Tsukuyomi Moon Phase

Bambine vampire in un lavoro della SHAFT forse un po’ sottotono:

Tsukuyomi Moon Phase

Kouhei è un fotografo con una particolarità: in tutte le foto che ha riesce a catturare spiriti dell’aldilà, ma lui non riesce a vederli né ad esserne influenzato. In virtù di questa sua curiosa caratteristica lavora come fotografo per riviste sull’occulto, andando a fare servizi nei vari “luoghi del mistero” in giro per il mondo.
In un castello abbandonato della Germania, fa però un incontro curioso: una ragazzina gli sorride dalle guglie di un torrione, in maniera misteriosa. In una seconda visita del maniero, scopre che la ragazzina dice di chiamarsi Hazuki, e la prima cosa che vuole è un bacio… peccato che si riveli essere un vampiro, che vuol soltanto usare Kouhei come servo per fuggire dalla sua prigione!
Curiosamente egli non rimane però soggiogato dal vampiresco potere, e i due fuggono verso il Giappone. Ma come mai Kouhei non subisce i poteri degli spiriti e dei vampiri? Chi è a caccia di Hazuki? Come mai lei ha due personalità contrapposte? Cosa c’è dietro a tutto ciò?

In questo caso, la SHAFT sacrifica parte del suo usuale nonsense per tentare di inserire una storia di sviluppo sentimentale e una trama all’interno della serie: purtroppo i risultati non sono brillanti come si potrebbe sperare.
Le puntate si altalenano difatti tra i vari aspetti della storia, che però mal si amalgamano tra loro: quando si parla della relazione tra i due protagonisti il resto viene a cadere, e lo stesso discorso avviene quando si parla della trama in sé, e idem quando l’argomento è la ricerca delle madri di Kouhei e Hazuki. I vari elementi purtroppo non arrivano mai a combinarsi per bene, e sembra quasi di assistere a tre storie separate.
La trama in sé è estremamente semplice: Hazuki scappa dalla sua prigione, e i suoi nemici ce la vogliono riportare. Ci sono alcune lievi compicazioni, ma fondamentalmente è tutto qui: i protagonisti agiscono sempre sulla difensiva senza mai prendere l’iniziativa. Inoltre, anche il finale non da un vero punto alla situazione, lasciando irrisolte parecchie cose: ciò è ovviamente dovuto al fatto che il manga dal quale l’anime è tratto non è ancora terminato, però rimane comunque abbastanza fastidioso.

I protagonisti sono abbastanza schematici, anche perché probabilmente questo anime è mirato a utenti più giovani: i ragionamenti sono semplici e lineari, e quando si parla della relazione in ballo si cade nei più banali cliché del “ti-amo-ma-non-lo-voglio-ammettere” e “ho-frainteso-e-non-parliamo-per-chiarirci”. Abbastanza deludende, invero.

Bisogna tuttavia dire che non è tutto da buttare: i disegni sono abbastanza curiosi ed intriganti nella maggior parte dei casi (v. sotto), e in ogni ambito ci sono un paio di cose carine. Dal lato comico certe uscite mi hanno fatto ridere (lo stupido utilizzo delle padelle in testa ad un certo punto cade nel pazzesco: adorabile), e anche la trama qui e là riserva qualche piccolo choc non indifferente.

La grafica è abbastanza buona, con i caratteristici mix foto-disegno e le riprese con colori curiosi che caratterizzano la casa produttrice: purtroppo durante un paio di combattimenti cruciali i disegnatori si sono risparmiati la fatica di fare i disegni effettuando riprese inutili e fastidiose, ma a parte tale paio di eventi il resto è buono.
La musica è accettabile, anche se opening ed ending non siano un granché.

Insomma, Tsukuyomi Moon Phase è un anime per chi ha 13 anni o per chi ha un debole per le gothloli (che a me non affascinano più di tanto): ha qualche punto valevole, ma anche i difetti non riescono a passare inosservati, facendo risultare l’opera abbastanza mediocre.

Voto: 6,5. Può piacere, ma probabimente a pochi.

