Kyouran Kazoku Nikki

Le storie della famiglia più stranamente combinata della storia.

Kyouran Kazoku Nikki

Migliaia di anni fa, un gigantesco mostro chiamato Enka terrorizzò la terra. Venne battuto, ma giurò che in mille anni uno dei suoi figli avrebbe distrutto in preda alla furia tutto il pianeta.
Mille anni sono ora passati, e con la scienza si è riusciti a scoprire che ci sono sei figli di Enka: il piano “famiglia accogliente” obbliga Ouka, un funzionario dell’Ufficio del Paranormale, a sposare Kyouka (una dei figli) e ad adottare gli altri cinque, di modo da avere una felice vita familiare ed evitare in tal modo la furia che potrebbe distruggere la terra.
Il problema è che i figli di Enka sono tutto fuorché normali! Il gruppo si compone di Kyouka, auto-proclamata divinità dalle orecchie da gatto, violenta e psicopatica; Yuka, figlia abusata di una famiglia crudele e meschina; Senko, ragazzo totalmente gay e poco incline a nascondere il fatto; Teika, leone re della Savana (?); Hyouka, robot nato come arma biologica (??); Gekka, misteriosa medusa fluttuante elettrica amante del sushi (???).
Inutile dire che se ne vedranno di tutti i colori…

La serie inizia con la scusa della famiglia messa insieme a causa di Enka, ma tale punto viene velocemente dimenticato: diventano subito un gruppo unito, e in vari momenti viene ribadito il concetto di famiglia che, seppur non legata dal sangue, lavora insieme per il benessere dei suoi componenti. Questo non vieta a Kyouka e Ouka di spaccarsi di mazzate, generalmente per le idee assurde di Kyouka su qualche membro della famiglia.
La struttura della serie punta a delle storielle della durata di 1-2 puntate, che però non sono legate da un filone narrativo generale: ogni volta che pare la storia stia iniziando a decollare, l’emergenza di turno finisce e tutto torna come prima. Questo porta la serie da 25 puntate ad essere poco intrigante: non c’è la suspance del “cosa verrà dopo”, e dopo una dozzina di puntate la cosa inizia a farsi stantìa.
Fortunatamente la comicità è accettabilmente funzionale, e qualche risata me l’ha strappata: non ci si ritroverà a sganasciarsi anche perché viene usato un tipo abbastanza basilare di gag, che però qui e lì riesce a risultare comico.

È chiaro che il fulcro della serie sono i personaggi: con un assortimento così assurdo, gestirli non è di certo facile.
Su questo lato è stato fatto un buon lavoro, e le apparentemente inconciliabili differenze lavorano di concerto senza problemi, completandosi a vicenda. Nonostante la serie non abbia alcuna pretesa di profondità quasi tutti i protagonisti hanno un qualche tipo di sviluppo attraverso le puntate: anche se non è nulla per cui urlare al miracolo, è comunque gradevole. Ognuno ha le sue particolarità e i suoi diversi modi di inserirsi negli sketch: alcuni rimangono più marginali (Teika e Yuka, a parte le puntate a loro dedicate, fanno spesso da sfondo), mentre altri -principalmente Gekka e Hyouka, per le loro capacità belliche molto apprezzate da Kyouka, hanno molto più screentime. Fortunatamente, essendo loro due i miei personaggi preferiti, questo non ha minimamente disturbato la visione.

La grafica, per essere del 2008, non è davvero niente di che: da chi ha fatto Rozen Maiden mi aspettavo qualcosa in più.
Sul sonoro si sono invece impegnati di più: l’opening è delirante e frenetica come Kyouka, ed è pertanto molto azzeccata (senza contare che mostra quanto il giapponese può esser veloce): ci sono inoltre ben otto ending, una per ognuno dei personaggi principali, in cui essi stessi cantano qualcosa su sé stessi. Alcune son più belle e altre meno, ma l’idea è encomiabile.

Insomma, cosa resta dopo la visione di Kyouran Kazoku Nikki? Ben poco, perché la mancanza di una storia degna di tale nome e il fondamentale riciclo delle situazioni porta, dopo un po’, alla ripetitività: sul lato ridanciano, tuttavia, qualcosina di buono qui e là è stato fatto e almeno la prima metà della serie passa indisturbata. Poi è recycling.

Voto: 6,5. Non è malaccio, ma a farla di 12-13 puntate sarebbe stato molto meglio: la sola presenza di Gekka, tuttavia, giustifica la visione!

Consigliato a: chi vuol vedere le avventure di una famiglia DAVVERO stramba; chi si diverte con le classiche gag a base di cazzotti e freddure; chi vuol sentire un pesce cucinato che implora di essere mangiato.

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Sola

Ecco una serie che, per fortuna, non tiene fede al suo nome:

Sola

Yorito è un ragazzo che ha una grande passione: il cielo (sola, pronunciato “sòra”, è un modo di chiamare il cielo in giapponese). Ama fotografare il cielo ogni volta che gli è possibile, e cerca sempre nuovi scatti da poter realizzare: un mattino, mentre tenta di catturare l’alba, incontra Matsuri: una strana ragazza che beve una terribile bevanda da una vecchia macchinetta.
A seguito di varie vicende Yorito scopre quasi subito che Matsuri è in realtà una Yuma, un mostro con poteri magici che può vivere soltanto lontano dalla luce del sole, e c’è qualcuno che è sulle sue tracce per sterminarla! Nonostante ciò, lei sembra una ragazza normale e simpatica, e per offrire riparo Yorito le offre ospitalità in casa. Ma chi è realmente Matsuri? Cosa si cela dietro ai suoi inseguitori? Ognuno è quel che sembra?

