Ani*Kuri 15

…15 minuti per 15 cortometraggi di 15 maestri d’animazione differenti.

Ani*Kuri 15


La NHK ha chiesto a 15 tra i più famosi produttori di anime dei nostri giorni di realizzare ognuno un cortometraggio della durata di un singolo minuto: nessun’altra indicazione è stata data. Con che idee verranno fuori i maestri del nostro tempo?

Con questa semplice introduzione, si assiste alla proiezione di cinque micrometraggi, di 60 secondi ciascuno. Sono ovviamente di tanti tipi diversi: alcuni comici, altri tristi, altri ancora semplici esercizi di stile: devo dire di averne graditi particolarmente 5, ed averne trovati altri 7 non spettacolari ma godibili: solo in tre casi sono rimasto piuttosto deluso dal risultato. Per un lavoro del genere, ritengo sia una buona media: spesso produzioni sperimentali come queste producono visioni di qualità abbastanza scadente.

Devo dire che, comunque, sono rimasto un po’ perplesso dalla scelta degli studi coinvolti nel progetto. Sicuramente sarà stato per problemi di contratto o per mancati accordi, ma alcune delle più grandi case produttrici sono rimaste fuori. Niente Studio Ghibli, niente SHAFT, niente J.C. Staff, niente Sunrise; vero, ci sono altre grandi case (come la mia amata Gainax, che ha anche fatto quello che secondo me è il miglior corto di tutti), ma sarei stato felice di vedere i lavori di altri artisti.

La grafica, ovviamente, è altalenante. Alcuni lavori hanno un tratto molto bello, in maniere molto diverse le une dalle altre: un paio degli episodi sono invece raffazzonati, alcuni volutamente (e quindi l’effetto è interessante), altri meno (e quindi l’effetto è ‘na patacca).
L’audio è generalmente ben curato, toccando l’eccellenza in un paio di pezzi.

Insomma, si può dire che Ani*Kuri 15 è un esperimento ben riuscito: non ritengo sia un capolavoro di alcun genere, ma in fin dei conti non è facile convogliare delle emozioni in soli 60 secondi: in molti casi, qui ci si è riusciti.

Voto: 8,5. Quindici minuti ben spesi, a mio parere.

Consigliato a: chi apprezza i cortometraggi; chi vuol vedere lavori originali ed insoliti; chi vuol finalmente vedere il debutto negli anime di DOMO-KUN!!!!

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Daicon III & IV

…La storia di due introduzioni che cambiarono il mondo dell’animazione.

Daicon III & IV

Oggi parliamo di storia.
Nel 1981, in occasione della 20° fiera della fantascienza ad Osaka, venne chiesto a due universitari di realizzare un’animazione d’apertura. I due sconosciuti elementi erano Anno Hideaki e Yamaga Hiroyuki: presero le loro conoscenze e quelle di loro amici universitari, e crearono Daicon III. La grafica era moderatamente scarna, le musiche erano chiaramente basilari, ma si vedeva un lampo di genio in tutto ciò. La sigla, della durata di circa 8-9 minuti, parlava di una bambina a cui viene affidato da un uomo sceso da un’astronave un bicchiere pieno d’apparente acqua; molteplici nemici si fanno avanti per rubare tale oggetto, ma la bambina riesce a respingere qualsiasi attacco -venga esso da robottoni, Godzilla, mostri alieni, cannoni fotonici o altro- grazie alla sua forza erculea e al suo zainetto pieno di trucchi (jetpack, missili, righelli laser e via dicendo), arrivando a portare l’acqua a destinazione.
Le citazioni erano molteplici, con robottoni chiaramente riconoscibili ed elementi visti nei più grandi anime dell’epoca: la sigla venne gradita enormemente.

Nel 1983, per la 22° edizione, la Daicon chiese nuovamente ai due sopraccitati artisti di creare una sigla d’apertura: essi crearono un’apposita società (che sarebbe poi diventata la Gainax) e, utilizzando il loro know-how maturato con la prima produzione e l’anno di lavoro nel frammezzo, crearono una sigla visionaria e assurda.
Dopo un piccolo riassunto della sigla di Daicon III, una voce sintetica ci parla di un mondo ai confini dei nostri sogni, dove si può intravedere la follìa: subito dopo, reincontriamo la bambina di Daicon III.
Che è cresciuta.
Ora indossa un vestito da coniglietta playboy, prende a calci Godzilla e Gundam, surfa su una Doombringer, passa in mezzo a schiere di eroi dei fumetti americani e mille altre cose: inoltre, ad un certo punto immagini pressoché casuali iniziano a comparire. Città fatte deflagrare, raggi rivitalizzatori, montagne in crescita e via dicendo: un minestrone apparentemente senza senso.

Tutto ciò potrebbe far pensare ad una mezza ciofeca, ma in realtà è l’esatto contrario: unito ad una colonna sonora che -per chi apprezza le musiche anni ’80- è semplicemente meravigliosa, si è davanti alla più massiccia e portentosa collezione di citazionismi mai compressati in circa tre minuti. Ogni secondo si vedono manciate di riprese dai più famosi lavori dell’epoca, arrivando a toccare punti in cui ci sono schermate intere di personaggi che passano, ed ognuno di essi è di una diversa serie. Riconoscerne anche solo un ventesimo è indice di grande conoscenza del mondo degli anime e della cultura popolare anni ’70 e ’80.

