Akagi

Si può rendere interessante un anime sul mahjong?

Akagi

Akagi è un ragazzo tredicenne che, una notte, compare all’interno di una sala da gioco in cui un uomo si sta giocando la sua vita a mahjong (che in Giappone è un gioco d’azzardo come da noi lo è il poker) e, grazie ad un’abilità sovrumana di leggere nei comportamenti altrui, riesce a ribaltare l’esito della partita. Dopodiché sparisce per anni, finché non ritorna più forte che mai, per cercare sfide sempre più rischiose e scommesse sempre più pazzesche al gioco che meglio gli riesce…

La storia è decisamente carente, ma sarebbe come aspettarsi un plot decente dalle puntate di Holly & Benji: a nessuno gliene frega niente.
In questo anime infatti il punto focale di tutto è il gioco del mahjong stesso, che risulta estremamente più interessante e complesso di quanto si possa pensare, unitamente agli aspetti psicologici dei giocatori che giocano la loro stessa vita contando sulla dea bendata e sulla loro abilità.
Mi sono trovato stranamente attaccato a questa serie, e per quanto il vincitore non è mai stato messo in dubbio in nessuna partita, il gioco stesso risultava affascinante da guardare: è più o meno lo stesso fascino che si può provare a seguire le partite di poker o di biliardo in TV.
Il personaggio di Akagi, inoltre, risulta odioso all’inizio ma affascinante in seguito: la sua psicologia è quella che viene analizzata in maggior parte e, anche se non si può parlare di sviluppo del personaggio, si viene risucchiati man mano nelle sue logiche freddamente ineccepibili.

Purtroppo questa serie ha i suoi punti negativi: nel finale il ritmo diventa veramente lentissimo (una partita di mahjong che dura nove puntate è davvero estenuante), e i concetti vengono ripetuti un miliardo di volte. Mi son trovato più volte a far andare decine di minuti a doppia velocità, perché tanto i discorsi erano gli stessi che venivano fatti da un’ora…
Il finale, inoltre, è apertissimo ma lo è in una maniera sgradevole, a mio parere. Lascia la sensazione di “non finito”, come se si fossero accorti che non avevano più i soldi per girare ancora due puntate, e allora avessero troncato lì.

Dal punto di vista tecnico si deve dire che i disegni sono molto abbozzati e, piuttosto che del 2005, fanno parere questo anime del 1995: l’unica cosa che fa eccezione sono  i pezzi di mahjong stessi, che sono stati realizzati al PC. Essendo una storia basata sulla narrazione e sulla logica, però, lascia a questo punto negativo poco spazio per rovinare la serie. Il comparto musicale è abbastanza anonimo, se si tolgono le sigle iniziali e finali (davvero molto belle e diverse tra loro).

Un consiglio se decideste di vedere questa serie: date un’occhiata alle regole del mahjong prima di iniziare. Le prime puntate danno molte informazioni utili, ma senza avere un’infarinatura di base molte mosse e molti ragionamenti risulteranno incomprensibili e astrusi.

Voto: 7. Peccato per il mostruoso rallentamento finale.

Consigliato a: chi ama le scommesse; chi vuole imparare un nuovo gioco d’azzardo; chi vuol fare un viaggio in una psiche che è stata all’inferno.

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Seirei No Moribito

In un giappone fantastico del 1300, lance e misticismo:

Seirei No Moribito

La storia si svolge, come detto, in un ambiente simile al regno nipponico del 1300 ma ambientato in un mondo alternativo, dove ci sono differenti reami vicini tra loro e dove l’altro mondo e molto vicino al nostro.
Chagum, il principe del regno in cui la storia ha luogo, viene posseduto da un demone dell’acqua: l’imperatore decide, con la morte nel cuore, di sacrificare il proprio figlio per evitare delle spaventose siccità che avverrebbero se il demone nascesse.

