Tokyo Magnitude 8.0

…Per gli amanti dei disaster movies, ecco qualcosa di adatto!

Tokyo Magnitude 8.0


Mirai è una ragazzina di prima media all’inizio della sua pubertà, e pertanto in guerra con il mondo. Il primo giorno delle vacanze estive viene incaricata dalla madre di accompagnare il suo fratellino Yuuki, di otto anni, ad una mostra di robotica ad Odaiba.
Tutto sembra andar bene, ma quando stanno per tornare a casa succede l’impensabile: un portentoso terremoto colpisce la più grande megalopoli del mondo, gettando nel caos l’intera popolazione! Riusciranno Mirai e Yuuki, accompagnati dalla loro compagna di viaggio Mari, a tornare a casa a Setagaya, a quasi 20 km da casa? Quali pericoli si nascondono in una città colpita da un terremoto di magnitudine 8?

La trama di questa breve serie da undici puntate è molto semplice: si tratta di un viaggio in un ambiente quasi postapocalittico: il sistema di trasporti è interamente saltato, e palazzi pericolanti incombono sui tre protagonisti. La trama non è però la parte importante di questo anime: esso è infatti un viaggio nell’umanità in ogni sua sfaccettatura: gentile, arrogante, pietosa, irrispettosa, triste, giocosa e quant’altro.
Il viaggio che ci si ritrova a seguire tocca infatti ogni tipo di persona: si passa dalle folle ignoranti e pericolose, che spintonano e dividono, a persone che nonostante gravi lutti danno tutti loro stessi per aiutare il prossimo (probabilmente anche per tener occupata la mente). Si incontrano i soccorritori, sotto stress ma spesso con un sorriso, e i medici, confrontati con l’ira delle persone contro di loro: si vede come una situazione di assoluta emergenza può trasformarsi per il baratro della disperazione per chi ha perso una persona cara, e chi invece ne segue gli sviluppi poiché affascinato dalle meccaniche di soccorso.
Tutto ciò avviene in fugaci contatti, poiché ogni puntata fa proseguire il viaggio con diverse persone che si incontrano in questa o quella situazione: ogni cosa lascia però una traccia nella psiche dei tre viaggiatori, che ne risultano pertanto arricchiti.

Parlando di loro tre, bisogna dire quello che è a mio parere il punto più eccezionale di Tokyo Magnitude 8.0: l’umanizzazione dei protagonisti. In sole undici puntate la BONES riesce a creare tre persone vive, pulsanti, reali. Iniziamo parlandi di Mari, l’adulta del gruppo: si prende cura dei due bimbi con un affetto che inizialmente pare incomprensibile e apparentemente dettato solo da motivi di trama, ma con il tempo si arriva a capire come mai lei si attacchi così tanto anche a bambini non suoi. Tragedie personali e la necessità di tornare a casa, unitamente alla stessa direzione di viaggio, la portano a diventare quasi una seconda madre con loro. Risulta paziente oltre ogni limite, ma lo è per necessità: è l’unica del gruppo che può reggere il carico di stress che una simile situazione comporta, e lo fa egregiamente.
Passando a Mirai, si può dire che è il personaggio che cresce di più nell’intero arco narrativo. Come detto, inizia come la classica bambina di 11-12 anni per cui i genitori son cattivi, la scuola è noiosa, il fratellino è stupido e i passatempi sono una rottura: capisce quanto tiene alla sua vita e alla sua consuetudine solo quando esse vengono stravolte, e durante il viaggio si nota un poderoso e credibile processo di maturazione dovuto alle varie emergenze a cui si trova a far fronte.
Si finisce con Yuuki, un bambino gioioso e -come buona parte dei bambini di sette/otto anni- desideroso di affetto e di armonia. Sin dall’inizio dimostra con sincerità i suoi sentimenti, e le motivazioni dei suoi gesti sono quasi sempre nobili: diversamente dal solito, inoltre, non è un bambino lamentoso che fa i capricci e che rallenta il gruppo apposta e, anzi, spesso tenta di fungere da conciliatore per la più emotiva ed instabile Mirai.
Questa meravigliosa caratterizzazione dei personaggi porta ad un senso di attaccamento quasi viscerale, che porta a sincero dispiacere nel caso di problemi per il trio e a gioia quando le cose funzionano bene: tutto ciò getta inoltre le basi per un finale assolutamente imprevedibile, emozionantissimo ed estremamente intenso.

Dal punto di vista un po’ meno brillante, si può segnare che alcune puntate nella sezione centrale sono forse un filino sottotono rispetto all’inizio e alla fine: inoltre, alcune cose vengono forse tirate un po’ troppo per le lunghe e rendono la visione un filino lenta. Lungi da me voler dire che è una serie noiosa o poco appassionante, ma qualche minima sforbiciatina qui e là avrebbe potuto forse portare un effetto ancor migliore, mantenendo sempre alto il livello di tensione che risulta generalmente presente.

