Memories

Un OVA alquanto inusuale:

Memories

Questo OVA di quasi due ore è diviso in tre storie completamente separate, e realizzate da tre autori diversi: le valuterò pertanto separatamente tirando le conclusioni alla fine.

Parte 1: Magnet Rose

Attorno al 2090, facciamo la conoscenza di un gruppo di astronauti che si occupano della pulizia dei relitti spaziali attorno alla terra. I quattro lavoratori, tornando alla base, ricevono un SOS da un relitto in una zona poco frequentata, e decidono di andare a soccorrere il malcapitato.
Si ritrovano davanti ad un’astronave dall’apparenza abbandonata della grandezza di un asteroide, ed entrano per cercare sopravvissuti, rimanendo non poco sorpresi all’entrata. Sembra difatti che l’interno della nave sia preso direttamente da una villa ottocentesca… chi ha mandato l’SOS? Ciò che vedono è ciò che davvero è?

In questo anime si ha un inizio di ottima fantascienza (sopratuttto per le questioni tecniche e fisiche: la parte scientifica è particolarmente ben curato), ed in seguito ci si ritrova immersi in un ambiente che pare quello del film Shining. La qualità di disegni, tecnica e narrativa è davvero altissimo: basti pensare che chi l’ha prodotto ha fatto anche lavori dello stampo di Akira, Paprika e Perfect Blue, con la colonna sonora realizzata da Yoko Kanno con in aggiunta dei pezzi di opera lirica di Maria Callas (ed è tutto dire).

Parte 2: The Stink Bomb

Attorno ai giorni nostri, un dipendente di una ditta farmaceutica tenta di farsi passare il raffeddore con una medicina sperimentale. Purtroppo l’effetto non è quello sperato, e il malcapitato si ritrova suo malgrado un corpo dai poteri mortali senza poterci fare niente, e come se non bastasse i militari hanno tutta l’intenzione di fermare il suo viaggo a Tokyo…

Questa parte ha un senso di humor nero decisamente più pronunciata rispetto alla prima sezione. La trama è interessante e curiosa (è diretto dalla stessa persona che ha diretto Neon Genesis Evangelion e Ghost in the Shell, mica quisquilie), anche se forse lo sviluppo risulta un po’ irreale; dal punto di vista tecnico anche in questo caso nulla da eccepire e il finale, anche se forse un po’ scontato, è davvero simpatico.

Parte 3: Cannon Fodder

In un tempo imprecisato, ci si trova in tempo di guerra. La città non è che un agglomerato di cannoni e fabbriche di proiettili, e ognuno lavora per rifornire la macchina bellica. Seguiamo quindi una giornata di una famigliola con i suoi vari compiti: chi va a scuola, chi lavora in fabbrica, chi fa funzionare i cannoni.

In questo caso, ci troviamo dinnanzi ad un lavoro molto sperimentale sia per stile del disegno sia per montaggio del lavoro stesso. Sicuramente nella mente di chi ha realizzato questa parte c’era l’intenzione di un lavoro di denuncia e di riflessione, ma personalmenteho trovato soltanto un ennesimo prodotto che critica la way of life della Germania durante la seconda guerra mondiale, e di tutte le situazioni simili. Una guerra senza motivo, una vita senza scopi, una libertà nulla: sono argomenti importanti, ma la solita minestra riscaldata dopo un po’ annoia.

In definitiva, i tre lavori sono -secondo me- messi in ordine di qualità: il primo è un capolavoro assolutamente imperdibile, soprattutto per chi ama il mistero e la fantascienza; il secondo è ironico e ben realizzato, anche se abbastanza irreale; il terzo è molto sperimentale e può comunque piacere, anche se non ha incontrato i miei gusti.
In ogni caso il tutto dura un paio d’ore, che possono benissimo reggere alti e bassi dei vari episodi.

Voto: 8,5. Più alto (e molto) per il primo episodio, più basso (un po’) per l’ultimo.

Consigliato a: chi ama Otomo Katsuhiro e i suoi lavori; chi vuole un paio d’ore di storie quantomeno inusuali, di vario genere; chi vuole farsi venire i brividi al suono di musica d’opera.

Annunci

Bubblegum Crisis

Una delle opere che hanno segnato un genere:

Bubblegum Crisis

Nel 2033, MegaTokyo (costruita sulle ceneri della Tokyo attuale, distrutta anni prima da un terremoto) è oramai abitata da una quantità massiccia di boomers, degli androidi che si confondono perfettamente con gli esseri umani ma dalle capacità fisiche decisamente fuori dal comune: essi sono creati dalla Genom, una corporazione di potenza mondiale, e purtroppo non sempre sono utilizzati per dei buoni scopi – o, più semplicemente, impazziscono.
È a questo punto che le Knight Sabers, delle paladine dell’ordine in power suit, intervengono a dare una mano alla polizia che fatica a mantenere la pace nella città. Ma chi sono in realtà le Knight Sabers? Perché combattono? E cosa tramano i grandi poteri alle spalle delle mega-corporazioni?