La madre, incapace di accettare tale fato, incarica Balsa (che non è un tipo di legno, ma è la protagonista: una guardia del corpo di abilità impareggiabile con la lancia) di proteggere Chagum con la sua stessa vita. Da qui inizia la fuga, con le guardie di palazzo al seguito: dopo poco, però, si scopre che chi abita nel corpo del principe non è un demone dell’acqua, ma…

I punti positivi di questa serie sono molti, e il più grande è di sicuro la storia. Ho seguito attentamente tutto lo sviluppo durante le 26 puntate di questa meravigliosa serie, e non c’è stata una singola incongruenza. Nonostante si parli di regni paralleli e di spiriti degli elementi tutto ha una spiegazione, tutto è a suo posto, nulla è inspiegabile. Inoltre, la storia si sviluppa in maniera splendida davanti agli occhi affascinati dello spettatore: non ci sono mille colpi di scena fatti per stupire, ma la storia scorre spiegando man mano le nuove scoperte e i cambiamenti di fronte che ci si trova a vedere.

Inoltre, nonostante questo non sia un anime comico, non si avverte alcun sentimento negativo o di disperazione a parte in un paio di casi (dove è più che giustificato): l’ambiente è coinvolgente e interessante, senza risultare pesante o quant’altro.

I personaggi, inoltre, sono meravigliosi: il cast è molto ridotto, e quindi ogni protagonista ha uno spazio di sviluppo molto ampio, che viene utilizzato al meglio.
In primis, una sorpresa incredibile è stato Chagum stesso: mi aspettavo il solito principino viziato scassapalle che poi cresce e diventa adulto e yadda yadda… nulla di più sbagliato. Capisce le situazioni, fa del suo meglio e tenta di esser utile nonostante la sua giovane età lo porti a commettere errori di valutazione.
Balsa stessa inoltre, è uno dei personaggi migliori che siano stati creati negli ultimi anni: nonostante non sventoli tette al vento come qualsiasi eroina, risulta affascinante come poche altre donne degli anime. È davvero incredibile.

I combattimenti, inoltre, sono ridotti al minimo necessario: i personaggi danno il giusto valore alla vita propria e degli altri. Va anche specificato che i contendenti non stanno a fissarsi per due ore dicendo frasi ad effetto dopo ogni colpo: quando si combatte SI COMBATTE e, come è giusto che sia, le cose si risolvono in fretta. Ciononostante, i brevi momenti di rissa sono intensi e spettacolari da vedere: un altro punto estremamente positivo.

Infine, si può dire che ogni personaggio ha un suo motivo per fare ciò che fa: non ci sono cattivi “per default”, e ognuno tenta di fare ciò che crede meglio, e anche questo aggiunge un tocco di realismo. L’ambiente è anche estremamente realistico: anche i minimi dettagli come l’antica scrittura o la forma delle candele sono propriamente curati, ricreando un giappone pre-medievale praticamente perfetto.

Sul comparto tecnico… beh, che dire. Il disegno è stato curato dagli stessi che hanno creato Ghost in the Shell, e quindi credo che questo spieghi molto. La qualità è paragonabile a quella dei film d’animazione che finiscono al cinema, ed è spettacolare. La parte sonora è curata e molto bella, e se si può muovere una critica è forse quella delle sigle che forse non si adattano al 100% all’anime… nulla di cui preoccuparsi.

Delle avvertenze.
Se cercate un anime d’azione, questo non è quello che cercate. Qui l’azione è ristretta al minimo necessario (attorno all’inizio e alla fine della serie), e per il resto la storia si sviluppa senza inutile violenza.
Se cercate fanservice, questo non è quello che cercate. La cosa più sexy che si vede qui è una spalla nuda di Balsa (che risulta sicuramente più sexy delle mille bocce e culi ballonzolanti che ci vengono rifilati da un marketing che crede che tutto ciò sia necessario per fare un prodotto di successo.
Se cercate eroi invincibili, questo non è quello che cercate. Qui la gente viene ferita e soffre, non torna in piedi due minuti dopo esser stata sventrata. Qui se qualcuno ha un problema tenta di risolverlo, non dice frasi tamarre che risolvono tutto.