Sui disegni ho da dire due cose molto belle, e una un po’ meno. La prima cosa bella è che gli sfondi sono molto belli, e vedere Tokyo devastata con tutti i suoi simboli abbattuti fa un effetto strano ma assolutamente affascinante; la seconda cos buona è che i personaggi sono disegnati in maniera decisamente più semplice, ma l’espressività è perfetta e trasmette brillantemente l’emotività dei personaggi. La cosa un po’ meno gradita è che i due elementi ogni tanto non si mischiano alla perfezione, e nelle immagini più ampie ci si ritrova con sfondi dettagliatissimi e dei personaggi quasi stilizzati al loro interno, creando un effetto di distacco che un po’ rovina l’effetto.
Le musiche si tengono in sottofondo, senza mai prendere il sopravvento: alcune scelte sono ben fatte, ma in generale non si fanno notare. Simpatica opening ed ottima ending; è inoltre da fare un encomio alle seiyuu per aver fatto un egregio lavoro di doppiaggio. D’altra parte, quando una delle doppiatrici fa Kobayashi di cognome…

Insomma, come si può capire ho apprezzato moltissimo Tokyo Magnitude 8.0. Per quanto la storia sia molto basilare secondo me raggiunge i limiti dell’eccellenza, grazie a poderosi personaggi che sono confrontati con vicende terribili. Ritengo sia uno dei più bei lavori del 2009.

Voto: 9,5. Ho un debole per serie con personaggi a cui ci si può correlare, e la cui umanità sorpassi quella di molta gente esistente: Tokyo Magnitude 8.0 è una di esse. Eccezionale.

Consigliato a: chi ama le serie dove non si ride ma si spera; chi ha amato personaggi come Balsa di Seirei no Moribito, e vuol vederne un alter ego moderno; chi vuol conoscere la rana aliena a.k.a. l’alieno col telefono a.k.a. il re delle merendine a.k.a. il lord dei pisolini.

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Spirited Away

…Un viaggio in una terra allo stesso tempo terrificante e fantastica:

Spirited Away

Chihiro è una bambina di dieci anni, che sta cambiando casa assieme ai suoi genitori: dalla città si trasferisce alla campagna. Tentando di arrivare alla loro nuova casa, la famigliola finisce in una stradina sterrata in mezzo ad un bosco. Arrivando fino alla fine si trova una misteriosa galleria da percorrere a piedi.
Chihiro è reticente perché ha paura e vuole andarsene, ma i suoi genitori insistono: si spingono quindi oltre il tunnel e si ritrovano in una città deserta dove tuttavia c’è una valanga di cibo pronto. I genitori si mettono a mangiare in quantità, e si fa sera: la città inizia in quel momento a popolarsi di spiriti! Quando Chihiro, terrorizzata, torna dove ha lasciato i parenti, scopre che essi si sono trasformati in maiali: sperduta e spaventata, incontra un ragazzo -Haku- che la nasconde e la aiuta a sopravvivere.
Ma dove è finita? Chi sono tutti questi spiriti? Come può fare a salvare i propri genitori e tornare a casa?

La storia di Spirited Away (in italiano La città incantata) è relativamente semplice: Chihiro vuole tornare a casa, ma la strega cattiva non glielo permette. Questo lavoro non fa tuttavia della storia il suo aspetto principale, bensì esso si può riconoscere nel seguire gli stenti della povera bimba catapultata in un mondo alieno e misterioso. Inizialmente c’è spavento e disperazione; in seguito, subentra l’istinto di sopravvivenza e l’adattamento; in seguito, sopraggiunge il contrattacco e la voglia di riconquistare quanto perso. Tutto ciò viene rappresentato in maniera magistrale e le sensazioni passano con incredibile facilità.

Tutto ciò sarebbe sprecato senza avere dei personaggi che reggano la scena, ed in questo caso non ci son problemi: la caratterizzazione di coloro che compaiono sullo schermo è perfetta. Chihiro si comporta come una bambina si dovrebbe comportare, la strega Yubaba è temibile e cattiva come una strega dovrebbe essere, Lin che lavora ai bagni è comprensiva ed aiuta la protagonista come può, e via dicendo. In pochissimi minuti si crea un attaccamento ai protagonisti difficile da stabilire, e questo porta a seguire con attenzione tutto ciò che accade.

Una cosa inoltre differisce dal solito tono sobrio e pacato dei lavori dello Studio Ghibli: in Spirited Away si ride, e parecchio. Ci sono ovviamente momenti di serietà (il momento di grande emotività a bordo del treno è davvero impressionante), ma principalmente ci si ritrova a ridere di gusto davanti a spiriti impossibili, facce improbabili, eventi assurdi e quant’altro. Non ci sono battute o situazioni volutamente comiche, ma l’ambiente stesso rende il tutto abbastanza leggero e adatto a qualsiasi tipo di pubblico: i più piccini rideranno per le mille pazzìe presenti, mentre chi è più grande o guarda un po’ più a fondo potrà trovare una storia parecchio fiabesca che, anche se di certo non perfetta (come detto sopra, la trama non è decisamente il punto forte di questo anime), interessa e piace.

Il disegno è impressionantemente bello, per essere del 2001: la grande qualità e il tratto riconoscibile creano un effetto davvero notevole. Le musiche sono meravigliose, e supportano perfettamente le scene che ci si ritrova a guardare. Da segnalare l’ending, davvero bellissima.

Insomma, che altro dire? Spirited Away è secondo me uno dei massimi capolavori creati dal sempre brillante Studio Ghibli, e una volta terminata la visione mi son ritrovato nel cuore un pezzo di quel mondo fantastico che, nel bene e nel male, ha cambiato la vita di Chihiro.