Consigliato a: chi ama le lolitas; chi non si offende per una pseudo-storia di amore tra una apparente 13enne e un apparente 20enne; chi vuol vedere qualsiasi cosa con le orecchie da gatto, ivi comprese montagne e torii.

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Gunbuster 2

La produzione per i 20 anni della Gainax:

Gunbuster 2

In un imprecisato futuro, Nono è una ragazza che fugge di casa perché vuole inseguire il suo sogno: diventare astronauta e difendere il suo pianeta dai mostri spaziali. Incontra più o meno per caso una pilota, Lark, che è una Topless, una pilota dei potentissimi robot che vengono utilizzati contro i nemici dell’umanità.
In seguito a diverse peripezie si viene quasi subito a scoprire che in realtà la vicenda non si svolge sulla Terra ma su Marte, e che Nono non è una normale ragazza ma è un robot… ma ciò non toglie forza al suo sogno di difendere l’umanità dai pericoli sempre maggiori che essa dovrà affrontare.

Quel che si può dire sin da subito è che la Gainax, in questi sei OAV creati per festeggiare i suoi 20 anni (è dal 1984 che dispensano delirio al mondo), ha tentato di mettere tantissime cose, facendo risultare il tutto un po’ troppo compresso: gli sviluppi si susseguono a ritmo incessante, non lasciando il tempo di far assorbire il cambiamento agli spettatori.
Spesso, difatti, le cose cambiano senza apparenti motivi: Nono passa da sbadata ragazza a esperta di mecha; Lark passa dal fastidio verso Nono ad un affetto profondo, senza alcuna fase intermedia; molte altre cose cambiano all’istante lasciando solo supporre che cosa sia accaduto nel frattempo. Sarebbe probabilmente risultato tutto molto più comprensibile (e piacevole) se avessero messo gli stessi -ottimi- contenuti in una serie di 12 puntate, che permettesse di sviluppare tutti gli aspetti della storia e dei personaggi che ci troviamo a seguire.

Ciò non toglie che la storia riserva un paio di colpi di scena abbastanza importanti (il primo totalmente inaspettato, il secondo prevedibilissimo) e la situazione dell’umanità, di cui ci vengono solo dati alcuni accenni, pare decisamente interessante e con un passato degno di nota.

Le musiche sono appropriate con una punta d’eccellenza nella sigla iniziale, con un groove che si rispecchia tanto nel nome della canzone, quanto nell’impressione all’ascoltarla.
I disegni risultano piacevoli ma non eccezionali: le parti animate ricordano FLCL (che però è di 4 anni più vecchio), mentre i combattimenti in CG sembrano esser presi direttamente da Vandread (e anche lui ha 4 anni in più). Senza infamia e senza lode.

Insomma, Gunbuster 2 è una serie apprezzabile, che però non rispecchia la grandezza della sua casa produttrice e -a mio parere- non è degna di rappresentarne l’apice di vent’anni di produzione.

Un paragone con l’originale Gunbuster è doveroso, e qui Gunbuster 2 ne esce con le ossa rotte; manca lo speciale mix di sentimenti che rese così mastodontico il suo predecessore, e quindi risulta meno interessante e coinvolgente. Non che sia brutto… ma non regge il passo.

Voto: 7.5. La fretta di dire troppe cose in poco tempo danneggia la visibilità… e dalla Gainax è lecito aspettarsi di più.

Consigliato a: chi ama i combattimenti spaziali esagerati; chi vuole una storia molto fitta; chi vuole usare la Terra come proiettile.

Puni Puni Poemy

Se Excel Saga non vi è bastato, non perdetevi

Puni Puni Poemy

Prendete gli stessi autori di Excel Saga. Prendete la stessa demenza nonsense di Excel Saga. Prendete le stesse voci di Excel Saga. Aggiungete mezza camionata di scene volutamente limite dell’hentai. Ecco a voi Puni Puni Poemy.

