Kino no Tabi

…Un tranquillo ma profondo anime itinerante.

Kino no Tabi

Kino è un viaggiatore, che vaga per il mondo fermandosi in ogni nazione soltanto tre giorni. È accompagnato da Hermes, la sua moto parlante, nel suo viaggio infinito alla scoperta del mondo. Il viaggio è ambientato in una terra misteriosa, le cui case e i cui vestiti sembrano risalire al medioevo ma dove esistono motociclette, pistole e robot.
Ma cosa spinge Kino a viaggiare in eterno? Che impatto hanno avuto i mille e mille incontri sul suo carattere e sulla sua visione della vita?

Questo anime, leggendo il riassunto della trama, può parere uno slice of life mischiato ad un road movie. Volendo ridurre il tutto all’osso si potrebbe anche dire che ciò è vero, ma si perderebbe tutta la poesia che questo anime di tredici puntate porta con sé.
Kino no Tabi è infatti una bellissima metafora della vita: la semplice frase che apre la serie, il mondo non è un bel posto, e quindi lo è fa intuire l’approccio filosofico che il protagonista ha con gli eventi della vita.

Kino è infatti in scena il 99% del tempo, essendo l’unico protagonista, ed è un personaggio davvero fenomenale: passando nelle varie terre si mantiene generalmente nella condizione di osservatore, poiché non ama impicciarsi dei fatti degli altri, e segue i costumi del luogo. Non ama la violenza ma sa che di tanto in tanto essa può esser necessaria (e le sue due pistole, durante le puntate, colpiscono diverse persone); questo non lo porta tuttavia a sparare o uccidere senza motivo, e ogni vita presa genera un grosso conflitto interiore come è giusto che sia.

Tuttavia, la cosa che più colpisce di questa serie è la similarità con il Piccolo Principe: ogni puntata è dedicata ad una diversa nazione, con diverse abitudini, diversi problemi e diversi vantaggi. Venendoli a sapere, e in base agli incontri effettuati, Kino spesso valuta la situazione secondo i suoi canoni, senza tuttavia voler giudicare nessuno. È molto raro avere un personaggio che non crede di aver la verità in tasca, e che accetta la possibilità di potersi sbagliare o di non sapere qualcosa.
I vari argomenti affrontati portano con naturalezza lo spettatore a porsi le stesse domande. Come sarebbe il mondo se ogni persona potesse capire esattamente i sentimenti altrui, migliore o peggiore? È giusto uccidere un animale per sfamare una persona, anche se essa potrebbe in cambio tradire? Cosa vuol dire essere adulti?
Tutto ciò viene proposto con un passo lento e rilassato, per dare il tempo di assimilare i concetti e di riflettere al proprio passo; nonostante spesso Kino si trovi ad affrontare situazioni decisamente poco piacevoli, il tono rimane comunque pacifico e positivo grazie alla sua attitudine.

Il disegno è un tantinello carente: lo stile è azzeccato per lo stile di trama, ma la qualità avrebbe potuto essere decisamente più alta. Le musiche invece sono parecchio azzeccate, con opening ed ending che rispecchiano accuratamente l’anima pacata ma decisa di Kino e le musiche all’interno delle puntate che apportano l’ambiente di tranquillità che permea la serie.

Riassumendo, Kino no Tabi è un anime molto tranquillo per far funzionare la mente senza contorti ragionamenti, ma con estrema semplicità: le osservazioni di Kino sono infatti generalmente molto dirette e spoglie di fronzoli, ma proprio per questo hanno una forza ancor maggiore.

Voto: 9. Se cercate azione e mazzate correte lontano; se volete rilassarvi e con tranquillità riflettere un po’ sulla vita, questo fa per voi.

Consigliato a: chi apprezza gli anime dal passo calmo ma non per questo noiosi; chi apprezza i personaggi forti ma quieti; chi, del protagonista, vuol scoprire un segreto insospettabile.

Mnemosyne

L’immortalità può essere una dannazione eterna?

Mnemosyne

In questa serie si seguono le vicende di Rin e Mimi, due ragazze che -si viene a scoprire quasi subito- sono immortali: possono essere uccise, ma tornano in vita immediatamente dopo (a dipendenza di quanto grave è il danno al corpo, ovviamente). Vive da tempo immemorabile, le incontriamo nel 1990 mentre hanno un ufficio che si occupa di ritrovamento persone/animali scomparsi e simili. La storia si dipana successivamente nelle più astruse direzioni, che però non svelerò per evitare indesiderabili spoiler.