Fosse tutto qui, non si spiegherebbe come mai una semplice opening di una manifestazione catapultò alla celebrità i suoi creatori: in Daicon IV, infatti, la parte grafica gioca un ruolo vitale. Se Daicon III era animato con delle tecniche semplici e primitive, il suo successore sembra provenire da dieci anni nel futuro; purtroppo le versioni oggi rintracciabili sono rovinate e non lasciano apprezzare in pieno la qualità presentata, ma diverse sequenze non avrebbero sfigurato con la grafica dei più blasonati titoli dell’epoca, come Akira e simili. Anche se questo paragone può parere esagerato, fa capire cosa un gruppetto di universitari riuscì a creare con i mezzi a disposizione.

Insomma, Daicon III & Daicon IV sono due lavori che ai cultori d’oggi possono parere primitivi e imprecisi, ma hanno creato la base per una delle più famose case produttrici di anime e, nel loro piccolo, rivoluzionarono il modo di intendere il genere, prendendosi molto meno sul serio e creando ciononostante un mito intramontabile.

Voto: non si può dare una nota ad un lavoro simile.

Consigliato a: chi vuole sapere da dove davvero iniziò la follìa; chi ama la buona animazione d’annata; chi vuol vedere il più totale nonsense mai creato, tanto che FLCL pare una chiacchierata al parco tra vecchietti.

Shikabane Hime

…Adolescenti zombie che, con molteplici armi da fuoco e non, danno la caccia a mostri infernali.

Shikabane Hime


Nel mondo dei giorni nostri, molta gente muore in modo inaspettato ogni giorno. Qualora una persona con una fissazione o dei forti attaccamenti morisse senza avere il tempo di accettare il suo fato, diventerebbe un cadavere vivente: un mostro che, per soddisfare il suo oramai impossibile sogno, divora vite altrui.
Per evitare che tali esseri minaccino l’esistenza dell’umanità, una società buddista ha provveduto a trovare l’arma perfetta contro di loro: le Shikabane Hime (“principesse cadavere”), che non sono altro che ragazze morte che hanno potuto esser riportate alla vita sotto controllo di un prete che evita che diventino unicamente altri cadaveri come quelli che stanno cacciando: quando la Shikabane Hime riuscirà ad uccidere 108 cadaveri, potrà ascendere in paradiso.
Ouri è un orfano, che vive assieme al giovane sacerdote Keisei: quest’ultimo -Oori scopre con grande sorpresa- ha un contratto con Hoshimura Makina, una Shikabane Hime, per combattere contro le mostruosità che si creano ogni giorno.
In quale modo questa conoscenza cambierà la sua vita? È vero che i cadaveri sono soltanto degli esseri senza mente, e che non possono organizzarsi? L’unico scopo di Makina è quello di uccidere 108 vittime, oppure ha un secondo fine?

Va in primis detto che questa serie è teoricamente divisa in due: Shikabane Hime: Aka e Shikabane Hime: Kuro. Ognuna delle due serie ha 13 puntate, ma le stesse sono strettamente conseguenti e non c’è interruzione di continuità: sono inoltre state proiettate in Giappone a ben poca distanza l’una dall’altra, e quindi tratterò il tutto come una serie unica.

Come si può capire dal breve riassunto sopra effettuato, il potenziale per creare un anime tutto azione, macello, distruzione, mistero e tamarraggine è presente: come mai tale successo annunciato si è trasformato in un mezzo flop?
Iniziamo ad esaminare la trama. La stessa parte abbastanza bene, con vari misteri che vengono presentati e un culto che sin dall’inizio si capisce che non la racconta giusta. Purtroppo, durante il proseguio della serie, ci si accorge di due cose: in primis che il ritmo al quale vengono effettuate delle scoperte è totalmente incostante, dato che ci sono magari 3-4 puntate senza alcuna particolare rivelazione, e poi in dieci minuti si viene bombardati da talmente tante nuove informazioni (piovute generalmente dal nulla) che la sorpresa lascia spazio alla fatica di immagazzinarle tutte, per poi tornare ad un eventuale ulteriore puntata senza nessun cambiamento. Questo continua durante tutta la serie, con forte accentuazione nella seconda metà: qui si continua ad avere novità e contro-novità a spron battuto.
Evito di commentare il finale, secondo me bruttino e inconcludente.

