Twilight of the Dark Master

…Demoni, gente svolazzante e arti strappati senza motivi precisi.

Twilight of the Dark Master


Nel nostro mondo, a quanto pare, esistono altre due fazioni oltre agli umani: i demoni, esistenti per insegnare a noi la paura, e i guardiani, esistenti per non farci sterminare dai demoni. Da migliaia di anni la battaglia tra le varie forze in campo continua, e in un oscuro futuro le cose non cambiano. Troviamo pertanto demoni che tentano di rivivere, guardiani che usando i loro poteri speciali tentano di fermarli e innocenti umani che vengono catturati nel mezzo di tutto ciò. Da quale parte sarà la vittoria questa volta? Sarà l’ultimo scontro o solo un’altra puntata dell’infinita lotta?

Questo OVA di 45 minuti promette trama, combattimenti, sangue, sesso, sbudellamenti assortiti: deludo subito tutti, dicendo che nessuno di questi punti è realizzato decentemente.
Iniziamo dalla trama: quanto detto sopra è tutto ciò che risulta comprensibile. Personaggi più o meno casuali compaiono e scompaiono qui e là, elementi che parevano i protagonisti si eclissano dopo aver detto due battute, e lo scopo di chiunque paia cambiare come una banderuola.

Passando ai personaggi, va detto che in tre quarti d’ora non ci si può aspettare un grande sviluppo; questo non impedisce di dire qualcosa di più su di essi, oltre che il loro nome.Fino alla fine il cattivo non si sa nemmeno chi sia, e il ruolo di chiunque risulta confusionario. Questo porta ad un generico disinteresse per le situazioni che non portino qualche litrata di sangue sullo schermo.

Anche in questo campo, purtroppo, non si rimane molto soddisfatti. Ci sono alcune scene di violenza, ma la maggior parte risulta mascherata o non inquadrata, con somma delusione dello spettatore. Ci sono dei combattimenti che non sono tremendi, ma durano molto poco (questione di secondi) e quindi non riescono ad essere apprezzati.
Chi cercasse del fanservice troverà qualche seno al vento e poco più, rimanendo pertanto quasi a bocca asciutta.

Il disegno è probabilmente l’unica cosa che risulta vagamente apprezzabile: per essere del 1998 utilizza uno stile estremamente antiquato, ma rispetto ad altre mancanze questa è roba da poco. Le musiche sono quasi assenti.

Insomma, c’è davvero poco da salvare in Twilight of the Dark Master. 45 minuti passati a vedere azioni casuali, seguire una storia non spiegata e assistere a discorsi tra personaggi di cui non si sa nulla, e la cui sorte lascia indifferenti. Diciamo che tre quarti d’ora possono essere impiegati meglio.

Voto: 4. Forse in tutto un paio di minuti carini qui e là li si trovano, ma poco più.

Consigliato a: chi apprezza i disegni vecchio stile; chi non si offende se la violenza è solo accennata, la trama è solo indicata sommariamente, i personaggi son solo abbozzati; chi si chiede quanto può esser terrificante un demone gigante con una simil-vagina sulla pancia, con denti che si trasformano in gambe e braccia.

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Project ICE

…Lo sterminio degli uomini, la guerra civile, la fine del mondo. E poi cos’altro?

Project ICE

Ci troviamo nel 2012. Qualche tempo fa la MIR, cadendo sulla terra, ha liberato un micidiale virus che ha portato alla morte dell’intero genere umano di sesso maschile (???).
Questo ha chiaramente creato infiniti problemi, dalla politica alla produzione di beni, ma soprattutto nell’ottica della riproduzione della specie: con sole donne, la generazione attuale rischia di essere l’ultima!
Ci sono fazioni che si rassegnano al loro destino e credono che morire sia opera del fato, ed altra gente che tenta di combattere con tutte le forze tale apparentemente inevitabile fine.
Hitomi è la leader di un gruppo di Guardiane, una truppa specializzata nel combattere il bioterrorismo che sta minando le poche sacche di civiltà ancora presenti sul pianeta: si imbatte pertanto negli ICE, corpi di donna che sono come congelati, e che -se toccati- reagiscono tramutandosi in esseri pericolosissimi. Ma cosa sono questi ICE? A chi è dovuta la loro reazione? Possono portare ad una rinascita del genere umano, oppure ne determineranno la distruzione?