Questa serie parte con un tono abbastanza scanzonato, ma fin da quasi subito si scivola nella serietà fino a raggiungere una corposità delle emozioni convogliate abbastanza notevole.
La storia in sé è abbastanza semplice, ma viene ben sviluppata e ci sono diversi colpi di scena molto importanti e ben realizzati, che lasciano davvero di stucco pur rimanendo logici e spiegando parti della storia prima nebulose.
Peccato che nella prima metà dell’anime ha uno sviluppo davvero lento, rischiando di tanto in tanto di cadere nel noioso: nella seconda metà la carne sul fuoco aumenta e i ritmi vengono notevolmente alzati.

I personaggi sono, in buona parte, molto ben realizzati: anche in questo caso la psicologia non è certamente molto profonda, ma ognuno (a parte un paio) fa il suo dovere e regge bene la sua parte, senza agire in maniera stupida o illogica (ovviamente, secondo il proprio punto di vista). Il fatto che ad un certo punto “i buoni” e “i cattivi” si confondano tra loro aiuta a tener alta l’attenzione verso la vicenda.
Ci sono dei chiari accenni a delle romance, che di per sé tirerebbero avanti la storia: non sono però fastidiose ed ingombranti, e convogliano la trama senza però soffocarla con mielosità e discorsi noiosi.

Il finale, forse, è ciò che mi ha lasciato un po’ perplesso: il climax è estremamente ben fatto, emozionante e disperato allo stesso tempo, ma poi c’è la mezza puntata finale che non convince. Dato che verso la fine l’ambiente è molto pesante, mi sarei aspettato una fine che si concludesse con il succitato climax oppure un discorso finale che ponesse il punto alla vicenda vista: in questo modo, invece, mi pare quasi che si tradisca un po’ il tono generale della serie. Niente di grave, in ogni caso, ma è un po’ un peccato.

I disegni sono molto belli per quanto concerne sfondi e paesaggi, mentre risultano abbastanza carenti nelle animazioni dei personaggi, con dei tratti non proprio meravigliosi.
La parte musicale, invece, è riuscitissima e importante: opening e ending sono nella norma, ma durante le puntate le musiche di sottofondo sono molto ben fatte (principalmente a base di chitarra acustica e piano, con una spruzzata di violino) e supportano benissimo gli stati d’animo che man mano si presentano.

Insomma, Sola è un anime simpatico, che risulta difficile da classificare: non cerca di dare una morale o degli argomenti di discussione, ma sfiora molti aspetti della solitudine, dell’abbandono e dell’ossessione che potrebbero anche far riflettere qualcuno. È un lavoro che potrebbe non piacere a tutti, perché ha una conduzione della trama abbastanza peculiare: io l’ho però trovato gradevole, soprattutto nella seconda parte.
Ah, quasi dimenticavo: non perdete tempo con i due episodi speciali, che sono dei piccoli spinoff che nulla portano alla storia principale.

Voto: 8. In fin dei conti l’ho gradito parecchio, e ho provato particolare simpatia per alcuni personaggi e le loro personali tragedie.

Consigliato a: chi vuole una storia di creature della notte senza dover vedere vampiri sanguinari; chi apprezza le vicende che portano sempre più verso la tragedia; chi vuol vedre la bambina più educata del mondo.

Rozen Maiden

Ed ora… diamoci alle bambole!

Rozen Maiden

In poche parole, questo anime parla di cinque bambole che, con il dono della vita e della parola, dovranno affrontarsi in uno scontro mortale per decidere quale delle cinque sarà l’unica vera bambola perfetta, a discapito della vita delle altre: una di queste finisce nelle mani di Jun, un adolescente apatico e scontroso, sconvolgendogli la vita; in un momento di pericolo lo legherà a sé con un incantesimo, complicandogli da lì in poi la vita in ogni modo possibile.

La storia di per sé non è nulla di originale; il punto di forza di questa serie, secondo me, sta da altre parti.
In primis, lo stile di disegno a me è piaciuto molto: le battaglie delle bambole sono molto ben fatte, e le ho gradite molto.
Il secondo punto forte, a mio parere, sta nel forte sviluppo dei sentimenti di amicizia tra i protagonisti; non ci sono vere e proprie storie d’amore (grazie al cielo, per una volta…), ma molte delle decisioni vengono prese per salvare amici in pericolo, e secondo me questo aspetto è stato sviluppato in maniera egregia.

Purtroppo non sono arrivato a gradire il protagonista umano: il personaggio di Jun si sviluppa estremamente durante la serie (si potrebbe dire che il suo sviluppo è una storia parallela, che passa dall’isolazionismo alla ripresa di una vita normale), ma ciononostante non sono mai riuscito a “preoccuparmi” per lui perché non son riuscito ad instaurare alcun legame con il suo personaggio, contrariamente ad altri in questa serie.

La ritengo una serie ben fatta, e con un’idea di base abbastanza originale (le bambole di porcellana dotate di volontà propria ancora mi mancavano): secondo me, tuttavia, qua e là si sarebbe potuto fare di più. In ogni caso, è degno di visione, almeno per farsene un’idea propria.

Voto: 8. Avrei potuto dare qualcosina in meno, ma ho veramente gradito i personaggi interpretati dalle bambole, che sono stati davvero antropomorfizzati molto bene

Consigliato a: chi ama le bambole di vecchio stampo; chi adora combattimenti efferati portati da protagoniste in abiti ottocenteschi; chi vuole vedere una storia di forte amicizia.