Voto: 9,5. Davvero bellissimo, sospeso tra un mondo sognante e una comicità latente che permea ogni cosa.

Consigliato a: chi vuol vedere il meglio dello Studio Ghibli; chi apprezza le protagoniste semplici ma non stupide, deboli ma non codarde, furbe ma non saccenti; chi vuol sapere se è più bravo a fare a maglia un moschino o un topo sovrappeso.

Detroit Metal City

Death metal, pop scandinavo e delirio a non finire.

Detroit Metal City

Negishi è un ragazzo che vive a Tokyo, lontano dalla famiglia, ed è un chitarrista che ama la musica pop scandinava. Per motivi misteriosi, è tuttavia finito ad essere il cantante e chitarrista del gruppo death metal più famoso della città, i Detroit Metal City, e per non incorrere nelle ire della sua produttrice è costretto a far violenza a sé stesso salendo sul palco e cantando di morte, stupro e violenza mentre egli vorrebbe solo canzoni d’amore e dolcezza! Come farà a sopravvivere con questa terribile doppia personalità? Riuscirà a mantenere nonostante tutto il gruppo sulla cresta dell’onda musicale?

Questa serie, composta da 12 puntate di soli 13 minuti, mi ha spazzato via il cervello già solo con la sigla iniziale. Quando iniziano a verificarsi i vari avvenimenti che portano avanti le ministorielle, mi sono piegato in due dal ridere come non facedo da parecchio tempo.
La trama delle vicende è bene o male sempre la solita: Negishi non vorrebbe più impersonarsi con Krauser II -un uomo che le leggende narrano abbia ucciso i suoi genitori e poi ne abbia stuprato i cadaveri-, ma in seguito si trova costretto a calarsi nella parte nuovamente… con sempre maggior convinzione. Questo non toglie tuttavia che gli sketch siano totalmente ilari (anche se un po’ volgarotti, contando che viene ululata a pieni polmoni la parola più volgare della lingua giapponese), e tutto ciò che capita porta a situazioni sempre più idiote e con commenti dei fan assolutamente meravigliosi.

I personaggi non hanno chiaramente il tempo di svilupparsi, ma alcuni risultano spettacolari a primo impatto: Negishi in primis è azzeccatissimo, soprattutto mentre canta di morte e intanto pensa alla sua famiglia lontana; il batterista è un indemoniato satanico che ogni volta che apre bocca dice innominabili oscenità bofonchiate sottovoce; la manager è una donna che definire grezza è ancora riduttivo (il modo migliore che ha per dire “mi piace” è “mi fa bagnare talmente tanto che una trota potrebbe vivermi nella BEEEEP”), e che quindi innalza ulteriormente il livello di beceraggine di questa serie.

I disegni, in tutta onestà, sono bruttini soprattutto all’inizio. Una volta fatta l’abitudine risultano accettabili, ma è innegabile che in questo comparto lo Studio 4C° ha lasciato parecchio a desiderare, a parte in alcuni live dove la grafica è decisamente migliore. Ciò ricorda però altri lavori come Cromartie High School: i disegni sono scarsi, ma l’accoppiata di essi con la totale stupidità delle azioni produce un mix curiosamente funzionante.
La colonna sonora è, per gli amanti del genere, di primissimo ordine: parecchie canzoni metallare sono ascoltabilissime (in primis la grandiosa opening), e anche quelle pop sono ben fatte (come la ending, che il povero protagonista non riesce mai a cantare per intero durante la serie).

Insomma, se avete un paio d’orette da buttare in un anime assolutamente divertentissimo, che comprende volgarità, metal, concerti becerissimi e trovate trash che più trash non si può… non guardate oltre, perché l’Imperatore è giunto dall’inferno per voi!

Voto: 9,5. Era davvero tanto che non ridevo così.

Consigliato a: chi ama il metal; chi ama ridere; chi vuole conoscere il Porco Schiavo Masochista del Capitalismo.

Scrapped Princess

Quando la morte di una ragazzina potrebbe voler dire la salvezza del mondo:

Scrapped Princess

Pacifica è una ragazzina 15enne, e si scopre subito che è la figlia gemella dell’erede al trono di uno dei regni del mondo medievale in cui ci troviamo, ma che è stata “buttata via” poiché una profezia del Dio Mauser disse che al compimento del sedicesimo anno d’età lei sarebbe stata il veleno che avrebbe terminato il mondo. Salvatasi ancora in fasce, venne affidata alle cure di Raquell e Shannon, fratello e sorella adottivi, per sopravvivere ai ripetuti tentativi della chiesa del Dio Mauser di eliminarla.
La storia inizia quando Pacifica ha compiuto quindici anni: si segue quindi più o meno un anno di vita, in cui il trio (gruppo che poi andrà man mano espandendosi) tenterà di fuggire e di scoprire quanto c’è di vero nella profezia alla quale tutti sembrano credere: corrisponde a realtà? In che modo distruggerà il mondo? E chi l’ha deciso? Riusciranno a salvarla senza per questo condannare ad una prematura fine il loro pianeta?