Dire che chi ha creato questo anime è stato influenzato da Blade Runner è riduttivo: anche se meno dark, l’ambiente cyberpunk è qui ricreato con tutte le sue caratteristiche di base. L’integrazione uomo-macchina, androidi ribelli, mega-corporazioni che dominano i poteri del mondo, disparità ricchi-poveri con ghetti alle spalle di grandi meraviglie, controllo dell’informazione… tutto è presente e, anche se la trama in sé non va mai a trattare direttamente questi argomenti, essi contribuiscono a creare un’ambientazione credibile.
La trama in sé, in effetti, non è mai particolarmente chiara: ci si ritrova a seguire le vicende delle nostre quattro eroine, che però non seguono un filo logico preciso. Si scoprono i loro rapporti conflittuali con la Genom e vari altri dettagli, ma non si arriva mai ad una svolta definitiva. Questo può essere dettato anche dal fatto che la serie doveva originariamente essere composta di tredici OVA, ma per motivi vari ne vennero prodotti solo otto e poi la serie venne abbandonata: sapendo questo, bisogna dire che il risultato comunque non è malaccio.
Bubblegum Crisis infatti non punta necessariamente sulla storia per intrattenere, anche perché punta ad un sistema di narrativa quasi sconosciuto nel 1986: non ci sono difatti lunghe e tediose spiegazioni si questo o quell’argomento, come spesso capitava al tempo, ma semplicemente le cose accadono e sta allo spettatore capire il perché. Sebbene questo sistema non si sia dimostrato in questo caso totalmente efficace, è comunque qualcosa di diverso e aiuta a far capire allo spettatore che ciò che importa non è la storia singola in sé, ma l’ambiente tutto in cui essa si muove.

I personaggi hanno caratteri semplici, ma non per questo meno apprezzabili: quelli principalmente sviluppati (Priss, Sylia e Leon) interagiscono tra loro in maniera molto naturale e ben congegnata (contrariamente a quanto accade nel remake del 1998).

I disegni sono ovviamente parecchio datati, ma questo non rappresenta scarsa qualità: il tratto dimostra chiaramente i suoi anni, ma è ben chiaro l’impegno nell’animazione e nel disegno stesso.
La colonna sonora… che dire: è il punto di forza principale di Bubblegum Crisis. Ogni puntata contiene almeno un singolo davvero bello, di altissima qualità ed in puro stile fine 70/inizio 80, che è davvero meraviglioso. È una colonna sonora che è stata creata per sfidare gli anni, e ha vinto pienamente: ancora al giorno d’oggi è difficile trovare delle serie che creano delle musiche così curate e piacevoli.

In definitiva, Bubblegum Crisis è un anime che dimostra chiaramente le sue pecche, che risultano però perdonabili a causa dell’età: ai suoi tempi è stato sicuramente un anime che sperimentava parecchie cose nuove, e al giorno d’oggi può essere riconosciuto come uno dei capisaldi della sci-fi d’animazione.
Vince a mani basse il paragone con il suo successore; se avete in mano entrambe le serie, non ponetevi nemmeno la domanda: guardate l’originale.

Voto: 8. D’azione, piacevole, breve: ogni tanto forse un po’ lento, ma con quasi 22 anni sulle spalle glielo si può concedere.

Consigliato a: chi adora gli ambienti cyberpunk; chi vuole vedere un pezzo di storia d’animazione; chi vuole andare in giro cantando konya wa hurricane.

Rental Magica

Ed ecco di nuovo un anime tratto da una light novel:

Rental Magica

Nel mondo c’è più magia di quanto la gente possa aspettarsi. Con questo incipit, ci ritroviamo nel mondo dei giorni nostri in cui però si svolgono molte cose senza che la gente comune se ne accorga. Potenti forze magiche si muovono, e maghi e sacerdoti d’ogni genere posson trarne vantaggio o danno, a dipendenza di come sanno maneggiarle.
In considerazione di tale fatto, esiste un servizio di “noleggio maghi” (da cui il nome dell’anime), che permette di assumere temporaneamente degli esperti per risolvere i vari problemi che potessero presentarsi.

È qui che facciamo la conoscenza con Itsuki, il giovane direttore della Astral, assieme ai suoi dipendenti: sono una di queste agenzie di supporto magico, e si troveranno pertanto a risolvere i più disparati tipi di complicazioni magiche. Ma il potere che l’occhio apparentemente demoniaco di Itsuki dimostra da dove arriva? Come sono i rapporti con le altre agenzie? I membri della Astral sono tutti ciò che dicono di essere?