I personaggi, purtroppo, non si comportano molto meglio: il gruppo iniziale pare pronto a spaccare (letteralmente) il mondo, ma i comprimari vengono immediatamente tagliati fuori. Tutte le Shikabane Hime che non siano Makina (ed in un paio di puntate un’altra, ma è una cometa che in seguito sparisce senza lasciar traccia di sé) diventano quasi immediatamente delle comparse utilizzate solo per sottolineare l’ovvio, così come i relativi sacerdoti contrattori.
I protagonisti stesso non brillano particolarmente: Makina è la classica eroina che prende schiaffoni di continuo finché non succede qualcosa che la scuote dal torpore e le fa piantare il colpo finale superplus della morte: i ragionamenti sono ridotti al minimo. Lo sviluppo emotivo suo (e di Oori in corrispondenza) non è malaccio, ma ci mette un pochino troppo ad ingranare sul serio. Oori stesso è abbastanza inutile ai fini della storia: corre qui e là, ma alla fine non risulta mai utile per nulla. Impara abilità a caso senza motivo, e questo di certo non serve a farlo risultare particolarmente coerente con la sua crescita personale.
Ci sono altri personaggi che qui e là hanno parti abbastanza importanti, ma quasi ogni volta sono utili soltanto per 30-40 minuti e poi tornano nel totale anonimato.

I cattivi, che spesso e volentieri danno il vero pepe alla storia, risultano davvero ridicoli: ci sarebbero otto principali opponenti, ma va detto subito che di questi ne si sentono parlare solo 4: gli altri fanno da decorazione scenica, senza praticamente alcun ruolo più lungo di 4-5 minuti. Quelli che risultano più sviluppati, lo sono comunque in maniera poco brillante, rendendo gli scontri abbastanza piatti.

Proprio sugli scontri va detto ancora qualcosa: essi (che a mio parere avrebbero dovuto essere il vero fulcro di una serie così votata all’azione sfrenata) sono decisamente pochi rispetto a quel che ci si potrebbe aspettare, e soprattutto risultano troppo corti e frammentari: quando si ha il combattimento dell’eroina principale contro uno dei suoi più forti antagonisti non si possono far vedere due spezzoni da un minuto e basta, se per giunta non sono nemmeno di super-azione! Questo si ripete durante tutta la serie: o gli scontri sono come quelli prima detti (protagonista le prende finché non succede X, e poi vince senza problemi), oppure durano poco e risultano poco affascinanti.
Ci sarebbe il materiale per creare un AMV epico ed impressionante, ma non molto di più: mi aspettavo di molto meglio.

Il disegno segue lo stile classico Gainax, sebbene non sia d’eccelsissima qualità: l’audio è gradevole, e opening/ending sono ben orecchiabili.

Insomma, che altro dire di Shikabane Hime? Come si è capito, sono rimasto molto deluso da questo lavoro. Le carte teoriche per una serie al pari di Black Lagoon o simili c’erano tutte, eppure è stato prodotto un lavoro che posso solo definire “senz’anima”. Mentre si guardano le scene si sente un progressivo senso di distacco dalla vicenda, che porta la noia a serpeggiare qui e là: essa cresce sempre più, fino a quando si arriva al momento delle grandi rivelazioni totalmente disinteressati e pertanto senza più l’interesse a sapere un seppur malconcio “perché”.

Voto: 6. Buttare nel cesso un simile potenziale è una cosa che mi fa veramente imbestialire. Avrebbero potuto far di tutto, e han creato una robetta da quattro soldi: la prima parte risulta anche abbastanza guardabile, ma seconda cede miseramente al logoramento. Ho meditato a lungo se scendere a 5,5, ma in effetti devo ammettere che qui e là alcuni momenti sono risultati anche carini.

Consigliato a: chi vuol comunque vedere ragazze zombie che sparano a mostri zombie; chi gradisce storie con colpi di scena talmente a catena che il cambio di fronte è continuo; chi vuol conoscere i nuovi confini della necrofilia.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-hen

…Il secondo OVA, che tenta di raccontare la parte più epica dell’omonima serie.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-Hen

Questo secondo film inizia dove il primo si interrompeva, raccontando le vicende che portano alla conclusione della serie di Tengen Toppa Gurren Lagann.

La storia per un certo periodo segue la trama iniziale, ma una volta partiti per lo spazio delle icongruenze con la serie iniziano a palesarsi. Personaggi che in precedenza morivano rimangono vivi, occupando spazio e modificando il gruppo che arriva alla battaglia finale – cosa che, per chi già ha visto la serie, risulta essere problematica dato che il fulcro del discorso effettuato da Simon verte anche sul sacrificio dei compagni di viaggio.

Inoltre, altre due cose mi hanno pesantemente infastidito. La prima è che la storia risulta incomprensibile se non la si conosce già a menadito: chiaramente un film riassuntivo non riesce a spiegare tutto ciò che l’originale contiene, ma per esempio nel primo (Guren-hen) erano riusciti a limare alcuni pezzi mantenendo tuttavia intera la trama e dando il dovuto risalto ai giusti momenti. In questo caso ciò non accade: ci si perde in un caos di esplosioni e distruzione senza, in apparenza, un vero perché.