Va detto subito che il lato migliore di questo anime è la storia. Inizia molto lentamente, con una decina di puntate stand-alone in cui si impara in che mondo ci si trova, e quali sono le leggi che lo governano e le parti in gioco. Quasi tutti i personaggi vengono introdotti in questa prima fase, per poi prendere il loro reale ruolo più avanti nella storia.
Quando la storia comincia a dipanarsi davanti ai nostri occhi, si riesce a capire l’entità e la complessità della trama e del background esistente: la rivelazione degli effettivi motivi della situazione attuale a cui si assiste verso metà serie è illuminante, e molti altri momenti di spiegazioni e comprensione lasciano stupefatti per la precisione con il quale ogni dettaglio si interseca con tutti gli altri.
Colpi di scena veri e propri ce ne sono pochi, ma questo non va visto come un punto negativo: gli eventi infatti non accadono d’improvviso (come nella realtà ben raramente succede), ma sono sempre il frutto di un ragionamento, di una conseguenza, di un effetto al quale è possibile, a posteriori, dare una spiegazione ragionevole.
Questo è anche supportato dall’altissima qualità dei personaggi innestati in Scrapped Princess: a parte Pacifica in sé (che per tutta la serie fa la principessina un po’ viziata e parecchio ignorante), tutti gli altri protagonisti e comprimari ragionano con la loro testa, agendo non per inspiegabili motivi ma secondo una logica impeccabile. Se qualcuno pare reagire in maniera incoerente, si scopre qualche puntata dopo come mai l’ha fatto: nulla è lasciato al caso. Inoltre, i discorsi non sono mai banali: ogni volta che ho pensato “ecco, ora parte con la filippica sull’amicizia/amore/fedeltà/coraggio/XYZ” mi son trovato spiazzato da un discorso maturo e ragionevole, che lascia stare le classiche frasi ad effetto che si trovano in ogni anime per dare il posto a pensieri molto profondi e che lasciano trasparire la profondità dei caratteri presenti.

La comicità e la serietà vengono alternate in maniera sapiente e piacevole, senza mai sbilanciarsi nello stupidamente comico o nel platealmente tragico: per tutta la serie il perfetto mix di storia e battutine (soprattutto nelle beghe familiari, che non sono dei semplici tormentoni ripetuti all’infinito ma variano ogni volta) lasciano gradire una storia complessa, e potenzialmente molto seria, in maniera allegra e leggera.

Per quanto concerne la grafica, dopo la prima puntata mi son detto “mi sembra di guardare Full Metal Alchemist“: controllando produttore e anno ho scoperto che entrambi sono uguali per le due serie: sono del 2003, e realizzati dalla BONES. La qualità è pertanto la stessa: buona anche se non eccelle particolarmente (d’altra parte, sono passati oramai 5 anni).
L’audio è estremamente piacevole, con opening ed ending splendide e musiche durante le puntate appropriate e che rendono bene l’atmosfera che regna in quel momento.

In definitiva, Scrapped Princess è un anime che secondo me è stato ingiustamente ignorato da molta gente: ha un mix perfetto di comicità, storia, personaggi e suspance (che viene tenuta fino all’ultimo, con un finale dall’esito prevedibile ma dalle meccaniche stupefacenti): a voler trovare un difetto -a parte il carattere di Pacifica, che però era necessario alla storia stessa- si potrebbe dire che le puntate d’introduzione erano un po’ tante, e si sarebbero potute diminuire: è però veramente un dettaglio, in un anime che secondo me è bello quanto e più del suo gemello Full Metal Alchemist.

Voto: 9.5. Sono stato molto vicino al 10, ma la lentezza iniziale non permette di toccare la perfezione.

Consigliato a: chi ha amato FMA; chi vuole uno storione medievale con i controcojoni; chi vuole le liti tra fratelli più belle che un anime abbia mai creato.

Nana

Konbanwa. BLAST desu.

Nana

Komatsu Nana e Osaki Nana sono due ragazze che non hanno praticamente nulla in comune a parte il nome, l’età e una vita ignota che le aspetta: una è una ragazzina un po’ viziata che va a vivere a Tokyo per stare con il suo ragazzo, mentre l’altra è oramai una donna che vive di musica, e con un passato decisamente poco felice.
Per puro caso si incontrano sul treno che le sta portando verso la loro nuova vita, e chiacchierano durante le cinque ore di viaggio; in stazione si separano, ma il fato le porta a reincontrarsi al momento di trovare un appartamento.
Trovando un posto grande ed economico, decidono di diventare coinquiline, e da qui si invia la storia vera e propria, che mischierà le vie delle due Nana assieme a quelle dei loro amici, conoscenti e nemici.

In un primo momento, Nana sembra la solita storia d’amore con alti e bassi: non c’è nulla di più sbagliato. Non è una storia d’amore ma una storia di sentimenti, poiché coinvolge tutti gli aspetti dell’emotività. Amicizia, amore, odio, tristezza, disperazione, felicità, tradimento, attesa, delusione, speranza, paura, risloluzione, orgoglio,… ci sono tutti assieme a tanti altri, e tutti questi sentimenti vengono espressi nella maniera più completa e cristallina possibili.
Questo anim è stato creato per un pubblico leggermente più maturo del solito: non ci sono particolari volgarità o scene di sesso e nudo in quantità (per quanto quando entra in ballo il sesso i momenti sanno essere estremamente più intriganti di quando ci son tette che volano da tutte le parti… molti disegnatori avrebbero da imparare, da questo), ma il tono stesso delle problematiche è poco adatto a dei 14enni.