Detto questo, Seirei No Moribito è sicuramente una delle migliori serie viste nell’ultimo anno, e sicuramente ai primissimi posti nelle produzioni 2007. È un anime per gente adulta che vuole una storia seria e affascinante, con momenti toccanti e senza bisogno di stupide storie d’amore che tappezzino una trama carente o giustifichino scelte incomprensibili. Se cercate qualcosa del genere non fatevi sfuggire questa vera perla, perché di capolavori simili ne escono raramente. Nel 2006 era Death Note, nel 2007 è questo.

Voto: 9.5. Molte scommesse fatte dagli autori, e tutte vinte: non c’è una singola pecca in questo capolavoro.

Consigliato a: chi vuole una buona storia; chi ne ha piene le balle delle dei soliti cliché da anime; chi ha i miei stessi gusti.

Claymore

Vediamo se il best of 2007 di anime-source mantiene le promesse…

Claymore

Ci troviamo in un’epoca medioevale, oscura e sanguinaria. Gli yoma sono dei mostri (demoni?) che possono assumere le sembianze di qualsiasi essere umano, e si nutrono esclusivamente di interiora umane: sono impossibili da riconoscere per chiunque, tranne che per le Claymore.
Queste donne sono difatti metà umano e metà yoma, e grazie a ciò possono percepire la presenza di tali mostri e combatterli ad armi pari: possono difatti attingere alle smisurate forze degli yoma… a sacrificio della propria umanità. Lasciarsi andare in maniera eccessiva a tali forze porta infatti le claymore a trasformarsi esse stesse in mostri senza alcuna capacità di ritorno ad una vita umana.

In questo anime si seguono le vicende di Claire, una claymore che si mette in viaggio con Raki, un ragazzino che ha perso la sua famiglia, e del suo viaggio verso la vendetta contro l’Essere Risvegliato che ha ucciso la sua quasi-madre, Teresa.

La trama è di principio semplice, anche se va complicandosi con il passare delle puntate: di molte cose si fa però solo accenno, e quindi rimangono un po’ in penombra.
Il punto principale di questa serie sono i combattimenti e l’intensa violenza mostrata: arti mozzati e sbudellamenti sono all’ordine del giorno, e i mostri hanno una particolare predilezione per la tortura e per la crudeltà. Tutto questo, unito ad un disegno indirizzato ad un’utenza forse un po’ più adulta, mi lascerebbe consigliare questa serie solo dai 16 anni in poi.
Le lotte sono comunque molto intense e apprezzabili: anche se le mosse possono risultare ripetitive, in ogni combattimento i contendenti sono spinti al loro limite (e, talvolta, anche oltre), il che fa accrescere notevolmente l’interesse per gli stessi: inoltre, la spada di Damocle rappresentata dall’instabilità del loro potere rende sempre affascinante il vedere fino a che punto riescono a spingersi senza cedere al potere.

Purtroppo questo anime, di ottima produzione e con un solido background, ha un grandissimo difetto: non finisce. Il termine della prima serie porta alla fine di un ciclo narrativo e all’inizio di un altro, che sarà presumibilmente la seconda serie: come già detto in altre occasioni, personalmente detesto i “to be continued” perché mi lasciano un senso di incompletezza che detesto. Bisogna dire che qualche risposta viene data, anche se sono solo dettagli minori: tutti i pezzi principali della scacchiera sono ancora schierati e pronti all’azione.

La seconda serie (che, mi auguro, uscirà quanto prima: son davvero curioso) potrebbe essere un potenziale capolavoro: le premesse date da questa prima serie sono ottime per sviluppare una storia veramente eccezionale che, se unita con il livello grafico già ottenuto sinora, potrebbe portare ad una vera bomba. Purtroppo questa prima serie da sola non riesce a reggersi in piedi, e ne paga il prezzo. È un buon prodotto, ma per me non è “best of 2007”.

Voto: 8. Speriamo nella seconda serie.

Consigliato a: chi non si infastidisce con le non-fini; chi apprezza il gore; chi si diverte a vedere arti che volano da tutte le parti.