Inizierei a commentare la “trama”. Quanto detto qui sopra è più o meno tutto ciò che di intelleggibile esiste in Project ICE: il resto è una marmaglia di avvenimenti TOTALMENTE casuali. Una sequenza di eventi assolutamente insensata, cambi di fronte senza spiegazioni, uccisioni di personaggi assolutamente immotivate, nuovi nemici senza alcun preavviso e quant’altro non sono che la punta dell’ICEberg (haha, battutone). Mi mancano le parole per descrivere il totale minestrone che è stato creato: è come se avessero preso una serie da 26 puntate, l’avessero compressa in 3 OVA e poi gli avessero dato una bella frullata. Non credo ci siano altre spiegazioni, dato che non esiste nemmeno la scusa del “è stato tratto da un manga, hanno dovuto pressare tutto”, dato che questo lavoro nasce a tavolino e non da un’altra opera già esistente.

I personaggi, in virtù di quanto detto poco fa, non hanno nessuna credibilità: la protagonista cambia comportamento tanto per divertimento, una bambina che cerca tutta preoccupata la sorella non perde tempo, una volta che la vede mentre sta parlando con qualcun’altra, ed imbraccia un bazooka per eliminarle entrambe… per poi sfogarsi spaccando di mazzate la suddetta sorella, e poi tornando amiche come prima. Entrambe le fazioni agiscono senza nessuna motivazione apparente: coloro che voglion lasciarsi morire vaneggiano giustificazioni dovute agli esperimenti che gli uomini hanno eseguito anni fa che hanno dato nascita a persone decisamente infelici, e quindi “la scienza non può fare niente per noi quindi moriremo tutti”. Coloro che propengono alla vita sembrano più ragionevoli (vivere è sempre un’ottima motivazione per far qualcosa), ma i mezzi utilizzati sono semplicemente illogici.
Gli stessi ICE rimangono senza logica: si capisce quale sia la loro funzione teorica, ma il funzionamento effettivo rimane misterioso, e la loro forma e applicazione non hanno alcun senso.

Hmm… ma ci sarà qualcosa di buono, allora! I combattimenti? In fin dei conti, nei primi dieci minuti di proiezione si vedono un bel po’ di sbudellamenti assortiti: peccato che la cosa finisca lì, e che le successive gocce di sangue vengano soltanto versate, in maniera decisamente poco sensazionale, nel finale.
Potremmo allora andare a cercare nel fanservice, dato che il mondo è di sole donne: purtroppo anche qui caschiamo male, perché a parte un paio di decisamente poco attizzanti scene di tette al vento qui e là (ovviamente senza motivo, non credo sia necessario specificarlo) non c’è null’altro.

Magari la grafica? Per essere del 2007, il disegno è un tantinello scarseggiante ma non pessimissimo: ciò che è inaccettabile è la CG, che è a livelli di orrore senza precedenti.
Eventualmente il comparto audio… mica tanto. Le musiche sono quasi assenti (e questo ci può anche stare, per dare il tono cupo e angosciante che si desidera), e le seyuu che hanno doppiato i personaggi sono davvero pessime. Incuriosito da tale insolito fatto ho controllato: parte delle doppiatrici appartiene al gruppo idol AKB48! Questo spiega molte cose…

In definitiva, tempo che di Project ICE non ci sia da salvare davvero nulla. Qui e lì c’è qualche minuto apprezzabile, ma non ce ne si fa nulla senza qualcosa che sorregga tali minuscole parti: probabilmente la sola cosa decente è il fatto che duri davvero poco, e con meno di due ore la sofferenza sia finita.

Voto: 4. Tenetevene lontani, se potete.

Consigliato a: chi ha il gusto dell’orrido; chi non si offende se un anime non ha nessuna logica; chi vuol vedere un fucile caricato a mini-bombe nucleari.

Ikkitousen: Dragon Destiny

Il sequel di una serie di puro fanservice cosa potrà promettere se non more of the same?

Ikkitousen: Dragon Destiny

La storia riprende da qualche mese dopo la fine della prima serie, Ikkitousen. Il malvagio è stato sconfitto, ma ora un vuoto di potere si manifesta tra le varie scuole: chi sarà a prendere il possesso del comando nella regione di Kantou? E cosa nascondono i tre capi delle principali scuole dentro sé stessi? Che poteri potrà trasmettere la mistica Sfera del Drago, che pare poter controllare le più grandi energie?