È difficile spiegare qualcosa sui personaggi senza spoilerare parte della storia: sono tutti personaggi “completi”, che hanno le loro luci e le loro ombre, forze e debolezze, e non ne fanno mistero. Spesso dei personaggi inizialmente marginali salgono al centro dello stage prendendo il posto di vecchi personaggi principali che non contano più così tanto, come effettivamente capita nella vita.
L’unica piccola pecca è insita nelle ultime 7-8 puntate, che secondo me calano di intensità e di ritmo (con anche un minimo calo nella qualità dei disegni), e il finale che -odio, odio!- è un non-finale. Per fortuna il manga è andato molto oltre e si trovano gli scan online, se no in questo momento starei impazzendo. La voce narrante (che è sempre di una delle due Nana) aiuta inoltre a costruire un hype sugli accadimenti futuri che però, arrivati alla fine della serie, non si concretizza: risulta assolutamente necessaria una seconda stagione per poter chiarire esattamente a cosa ci si riferisse.

Parlando di disegni, si può dire che la qualità di questo anime è davvero ottima. Sin dai primi momenti si capisce che in questa produzione la Madhouse ha buttato tutto ciò che aveva: qualsiasi dettaglio è stato curato con attenzione maniacale, dai disegni alla numerazione delle puntate, dall’angolo di Nana a fine puntata a tutto il merchandising che è stato prodotto: si capisce che prima ancora che uscisse, puntavano al successo più assoluto.

La colonna sonora merita un discorso a parte: essendo questa una serie che parla molto di musica, era importante dare un sound degno di nota. Ebbene, se le canzoni di Nana passassero in radio sicuramente riuscirebbero a scalzare parecchi artistucoli che blaterano sulle nostre frequenze, diventando un successo anche in Europa. Chi ama il rock/punk non potrà non amare alla follìa le opening e le ending, asseme a tutte le canzoni che sono state create come colonna sonora. Ancora adesso ascoltando le varie canzoni, tra la qualità delle stesse e il loro significato intrinseco, mi vengono i brividi.

Io non posso fare altro che consigliare a chiunque, anche a chi non è amatore del genere, di vedere questa serie: è riuscita a smuovere il mio cuore in più di una situazione, e chi mi conosce sa che questa è una cosa tutt’altro che facile.

Voto: 9.5. Un capolavoro di sentimento e dolore, un po’ rovinato solo dall’ultima parte.

Consigliato a: chi non ha un’anima fatta d’acciaio; chi è stufo delle storie dove tutto è bene quel che finisce bene; chi vuole sentire le parole con le quali ho iniziato questa recensione e tenersele nel cuore.

Seirei No Moribito

In un giappone fantastico del 1300, lance e misticismo:

Seirei No Moribito

La storia si svolge, come detto, in un ambiente simile al regno nipponico del 1300 ma ambientato in un mondo alternativo, dove ci sono differenti reami vicini tra loro e dove l’altro mondo e molto vicino al nostro.
Chagum, il principe del regno in cui la storia ha luogo, viene posseduto da un demone dell’acqua: l’imperatore decide, con la morte nel cuore, di sacrificare il proprio figlio per evitare delle spaventose siccità che avverrebbero se il demone nascesse.

La madre, incapace di accettare tale fato, incarica Balsa (che non è un tipo di legno, ma è la protagonista: una guardia del corpo di abilità impareggiabile con la lancia) di proteggere Chagum con la sua stessa vita. Da qui inizia la fuga, con le guardie di palazzo al seguito: dopo poco, però, si scopre che chi abita nel corpo del principe non è un demone dell’acqua, ma…

I punti positivi di questa serie sono molti, e il più grande è di sicuro la storia. Ho seguito attentamente tutto lo sviluppo durante le 26 puntate di questa meravigliosa serie, e non c’è stata una singola incongruenza. Nonostante si parli di regni paralleli e di spiriti degli elementi tutto ha una spiegazione, tutto è a suo posto, nulla è inspiegabile. Inoltre, la storia si sviluppa in maniera splendida davanti agli occhi affascinati dello spettatore: non ci sono mille colpi di scena fatti per stupire, ma la storia scorre spiegando man mano le nuove scoperte e i cambiamenti di fronte che ci si trova a vedere.

Inoltre, nonostante questo non sia un anime comico, non si avverte alcun sentimento negativo o di disperazione a parte in un paio di casi (dove è più che giustificato): l’ambiente è coinvolgente e interessante, senza risultare pesante o quant’altro.

I personaggi, inoltre, sono meravigliosi: il cast è molto ridotto, e quindi ogni protagonista ha uno spazio di sviluppo molto ampio, che viene utilizzato al meglio.
In primis, una sorpresa incredibile è stato Chagum stesso: mi aspettavo il solito principino viziato scassapalle che poi cresce e diventa adulto e yadda yadda… nulla di più sbagliato. Capisce le situazioni, fa del suo meglio e tenta di esser utile nonostante la sua giovane età lo porti a commettere errori di valutazione.
Balsa stessa inoltre, è uno dei personaggi migliori che siano stati creati negli ultimi anni: nonostante non sventoli tette al vento come qualsiasi eroina, risulta affascinante come poche altre donne degli anime. È davvero incredibile.