In secondo luogo, gli usualmente attenti collaboratori della Gainax hanno fatto un altro passo falso: rifacendo la grafica e il sonoro, hanno ritoccato alcuni momenti assolutamente epici, andando a togliere esattamente ciò che gli appassionati andavano a cercare. Sorvolando i cambi dovuti alle modifiche della trama, molti altri non erano necessari: modifiche di musiche, voci, immagini, discorsi, disegni: quando si arriva al punto in cui ci si esalta poiché il personaggio farà questa o quella figata, si rimane quasi regolarmente delusi. Il finale, poi, è totalmente sconnesso dall’originale e definirlo caotico e raffazzonato è dir poco.

La grafica, bisogna dire, è fenomenale. Molti scontri sono stati interamente ricreati, e dal punto di vista puramente tecnico sono impressionantissimi: molti dei buchi della trama non vengono notati semplicemente perché si è troppo affascinati dalla qualità del disegno e dei combattimenti.
Anche il sonoro mantiene l’altissima qualità a cui siamo abituati, seppur con qualche remix forse superfluo.

Insomma, cosa rimane alla fine della visione di Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagan-hen? Un bel po’ di combattimenti, una grafica mozzafiato in puro stile Gainax, tanta confusione, tanta delusione e l’impressione di aver assistito ad uno scivolone su un progetto che apparentemente non avrebbe dovuto recare sorprese. Forse i produttori hanno tentato di aggiungere qualcosa per interessare anche coloro che avessero già visto la serie: secondo me hanno fatto un errore madornale.

Voto: 5. Potrà sembrare duro, ma la delusione è tanta e la Gainax dovrebbe sapere che con esplosioni e robottoni che si menano non si riescono a coprire i buchi di trama, di personaggio e di ritmo.

Consigliato a: chi non si offende nel vedere uno dei finali più belli del mondo stuprato e privato del suo fascino; chi vuol vedere combattimenti di robot di qualità notevole; chi, in fin dei conti, di Yoko, Simon, Boota e compagnia non ne ha mai abbastanza.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen

…Un OVA che riassume la prima parte di una delle più grandi serie di sempre.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen

Questo primo film della durata di circa due ore riassume la prima parte della storia di Tengen Toppa Gurren Lagann: per informazioni ulteriori in merito alla serie di base rinvio alla recensione scritta a suo tempo.

In questo caso chiaramente il tutto ha dovuto essere compresso per motivi di tempo. La storia rimane pertanto invariata (si parte dall’inizio e si arriva fino allo scontro con lo Spiral King), ma i personaggi vengono esaminati molto meno. Tutte le puntate che introducono i vari membri del gruppo (Rossiu, Kittan, Dayakka e via dicendo) sono state falciate, e quindi ci si ritrova meno attaccati ai singoli membri proprio perché essi risultano molto meno personalizzati.

La trama viene mantenuta con fedeltà, facendo rivivere tutti i momenti più epici della serie: Kamina riesce a far ridere a crepapelle con le sue uscite assurde, e questo primo film risulta pertanto per la maggior parte del tempo leggero e scanzonato.

La grafica migliora rispetto alla serie iniziale: soprattutto nei combattimenti si vedono nuovi effetti grafici davvero impressionanti, che danno un motivo per seguire questo remake anche a chi ha già visto l’originale.
Le musiche rimangono di ottima qualità, come d’altra parte ci si poteva aspettare.

Insomma: Tengen Toppa Gurren Lagann: Gurren-Hen è una buona trasposizione in sole due orette di una 15ina di puntate di serie. La versione estesa rimane chiaramente molto migliore perché riesce a far passare i mille messaggi e le mille sensazioni che l’hanno resa un capolavoro, ma il lavoro fatto qui è decisamente apprezzabile per chi vuole rivedersi un concentrato dei pezzi migliori, e per chi non ha tempo o voglia (eresia!) di guardarsi tutte le ventisette puntate, senza per questo voler rimanere all’oscuro della trama di questo anime.

Voto: 8,5. Manca tantissima roba, per forza di cose, ma si fa valere ugualmente.

Consigliato a: chi di TTGL non ne ha mai abbastanza; chi vuol scassarsi dal ridere vedendo Kamina che se ne esce con delle frasi assolutamente epiche; chi si chiede ancora come fa Boota ad avere una mira così incredibile per le tette di Yuki.

Royal Space Force: the Wings of Honneamise

…L’inizio del mito: il primo film dello Studio Gainax.

Royal Space Force: the Wings of Honneamise

Ci troviamo in un’ambientazione paragonabile ai giorni nostri, ma in una realtà alternativa: su questo pianeta non si è mai arrivati fino alla luna, e le grandi nazioni dominanti sono impegnate in un’estensiva guerra fredda. Shirotsugh Lhadatt da bambino sognava di pilotare dei caccia militari, ma purtroppo la sua scarsa abilità scolastica l’ha portato su un’altra strada: lavora nella Royal Space Force, l’ente che nel regno di Honneamise dovrebbe occuparsi dell’esplorazione spaziale. La realtà è tuttavia che non c’è alcuna effettiva ricerca in corso, e il tempo passa oziando e sperimentando fallimentari razzi in un ambiente annoiato e decisamente poco stimolante.
Dopo l’incontro con Riquinni, una ragazza che tenta di far proselitismo religioso, Lhadatt guadagna molto più spirito nel perseguire lo scopo di viaggiare nello spazio: tensioni politiche in aumento portano inoltre ad un rinnovato interesse per la corsa allo spazio. Riusciranno gli astronauti in erba a volare senza incidenti? Il viaggio nello spazio sarà ricordato come successo scientifico o mossa politica? Cosa si cela dietro agli interessi che circondano il razzo in costruzione?