Iniziamo col valutare i miglioramenti rispetto alla prima serie. Il primo e più evidente è il disegno: è notevolmente più bello, i personaggi sono ben disegnati e l’animazione è fluida. La prima serie era bruttina da guardare: questa, sebbene non sia propriamente il top del 2007, si fa vedere con piacere dal punto di vista estetico.
Il tono della serie prende una via parecchio più seria rispetto a prima, anche perché le risse diventano assalti con tanto di armi e si arriva fino all’uccidere i propri avversari, portando il livello di rischio per i partecipanti ben più in alto.
Inoltre, il tono dell’esposizione alle zozzerie è diminuito: il fanservice è ancora presente in maniera parecchio massiccia, ma si evitano le varie situazioni al limite dell’hentai che tempestavano il primo capitolo. Parlando di fanservice, infine, da metà della serie in poi esso viene moderatamente ridotto: non viene elminato, ma si passa dalle 30-50 visioni di mutande e tette a sole 15-20. In tal modo, magari, ci si riesce a concentrare sulla storia!

Peccato soltanto che la trama non abbia ALCUN senso. Nella maniera più assoluta. La prima serie aveva una storia relativamente concepibile, con un po’ di fantasia: in questo caso mi sono impegnato a seguire il filo logico degli avvenimenti che casualmente continuavano a succedersi, solo per accorgermi che tale filo non c’era. Personaggi nuovi vengono inseriti al posto di quelli spariti nella precedente serie, aggiungendo inutilità all’inutilità. Le spiegazioni dei personaggi sono totalmente inconcludenti e contradditore tra una puntata e l’altra.
In tal senso, bisogna anche dire che il ritmo della serie è molto calato: nella prima c’era una buona somma di scazzottate e mazzate, mentre in questo caso si assiste a puntate intere di blablablablabla intermezzate da due calcetti (oltre alle mille tette e mutande inquadrate, ovviamente).
I combattimenti stessi sono disegnati molto meglio, ma risultano estremamente meno avvincenti: all’inizio ce ne sono un paio decenti, anche perché dai pugni e contusioni si passa alle armi e coltellate, con qualche personaggio che ci lascia inaspettatamente in maniera parecchio violenta. In seguito però i personaggi iniziano a sparare sfere energetiche e raggi laser, a fare salti di 15-20 metri, a volare e quant’altro, senza nessun motivo apparente. Questo porta da una parte ad uno strappo dei vestiti ancor più intenso (basta un colpo e gonna, camicetta e reggiseno vengono atomizzati), e d’altra parte alla rappresentazione del combattimento in maniera simile al cugino molto povero di Dragonball.
Infine, qualcuno dovrà prima o poi degnarsi di spiegarmi due cose. Primo: perché tutti parlano di “conquista del mondo” sognando grandi armate (anche in questo caso per tutta la serie la gente fa le cose “perché è il mio destino”), quando si tratta soltanto di risse tra scolari? Cosa vogliono controllare, le mense scolastiche? I cassetti dove riporre le scarpe? Secondo: ma se queste sono faide tra scuole… perché nessuno fa lezione, in effetti? Non c’è un singolo maestro in tutti gli istituti, di giorno tutti quanti sono in giro a spaccarsi la faccia e via dicendo. Come mai nessuno fa nulla nella sua vita (a parte nel terribile finale)?

Il disegno, come detto, è molto migliorato e risulta abbastanza godibile; il sonoro rimane sullo stesso stile della serie antecedente, ma le canzoni sono secondo me un po’ meno riuscite.

Insomma, Ikkitousen: Dragon Destiny è riuscito in una missione che credevo impossibile. Ha preso un lavoro confezionato per degli adolescenti in calore ed è riuscito a renderlo noioso, incomprensibile e tedioso. Solo il disegno apporta un parziale miglioramento, ma il resto viene reso ancor più fallimentare di quanto già non fosse. E c’è pure la terza serie…

Voto: 4. È davvero una porcata: si potrebbe riuscire a fare qualcosa di peggio, ma bisognerebbe impegnarsi parecchio.

Consigliato a: chi ha visto la prima serie e gli è piaciuta; chi non attende altro di veder mutande, tette e palpeggiamenti sullo schermo; chi si è condannato a quattro ore di sofferenza autoinflitta.

