Rocket Girls

15 enni nello spazio a guidare razzi?

Rocket Girls

L’agenzia spaziale Giapponese (SSA) ha un grave problema: intende riuscire a creare voli economici per lo spazio al fine di trasportare tecnici per la manutenzione di satelliti e strumentazione varia, il che garantirebbe loro la leadership nel mercato: non riescono però a creare un razzo funzionante e abbastanza leggero per tale scopo.
Dopo vari tentativi incontrano più o meno per caso Yukari, una ragazza 15enne in viaggio alla ricerca di suo padre: utilizzando lei come astronauta, risparmierebbero peso e dimensioni riuscendo quindi a rientrare nei parametri necessari! Inizia quindi l’avventura di Yukari nella volta celeste, ove solo pochi possono sperare di arrivare.

In un primo momento, l’idea pare buona: ai giorni nostri il volo spaziale convenzionale è oramai quasi ignorato, sebbene sia un argomento interessante, e la light novel dal cui inizio è tratto questo anime di tredici puntate è stato creato con l’aiuto dell’agenzia aerospaziale nazionale giapponese. Questo fa supporre un certo rigore scientifico… che purtroppo, però, viene a mancare.
La sospensione d’incredulità è un elemento vitale di ogni storia: lo spettatore deve accettare di sottoporsi alle “regole del gioco” fissate dal narratore per poter apprezzare la storia senza lamentarsi di ogni minima incongruenza con la vita reale. In questo caso, però, ne si fa un uso esagerato ed irragionevole!
Si inizia dal concetto stesso dell’anime: prendere 15enni per spararle nello spazio è una cosa quantomeno illogica, in virtù dei severissimi addestramenti a cui gli astronauti devono sottoporsi (e che nell’anime corrispondono ad UN mese). Gli allenamenti a cui vengono sottoposte le ragazze sono comunque irragionevoli per la loro età e costituzione fisica.
Una volta lanciati nello spazio, la situazione non migliora. Si passa da un atterraggio in una piscina profonda due metri ad un rientro a 10g con due ragazzine sedute sullo stesso sedile (il che vuol dire 400kg che schiacciano il costato di quella sotto… e non le succede niente.
Si tocca poi il fondo quando si arriva a calcolare le traiettorie di rientro a mente dopo aver estirpato dalla navicella spaziale tutta la strumentazione, senza contare il tentativo di Skip reentry fatto totalmente a caso (ed è una calcolazione mostruosamente complessa anche per un computer) che chiaramente riesce senza problemi.
Una di queste cose non darebbe fastidio, ma tutte assieme sommate danno un senso di approssimazione molto forte che, in un anime che punta molto sulle manovre e sulla tecnica, condizionano estremamente la riuscita.

Con i personaggi, per fortuna, se la cavano un po’ meglio: risultano simpatici e caratteristici e, anche se essi non hanno un grande sviluppo (non ci si può aspettare miracoli da tredici puntate), sono gradevoli da seguire. Alcuni risultano un po’ piatti (il padre, ad esempio, è totalmente inutile), ma in fin dei conti si lasciano seguire senza troppi problemi.
La parte divertente, che serve a tenere l’umore abbastanza allegro, è fatta in maniera decente: la prima parte strappa qualche sorriso in più e la seconda qualcuno in meno, ma non è nulla di cui sorprendersi.

La grafica è piacevole e curata nelle parti disegnate, mentre quelle in CG lasciano abbastanza a desiderare per essere del 2007: la musica è anonima anche se non fastidiosa, e non si fa notare in maniera particolare. Esula però da questo campo il doppiaggio, che risulta molto particolare perché è uno dei pochi anime ad avere dei personaggi che parlano giapponese con forte accento straniero (accento cinese, accento americano) senza che essi siano solo macchiette mono-puntata.

Insomma, Rocket Girls è l’ennesimo anime tratto da una light novel quasi fosse uno spot pubblicitario per dare un assaggio dei libri: è però pieno di imprecisioni e risulta poco interessante da seguire, perché non c’è una vera e propria storia concreta. Mah.

Voto: 6. Sufficiente, ma nulla più.

Consigliato a: chi ama lo spazio e non si preoccupa delle imprecisioni tecniche; chi avrebbe sempre voluto fare l’astronauta; chi vuole sentire un proprietario di ristorante cinese con un accento meraviglioso.

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