Rental Magica riesce sin dalla prima puntata ad attirare l’attenzione dello spettatore. Si è difatti confrontati subito con un grande numero di diverse discipline magiche, dalla magia celtica al sacerdozio buddista, passando per delle scuole d’evocazione e quant’altro. Ci si ritrova quindi ad attendere una versione aggiornata di Ghost Hunt: purtroppo si rimane subito delusi.
La storia infatti è pressoché inesistente ed insensata: tralasciando il fatto che le puntate -soprattutto all’inizio- non sono nell’ordine giusto (la cosa però non crea grandi confusioni, e non da minimamente fastidio), ci si accorge che il 70% dei problemi che i protagonisti si pongono sono totalmente inutili e teoricamente risolvibili in cinque minuti, senza l’ausilio della magia.
Non c’è un vero obiettio o un “cattivone” da battere, e quindi la serie vaga erraticamente tra vari piccoli obiettivi senza mai prendere una decisione definitiva, e risultando quindi un anime con 20 puntate su 24 composte di episodi stand-alone che tentano tuttavia di far partire trame e sottotrame, fallendo puntualmente.

Dire però solo il male di Rental Magica non è giusto, perché bisogna dire che qualche bel lato ce l’ha. I disegni, in primis, sono davvero ben fatti e anche l’animazione è fluida: inoltre, i combattimenti sono ottimamente realizzati (soprattutto quelli che coinvolgono dei sacerdoti buddisti!). Inoltre, i vari lati dello spiritismo sono curati in maniera abbastanza accurata, e le formule pronunciate non sono casuali ma storicamente moderatamente corrette.
Va inoltre detto che in questo caso, i fansubber della Shinsen-Subs hanno fatto un lavoro impressionante con le note a fine puntata: non è mia abitudine commentare i sub, ma qui è stato davvero fatto un lavoro di ricerca ottimo ed accurato, e molto comodo per capire meglio cosa s’è visto.
La musica non è malaccio e l’opening è carina, con qualche problema linguistico: attraverso la serie cambia da un ottimo giapponese ad un pessimo ingleseper poi continuare ad alternarsi… mah. Bella comunque la versione acustica dell’ultima puntata.

Insomma, Rental Magica è una serie mediocre estratta presumibilmente da una light novel mediocre, che risulta carina ma che non riesce a liberarsi da un basilare senso d’inutilità. La nuova abitudine di estrarre anime affrettati da light novel mi pare stia portando la recente produzione un po’ fuori strada e verso la bassa qualità, ma non vorrei inoltrarmi in un argomento che poco mi compete.

Voto: 6,5. Non è totalmente da buttare e durante le puntate non ci si annoia, ma manca quel certo nonsoché per renderlo indicabile a qualcuno.

Consigliato a: chi è un fanatico dell’occulto nei suoi più disparati campi; chi si accontenta di un po’ d’azione magica senza cercare una storia dietro ad essa; chi vuol vedere un vero gattofilo all’azione.

Outlaw Star

Astronavi con le braccia e donne che fungono da motori?

Outlaw Star

Gene Starwind è un cacciatore di taglie/bodyguard in un lontano futuro. A seguito di una richiesta di lavoro, incontra Hilda, una Outlaw – che equivale ad un pirata, però con un codice morale più sviluppato. Rimanendo invischiato nella guerra tra Hilda e le gilde di pirati, si ritrova tra le mani l’astronave più avanzata dell’intera galassia, il cui navigatore risulta essere Melfina: una ragazza che non ricorda nulla del suo passato. Riusciranno i nostri eroi a sfuggire alle minacce di morte che sembrano arrivare da ogni dove, e a scoprire l’esatta origine di Melfina? Cosa si nasconde dietro alla sua simbiosi con l’astronave?

Iniziando a vedere questa serie di quattordici anni fa, le speranze volavano verso l’alto ad ogni puntata. Dei personaggi interessanti e che risultano subito simpatici; dei potenti nemici con misteriosi poteri magici dai pericolosi quanto coreografici effetti; una pistola con proiettili intrisi dell'”antica magia”; una ragazza misteriosa, ed un’astronave potente; colpi di scena totalmente inaspettati e da lasciare a bocca aperta. Da puntata 1 a puntata 6, ero oramai convinto di essere davanti ad una perla nascosta del panorama animato giapponese degli anni ’90.
Purtroppo, le mie aspettative si sono infrante nel resto della serie. La storia, inizialmente molto interessante e dal passo serrato, si perde dietro a mille sotto-trame totalmente ininfluenti, e a filler davvero inutili. I nemici diventano sempre meno temibili e sempre più ridicoli, toccando punte di assoluta stupidità nell’ultima parte della serie. Dopo una serie interminabile di filler (da puntata 7 a puntata 20, lo sviluppo della trama in sé è praticamente nullo… su una serie di ventisei puntate, è davvero troppo) ci si ritrova a tre puntate dalla fine con 20 minuti di totale fanservice, che spezza qualsiasi rimasuglio di tensione per fare la classica “puntata ai bagni termali” che sono riusciti a piazzare anche dove non c’entrava totalmente nulla.
Ovviamente questo porta ad un finale totalmente slegato dalla serie, che mal si combina con il tono del resto di Outlaw Star: anche l’accenno di storia d’amore risulta telefonato e irreale.