Kaiba

Nel 2008, un viaggio in un mondo di pura fantasia:

Kaiba

Kaiba è uno strano ragazzo con un buco al centro del petto, che si sveglia senza memorie: si trova subito in pericolo, e inizia un viaggio per ritrovare sé stesso. Mentre gira per i mondi, però, oltre che trovare tracce di sé incontra vari avvenimenti e varie persone, che fanno intuire un ben più oscuro destino a cui il pianeta stesso sta andando incontro…

In Kaiba, la cosa più particolare e curiosa è come vengono trattati i ricordi. In questo mondo, infatti, i ricordi sono una cosa fisica, palpabile: possono essere presi, inseriti ed estratti dalle teste; possono essere immagazzinati e spostati, di modo da portare le “anime” in altri corpi; posson essere copiati; possono essere divorati da piante succhia-memoria, lasciando solo un involucro vuoto. Tutto questo porta a mille possibilità di interazione tra le varie persone.
Ciò può anche far riflettere sulle implicazioni etiche di una possibilità del genere: sarebbe giusto prendere le proprie memorie e spostarle in un giovane corpo, magari acquistato ad qualcuno che aveva necessità di denaro, quando si è vecchi? Sarebbe possibile ingannare qualcuno scambiando i corpi e fingendo di esser qualcun’altro? Dov’è il confine tra l’opportunità e il pericolo? Forse sono pensieri un po’ fantasiosi e non molto utili nella vita di tutti i giorni, ma l’importante è far funzionare il cervello.

Purtroppo, secondo il mio umile parere questo è quanto c’è di buono in Kaiba. Per il resto ci si ritrova davanti ad una storia estremamente confusionaria, che continua a cambiare soggetto senza apparente motivo. All’inizio sembra che si vada a caccia delle memorie di Kaiba; in seguito, pare quasi di trovarsi in una specie di Piccolo Principe versione anime, con il protagonista che gira vari pianeti ed in ognuno incontra persone che con i loro vizi rimangono sole e tristi. In seguito, subentra un aspetto pseudo-politico di oppressione di deboli e di volontà di rivoluzione. Alla fine, tutto ciò va a ramengo per concludersi in un finale che nulla c’entra con tutto ciò che s’è visto. Alcuni l’hanno definito “una grande prova di narrazione fantasy/fantascientifica”: io lo definisco un minestrone di idee confuse buttato alla rinfusa.

I disegni… che dire. Nel 2008 non pensavo fosse possibile una cosa simile. Si può dire che lo stile, infantile e raffazzonato, ben si adatta al mondo onirico ed inventato in cui ci si trova; la qualità dei disegni è però veramente scadente, e si vede che non è un problema di files: le immagini sono ben definite e ci sono alcuni momenti in cui si rasentala decenza, ma per il resto ci si trova in un abisso di inqualificabile bruttura che nemmeno gli anime di serie Z degli anni ’60 potevano raggiungere.
La musica, invece, risolleva un po’ il lato artistico della serie: anche se le sigle sono in parziale engrish, sono molto orecchiabili, dolci e delicate. Soprattutto la sigla iniziale è molto bella e nostalgica.

Insomma, Kaiba è un anime sperimentale della Madhouse Studios, che ha prodotto capolavori come Dennou Coil, Nana e Black Lagoon: in questo caso, però, si sono spinti troppo nell’ermetismo e nella ricerca di qualcosa che, alla fine, non hanno trovato.

Voto: 4. Un buco nell’acqua, a mio parere.

Consigliato a: chi apprezza i disegni infantili; chi ama delle serie che tentano di esser qualcosa di veramente diverso; chi vuole vedere un esserino che usa le orecchie ad elicottero per volare, facendo versettini assurdi.

Girls Bravo

A che livello il fanservice diventa fastidioso? Ce lo si chiede con

Girls Bravo

Questa serie parla di Nagasumi, un ragazzo che ha il terrore delle ragazze poiché era sempre bullato da piccolo a causa della sua piccola statura. A seguito di tali abusi, ha oramai una reazione cutanea d’allergia ogni volta che una donna entra in contatto con lui, ivi compresa la sua amica d’infanzia Kirie.

Un giorno Nagasumi cade nella sua vasca da bagno e si trova catapultato su un altro mondo, dove il rapporto donne/uomini è 9 a 1, e dove ogni donna farebbe di tutto per accaparrarsene uno: scopre in tal luogo l’unica donna a cui non è allergico, Miharu, e la porta con sé nel suo mondo. Da lì in poi tutti gl’uomini sbavano per Miharu, e le donne per Nagasumi (nonostante le sue evidenti difficoltà dermiche).