Dai Mahou Touge

Disegni kawaii e ultraviolenza?

Dai Mahou Touge

La piccola Punie è venuta dal mondo della magia sulla terra per un anno, per fare il suo apprendistato allo scopo di diventare regina.
Tutto normale, direte voi. È la solita storia di mille anime.
Peccato che, non appena giunta sulla terra, si capisca di che pasta Punie è fatta: è una pazza sanguinaria esperta di wrestling, la cui formula magica è “Lyrical Tokarev, kill them all!”. “Tokarev è stato un disegnatore d’armi russo…

Ci si ritrova quindi questa cortissima serie (8 puntate da 10 minuti e 4 da 2 minuti) disegnata con un tratto tutto puccioso e infantile, imbastita però con violenza gratuita anche se non cruenta. Mi fa venire in mente un mix tra Magica Emi, Ken il Guerriero e gli Happy Tree Friends… assoluta follìa.

Il disegno è decisamente datato nonostante l’opera sia del 2006, ma ho idea che sia stata fatta da una casa produttrice minore: sono comunque degni di nota anche i riferimenti di vario genere sparsi qui e là (Initial D, Alien, Mary Poppins,…).

Voto: 8. A modo suo fa davvero ridere, e sicuramente rimane in mente. Lirical Tokarev, kill them all!

Consigliato a: chi apprezza violenza e disegno infantile; chi vuole spegnere il cervello per un’ora e mezzo; chi vuol scoprire la vera origine degli arcobaleni.

Nodame Cantabile

Se apprezzate la musica classica, NON fatevelo scappare:

Nodame Cantabile

In questo anime si parla di Chiaki, uno studente pianista estremamente dotato (e critico verso sé e verso gli altri) con il sogno di diventare direttore d’orchestra. A causa di un diverbio con il suo maestro cambia aula, e incontra Noda Megumi, chiamata Nodame, che sta suonando al pianoforte in maniera spettacolare.

La differenza tra i due è abissale: Chiaki è un perfezionista musicale, segue gli spartiti con rigore e determinazione, ha una vita morigerata ed è ipercritico su tutto; Nodame invece è un caos assoluto, sa a malapena leggere le note dal pentragramma ma ha l’abilità di memorizzare e ripetere i brani che ascolta… interpretandoli a modo suo. Come se non bastasse è disordinatissima, si lava solo quando se ne ricorda e seguita a fare versi gutturali curiosi nelle più svariate occasioni!
Inutile a dirsi, dopo circa 4 secondi Nodame dichiara il suo eterno amore a Chiaki (che ne rimane quantomeno esterrefatto /o disgustato). Da qui in poi si segue la storia di Chiaki e dei suoi sforzi di diventare direttore d’orchestra, ed inoltre si assiste alla follìa di Nodame e del suo genio ribelle.

Questa serie può essere divisa in due chiari spezzoni: durante il primo arco narrativo (fino a puntata 13) è un anime comico con un ottimo sottofondo musicale: da puntata 14 in poi è un anime musicale con un ottimo sottofondo comico.
Nella prima parte infatti si ride parecchio, e di cuore: la parte del leone è interpretata da Nodame, che fa letteralmente schiantare dal ridere, e regge la scena in tutte le puntate. Gli altri elementi sono solo spalle, che offrono ottimi agganci a Nodame ma che nelle poche scene senza di lei non fanno altrettanto ridere. Il divario che esiste in ogni aspetto tra lei e Chiaki è fonte di infinite gag al limite del paradossale, davvero divertenti e rinfrescanti.
Nella seconda parte il tono cambia: non diventa “serio”, ma perde l’alone di delirio e stupidità per prendere un aspetto un po’ più ragionato e composto. Ci sono ancora battute ma sono più rarefatte, a beneficio del lato musicale (di cui parlerò in seguito).
Il finale è prevedibile sin dal terzo minuto della prima puntata, ma questo non è importante: è uno di quegli anime dove l’importante non è l’arrivo, ma il viaggio.
Il comparto visivo è un po’ carente: per essere del 2007 i disegni sono un po’ poveri, poiché credo che le forze siano andate tutte in altri ambiti.