I combattimenti, inoltre, sono ridotti al minimo necessario: i personaggi danno il giusto valore alla vita propria e degli altri. Va anche specificato che i contendenti non stanno a fissarsi per due ore dicendo frasi ad effetto dopo ogni colpo: quando si combatte SI COMBATTE e, come è giusto che sia, le cose si risolvono in fretta. Ciononostante, i brevi momenti di rissa sono intensi e spettacolari da vedere: un altro punto estremamente positivo.

Infine, si può dire che ogni personaggio ha un suo motivo per fare ciò che fa: non ci sono cattivi “per default”, e ognuno tenta di fare ciò che crede meglio, e anche questo aggiunge un tocco di realismo. L’ambiente è anche estremamente realistico: anche i minimi dettagli come l’antica scrittura o la forma delle candele sono propriamente curati, ricreando un giappone pre-medievale praticamente perfetto.

Sul comparto tecnico… beh, che dire. Il disegno è stato curato dagli stessi che hanno creato Ghost in the Shell, e quindi credo che questo spieghi molto. La qualità è paragonabile a quella dei film d’animazione che finiscono al cinema, ed è spettacolare. La parte sonora è curata e molto bella, e se si può muovere una critica è forse quella delle sigle che forse non si adattano al 100% all’anime… nulla di cui preoccuparsi.

Delle avvertenze.
Se cercate un anime d’azione, questo non è quello che cercate. Qui l’azione è ristretta al minimo necessario (attorno all’inizio e alla fine della serie), e per il resto la storia si sviluppa senza inutile violenza.
Se cercate fanservice, questo non è quello che cercate. La cosa più sexy che si vede qui è una spalla nuda di Balsa (che risulta sicuramente più sexy delle mille bocce e culi ballonzolanti che ci vengono rifilati da un marketing che crede che tutto ciò sia necessario per fare un prodotto di successo.
Se cercate eroi invincibili, questo non è quello che cercate. Qui la gente viene ferita e soffre, non torna in piedi due minuti dopo esser stata sventrata. Qui se qualcuno ha un problema tenta di risolverlo, non dice frasi tamarre che risolvono tutto.

Detto questo, Seirei No Moribito è sicuramente una delle migliori serie viste nell’ultimo anno, e sicuramente ai primissimi posti nelle produzioni 2007. È un anime per gente adulta che vuole una storia seria e affascinante, con momenti toccanti e senza bisogno di stupide storie d’amore che tappezzino una trama carente o giustifichino scelte incomprensibili. Se cercate qualcosa del genere non fatevi sfuggire questa vera perla, perché di capolavori simili ne escono raramente. Nel 2006 era Death Note, nel 2007 è questo.

Voto: 9.5. Molte scommesse fatte dagli autori, e tutte vinte: non c’è una singola pecca in questo capolavoro.

Consigliato a: chi vuole una buona storia; chi ne ha piene le balle delle dei soliti cliché da anime; chi ha i miei stessi gusti.

Basilisk

Romeo e Giulietta nel giappone feudale del 1600? Ecco a voi!

Basilisk

Questo anime parla di due giovani ninja, Gennouske Kouga e Oboro Iga, che appartengono a due famiglie rivali da 400 anni (Kouga e Iga, per l’appunto) e che hanno raggiunto, per tramite del quarto Hattori Hanzo, una tregua che dovrebbe tramutarsi in pace una volta che i due giovani si sposeranno.

Tuttavia, per decidere chi sarà il successore di Hattori Hanzo (dato che ci sono due pretendenti), quello attuale escogita una macabra sfida: la tregua verrà infranta, e dieci dei migliori ninja di entrambe le fazioni giocheranno al massacro. La famiglia che vincerà vedrà il bambino a loro correlato diventare l’erede.

Bisogna innanzitutto dire una cosa, che traspare sin dai primissimi minuti della prima puntata: i disegni sono assolutamente spettacolari, molto superiori ad altre produzioni del 2005 e in pari, se non meglio, di parecchie del 2007. I disegni sono fluidi, i personaggi ben disegnati, le scene d’azione rendono bene l’idea di movimento e il tutto è un piacere per l’occhio.
Notevoli anche le sigle d’inizio e fine: chi ama la j-pop o j-rock apprezzerà sicuramente.

La seconda cosa che si nota sono i combattimenti: i venti ninja che verremo a conoscere nella serie hanno dei poteri estremamente speciali, che li rendono quasi simili a dei mostri: c’è chi può allungare gli arti a piacimento, chi si può fondere con qualsiasi materiale, chi può prendere la faccia e imitare la voce di chiunque, chi uccide con un solo fiato,… ognuno ha le sue peculiarità molto diverse tra loro, e quindi non si corre mai il rischio di combattimenti ripetitivi.
Il passo stesso dell’anime è molto sostenuto, e c’è poco tempo per annoiarsi: ci sono un paio di momenti in cui si è tentati di saltare qualche minuto di discussione o di ricordi, ma è facilmente sopportabile poiché una volta finiti, si torna ad una tensione decisamente alta. Questo è un altro dei punti forti di Basilisk: tutto l’ambiente è thrilling, ogni puntata tiene con il fiato sospeso poiché in ogni momento un personaggio chiave potrebbe abbandonarci a causa di una trappola o di un assalto: bisognerà poter convivere con l’idea che tutti i personaggi a cui ci si affezione presto o tardi ci abbandoneranno.