La storia di Wings of Honneamise inizia in maniera lenta, decisamente troppo lenta: inizialmente non si vede accadere granché, e l’unica cosa interessante è il lancio del succitato razzo. I problemi tecnici e le mille problematiche sono estensivamente esplicate, e non mancano, ma questo non riesce a dare il giusto passo e la noia rischia di fare capolino. In seguito, tuttavia, l’anime prende più velocità, e gli eventi si susseguono con un ritmo molto più cadenzato: lo sviluppo del protagonista prende il sopravvento sulla mera parte tecnica, e Lhadatt inizia a sviluppare la sua personalità, in precedenza rinunciataria e svogliata. Durante la visione della seconda parte, si vede un ulteriore cambiamento: dopo aver parlato dello sviluppo del protagonista e di chi lo circonda, si finisce a parlare dello sviluppo dell’umanità intera, e della brutta abitudine di ripetere gli errori all’infinito.
Tutta questa carne al fuoco, unitamente a notevoli intrighi politici e dimostrazioni di coraggio personale, fanno sì che la seconda parte del film passi con molta più facilità rispetto alla prima, e apportano anche dei ragionamenti decisamente interessanti.

La cosa che risulta forse più impressionante è tuttavia l’ambientazione: alla creazione della stessa è stata dedicata una cura quasi maniacale, con l’invenzione di scrittura e lingue apposite. Una geografia creata ad hoc e delle religioni create dal nulla fanno capire che l’attenzione per il dettaglio in questo ambito è stata assoluta, con il risultato di aver creato un mondo in cui ci si può immergere con tranquillità poiché risulta coerente e intrigante.

I personaggi focali non sono tantissimi, ma l’attenzione è quasi esclusivamente focalizzata su Lhadatt. Anche Riquinni e Minna hanno il loro tempo, ma non si sviluppano granché. Il protagonista, come detto sopra, segue invece un notevole processo di evoluzione: a parte l’iniziale enfasi in un lavoro che prima non lo interessava minimamente, che pare decisamente esagerato, per il resto lo sviluppo che porta un ragazzone a diventare un uomo è ben realizzato. Paure, timori, preoccupazioni e pensieri risultano reali anche se applicati ad un mondo diverso e a problematiche che non sono di tutti i giorni: la graduale perdita d’innocenza di Lhadatt verso un mondo corrotto e approfittatore è notevole e ben fatta.
Anche alcuni ragionamenti sull’umanità in generale fatti da Lhadatt sono notevoli: il gusto per la guerra e il sacrificio di ogni cosa per poter prevalere su qualcun altro sono due pecche umane che vengono ben rappresentate, spesso in maniera parecchio simbolica, e danno un livello di lettura non indifferente.

I disegni sono chiaramente datati (dal 1987 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti), ma risulta comunque gradevole da vedere. Le musiche sono particolari, estremamente anni ’80, e non posso dire che mi siano piaciute tutte: in alcuni aspetti avrebbero potuto utilizzare effetti sonori migliori, ma come lavoro d’esordio è decisamente accettabile. La strana ed intrigante ending si fa apprezzare.

Che altro dire di questo film che ha segnato il punto di partenza di una delle più grandi case d’animazione giapponesi? Beh, le sue pecche le ha, e la prima parte passa in maniera davvero lenta e pesante; nel restante tempo il tutto si risolleva invece non poco, e già si riesce a vedere l’impronta di psicologia e filosofia che permea tanti dei lavori della Gainax.

Voto: 7,5. Ha sentito il passare del tempo, ma è un pezzo di storia.

Consigliato a: chi vuole vedere come è nato un colosso; chi è attratto dagli intrighi politici; chi vuol vedere il gruppo di scienziati più sciroccato del mondo.

Gunbuster

Uno dei lavori che hanno reso famosa ed immortale una delle mie case produttrici preferite:

Gunbuster

Nel 2015, Noriko è la figlia dell’ammiraglio della più grande astronave che abbia mai solcato i cieli, che combatté contro un poderoso nemico alieno e venne annichilita.
Il suo desiderio è semplice: diventare anche lei una pilota di mech e andare a combattere la razza aliena che minaccia la terra, in onore di suo padre!
In accademia non se la cava molto bene, ma grazie a dei colloqui illuminanti con il suo idolo lavora duramente e viene scelta per la missione più importante di tutte, per annichilire le forze nemiche! Ma è lei davvero pronta per tutto ciò?