Si arriva quindi alla musica, vero punto focale di questa serie. È al 100% musica classica, sia nei concerti che nei sottofondi, ed è VERA musica classica, suonata da una VERA orchestra e si sente. Ci sono puntate in cui più della metà viene dedicata all’esecuzione di un brano, ed è bene così: l’orecchio festeggia e gaude, anche per me che non sono abituato alla musica classica è un’esperienza assolutamente meravigliosa e intensissima.
Ulteriore nota di merito all’unico punto in cui viene usata la CG: sulle mani degli artisti, per riprodurre effettivamente i giusti movimenti mentre suonano. Assolutamente impareggiabile.

Questo è un anime che va guardato con calma: se si sentisse il bisogno di skippare i pezzi di concerto per “vedere il resto”, è meglio lasciar perdere e andare oltre, non è la serie per voi. Io sono invece rimasto affascinato da quanto la musica classica possa dare, se contestualizzata a dovere. Anche le spiegazioni sugli artisti e sui significati dei veri brani sono stati molto apprezzati, aiutando a visualizzare quanto dovuto.

Voto: 9. Davvero divertente, davvero istruttivo, davvero godibile.

Consigliato a: chi apprezza la buona musica; chi vuole farsi un bel po’ di buone risate con gusto; chi vuol dire gyabo o ukyuu ad ogni momento di sorpresa.

Code Geass: Lelouch of Rebellion

Ancora robottoni… ci starò mica facendo l’abitudine?

Code Geass: Lelouch of Rebellion

Questa serie comincia con una premessa. Nel 2010 il Regno di Britannia, che regna su un terzo del pianeta, combatte una guerra contro il Giappone, obliterandolo completamente grazie ai Knightmares, dei robottoni che i giapponesi non hanno, fatto che li porta alla disfatta.
Questo comporta molte gravi ripercussioni: i giapponesi vedono strappato il loro onore, la loro terra e anche il loro nome: il Giappone smette di chiamarsi così, e diventa “Zona 11”. I suoi abitanti non sono più giapponesi ma “undicesimi”, e sono trattati con razzismo e discriminazione da parte degli aristocratici britannici che governano.

In uno degli ennesimi atti di violenza pseudo-gratuita da parte del governo contro la Resistenza, Lelouch -un ragazzo estremamente intelligente, e dotatissimo a scacchi- rimane suo malgrado coinvolto e rischia la vita, sino a che una misteriosa ragazza (alla quale avevano appena sparato in fronte…) fa un contratto con lui, concedendogli un grande potere… il potere di donare ordini assoluti, che nessuno può contrastare in alcun modo.
Da qui, e dal grande odio che Lelouch prova verso il re di Britannia (suo vero padre) a causa della morte di sua madre, la resistenza acquista un nuovo leader, apparentemente uno stratega imbattibile… Zero.

Va subito detto che la serie parte in quarta senza attender nulla: sin dalle primissime puntate ci si trova in un ambiente denso di avvenimenti, dove si percepisce che ad ogni momento qualcosa d’importante per la trama potrebbe succedere. Non passa difatti episodio senza che un sostanziale cambiamento o colpo di scena appaia, tenendo letteralmente con il fiato sospeso chi segue. Questo si protrae per un’ottima dozzina di episodi, in cui si assiste all’ascesa di Zero da nullità a comandante delle forze di Resistenza, oltre al suo spirito tattico.
Si ha difatti l’impressione di avere sott’occhio un anti-eroe molto simile a Yagami Light di Death Note, un manipolatore che riesce a superare l’intelligenza dei suoi avversari e farli cadere nella sua trappola invariabilmente, senza per questo bruciare la sua copertura di ragazzo normale.