Un altro problema di Outlaw Star risiede in ciò che ogni buon anime di fantascienza non dovrebbe dimenticare: un minimo di rigore scientifico. Non si pretende ovviamente che qualsiasi legge della fisica venga rispettata (anche perché se no addio viaggi interstellari…), ma un filo di credibilità sarebbe apprezzabile.
Qui si riescono a vedere astronavi che fanno a braccio di ferro, gente che con poco più di una tuta da sub va a nuotare in un mare di idrogeno liquido, persone che corre in un ambiente a 10G, e altri che saltano a 3G due minuti dopo aver affermato “non provare a saltare o ti scoppieranno le ginocchia”, e una miriade di altre bestiate davvero inqualificabili. Son d’accordo su un po’ di lassismo per permettere una narrativa interessante, ma qui mi pare che davvero si superi il limite.

La grafica e il sonoro sono invece una parte che personalmente ho davvero gradito: i disegni sono senza una sola traccia di CG (siamo pur sempre nel 1994), ma è comunque ben fatto e gradevole. Le musiche sono buone (ottima l’opening), e quindi almeno il comparto tecnico è stato curato a dovere.

Insomma, su Outlaw Star si potrebbe mettere un gigantesco timbro “occasione sprecata”: ha un inizio al fulmicotone, interessantissimo e dal potenziale pressoché infinito, e butta tutto nel cesso in una miriade di puntate inutili che spengono man mano tutte le speranze.

Voto: 6. Sufficiente solo per grafica, sonoro e simpatia dei personaggi in sé, che anche se non si sviluppano quasi per nulla sono comunque gradevoli.

Consigliato a: chi vuole un po’ di fantascienza old-style senza preoccuparsi troppo dell’accuratezza scientifica; chi ama le astronavi e non vuole vederci robottoni in mezzo (cosa purtroppo rara); chi vuole vedere la cat-girl più violenta ed impulsiva dell’universo.

Futakoi

Tanto amore e tante gemelle:

Futakoi

Nozomu è un ragazzo di 15 anni che, dopo aver traslocato a Tokyo per un po’ di anni, torna nella sua cittadina d’origine. Al suo ritorno ritrova gli amici di un tempo, e anche molta gente nuova. La sua città è famosa per avere un tasso incredibilmente alto di gemelle, a causa di un’antica superstizione. Anche Nozomu sarà catturato dalla “maledizione delle gemelle”?

Va detta subito una cosa: questo è un anime sentimentale per ragazzi. Punto. Non c’è alcuna storia a parte quella sopra narrata, e tutto il resto delle tredici puntate è incentrato su cinque coppie di gemelle che si innamorano tutte di Nozomu. Di certo Futakoi non fa mistero del suo genere, e quindi chi non apprezzasse tale stile saprà di tenersi alla larga.
Purtroppo, secondo me anche chi apprezza le storie d’amore farebbe meglio a guardare altrove: questa serie non è difatti brutta o terribile, ma semplicemente è una delle millemila serie tutte identiche.

La differenza in una storia d’amore, che potrebbe portare la produzione sopra la media dello standard, può essere fatta da due cose: i personaggi e le interazioni che ci sono tra di essi. Andiamo allora a vederli, questi due punti, iniziando dai personaggi.
Ci troviamo con un protagonista, Nozomu, che è l’archetipo del personaggio maschile di qualsiasi anim sentimentale/harem. Un ragazzo senza particolari qualità, a parte essere tonto, dal cuore buono e dalla forza di volontà e forza di carattere di un tovagliolo bagnato.
Le ragazze sono tante, in virtù del fatto che arrivano a due a due: peccato che anche in tale caso ci si è attenuti ai più canonici standard, senza tentare di inventare qualcosa di nuovo. Non si sono fatti mancare nulla: abbiamo
a) la coppia di gemelle amiche d’infanzia;
b) la coppia di gemelle straricche che non hanno mai visto il mondo (paragonabili a delle aliene);
c) la coppia di gemelle di cui una ha la salute cagionevole e l’altra è una tsundere;
d) la coppia di gemelle moe ultratimide con grandi occhiali.
Si potrebbero anche nominare le gemelle bambine che vivono con lui e le gemelle maestre che sono docente di classe e infermiera, ma non entrando nei “giochi amorosi” sono solo dei personaggi di supporto.
Il modo di interagire dei personaggi è, ancora una volta, esattamente quello che c’è da aspettarsi dai rispettivi caratteri: appena un personaggio nuovo compare sullo schermo si capisce il suo carattere, e si sa esattamente cosa farà per tutta la durata della serie. La prevedibilità allo stato puro.

I disegni sono abbastanza anonimi, anche se non mal fatti: d’altra parte è difficile far risaltare un buon disegno in una storia dove l’animazione ha poco da mostrare. Le ragazze sono comunque molto gradevoli alla vista.
L’audio segue il disegno: opening ed ending nella norma, non spettacolari ma nemmeno fastidiose.