La pseudo-trama parla di Poemy che vuole fare la doppiatrice di professione. Poi conosce gente. Poi fa cose. Poi affetta un pesce e si trasforma in supereroina.
No, ok, una storia è difficile da trovare.
Chiunque abbia finito ed apprezzato ES dovrebbe guardarsi le due puntate che compongono questo piccolo angolo di delirio: è una continuazione della 26° puntata con addizione di steroidi. Dal mitico Nabeshin e i suoi poteri afro fino alle musichette e le auto-citazioni di Excel Saga, questi 50 minuti sono un totale delirio parlato a trecento km/h che lascia senza parole. E vorrei ben vedere.

Voto: 9. Peccato non sia una serie vera e propria, ma fa cappottare dal ridere.

Consigliato a: chi ha amato Excel Saga; chi vuol vedere quanto può esser veloce il giapponese; chi ha bisogno di delirio totale.

Last Exile

Ed eccoci alla mia prima, vera bruciante delusione:

Last Exile

Innanzitutto la storia. In un mondo alternativo di stampo ottocentesco dove però una misteriosa tecnologia rende le macchine volanti una comune realtà, ci sono Claus e Lavie che, orfani e soli, si occupano di effettuare consegne con una delle suddette. Ad un certo punto ricevono da un corriere morente una missione pericolosissima: consegnare una bambina ad una pericolosa nave-pirata.
La consegna vien effettuata, ma Claus non ha il cuore di abbandonare la bambina al suo destino…

Ok. Può essere che forse io non abbia capito una mazza: ho visto giudizi molto positivi su questa serie, e per questo mi son fidato. Mai l’avessi fatto!
In primis, devo dire che le premesse erano ottime. Disegni molto accattivanti, un mondo davvero ben fatto e attraente per l’occhio, senza contare che le macchine volanti sono molto belle e si prestano a molte ottime scene. Non per nulla la corsa che si svolge all’inizio della serie è uno dei momenti da me preferiti: a quel punto, ero convinto che avrei visto un’ottima serie.
Purtroppo dopo tale punto, tutto crolla miseramente. I personaggi iniziano ad agire senza alcuna logica. Per quanto la bambina da consegnare fosse carina, non vedo perché -dopo la consegna- correre dietro alla nave pirata per “vedere come sta”. Ma soprassediamo. Claus e Lavie arrivano alla nave, entrano nell’hangar e litigano con i meccanici: Claus piglia un bel po’ di botte, e la situazione pare decisamente critica. Improvvisamente gli concedono la possibilità di vedere Al (la bimba). E lui decide, giustamente, di unirsi alla nave pirata (????). Non bastasse, due secondi dopo diventa amicone con tutti quelli che l’avevano appena scassato di botte…

Purtroppo la serie intera è costituita da simili incongruenze. Più volte mi son ritrovato a controllare che non avessi per caso saltato una puntata, perché tra un pezzo e l’altro non c’era alcuna connessione logica: la storia andava avanti a singhiozzo, senza un briciolo di credibilità né di motivazioni per tutto ciò che accadeva. I personaggi chiave diventano improvvisamente inutili, i personaggi secondari ad un certo punto diventano come eroi e rubano la scena all’azione principale,… una tragedia.

Una cosa si salva, e parecchio: i combattimenti aerei. sono davvero ben fatti, godibili e di buon passo. Peccato che siano davvero pochi sparsi qua e là nelle puntate, e non bastano a salvare quanto di malfunzioante c’è. Anche uno dei pochi personaggi che spiccavano, Dio, alla fine cede e non rispetta alcuna delle aspettative che ci si poteva esser fatti.

La delusione è stata forte perché le premesse erano ottime: un’ambientazione bellissima, dei protagonisti simpatici, un inizio di storia che poteva sembrare avvincente e infinite possibilità di sviluppo tra voli in cielo e intrighi politici (purtroppo sviluppati nebulosamente). Nulla di tutto ciò si è realizzato, lasciando un prodotto che, per la prima volta, ho davvero fatto fatica a finire.

Voto: 4. Darei anche meno, ma le battaglie aeree erano davvero ben fatte.

Consigliato a: chi ama i vestiti 800eschi; chi vuol vedere qualche (raro) bel combattimento aereo; chi si vuol far del male.