Purtroppo, dopo tale dozzina di puntate il tenore della serie si rovina un po’: Lelouch diventa sempre meno imbattibile e sempre più teso, il rimo si spezza un tantino e fanno ovviamente capolino i soliti problemi d’amore e attaccamento (che, fortunatamente, non si ritrovano però a rovinare più di tanto la trama principale).
A onor del merito va detto che i pezzi sulla scacchiera sono molti, e i personaggi da gestire sono davvero tanti: riuscire a tenerli tutti sotto controllo non dev’essere stata cosa da poco per gli autori, e in questo sono riusciti bene a fare il loro lavoro.
Va inoltre aggiunto che l’arcinemico del nostro anti-eroe si capisce sin dalla prima puntata, e risulta sempre più chiaro man mano che la serie va avanti: il loro odio rimane però sempre alimentato da motivazioni valide.

A questo punto, bisogna però citare il punto peggiore di questa serie: il finale. Non anticipo nulla per ovvi motivi, ma dirò solo che per tanto così potevano anche mettere un cartello con su “to be continued” che tanto valeva… rimane TUTTO in sospeso, nulla viene risolto, nessuna spiegazione viene data e alla fine vien fuori la scritta “stiamo già lavorando alla seconda serie!”. Queste sono cose che odio con tutto il cuore.

Voto: 7.5. Un punto estirpato per il finale indecente.

Consigliato a: chi ama i robottoni che combattono per una causa; chi non si scandalizza davanti a parecchia violenza; chi non si offende ad aspettare aprile 2008 per la seconda serie.

Serial Experiments Lain

Paranoia di 10 anni fa, pronta e servita!

Serial Experiments Lain

L’inizio della storia di questo anime di tredici puntate parla di un mondo in un vicino futuro, nel quale l’iperconnettività è oramai a disposizione di tutti. Una ragazza commette suicidio gettandosi da un palazzo, ma le compagne di scuola iniziano a ricevere delle e-mail da parte sua settimane dopo la sua scomparsa.
Lain, poco avvezza con i PC, si incuriosisce…

Bisogna dire innanzitutto una cosa: in questo anime non c’è azione vera e propria. Succedono cose, ma non nel modo cartoonesco (cioé con movimenti, azioni, discorsi)… succedono e basta. È un intricato anime in cui le cose si capiscono a fatica, e risulta difficile da digerire.
Vengono tirati in mezzo molti aspetti filosofici della vita. Il punto principale è l’effetto che l’iperconnettività potrebbe avere sulla gente e sulla realtà stessa… non si può dire molto altro per non svelare punti salienti del plot, ma di certo questo anime da da pensare.

SEL ha però un grave problema: è invecchiato male. Da una parte il comparto artistico non era di prima scelta nemmeno ai tempi della sua produzione (disegni non eccelsi, musica quasi assente), ma in un anime del genere questo non è un problema (da segnalare in ogni caso la sigla iniziale, estremamente bella e piacevole.). È tuttavia proprio nei dilemmi e negli avvenimenti, quindi nel cuore della serie, che si sente il peso degli anni.
La società predetta 10 anni fa è difatti praticamente identica a quella di oggi, con telefonini che fungono da qualsiasicosa, raggiungibilità nel mondo intero, community sulla rete che alienano la vita delle persone e quant’altro… è tutto reale. Si direbbe quasi che questa serie voleva puntare al futuro, e non è arrivata abbastanza lontano.
I quesiti chiave che vengono posti possono essere imho paragonati a quelli che si incontrano in Ghost in The Shell (che è di tre anni prima!), ma che in quest’ultimo vengono sviluppati in maniera estremamente più accurata e meno caotica. Il fatto che in Lain vengano talvolta buttati elementi a caso che distolgono la mente dall’argomento principale, si capisce come la differenza si faccia sentire.
Il finale è invero molto carino, ed è stato da parte mia abbastanza inaspettato: almeno su questo sono riusciti ad essere chiari e lineari.

Voto: 7. Dieci anni fa credo fosse rivoluzionario. Non ha retto il passare del tempo. Non per questo va però gettato via.

Consigliato a: chi ama gli anime d’annata; chi vuole farsi un po’ di pipponi mentali su vari argomenti; chi vuol vedere un anime disagio DOC.