In definitiva, Futakoi è un altro dei milioni di anime che popolano il genere sentimentale, realizzato con il minimo sforzo senza cercare di innovare nulla. Non ho mai fatto mistero di non essere un grande amante delle serie amoreamoreamore, ma mi ritengo in grado di poter riconoscere una buona produzione quando la incontro (5 cm al secondo, le situazioni di lui e lei,…). Purtroppo, qui si naviga nella mediocrità assoluta.

Voto: 5,5. Non è terribile, ma non c’è un vero motivo per guardarlo. Solo per appassionati del genere.

Consigliato a: chi ancora non ne ha abbastanza delle solite storie d’amore; chi vuole tredici puntate di indecisione maschile; chi vuol sentir parlare per il 70% in coro, perché le gemelle non sanno parlare una per volta.

Record of Lodoss War TV

Eccoci al sequel della prima serie di Lodoss, realizzata otto anni dopo:

Record of Lodoss War TV

Questa serie è separata in due archi narrativi: il primo si svolge cinque anni dopo la Guerra dei Re (che corrisponde alla prima serie di Lodoss). In questo caso, Parn e Deedlit si inviano in una nuova avventura, che corrisponde ad una caccia al dragone: ci sono alcune incongruenze con la precedente serie (personaggi che si conoscevano ed ora non si conoscono più, personaggi morti che tornano alla carica,…), ma di per sé la cosa non mina la stabilità del racconto stesso. In questa prima parte, più corta, si reincontrano quasi tutti i personaggi visti nella prima serie: alcuni vengono meglio sviluppati, altri vengono messi un po’ in disparte, certi fanno una figura migliore (Orson è un figo!), altri invece scadono (Ashram mi ha davvero deluso).
La storia principale, tuttavia, ha luogo nella seconda parte, che ha luogo dieci anni dopo la prima: oramai Parn è un uomo adulto e non più un ragazzotto che spera di spaccare il mondo con la spada, e la scena viene quindi ceduta ad un party totalmente nuovo di giovani avventurieri. In questo caso la minaccia è molto più grande: la distruzione di ogni singola vita presente in Lodoss! Riusciranno ad evitare anche questa terribile minaccia?

Le due storie si svolgono in maniera abbastanza semplice, lineare ma non per questo meno interessante: soprattutto nella seconda parte, dove la trama è più corposa, la narrazione risulta -anche se un po’ lenta- abbastanza interessante. Non ci si aspetti colpi di scena e capovolgimenti di fronte, ma almeno non tutto va sempre come vuole l’eroe e non tutto si risolve “perché noi siamo i buoni e proteggeremo tutti!” come spesso accade. Il passo lento si fa in effetti sentire, e ventisette puntate sono un po’ tante per il numero relativamente piccolo di avvenimenti ai quali si assiste, ma non arriva al punto di essere terribile.

I personaggi sono stati realizzati con fortune alterne: va innanzitutto detto che i protagonisti della prima serie risultano qui più che altro come comprimari, che forniscono consigli più che un aiuto pratico. Come detto prima, alcune delle vecchie conoscenze vengono maggiormente approfondite, non sempre risultando soddisfacenti. I nuovi personaggi condividono un simile destino, risultando abbastanza simpatici ma con la profondità di una pozzanghera. Di sviluppo personale nemmeno se ne parla (ogni tanto qualche vago accenno di sviluppo si fa strada fino al protagonista, ma egli prontamente se ne libera rimanendo lo stesso di sempre).

Le musiche sono probabilmente la cosa più riuscita della serie: l’opening è memorabile, e le musiche durante le puntate sono azzeccatissime e apprezzabili. Solo l’ending lascia un po’ perplessi, ma non si può esser perfetti in tutto!
La parte grafica invece mi ha lasciato un po’ perplesso. Bisogna dire che se avessero realizzato graficamente tutta la serie come le immagini della sigla iniziale, avrei dato 10 a questo anime anche se avesse parlato di coniglietti rosa che fanno la spesa di carote alla Standa: i disegni in tale pezzo sono infatti semplicemente meravigliosi, e bastano per galvanizzare qualsiasi appassionato di fantasy.
Purtroppo la serie è realizzata con la stessa qualità della prima… essendo tuttavia stata prodotta otto anni dopo. I combattimenti sono “animati” per un buon 80% da immagini ferme e disegni che, per quanto belli, non sono ciò che ci si aspetterebbe da un anime dallo stampo action: le parti animate sono quelle dei dialoghi, e anche qui non è che si raggiunga l’eccellenza.

Insomma, la seconda serie che riguarda la serie di Lodoss ha parecchi punti buoni e parecchi punti carenti: bisogna in conclusione concedere ancora un encomio per un buon finale e per le mini-puntate comiche in super-deformed alla fine di ogni puntata, che fanno da predecessori a ciò che dieci anni dopo è diventato il Lucky Channel di Lucky Star.