Il finale è, probabilmente, l’unico finale possibile che gli autori hanno potuto pensare senza stravolgere tutto l’ambiente della serie: lascia un po’ di amaro in bocca, ma pian piano si riesce a prevedere che la direzione presa non avrebbe lasciato altra scelta.

Per concludere, a titolo puramente personale aggiungerei che un grosso punto a favore è la storia d’amore che non diventa invadente in un anime principalmente basato sull’azione. Ci sono dei momenti in cui ci si dedica ad essa, ma sono brevi e non spezzano il passo. A metà serie avevo paura che la parte sentimentale avrebbe preso il sopravvento rovinando un possibile capolavoro, ma ciò non è accaduto lasciandomi piacevolmente sorpreso.

In definitiva, un vero gioiello d’animazione che tiene con il fiato sospeso e difficilmente fa resistere alla maledizione del “dai, ne guardo ancora solo una”. Non è un anime da bambini, per nulla: la violenza è abbastanza cruda e ci sono concetti poco edificanti per un bambino (anche se non si scade mai nel nudismo da fanservice, per fortuna). Chiunque abbia dai 16 anni in su, comunque, può godere appieno di tale capolavoro.

Voto: 9.5. Davvero uno spettacolo: uno dei migliori action/drama di sempre. Tentatissimo a dare 10, l’ho evitato solo per un paio di cali di tensione qui e là: ci siamo tuttavia vicini.

Consigliato a: chi ama i ninja; chi vuole vedere combattimenti grandiosi e originali; chi vuol ammirare Saemon, perché è davvero un genio.

Lucky Star

Iniziamo il 2008 con un capolavoro del 2007:

Lucky Star

La stoia non esiste. O meglio, proprio non è stata prevista: non c’è un filo conduttore tra le puntate. Ci si ritrova semplicemente a seguire le vicende di un gruppo di 17enni nel loro procedere nella vita come gente normale.

Iniziamo da una valutazione razionale. Questo anime non è sicuramente facile da realizzare: fare 24 puntate senza nessuna trama comune e mantenerle interessanti non è semplice, ma in questo caso l’operazione è pienamente riuscita, e ci si ritrova a volerne vedere sempre di più. Inoltre bisogna dire che diversamente dal 99% delle altre produzioni, qui non si ha l’impressione di assistere a “discorsi scriptati”: le discussioni sono quelle che potrebbe fare chiunque, e si capisce sin dalla prima puntata (il discorso sui cornetti è geniale): in fin dei conti la vita comune non è fatta generalmente di discussioni filosofiche, ma si parla del più e del meno: Lucky Star rispecchia perfettamente uno spaccato di vita giapponese moderna senza esagerazioni o astrazione dalla realtà.

Raramente ci sono battute vere e proprie: ciò che diverte è l’alone comico che avvolge ogni discorso, ogni situazione, ogni scambio di battute. Durante le normali puntate difficilmente si ride a crepapelle, ritrovandosi però un sorrisetto perennemente stampato in faccia.

La realizzazione tecnica è buona, anche se difficilmente si darebbero 17/18 anni alle protagoniste: iniziando a vedere la serie, pensavo parlasse di ragazzine di 12/13 anni e non di più. In considerazione dell’ambiente scanzonato, tuttavia, la questione non disurba.

Degno di nota, infine, l’angolo “Lucky Channel”, alla fine di ogni puntata: qui sì, ci si ritrova con i crampi allo stomaco dal ridere per i comportamenti di Akira e le sue azioni psicotiche. Davvero divertente.

Detto questo, si può passare al lato che mi ha fatto pregare che venga fuori immediatamente Lucky Star 2: l’ammontare di materiale da citazione per qualsiasi otaku. Konata è un’otaku assoluta, allevata come tale dal padre (fanatico pure lui) e che dimostra tutta la sua mania in ogni situazione. Qualsiasi otaku che guardi questa serie continuerà a vedere citazioni ovunque, ma in maniera generalmente diversa da altre serie: se in genere si vedono “scopiazzature” di spezzoni famosi (come la presa in giro di Initial D che è qui presente), in LS si arriva ad avere differenti livelli di citazione.
Si passa da quella comune, come sopra detto, passando per i discorsi che Konata ed altri fanno: si ritrovano personaggi rubati ad altri anime e messi in situazioni assolutamente diverse, oppure si vedon in giro per la città cosplayer di diverse serie, che cattureranno l’occhio di qualsiasi esperto.
Infine, si arriva al clou nella sigla finale, dove le protagoniste vanno ad un karaoke e cantano vecchie canzoni che gli esperti potrebbero anche riconoscere!

Questo anime è un paradiso per qualsiasi amante di citazioni e anime/manga: senza tale passione, ci si perde il 70% del divertimento.