Doujin Work

Come si fa a diventare disegnatori di manga?

Doujin Work

Questa è una brevissima serie (12 puntate di una decina di minuti l’una) che racconta le divertenti avventure di Najimi che, per fare soldi, tenta di diventare una disegnatrice di doujin, dopo aver visto la sua amica Tsuyuri trarre profitto da tale attività.
Inutile dire che improvvisarsi disegnatrice è tutt’altro che facile, dovendo entrare nella mentalità (oltremodo perversa, come tutti noi ben sappiamo) dei suoi lettori…

Questo anime non ha grosse pretese, ed è buono per spezzare la tensione nel mezzo di altre serie più pesanti e gravose. La storia è molto semplice ma risulta piacevole e divertente: ci sono tonnellate di riferimenti sessuali ma nemmeno un disegno volgare o un accenno fuori posto. Un paio di personaggi, inoltre, sono geniali: la crudeltà di Tsuyuri e l’atteggiamento geloso di Justice mi han fatto più volte ridere di gusto.

Il disegno è decisamente sotto tono per una serie del 2007, e anche l’audio non fa nulla di speciale: come detto, tuttavia, bisogna guardare questa serie senza grosse aspettative. In fin dei conti l’unico scopo che si prefigge è quello di strappare qualche risata, e lo riesce a fare con onore.

Voto: 7. Carino, simpatico.

Consigliato a: chi deve staccare un attimo da qualcosa di pesante; chi si diverte con fini doppisensi; chi vuole inoltrarsi nel mondo dell’eromanga senza per questo doversi sorbire quintalate di hentai.

Tengen Toppa Gurren Lagann

2008. Gainax. Robottoni. Hype al 3000%!

Tengen Toppa Gurren Lagann

La storia comincia con Simon e Kamina, due quasi-fratelli che, nel villaggio sotterraneo in cui vivono, sono amici per la pelle nonostante gli altri non li considerino un granché.
Simon è piccino, timido, non confidente in sé stesso e pauroso (all’inizio è come se gli lampeggiasse sopra la testa la scritta ciao, sono Shinji!). Di mestiere fa lo scavatore: con un trapano, buca la terra per aumentare lo spazio disponibile per il villaggio, e per trovare tesori nascosti.
Kamina, invece, è un personaggio totalmente esplosivo che si può soltanto amare alla follia o detestare totalmente.
Lui crede infatti al 12000% in ciò che fa, e lo dimostra senza alcun problema. Non si ferma davanti a nulla e a nessuno, e anche se le probabilità di riuscita sono totalmente 0% lui insiste senza tregua e senza fine. Ha difatti il sogno di vedere la superficie, dove suo padre lo portò da piccolo, poiché ritiene che gli uomini abbiano diritto di vivere senza un soffitto sopra la testa… e trascina il riluttante Simon con sé.
Poco dopo il soffitto stesso crolla a causa di un Ganmen, un gigantesco robot, che ci crolla dentro, inseguito dall’affascinante Yoko. Da lì in poi inizia il loro viaggio per liberarsi dalla morsa di tali mostri, e poi…

La storia è senza dubbio la parte più affascinante di questo anime: si parte dalla lotta per la sopravvivenza e per il pranzo giornaliero passando per la liberazione del proprio gruppo, per poi procedere sempre più lontano, fino ai confini dell’esistenza!

Il secondo immenso punto a favore di questa serie è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi. Un collegamento emotivo viene fatto dal primo secondo in cui i personaggi chiave entrano in gioco e si rimane attaccati allo schermo per vedere “come andrà avanti”. È difficile spiegare la sensazione di “partecipazione” che si prova seguendo le vicende del gruppo di sbandati che non si arrende mai. Ogni volta che urlano “questo è il trapano che bucherà anche il paradiso!” ci si sente partecipi dell’esaltazione che il gruppo prova.

Non ci sono tantissime battute vere e proprie, per quanto nella maggior parte della serie vinca un ambiente di buonumore e lieve follìa: non essendo però un anime prettamente comico, l’aumento di serietà che si percepisce nell’ultima parte non infastidisce come in genere fa un totale cambio di genere.