Voto: 8, come il suo predecessore. Oramai gli anni si fanno sentire, ma è difficile trovare un’opera di fantasy fatta bene… e qui c’è di che divertirsi, anche se con un po’ di pecche.

Consigliato a: chi ha visto la prima serie, e vuole sapere che ne sarà di Lodoss; chi da elfi e nani non riesce a tenersi alla larga; chi vuole conoscere nei fine-puntata il minidraghetto più fetente del mondo.

Toshokan Sensou

La versione moderna di 1984? Non proprio, ma l’idea c’è…

Toshokan Sensou

In un vicino futuro, per preservare la morale e il buoncostume pubblico viene approvata una legge che permette alle forze di censura di vietare la pubblicazione di libri, film e materiale sensibile. Come prevedibile la situazione degenera, e la censura diventa quasi dittatoriale: a tal punto viene creata, in base ad una dichiarazione di libertà dei librai, una forza di difesa delle librerie e del materiale pubblicato.
Tali due fronti si scontrano duramente, senza risparmiarsi conflitti a fuoco, per garantire o vietare la pubblicazione e la conservazione di certa documentazione: la nostra storia segue le vicende di Iku, una ragazza amante dei libri che si arruola nelle forze di resistenza dei librai per garantire la salvezza delle sue amate pubblicazioni, e per emulare il principe azzurro che la affascinò tanti anni prima.

Iniziamo ad elencare le cose buone: in primis è da applaudire tutto il comparto tecnico. Le musiche sono adeguate, opening ed ending sono accattivanti; il disegno è molto bello e ben curato, e si denota un’attenzione al dettaglio non comune.
I personaggi risultano inoltre simpatici, e una certa connessione viene creata tra loro e lo spettatore. Le vicende che li riguardano, e che prendono diversi toni (amore / trama / comedy) sono mescolati in maniera abbastanza sapiente, e i cambi sono fluidi e ben funzionali.
Va inoltre detto che, nonostante questo anime sia tratto da una light novel di quattro libri, riesce bene a dare una conclusione soddisfacente, cosa che raramente accade: la storia d’amore che corre attraverso la storia chiaramente non si sviluppa più di tanto, ma anche essa viene esaurientemente completata (anche se lascia delle perplessità, come successivamente elencherò).

Detto questo, passiamo ad elencare i lati negativi.
Ho parlato prima della storia d’amore, che si capisce dal minuto 2 della prima puntata: la stessa segue il solito oramai vomitevolmente ritrito percorso che fa la strada odio / rompimento del ghiaccio / incomprensioni / chiarimento / nuovi problemi / rivelazione / dichiarazione. Capisco che sia una via facile perché ampiamente collaudata, ma da una serie del 2008 mi attendo idee nuove e non la solita minestra riscaldata che ci viene rifilata da 15 anni come patetica imitazione di una storia d’amore, dove le persone non sanno parlare né chiarirsi com se fossero bambini ritardati.

Il principale dramma, tuttavia, sta secondo me nell’ambientazione stessa. Il problema è difatti che tutto si regge su una situazione che non ha assolutamente nessun senso!
Punto primo: il tutto è ambientato attorno al 2013. Oggi, nel 2008, internet è ovunque e la connettività è globale. Esistono scanner, fotocamere, ogni genere di oggetto. Per quale assurdo motivo dei militari dovrebbero rischiare la propria vita per andare a recuperare un libro da una vecchia biblioteca, conservandolo inoltre con misure di sicurezza alla Fort Knox, quando basterebbe salvarlo e metterlo in Rete per renderlo impossibile da bloccare? Mistero.
Punto secondo: la struttura stessa delle forze militari in campo non ha alcuna logica. Le forze dei censori sono un corpo governativo, sotto la direzione dello Stato. Se per puro caso una forza autodichiarata iniziasse a far guerriglia nelle strade, credo che qualsiasi stato ci metterebbe poco a mettere in campo l’esercito per fermare una strage di civili nelle librerie. Se invece anche le forze di difesa dei librai sono autorizzate dallo Stato, ci troveremmo in un governo schizofrenico che fa guerra a sé stesso – ed è questa la situazione che pare trasparire dalle dodici puntate di questa serie. Ciò è totalmente illogico.
Punto terzo: ponendo per assurdo che la situazione degli eserciti fosse autorizzata e logica, con quale criterio si fissa cosa è o non è valido? Più volte nella serie si vedono militari che difendono con sacchi di sabbia, cecchini e mitragliatori una statua o una libreria… e quando apre la libreria/museo se ne vanno tutti, e la battaglia è vinta. Ma che logica ha? Nessuna.

Va inoltre detto che questa serie parte con l’interessante e purtroppo attuale argomento della censura e della gestione dei media, ma non ne discute mai: avrebbero potuto difendere libri o pasticcini, e la trama sarebbe stata identica. Non dico che sia un errore, è una libera scelta dello scrittore quello di non filosofeggiare sull’argomento, ma secondo me è un’occasione persa.