Non c’è un modo razionale per valutare Lucky Star: o lo si adorerà o lo si troverà inutile. Da aspirante otakiiiiiiiiiiiiing, è inutile dire che è in assoluto la mia serie preferita del 2007.

Una nota in chiusura: la sigla iniziale è fenomenale. È la prima volta che mi son guardato la sigla tutte le 24 puntate senza skipparne nemmeno un secondo. È ipnotica.

Voto: 9.5. Epocale. Da veri otakiiing.

Consigliato a: chi ha una certa conoscenza degli anime; chi vuole ridere senza dover pensare troppo; chi vuole vedere uno spaccato di vita giapponese.

Gungrave

Di mafia, tradimento ed amicizia:

Gungrave

La prima puntata può spiazzare. Ci si trova d’improvviso in una città distrutta, in mezzo alla neve, con mostri da incubo che assaltano un camion blindato e un uomo che li macella senza sosta. Dopodiché ci si trova in una sala conferenze d’altissimo livello, in cui si parla di cosa è accaduto e si accenna a cosa è successo molti anni prima…
…e alla puntata due, si torna a quei tempi. È una storia creata in un mondo immaginario, in cui esiste un posto dove i criminali si concentrano assieme senza quasi alcun controllo di polizia. La violenza e la criminalità sono all’ordine del giorno: seguiamo quindi le gesta di un gruppo di sbandati, capitanati da Brandon Heat e Harry McDowell, due grandi amici.
A seguito di vicende molto spiacevoli i due riescono ad entrare in Millennion, l’organizzazione mafiosa più potente, e iniziano la loro scalata verso il potere. Il tradimento non è contemplato: la pena è la morte. Ma per chi?

Questo anime è un vero gioiello proveniente dal 2003, con disegni che potrebbero essere tranquillamente del 2007. È un noir, una storia di amicizie tradite e di dolore: lo spazio per le battute è lasciato a pochi episodi all’inizio della serie.
Bisogna però dire che l’ambiente generale risulta tuttavia raramente pesante o oppressivo: non ci si ritrova a ridere, ma raramente si ha l’impressione di guardare una tragedia senza fine (come invece capita con altre produzioni, che fanno pesare il cuore anche solo a schiacciar play): questo è un grande punto di forza di Gungrave, che riesce a raccontare la storia che vuole senza tediare lo spettatore.

La storia è retta dai personaggi che la animano: in questo caso, la caratterizzazione e lo sviluppo degli stessi è FENOMENALE, come mai ho visto in un altro anime sino ad ora. Ci si ritrova assolutamente calamitati allo schermo da personaggi magnetici ed intriganti, che convincono e affascinano.
Ad un certo punto ci si ritrova talmente assorbiti dalla storia che ci si dimentica che si sta parlando di un’organizzazione mafiosa, e si pensa a quanto alcune persone di questa serie siano buone e brave: questo vuol dire che l’empatia è impareggiabile, e il coinvolgimento è totale.

A voler trovare dei difetti in Gungrave, ritengo che forse nelle ultime puntate alcuni personaggi risultano un po’ troppo estremizzati: questo peccato è tuttavia lavato da un finale assolutamente impareggiabile e pregno di emozioni.

Un capolavoro.

Voto: 9.5. Imperdibile e spettacolare.

Consigliato a: chi vuole una storia solida; chi vuole dei personaggi spettacolari; chi vuole sentire 950’000 volte “BRRRandon Hiito”.

Full Metal Alchemist

Questa serie è stata una serie moderatamente lunga (51 puntate):

Full Metal Alchemist

Questa serie fantasy parla di due ragazzi alchimisti, che a causa di un esperimento fallito hanno avuto serie conseguenze: il più grande dei fratelli ha perso una gamba e un braccio (ora sostituiti da controparti artificiali, create con l’alchimia), e il più piccolo ha perso il suo intero corpo, con la sua anima da fanciullo intrappolata in una gigantesca armatura di metallo.
La storia si svolge attorno al loro tentativo di apprendere la tecnica per riavere indietro i loro corpi originari

Innanzitutto, vorrei dire che secondo me il punto forte di questa serie sono i personaggi: che siano buoni o cattivi, hanno una forte personalità e agiscono coerentemente con il loro credo. Nella parte iniziale dell’anime, quella più ridanciana, ci sono parecchie scene decisamente esilaranti causate proprio dallo scontro tra diverse personalità di differenti personaggi.
La storia si dipana sul sentiero del “trova ciò che cerchi per avere ciò che vuoi”, ma i mille ostacoli sono logicamente congiunti e non sembrano mai buttati lì per caso, ma hanno un preciso perché e una spiegazione plausibile, nel mondo in cui si trovano.
Degno di nota infine il finale, che lascia letteralmente a bocca aperta e fa rivalutare in un solo secondo tutte le 51 puntate, come un fulmine a ciel sereno.

Davvero una serie spettacolare ed impagabile. Uno dei migliori anime fantasy che ci siano in giro, assolutamente da non perdere.

Nota: 9.5. Non arrivo a 10 perché non mi ha “stregato” come altri, ma è davvero un ottimo prodotto.

Consigliato a: chi vuole una storia seria rimanendo comunque a cuore allegro; chi ama la magia con una logica, e vuole sapere perché succedono le cose; chi apprezza le storie complesse ma non cervellotiche.