia riesce a partire per le selezioni, scoprendo nel contempo che suo padre è stato il più grande Hunter di tutti i tempi. Dopo aver ricevuto il suo titolo di Hunter, si fissa pertanto come obiettivo di trovarlo!

Questa lunga serie da 62 puntate può essere divisa in vari spezzoni, che trattano diverse trame. Il primo e migliore pezzo è quello delle selezioni per diventare Hunter: sono 62 puntate in cui facciamo la conoscenza dei quattro personaggi principali (Gon, Killua, Kurapica, Leorio), delle loro motivazioni e dei loro compagni/avversari. I personaggi in questa fase risultano insolitamente complessi e completi per essere in uno show dedicato a dei 13-14enni. Ognuno ha i suoi fantasmi del passato, e anche i comprimari sviluppano delle interessanti sinergie con i protagonisti. Particolare interesse si sviluppa da subito per Killua (figlio di una famiglia di assassini) e Hisoka (una specie di Joker psicopatico): assieme alle prove a cui vengono sottoposti tutti -la maggior parte delle quali è decisamente originale-, si sviluppano anche parecchie curiosità in merito ai segreti che ognuno nasconde.
Ovviamente l’unico personaggio cristallino, buono, tonto e senza problemi è Gon: il fatto di non essere l’unico protagonista porta però a diluire la sensazione di “personaggio che ce la fa solo perché ci crede”, e non risulta pertanto fastidioso.

Con la sorprendente fine delle selezioni e con il passaggio a status di Hunter, a puntata 27, le cose tuttavia iniziano a sfaldarsi: le trame rimanenti non sono nulla di originale (vai a salvare un amico / proteggi una persona / …) e non vengono elaborate in maniera particolarmente furba, come invece era stato fatto inizialmente. Il ritmo, già tranquillo nella prima parte, viene qui ulteriormente diluito da semi-filler che portano il tutto ad una notevole lentezza, che fa sparire la curiosità del “come andrà a finire”.
I personaggi stessi si appiattiscono e le loro caratteristiche, prima dinamiche ed in evoluzione continua, si cristallizzano sulle loro più evidenti caratteristiche e non cambiano più.
Anche le fasi finali, che dovrebbero portare al clou della serie, sono abbastanza scialbe: tutto l’arco narrativo finale è un dilungarsi in attesa del climax finale… che poi non c’è!
Inoltre, va detto che nella prima parte il combattimento era una parte importante ma marginale dei problemi: con la forza bruta generalmente si risolveva poco, e c’era bisogno di avere buone idee e la giusta attitudine per poter passare le prove. Finito tale periodo, improvvisamente e senza spiegazioni Gon diventa una specie di Hulk distruttore di mondi, e le botte diventano il principale fulcro di almeno una ventina di puntate: i combattimenti non sono male, ma soffrono del classico male che troppo spesso si incontra: le interminabili chiacchierate durante gli incontri. Inutile dire che, per quanto le mosse usate possano essere affascinanti, questo fa perdere parecchia dell’adrenalina che ci si potrebbe augurare da un incontro tra due potenti personaggi.
Sorvoliamo inoltre il fatto che in un primo momento la gente combatteva con le proprie abilità marziali/militari, ed in seguito cominciano ad evocare forze misteriose e a lanciare dragoni spirituali…

I personaggi, come detto, sono abbastanza tipici ma inizialmente ben sviluppati: l’eterogeneità del gruppo porta a parecchi interessanti risvolti e a discussioni abbastanza inusuali per questo tipo di anime. Quando la serie inizia a calare, non ci sono più sviluppi: l’ulteriore problema è che Gon diventa sempre più l’elemento centrale di tutta la storia, e quindi il suo buonismo inizia a farsi sentire in maniera abbastanza fastidiosa.

I disegni, per essere del 1999, non sono malaccio: sono tipici di quel tempo. Sulle musiche è invece stato fatto un ottimo lavoro, con le opening ed ending che risultano molto orecchiabili e ben fatte.

Insomma, vale la pena di guardare la serie principale di Hunter X Hunter? Le prime 26 puntate secondo me sono molto belle e si discostano dai soliti anime: il resto è invece un trascinarsi infinito, che dispiace soprattutto perché il potenziale con dei simili personaggi era molto più alto. È come se avessero pensato solo alle qualificazioni, e una volta finito tale periodo non avessero più saputo cosa far fare ai protagonisti…

Voto: 6,5. Molto più alto per la prima parte, ma il resto annacqua ciò che di buono c’è.

Consigliato a: chi non si fa infastidire dalle puntate lente in cui succede poco; chi apprezza i personaggi sempre positivi e felici nonostante le avversità; chi vuol vedere un assassino professionista venir preso a gelatate in faccia.

Yamato Nadeshiko Shichi Henge

Altresì chiamato The Wallflower o Perfect Girl Evolution.