Insomma, Toshokan Sensou è un lavoro ben realizzato ma dalla base estremamente approssimativa, che secondo me affonda le sue poco stabili radici nella light novel da cui è tratto e che presumibilmente si focalizzava più sulla storia d’amore perdonando le restanti carenze logiche. In questo caso, però, le stesse non possono essere perdonate poiché immense e plateali.

Voto: 5. E ringrazino il cielo che la grafica, il sonoro e i personaggi sono ben fatti.

Consigliato a: chi vuole un po’ di guerriglia urbana; chi apprezza storielle d’amore semplici e banali, ma comunque carine; chi vuol vedere quanto può essere spaventosa una ragazza che lavora come informatrice.

Armored Trooper VOTOMS: Pailsen Files

Il remake di un antico anime militare, risalente a venticinque anni fa:

Armored Trooper VOTOMS: Pailsen Files

Nonostante poca gente alle nostre latitudini ne abbia sentito parlare, la saga dei VOTOMS in Giappone dura oramai da un quarto di secolo, con una serie da 52 puntate e cinque diversi OVA: la serie uscita quest’anno è il remake di uno di essi.
Chirico Cuvie è un militare di un lontano futuro in una lontana galassia, pilota di un mech (parecchio low-tech rispetto a molte altre produzioni: non vola, non lancia raggi laser, non si trasforma… è un mech alto quattro metri, spara missili e mitraglia, cammina o pattina, fine) che è sopravvissuto ad un’infinità di situazioni “da morte certa”: il suo anormale tasso di sopravvivenza interessa dunque un ricercatore militare, che tenta di capirne il motivo. C’è qualche particolare motivo per tale incredibile resistenza? Come mai continuano ad inviarlo in missioni sempre più pericolose? Perché è stato messo in una squadra d’elite dove i membri sembrano non avere nula in comune?

Questo anime si svolge durante una guerra che dura oramai da cent’anni, nel futuro, ma il vero nemico non è quello sul campo di battaglia: ci sono alcune scene di lotta con i mech (fatte in maniera apprezzabile anche se non eccelsa), ma il fulcro è tutt’altro. A dirla tutta, avrebbero potuto ambientare la storia ai giorni nostri e usare dei normali militari e la trama avrebbe potuto non cambiare di un millimetro. L’ambiente che si capta è quello della cospirazione militaristica, e il tono è sempre cupo di chi si trova in mezzo a misteri che lo riguardano ma di cui non sa nulla: la trama in sé è semplice ma parecchi interessante, e fino all’ultima puntata mantiene molta consistenza. All’ultimo forse slitta un po’ in un paio di punti, ma bisogna nuovamente considerare che questa serie di dodici puntate è il remake di un OVA la cui trama si intersecava con il resto dell’ambientazione, e ciononostante il tutto ha senso al 97%. Ottimo lavoro da questo punto di vista.

I personaggi vanno a fasi alterne: il protagonista in sé, Chirico, è il personaggio più ignorato di tutta la serie. Ha un ruolo nella prima puntata, per introdurre la questione “sopravvissuto ad oltranza” (prima puntata invero bruttina, che può fuorviare dal vero tono della serie essendo quasi solo battagliero, cosa che non capita più in seguito) e fa un discorso nell’ultima: per il resto segue il resto del team di quattro persone a lui affiancato, che sono molto più interessanti di lui. I caratteri di costoro (o, perlomeno, di tre di loro) sono molto peculiari, ma la cosa si spiega con l’evolversi della trama: l’interazione tra di essi è credibile in virtù del loro diverso approccio ai problemi.

I disegni sono buoni, e i mech sono disegnati molto bene: sono anche animati in CG in maniera egregia, anche se forse avrebbero impegnarsi un po’ di più con gli effetti dei proiettili e dei colpi. Con tanto tempo usato a creare i modelli dei robot, potevano mettercela tutta fino in fondo. Anche gli altri disegni sono belli, sebbene non brillino in maniera particolare.
Le musiche sono abbastanza insignificanti, e personalmente non ho apprezzato in maniera eccessiva opening ed ending; non sono terribili, ma non c’entrano nulla con il tono dell’anime né sono particolarmente orecchiabili.

In definitiva, questa serie è un onesto anime di segreti militari, con una storia gradevole e qualche combattimento che si lascia vedere con piacere: non è un masterpiece, ma non ha nemmeno veri punti negativi per cui infamarlo. Mi aspettavo qualche tamarrata o uno storione confusionario, ed invece sono rimasto favorevolmente colpito.

Voto: 7,5.

Consigliato a: chi ama le serie che riguardano ambienti militari e missioni suicide; chi vuole un po’ di tensione, senza però esagerare mai troppo; chi vuol vedere robot alti quattro metri che vanno con i pattini, sciano e slidano in giro.

Bokusatsu Tenshi Dokuro-Chan

Un incrocio tra Dai Mahou Touge e Green Green? Eccolo!

