Kamen no Maid Guy

Il camerierO più incredibile del mondo difende una giovane e ricca superdotata… cosa ne potrà saltare fuori?

Kamen no Maid Guy

Naeka è una 17enne che vive una vita all’apparenza normale, ma in realtà è la futura erede di una ricchissima famiglia: ha sempre espresso il desiderio di avere una casa comune e il nonno l’ha accontentata, ma con l’avvicinarsi della sua maggiore età ci saranno sempre più attentati alla sua vita per impadronirsi della colossale eredità. Vengono pertanto assunti due servitori per seguirla e proteggerla: Fubuki, una maid dai modi cortesissimi ma dall’insospettabile violenza e Kogarashi, un maid mascherato dal fisico paragonabile a quello di un wrestler sovralimentato, che risulta essere delicato come un carro attrezzi arrugginito ma potente come una supernova in esplosione.

La vita di Naeka e di chi la circonda, durante le dodici puntate di questa serie, è quindi messa in pericolo principalmente da due cose: i nemici che vogliono accaparrarsi l’eredità (e son pochi), e… le persone che vogliono metter mano alle gargantuesche tette della prosperosa adolescente, per amore o per invidia. Il fulcro di quasi tutte le puntate -sempre autoconclusive- è infatti in qualche modo la coppia di mammelle che Madre Natura ha gonfiato oltremisura sul petto di Naeka. Il lato ecchi è pertanto parecchio pronunciato, con una quantità di fanservice abbastanza alta, ma rimane comunque lontano dalla totale volgarità che si raggiunge in altre serie. Bisogna però dire che alla decima puntata in cui chiunque orbita attorno alle tette di Naeka la cosa inizia a farsi un po’ ripetitiva. La storia, inoltre, non termina: questo da però poco fastidio perché non c’è una vera trama che attraversa la serie, ma solo alcune indicazioni di fondo: c’è il chiaro indirizzo per una nuova serie, ma nulla viene lasciato davvero in sospeso.

Il punto forte di questa serie è, senza alcun dubbio, Kogarashi. Gli altri personaggi sono infatti carini ma non determinanti, e risultano abbastanza normali (anche se ogni tanto i punti deboli di Fubuki la fanno scattare in modo quantomeno esilarante); Kogarashi è invece talmente esagerato da risultare grottescamente comico. Non c’è limite al suo potere e alle sue capacità, ha 37 sensi contro i 5 delle persone normali, può paralizzare la gente con la voce, controlla il volo dei corvi, ha capelli prensili e indistruttibili, sopravvive alle bombe, vola facendo roteare la gonna, ha la vista a raggi X… presi singolarmente potrebbero essere dei poteri banali e stupidi, ma combinati nella maniera esagerata e mostruosa di Kogarashi creano un personaggio che riuscirebbe a vincere anche contro il Dottor Manhattan della DC. Il suo stile e le sue soluzioni mostruose sono uno spasso, ma purtroppo si trovano intrappolate in un’ambientazione mediocre (ricordiamoci che tutto gira sempre intorno alle tette di Naeka…), e quindi spesso non possono esprimere tutta la loro spettacolarità. Soprattutto nelle parti iniziali alcune uscite del servo mascherato sono davvero spassose, ma alla lunga anche lui cade un po’ nella ripetitività dell’onnipotenza. Metterlo in condizioni migliori avrebbe permesso ad un personaggio simile di reggere un’intera serie da solo, e qui si trova solo a fare da co-protagonista: peccato.

La grafica, per essere del 2008, non è niente di speciale. Le musiche nelle puntate sono accettabili, l’opening è imho bruttina ma l’ending risulta più simpatica e “Kogarashi-style”.

Insomma, Kamen no Maid Guy è un lavoro mediocre: si lascia guardare e, sopratutto all’inizio, riesce a far ridere ogni tanto: non è niente di speciale e non offre nulla di innovativo (se non il pazzesco personaggio di Kogarashi).

Voto: 7,5. Se avete qualche oretta da impegnare per due risate, dategli un’occhiata.

Consigliato a: chi cerca un ecchi non esagerato, ma comunque presente; chi non si stufa con la ripetitività; chi vuol sentire una risata bellissima, che fa kukuku.