Questa serie è qualcosa di molto simile ad una camionata di fanservice ecchi catapultata su uno schermo. La storia si perde dopo due o tre puntate, a seguito delle quali il fatto che Miharu sia un’aliena e che Nagasumi sia allergico alle donne passa in secondo luogo, oscurata dalla lussuria di Kazuhara e della sorella.
Ci si ritrova in pratica a vedere una puntata dopo l’altra in cui tutti ci provano con uno dei due protagonisti, con coercizioni più o meno violente, passando per nudità completamente gratuite e battute ripetitive e banali.

Per essere del 2004, il disegno risulta comunque pulito e gradevole: purtroppo, rimane ben poco altro da salvare in questa serie.

Voto: 4. Non ho nemmeno guardato le ultime puntate, sarebbe stato uno sforzo troppo crudele per me stesso.

Consigliato a: chi vuol vedere donnine nude; chi non è mai stanco delle battute ad ambito sessuale; chi ha del tempo da buttare.

Last Exile

Ed eccoci alla mia prima, vera bruciante delusione:

Last Exile

Innanzitutto la storia. In un mondo alternativo di stampo ottocentesco dove però una misteriosa tecnologia rende le macchine volanti una comune realtà, ci sono Claus e Lavie che, orfani e soli, si occupano di effettuare consegne con una delle suddette. Ad un certo punto ricevono da un corriere morente una missione pericolosissima: consegnare una bambina ad una pericolosa nave-pirata.
La consegna vien effettuata, ma Claus non ha il cuore di abbandonare la bambina al suo destino…

Ok. Può essere che forse io non abbia capito una mazza: ho visto giudizi molto positivi su questa serie, e per questo mi son fidato. Mai l’avessi fatto!
In primis, devo dire che le premesse erano ottime. Disegni molto accattivanti, un mondo davvero ben fatto e attraente per l’occhio, senza contare che le macchine volanti sono molto belle e si prestano a molte ottime scene. Non per nulla la corsa che si svolge all’inizio della serie è uno dei momenti da me preferiti: a quel punto, ero convinto che avrei visto un’ottima serie.
Purtroppo dopo tale punto, tutto crolla miseramente. I personaggi iniziano ad agire senza alcuna logica. Per quanto la bambina da consegnare fosse carina, non vedo perché -dopo la consegna- correre dietro alla nave pirata per “vedere come sta”. Ma soprassediamo. Claus e Lavie arrivano alla nave, entrano nell’hangar e litigano con i meccanici: Claus piglia un bel po’ di botte, e la situazione pare decisamente critica. Improvvisamente gli concedono la possibilità di vedere Al (la bimba). E lui decide, giustamente, di unirsi alla nave pirata (????). Non bastasse, due secondi dopo diventa amicone con tutti quelli che l’avevano appena scassato di botte…

Purtroppo la serie intera è costituita da simili incongruenze. Più volte mi son ritrovato a controllare che non avessi per caso saltato una puntata, perché tra un pezzo e l’altro non c’era alcuna connessione logica: la storia andava avanti a singhiozzo, senza un briciolo di credibilità né di motivazioni per tutto ciò che accadeva. I personaggi chiave diventano improvvisamente inutili, i personaggi secondari ad un certo punto diventano come eroi e rubano la scena all’azione principale,… una tragedia.

Una cosa si salva, e parecchio: i combattimenti aerei. sono davvero ben fatti, godibili e di buon passo. Peccato che siano davvero pochi sparsi qua e là nelle puntate, e non bastano a salvare quanto di malfunzioante c’è. Anche uno dei pochi personaggi che spiccavano, Dio, alla fine cede e non rispetta alcuna delle aspettative che ci si poteva esser fatti.

La delusione è stata forte perché le premesse erano ottime: un’ambientazione bellissima, dei protagonisti simpatici, un inizio di storia che poteva sembrare avvincente e infinite possibilità di sviluppo tra voli in cielo e intrighi politici (purtroppo sviluppati nebulosamente). Nulla di tutto ciò si è realizzato, lasciando un prodotto che, per la prima volta, ho davvero fatto fatica a finire.

Voto: 4. Darei anche meno, ma le battaglie aeree erano davvero ben fatte.

Consigliato a: chi ama i vestiti 800eschi; chi vuol vedere qualche (raro) bel combattimento aereo; chi si vuol far del male.