Yamato Nadeshiko Shichi Henge

Sunako è una ragazza normale, che però un giorno riceve un poderoso due di picche con la motivazione “io odio le ragazze brutte“. Da tale giorno lei si richiude in sé stessa, convinta di essere orribile e ributtante: la sua passione diventa l’horror e l’oscurità, il suo migliore amico è un modello anatomico in grandezza naturale, il suo viso è coperto dai capelli e rifugge la luce del sole quando possibile.
La sua zia, una ricca donna preoccupata per la situazione di Sunako, la manda a vivere con quattro bellissimi ragazzi, dando a loro l’arduo compito di renderla una vera donna. Riusciranno nella loro impresa, o fuggiranno terrorizzati dalla persona in cui Sunako si è tramutata? Lei riuscirà a superare i suoi traumi? E quali sono i motivi che portano Kyohei, Ranmaru, Takenaga e Yuki a vivere insieme in una casa, lontai dai genitori?

La serie si presenta sin da subito mettendo in gioco tutte le sue carte: risulta immediatamente chiaro che si tratta di un reverse harem, e che Sunako non è affatto indifferente al fascino dei ragazzi. Questo però non porta la serie a diventare il solito minestrone di sentimenti negati e di tormentoni insopportabili: si rimane per il 98% del tempo nel campo del comico-demenziale, e quindi c’è quasi sempre da ridere.
Sul lato della comicità, le scenette hanno fortune alterne: alcune diventano velocemente ripetitive (il sangue dal naso di Sunako dopo la centesima volta non strappa più nemmeno un sorriso, così come alcune altre situazioni che si ripetono all’infinito), mentre altre fanno assolutamente scompisciare dal ridere (se si apprezza una comicità che non abbia molto senso).

In mancanza di una trama vera e propria -l’imput iniziale è più una direzione generica che un plot vero e proprio-, la qualità dei personaggi fa moltissimo: in questo caso, gli standard di qualità sono abbastanza alti. Sunako stessa ha alcuni lati impareggiabili, ma purtroppo escono raramente. Lei è infatti quasi sempre raffigurata in versione super-deformed, ma il meglio di sé viene dato quando risulta veramente arrabbiata o veramente paurosa, e quindi compare con le sue reali sembianze: le sequenze che vengono fatte in tali casi sono da standing ovation.
I quattro ragazzi sono sorprendentemente un po’ più profondi di quanto si possa pensare all’inizio: ognuno di essi ha i suoi problemi, e nei rari casi in cui non si ride le discussioni che hanno sono estremamente realistiche, e sollevano problemi concreti che potrebbero riguardare molti degli spettatori. I problemi abbastanza ovvi di Sunako non sono gli unici presenti: ogni tanto anche esser belli è una maledizione, poiché null’altro pare contare… e i personaggi se ne rendono dolorosamente conto. Come detto sopra sono solo attimi in mezzo ad una serie comica, però un paio di frasi erano estremamente pertinenti.

I personaggi-spalla in questo caso hanno un grosso ruolo nella comicità generica che permea la serie: si parte con le Goth Loli Sisters, passando per una zia psicopatica e degli afro misteriosi che spuntano qui e là: l’eccellenza si tocca quando entra in scena Hiroshi, il modello anatomico amico di Sunako che presenta le puntate. È ovviamente immobile e muto, ma la sua sola apparizione aiuta a dare alla scena la dovuta aria di nonsense.
Anche altri dettagli vengono inseriti con saggezza: l’angolo de “la via per diventare una donna” è assolutamente ilare, e si presenta varie volte in giro per le puntate con osservazioni al 90% totalmente sciroccate (e per il 10%, invece, con reali consigli utili!), e anche altri piccoli particolari portano minimi miglioramenti, che forse non si percepiscono consciamente ma che contribuiscono al risultato finale.

Il disegno è ben fatto nei momenti di normalità, e utilizza tantissimo le caricature o sagome bianche per rappresentare momenti di varia stupidità: non è fastidioso di per sé, ma in questa serie ne è fatto un utilizzo pressoché eccessivo.
Opening ed ending sono di buona qualità anche se non mi hanno colpito: invece, le musiche durante le puntate sono azzeccatissime e convogliano ottimamente le sensazioni a schermo, siano esse di totale idiozia (con suoni stupidi e ridicoli) o di violenza e rabbia estrema (con del sano metallo di sottofondo).

Insomma, Yamato Nadeshiko Shichi Henge è una serie per chi vuole ridere tanto, con una spruzzatina di romanticismo di sottofondo: il paragone con Ouran Host Club High School è automatico, ma YNSH ne esce perdente perché l’umorismo non è sempre al massimo della forma, e perché in realtà i personaggi non hanno quasi nessuno sviluppo che non sia temporaneo. Anche il finale è un po’ sottotono, poiché lascia tutto in sospeso: questo non è perdonabile perché la serie manga è terminata, e quindi non esiste la scusa del “ma non si sa come va a finire”.

Voto: 8. Per ridere va benissimo, e ci sono parecchi particolari interessanti: con un po’ di cura in più, avrebbero potuto arrivare anche più in alto.

Consigliato a: chi vuole una storia d’amore che sia solo una scusa per stupidità diffuse e molteplici; chi non è infastidito dalla presenza di tanti ragazzi e poche ragazze tra i protagonisti; chi vuole imparare come si dice brutto in giapponese.