Ci troviamo davanti ad uno dei lavori che hanno catapultato il nome della Gainax nell’olimpo degli Dei dell’anime, nel lontano 1988: dopo averlo visto, posso dire di capirne il perché.
In un primo momento, soprattutto a causa dell’hype creato attorno a questa serie dal sapore oramai mitico, si potrebbe rimanere un po’ delusi: le prime due puntate infatti sembrano abbastanza classiche e prive di fascino, come se ci trovassimo dinnanzi ad un normale anime dove ci sono ragazzi con grandi desideri e robot pronti da guidare.
Dalla terza puntata, per tutte le quattro puntate finali, la situazione cambia decisamente: una volta giunti nello spazio non è più tempo di ridere e scherzare, le cose si fanno serie, e molto. La serie si sviluppa in un crescendo emozionale difficile da spiegare.
È infatti quasi impossibile puntare esattamente cosa sia a dare il cambio di passo al tutto, ma le emozioni sgorgano copiose. Dolore, separazione, abbandono, paura: sono tutte affrontate con cruda realtà, mostrando il vero orrore della guerra (che non sta nei grandi numeri, ma nella perdita di qualcuno vicino a sé), la solitudine di un abbandono non voluto ma necessario, l’angoscia dell’incertezza… è difficile trovare così tanti concetti presentati in maniera realistica in sole quattro puntate.
L’ultima puntata, spesso criticata per essere in bianco e nero, ha un finale da standing ovation e anche se probabilmente è stata fatta all’insegna del risparmio (la Gainax non era propriamente ricca, ai tempi) è secondo me molto azzeccata. Anche i disegni della battaglia finale, fatta in immagini statiche che io normalmente detesto, è godibile e ben introduce il punto finale su cui l’anime si chiude.

Il disegno è molto evoluto per essere di fine anni ’80 (ad occhio sembra di almeno 5-6 anni dopo, soprattutto nell’animazione di esplosioni e simili) e le scelte audio sono azzeccatissime: anche in esse, con il proseguire della storia migliorano sempre più, fino ad una canzone conclusiva spettacolare.

Da notare inoltre che, assieme alle sei puntate, vennero rilasciate anche sei “lezioni di scienza” per spiegare i motivi per cui le cose nel mondo di Gunbuster funzionano: prendono parti di fisica reale e le elaborano in maniera fantasiosa per far reggere le loro teorie, il tutto presentato dai personaggi in stile super-deformed. Davvero divertenti, a fine puntata.

In definitiva, Gunbuster (altresì chiamato Top Wo Nerae!) è un assoluto must per chi vuole sapere perché gli anime che guardiamo oggi sono come sono: chi cerca soltanto “un anime con i robottoni che fanno la guerra” rimarrebbe deluso, perché è probabilmente la parte più trascurata di tutte a vantaggio di uno sviluppo personale decente e di una progressione emotiva davvero impareggiabile.

Voto: 9. Non è perfetto (come detto, le prime due puntate sono un po’ sotto tono)… ma per avere solo sei puntate, prende tantissimo!

Consigliato a: chi si reputa amante degli anime; chi ama storie che coinvolgono emozioni che non siano il solito amoreamoreamore; chi vuol controllare se la Gainax già vent’anni fa aveva l’abitudine di mettere qui e là qualche tetta scoperta.

Scrapped Princess

Quando la morte di una ragazzina potrebbe voler dire la salvezza del mondo:

Scrapped Princess

Pacifica è una ragazzina 15enne, e si scopre subito che è la figlia gemella dell’erede al trono di uno dei regni del mondo medievale in cui ci troviamo, ma che è stata “buttata via” poiché una profezia del Dio Mauser disse che al compimento del sedicesimo anno d’età lei sarebbe stata il veleno che avrebbe terminato il mondo. Salvatasi ancora in fasce, venne affidata alle cure di Raquell e Shannon, fratello e sorella adottivi, per sopravvivere ai ripetuti tentativi della chiesa del Dio Mauser di eliminarla.
La storia inizia quando Pacifica ha compiuto quindici anni: si segue quindi più o meno un anno di vita, in cui il trio (gruppo che poi andrà man mano espandendosi) tenterà di fuggire e di scoprire quanto c’è di vero nella profezia alla quale tutti sembrano credere: corrisponde a realtà? In che modo distruggerà il mondo? E chi l’ha deciso? Riusciranno a salvarla senza per questo condannare ad una prematura fine il loro pianeta?