Mi capita raramente di non poter accennare ad ampi pezzi di trama senza rivelare qualcosa di inaspettato, ma con Mnemosyne è indispensabile: sin dai primi momenti della prima puntata si capisce che non si è davanti ad un usuale anime con dei personaggi, una trama, uno sviluppo ed una fine.
Si viene infatti subito gettati in un orrore di violenza, sesso, morte, perversione, tortura, distorsione e quanto di più orribile si possa incontrare su questa terra. Si ricorre spesso al nudo (anche se mai in forma volutamente volgare), il sangue scorre a fiumi, ogni tipo di sevizia è messa in atto: sembra di finire in un girone dell’inferno dal quale si è terrificati ma dal quale non ci si può staccare.
Questa sensazione dura per le prime tre puntate, che sono davvero qualcosa di diverso rispetto alla produzione standard: le due puntate centrali (in tutto sono solo sei, anche se di 45 minuti) scendono ad un livello più terreno per permettere alla trama di svilupparsi, e l’ultima ha nuovi picchi di crudeltà e violenza anche se mantiene comunque la trama per condurre verso il finale, che a mio parere risulta parecchio fuori tono rispetto al resto della serie.
Data l’immortalità dei protagonisti, inoltre, con il passare delle puntate si scivola verso il futuro: la realizzazione di un nostro possibile futuro prima somigliante a quello di 1984 e poi a quello di Dennou Coil è secondo me estremamente azzeccato, e sebbene la progressione tecnologica non sia al centro della storia si riesce a captare come il passaggio del tempo modifichi gli usi e i costumi dei popoli.

L’animazione è realizzata con i canoni del 2008, non eccelle ma è molto gradevole, e le scene di sangue sono ottimamente realizzate (cosa molto più difficile di quanto si pensi). L’audio è moooolto buono, con opening ed ending davvero ottime (sia di animazione che di suono, sono disturbanti quanto basta per rendere l’idea di questo anime).

In definitiva, Mnemosyne non è un prodotto perfetto a causa dei cali che ho trovato nella parte centrale, ma è un prodotto coraggioso che tenta di approcciare al mondo dell’anime per adulti senza diventare un semi-porno dove la gente fa sesso senza motivi validi. Va tenuto lontano da bambini e persone impressionabili: certe scene (soprattutto nelle due puntate inizali) potrebbero davvero turbare i sogni dei più sensibili.

Ah, l’ho già detto che c’è stata una collaborazione con la Gainax? Strano…

Voto: 9. Per le prime puntate darei 10 dato il livello di orrore che è riuscito a suscitarmi, ma in complessivo rimane comunque un’ottima serie. Da non perdere in mezzo ai millemila anime in uscita nel 2008.

Consigliato a: chi vuole vedere un vero anime per adulti come Dio comanda; chi non si fa impressionare dalla violenza di ogni genere, fisica e psicologica; chi vuole scoprire il significato di Vodka in russo.

Serial Experiments Lain

Paranoia di 10 anni fa, pronta e servita!

Serial Experiments Lain

L’inizio della storia di questo anime di tredici puntate parla di un mondo in un vicino futuro, nel quale l’iperconnettività è oramai a disposizione di tutti. Una ragazza commette suicidio gettandosi da un palazzo, ma le compagne di scuola iniziano a ricevere delle e-mail da parte sua settimane dopo la sua scomparsa.
Lain, poco avvezza con i PC, si incuriosisce…

Bisogna dire innanzitutto una cosa: in questo anime non c’è azione vera e propria. Succedono cose, ma non nel modo cartoonesco (cioé con movimenti, azioni, discorsi)… succedono e basta. È un intricato anime in cui le cose si capiscono a fatica, e risulta difficile da digerire.
Vengono tirati in mezzo molti aspetti filosofici della vita. Il punto principale è l’effetto che l’iperconnettività potrebbe avere sulla gente e sulla realtà stessa… non si può dire molto altro per non svelare punti salienti del plot, ma di certo questo anime da da pensare.

SEL ha però un grave problema: è invecchiato male. Da una parte il comparto artistico non era di prima scelta nemmeno ai tempi della sua produzione (disegni non eccelsi, musica quasi assente), ma in un anime del genere questo non è un problema (da segnalare in ogni caso la sigla iniziale, estremamente bella e piacevole.). È tuttavia proprio nei dilemmi e negli avvenimenti, quindi nel cuore della serie, che si sente il peso degli anni.
La società predetta 10 anni fa è difatti praticamente identica a quella di oggi, con telefonini che fungono da qualsiasicosa, raggiungibilità nel mondo intero, community sulla rete che alienano la vita delle persone e quant’altro… è tutto reale. Si direbbe quasi che questa serie voleva puntare al futuro, e non è arrivata abbastanza lontano.
I quesiti chiave che vengono posti possono essere imho paragonati a quelli che si incontrano in Ghost in The Shell (che è di tre anni prima!), ma che in quest’ultimo vengono sviluppati in maniera estremamente più accurata e meno caotica. Il fatto che in Lain vengano talvolta buttati elementi a caso che distolgono la mente dall’argomento principale, si capisce come la differenza si faccia sentire.
Il finale è invero molto carino, ed è stato da parte mia abbastanza inaspettato: almeno su questo sono riusciti ad essere chiari e lineari.

Voto: 7. Dieci anni fa credo fosse rivoluzionario. Non ha retto il passare del tempo. Non per questo va però gettato via.

Consigliato a: chi ama gli anime d’annata; chi vuole farsi un po’ di pipponi mentali su vari argomenti; chi vuol vedere un anime disagio DOC.