I cattivi, inoltre, sono ottimi e credibilissimi: hanno le loro ragioni per combattere, e non sono mai cattivi al 100% (cosa che risulterebbe un tantino irreale).
I combattimenti sono, dal punto di vista teorico, tutti uguali: arriva il nemico forte, i buoni s’incazzano e vincono. Dato che ogni combattimento ha però uno scopo diverso, la situazione non diventa mai noiosa o ripetitiva.

Insomma, un prodotto Gainax che rasenta quasi la perfezione. Quasi? Già.
Ci sono purtroppo due cali nel processo narrativo, e sono dopo il primo colpo di scena (che ovviamente non citerò) e all’inizio del secondo arco narrativo, attorno alla puntata 17. Sono momenti necessari per la crescita dei personaggi, ma secondo me li hanno dilungati un po’ troppo e potevano esser accorciati. A parte questo dettaglio, tuttavia, TTGL è un anime perfetto.

Non è inoltre da dimenticare la musica, azzeccatissima e coinvolgente, e la grafica, in puro FLCL-style. Perfetti anche quelli.

Voto: 10.5/10. Non fosse per quei due cali potrebbe ambire a detronizzare FLCL, dannazione…

Consigliato a: chi sa che della Gainax si può fidare; chi vuole vedere robottoni incazzati come iene; chi vuole trapanare il mondo intero.

Karas

Quando si guarda la qualità grafica a bocca aperta:

Karas

Di questo anime composto da sei puntate colpisce subito una cosa, sin dai primi cinque minuti della prima puntata: un disegno assolutamente sbalorditivio, e una grafica davvero da urlo. Nonostante sia del 2005, credo che fino al 2009 almeno non si riuscirà a vedere in una serie un’animazione 3d realizzata così bene: il disegno è limpidissimo, i movimenti sono estremamente fluidi (cosa estremamente rara: in genere i personaggi in 3d sembrano manichini paralizzati…), l’azione è adrenalinica e frenetica. Tutti i combattimenti contenuti in Karas sono ad un livello di spettacolarità estremo, e sono un’assoluta goduria da vedere.

Va detto inoltre che per le prime due puntate ci si dovrà rassegnare a non capire nulla di ciò che sta accadendo: le spiegazioni iniziano difatti a fluire durante la terza puntata, quando finalmente si riesce a realizzare cosa si è visto per i precedenti 50 minuti.
Evitando spoiler, la storia può essere così riassunta: ogni città ha un Karas (che vuol dire “corvo” in giapponese), che la protegge di nascosto. Esiste difatti un mondo “alternativo” i cui spiriti, quando arrivano a prendere corpo nel nostro mondo, hanno bisogno di bere sangue per rimanere vivi. Chiaramente la cosa non può essere accettata, ma purtroppo la realtà è ben più complicata di un paio di mostri che scorazzano per la città…

Tralasciando i combattimenti (che, come detto, rasentano la perfezione), la storia di Karas si rivela -quando chiarita- piuttosto semplice: questo non è di per sé un danno, anche perché è difficile creare una storia articolata in sole sei puntate, ma la pressoché assoluta mancanza di colpi di scena rende un po’ piatta la storia.
Il secondo problema, a titolo personale, è che non sono riuscito ad affezionarmi a nessuno dei personaggi: ho visto una storia da un punto di vista distaccato e che emotivamente non mi ha pertanto dato nulla, lasciandomi a vedere una serie di ottima fattura, ma che sembra quasi senz’anima. Rimane comunque un’ottima esperienza grafica, e merita in ogni caso d’essere visto.

Voto: 7.5. Avessero fatto almeno 13 puntate, sarebbe potuto essere molto di più. Peccato.

Consigliato a: chi adora i samurai in armatura pesante che volano e si trasformano; chi vuole vedere una realizzazione grafica mostruosamente buona; chi vuole passare i primi cinque minuti sbavando copiosamente.