Va detto subito che il lato migliore di questo anime è la storia. Inizia molto lentamente, con una decina di puntate stand-alone in cui si impara in che mondo ci si trova, e quali sono le leggi che lo governano e le parti in gioco. Quasi tutti i personaggi vengono introdotti in questa prima fase, per poi prendere il loro reale ruolo più avanti nella storia.
Quando la storia comincia a dipanarsi davanti ai nostri occhi, si riesce a capire l’entità e la complessità della trama e del background esistente: la rivelazione degli effettivi motivi della situazione attuale a cui si assiste verso metà serie è illuminante, e molti altri momenti di spiegazioni e comprensione lasciano stupefatti per la precisione con il quale ogni dettaglio si interseca con tutti gli altri.
Colpi di scena veri e propri ce ne sono pochi, ma questo non va visto come un punto negativo: gli eventi infatti non accadono d’improvviso (come nella realtà ben raramente succede), ma sono sempre il frutto di un ragionamento, di una conseguenza, di un effetto al quale è possibile, a posteriori, dare una spiegazione ragionevole.
Questo è anche supportato dall’altissima qualità dei personaggi innestati in Scrapped Princess: a parte Pacifica in sé (che per tutta la serie fa la principessina un po’ viziata e parecchio ignorante), tutti gli altri protagonisti e comprimari ragionano con la loro testa, agendo non per inspiegabili motivi ma secondo una logica impeccabile. Se qualcuno pare reagire in maniera incoerente, si scopre qualche puntata dopo come mai l’ha fatto: nulla è lasciato al caso. Inoltre, i discorsi non sono mai banali: ogni volta che ho pensato “ecco, ora parte con la filippica sull’amicizia/amore/fedeltà/coraggio/XYZ” mi son trovato spiazzato da un discorso maturo e ragionevole, che lascia stare le classiche frasi ad effetto che si trovano in ogni anime per dare il posto a pensieri molto profondi e che lasciano trasparire la profondità dei caratteri presenti.

La comicità e la serietà vengono alternate in maniera sapiente e piacevole, senza mai sbilanciarsi nello stupidamente comico o nel platealmente tragico: per tutta la serie il perfetto mix di storia e battutine (soprattutto nelle beghe familiari, che non sono dei semplici tormentoni ripetuti all’infinito ma variano ogni volta) lasciano gradire una storia complessa, e potenzialmente molto seria, in maniera allegra e leggera.

Per quanto concerne la grafica, dopo la prima puntata mi son detto “mi sembra di guardare Full Metal Alchemist“: controllando produttore e anno ho scoperto che entrambi sono uguali per le due serie: sono del 2003, e realizzati dalla BONES. La qualità è pertanto la stessa: buona anche se non eccelle particolarmente (d’altra parte, sono passati oramai 5 anni).
L’audio è estremamente piacevole, con opening ed ending splendide e musiche durante le puntate appropriate e che rendono bene l’atmosfera che regna in quel momento.

In definitiva, Scrapped Princess è un anime che secondo me è stato ingiustamente ignorato da molta gente: ha un mix perfetto di comicità, storia, personaggi e suspance (che viene tenuta fino all’ultimo, con un finale dall’esito prevedibile ma dalle meccaniche stupefacenti): a voler trovare un difetto -a parte il carattere di Pacifica, che però era necessario alla storia stessa- si potrebbe dire che le puntate d’introduzione erano un po’ tante, e si sarebbero potute diminuire: è però veramente un dettaglio, in un anime che secondo me è bello quanto e più del suo gemello Full Metal Alchemist.

Voto: 9.5. Sono stato molto vicino al 10, ma la lentezza iniziale non permette di toccare la perfezione.

Consigliato a: chi ha amato FMA; chi vuole uno storione medievale con i controcojoni; chi vuole le liti tra fratelli più belle che un anime abbia mai creato.

Gunbuster 2

La produzione per i 20 anni della Gainax:

Gunbuster 2

In un imprecisato futuro, Nono è una ragazza che fugge di casa perché vuole inseguire il suo sogno: diventare astronauta e difendere il suo pianeta dai mostri spaziali. Incontra più o meno per caso una pilota, Lark, che è una Topless, una pilota dei potentissimi robot che vengono utilizzati contro i nemici dell’umanità.
In seguito a diverse peripezie si viene quasi subito a scoprire che in realtà la vicenda non si svolge sulla Terra ma su Marte, e che Nono non è una normale ragazza ma è un robot… ma ciò non toglie forza al suo sogno di difendere l’umanità dai pericoli sempre maggiori che essa dovrà affrontare.

Quel che si può dire sin da subito è che la Gainax, in questi sei OAV creati per festeggiare i suoi 20 anni (è dal 1984 che dispensano delirio al mondo), ha tentato di mettere tantissime cose, facendo risultare il tutto un po’ troppo compresso: gli sviluppi si susseguono a ritmo incessante, non lasciando il tempo di far assorbire il cambiamento agli spettatori.
Spesso, difatti, le cose cambiano senza apparenti motivi: Nono passa da sbadata ragazza a esperta di mecha; Lark passa dal fastidio verso Nono ad un affetto profondo, senza alcuna fase intermedia; molte altre cose cambiano all’istante lasciando solo supporre che cosa sia accaduto nel frattempo. Sarebbe probabilmente risultato tutto molto più comprensibile (e piacevole) se avessero messo gli stessi -ottimi- contenuti in una serie di 12 puntate, che permettesse di sviluppare tutti gli aspetti della storia e dei personaggi che ci troviamo a seguire.

Ciò non toglie che la storia riserva un paio di colpi di scena abbastanza importanti (il primo totalmente inaspettato, il secondo prevedibilissimo) e la situazione dell’umanità, di cui ci vengono solo dati alcuni accenni, pare decisamente interessante e con un passato degno di nota.