Bokusatsu Tenshi Dokuro-Chan

Per capire la base di questo anime basta la traduzione del titolo: Beat-to-Death Angel Dokuro-chan . Sakura è un giovane liceale, che a quanto pare nel futuro inventerà un sistema per far sì che la crescita delle donne si fermi all’età di 12 anni in eterno, di modo da poter soddisfare la sua voglia di loli: il Signore ha deciso he ciò non può essere permesso, ed ha inviato Dokuro indietro nel tempo per ucciderlo quando è ancora un ragazzo. Dokuro, tuttavia, decide di non portare a termine la sua missione e vivere con Sakura in qualità di suo angelo.
Peccato che, come angelo, sia vagamente violento… con la sua fedele mazza Excalibor, massacra/decapita/sventra/distrugge più e più volte il malcapitato “protetto”, per poi riportarlo in vita con la sua magia. In questo ambiente totalmente delirante, come se la caverà il povero Sakura?

Questo anim del 2007 è decisamente singolare, per i suoi estremismi: è estremamente ecchi, estremamente nonsense e soprattutto ESTREMAMENTE violento. Il massacro a cui sono sottoposti i vari personaggi è davvero intenso, anche se sempre in chiave totalmente ridanciana. Inoltre, l’aggiunta di battute stupidissime e riferimenti molto poco velati alla sessualità rende l’idea dell’umorismo di bassa lega a cui si assiste in questo spettacolo. Non che ciò sia un punto negativo in sé: deve però piacere tale tipo di comicità (che, personalmente, adoro).

Il disegno è nella norma, anche se purtroppo va fatta una precisazione: le scene “gore” sono fatte in maniera molto raffazzonata e approssimativa, e farle meglio avrebbe portato un sostanziale miglioramento alla serie. Non dico che dovesse essere realistico, assolutamente, ma avrebbero potuto sprecarsi un po’ di più.
Il sonoro è gradevole, con una opening simpatica e in tono con la serie: particolare attenzione è stata data agli effetti sonori in giro per la serie, particolarmente ben piazzati.

Insomma, questa miniserie di puntatine da 10 minuti può essere guardata come pausa nonsense tra lavori più impegnativi, e risulterà sicuramente gradevole: resistete i primi cinque minuti della prima puntata (che son fatti male e fan passare la voglia), e poi vi ritroverete a ridere su angeli che soffrono di diarrea esplosiva se vengono privati dell’aureola, ragazzi che vengono tramutati in scimmie (con la faccia che sembra malamente ritagliata da una rivista), scolari che diventano cani e si ingroppano le gambe dei passanti, letture di corpi cavernosi e quanto di più trash vi possa venire in mente.

Voto: 7. Buono per un’oretta di risate piene di stupidità.

Consigliato a: chi vuole spegnere il cervello; chi adora le cose nonsense; chi vuole canticchiare pipirupiru-piru-pirupi di continuo.

Combustible Campus Guardress

Un vecchio lavoro dai creatori di Ghost in the Shell, Soukyuu no Fafner e Seirei no Moribito:

Combustible Campus Guardress

In questa breve serie (sono quattro puntate da mezz’ora) si seguono le vicende di Takumi, un liceale, e Hazumi, la sua presunta sorella: in realtà costei è la sua guardiana, poiché la scuola dove essi vanno è costruita sopra un antico portale demoniaco chiuso trentamila anni fa, e Takumi è la chiave per riaprirlo!
Sembra ovvio che i demoni tenteranno di tutto per eliminare Takumi e riaprire le porte dell’inferno… tra mosse speciali assurde, molestie sessuali assortite e una valanga di botte, riusciranno i nostri eroi a salvare il nostro mondo?

Come si potrà capire dall’incipit, non c’è da aspettarsi grande serietà da questo anime. Si può riassumere il tutto con “è un anime action-comedy-lovestory”, e difficilmente si dovrebbe dire di più: azione ce n’è tanta, la commedia è ovunque (anche nei momenti teoricamente seri – grazie al cielo non diventa un polpettone filosofico se non per 5 minuti a fine puntata 3) e c’è di che ridere. La love story è fondamentalmente il motore dell’anime stesso, ma non è una storiaccia melensa e ben si implementa con i precedenti elementi.

I disegni sono adeguati all’anno di realizzazione (1994), mentre le musiche sono un pochino carenti. Avrebbero almeno potuto inventarsi una opening, diamine!

In definitiva, Combustible Campus Guardress è un semplice OVA diviso in quattro puntate, per chi vuole un po’ di botte fracassone, demoni assurdi, stupidaggini assortite e un paio di tette qua e là. Non rimarrà negli annali della storia, ma fa passare un paio d’orette di buon intrattenimento.

Voto: 7,5.

Consigliato a: chi vuole spegnere il cervello per due ore; chi si diverte con mazzate volanti d’ogni genere, compresi colpi a suon di gattini, spaghetti, biglie di pachinko e foto erotiche; chi vuole vedere uno dei docenti più depravati della storia.