Spice and Wolf

Questa volta vagheremo tra spiriti del grano e storie di commercio:

Spice and Wolf

Lawrence è un mercante itinerante, che viaggia attraverso i villaggi vendendo le sue merci. In uno dei suoi tanti passaggi in un villaggio a lui caro, una notte, si ritrova nel carro una stranissima ragazza, con orecchie e coda di lupo; scopre in breve che si tratta di Horo, uno spirito-lupo che per secoli ha vegliato sul raccolto di questa regione, e che ora è stato “liberato” dato che il popolo non ritiene di aver più bisogno di lei.
Inizia quindi il loro viaggio con Horo che vuole tornare nelle sue terre, verso nord, e Lawrence che promette di accompagnarla mentre proseguirà con i suoi affari.

Spice and Wolf è un breve anime dall’atmosfera ovattata e sognatrice, che si svolge -per cambiare, per una volta- in un medioevo occidentale, presumibilmente in Germania. La vicenda, tratta da una light novel, si dipana su due livelli: le avventure economiche ed il rapporto tra Lawrence e Horo.
Il primo risulta essere molto ben fatto ed avvincente: i problemi e le questioni qui vengono risolti a colpi di furbizia ed utilizzo del mercato, in sistemi sempre nuovi e originali: la violenza è molto raramente utilizzata (solo due volte Horo si ritova costretta a prendere le sue sembianze di lupo gigante per difendere i suoi cari), perché qui a farla da padrone è il cervello. I meccanismi dei sistemi monetari, delle gilde e degli scambi a credito sono effettivamente quelli che costituivano la nostra economia 500 anni fa, e quindi risultano credibili.

Sul lato del rapporto tra i due protagonisti, c’è solo da fare i complimenti a chi ha saputo riportare su schermo due caratteri così complessi e al tempo stesso complementari: le frequenti bisticciate tra i due non nascondono il profondo affetto che c’è, e che potrebbe trasformarsi in qualcos’altro. Sin dall’inizio capisce che tra i due c’è una certa attrazione, e la stessa viene gestita in maniera ottimale con dialoghi toccanti che risultano sempre mischiati ad ironiche battute ben piazzate e che colpiscono nel segno, facendo tuttavia nel contempo capire quali sono i veri sentimenti che si celano dietro ad esse. Davvero magistrale.

La storia in sé non nasconde segreti, e la trama al difuori di quanto detto sopra risulta totalmente scarna: “andiamo verso nord” è tutto ciò che si sa, e purtroppo la serie con le sue sole tredici puntate non arriva ad alcun punto di svolta definitivo, che sinceramente mi sarebbe piaciuto vedere. Risulta in ogni caso piacevole seguire le vicende fin dove vengono narrate, ma dato che l’attaccamento verso i personaggi risulta alto data la loro ottima personalizzazione ci si chiede che fine facciano, e purtroppo l’anime a questo non da risposta.

I disegni sono belli, in tono con le più moderne produzioni e con dei punti di assoluta eccellenza nei paesaggi, che sono belli quanto dei quadri della miglior fattura.
Anche le musiche risultano ottime, con un’opening dolce e melanconica e delle musiche all’interno della serie che risultano molto caratteristiche ed appopriate al periodo narrato nella serie. L’unica cosa che potrebbe lasciare un po’ perplessi è la sigla finale, che sembra una canzoncina per bambini, ma in fin dei conti non è un gran fastidio.

In definitiva, Spice and Wolf è un’ottima produzione del 2008 che segna la nascita della IMAGIN, nuova casa produttrice a cui auguro ogni bene: è una storia romantica di altissima qualità che risente solo del difetto di essere incompleta. Davvero godibile.

Voto: 8,5. La corta durata e il rischio di ripetitività (se avessero allungato la serie, o in caso di una seconda stagione) impediscono a questa serie di librarsi più in alto, ma risulta in ogni caso una visione che vale la pena fare.

Consigliato a: chi vuole una storia di buoni sentimenti senza doversi subire discorsi melanconici e zuccherosi; chi ama i toni pastello e un ambiente pacato; chi vuol scoprire quanto può essere minacciosa ed infida Horo, sia in forma di lupo (con gli artigli) che in forma di donna (con la parola)…