Le musiche sono appropriate con una punta d’eccellenza nella sigla iniziale, con un groove che si rispecchia tanto nel nome della canzone, quanto nell’impressione all’ascoltarla.
I disegni risultano piacevoli ma non eccezionali: le parti animate ricordano FLCL (che però è di 4 anni più vecchio), mentre i combattimenti in CG sembrano esser presi direttamente da Vandread (e anche lui ha 4 anni in più). Senza infamia e senza lode.

Insomma, Gunbuster 2 è una serie apprezzabile, che però non rispecchia la grandezza della sua casa produttrice e -a mio parere- non è degna di rappresentarne l’apice di vent’anni di produzione.

Un paragone con l’originale Gunbuster è doveroso, e qui Gunbuster 2 ne esce con le ossa rotte; manca lo speciale mix di sentimenti che rese così mastodontico il suo predecessore, e quindi risulta meno interessante e coinvolgente. Non che sia brutto… ma non regge il passo.

Voto: 7.5. La fretta di dire troppe cose in poco tempo danneggia la visibilità… e dalla Gainax è lecito aspettarsi di più.

Consigliato a: chi ama i combattimenti spaziali esagerati; chi vuole una storia molto fitta; chi vuole usare la Terra come proiettile.

Tengen Toppa Gurren Lagann

2008. Gainax. Robottoni. Hype al 3000%!

Tengen Toppa Gurren Lagann

La storia comincia con Simon e Kamina, due quasi-fratelli che, nel villaggio sotterraneo in cui vivono, sono amici per la pelle nonostante gli altri non li considerino un granché.
Simon è piccino, timido, non confidente in sé stesso e pauroso (all’inizio è come se gli lampeggiasse sopra la testa la scritta ciao, sono Shinji!). Di mestiere fa lo scavatore: con un trapano, buca la terra per aumentare lo spazio disponibile per il villaggio, e per trovare tesori nascosti.
Kamina, invece, è un personaggio totalmente esplosivo che si può soltanto amare alla follia o detestare totalmente.
Lui crede infatti al 12000% in ciò che fa, e lo dimostra senza alcun problema. Non si ferma davanti a nulla e a nessuno, e anche se le probabilità di riuscita sono totalmente 0% lui insiste senza tregua e senza fine. Ha difatti il sogno di vedere la superficie, dove suo padre lo portò da piccolo, poiché ritiene che gli uomini abbiano diritto di vivere senza un soffitto sopra la testa… e trascina il riluttante Simon con sé.
Poco dopo il soffitto stesso crolla a causa di un Ganmen, un gigantesco robot, che ci crolla dentro, inseguito dall’affascinante Yoko. Da lì in poi inizia il loro viaggio per liberarsi dalla morsa di tali mostri, e poi…

La storia è senza dubbio la parte più affascinante di questo anime: si parte dalla lotta per la sopravvivenza e per il pranzo giornaliero passando per la liberazione del proprio gruppo, per poi procedere sempre più lontano, fino ai confini dell’esistenza!

Il secondo immenso punto a favore di questa serie è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi. Un collegamento emotivo viene fatto dal primo secondo in cui i personaggi chiave entrano in gioco e si rimane attaccati allo schermo per vedere “come andrà avanti”. È difficile spiegare la sensazione di “partecipazione” che si prova seguendo le vicende del gruppo di sbandati che non si arrende mai. Ogni volta che urlano “questo è il trapano che bucherà anche il paradiso!” ci si sente partecipi dell’esaltazione che il gruppo prova.

Non ci sono tantissime battute vere e proprie, per quanto nella maggior parte della serie vinca un ambiente di buonumore e lieve follìa: non essendo però un anime prettamente comico, l’aumento di serietà che si percepisce nell’ultima parte non infastidisce come in genere fa un totale cambio di genere.

I cattivi, inoltre, sono ottimi e credibilissimi: hanno le loro ragioni per combattere, e non sono mai cattivi al 100% (cosa che risulterebbe un tantino irreale).
I combattimenti sono, dal punto di vista teorico, tutti uguali: arriva il nemico forte, i buoni s’incazzano e vincono. Dato che ogni combattimento ha però uno scopo diverso, la situazione non diventa mai noiosa o ripetitiva.

Insomma, un prodotto Gainax che rasenta quasi la perfezione. Quasi? Già.
Ci sono purtroppo due cali nel processo narrativo, e sono dopo il primo colpo di scena (che ovviamente non citerò) e all’inizio del secondo arco narrativo, attorno alla puntata 17. Sono momenti necessari per la crescita dei personaggi, ma secondo me li hanno dilungati un po’ troppo e potevano esser accorciati. A parte questo dettaglio, tuttavia, TTGL è un anime perfetto.

Non è inoltre da dimenticare la musica, azzeccatissima e coinvolgente, e la grafica, in puro FLCL-style. Perfetti anche quelli.

Voto: 10.5/10. Non fosse per quei due cali potrebbe ambire a detronizzare FLCL, dannazione…

Consigliato a: chi sa che della Gainax si può fidare; chi vuole vedere robottoni incazzati come iene; chi vuole trapanare il mondo intero.