Project Arms

In un’avventura da 52 puntate, mazzate per tutti!

Project Arms

Questo anime è composto di due serie da 26 puntate, il che ha reso la visione completa un lavoro moderatamente lungo.
La storia è relativamente originale per il 2001: Ryo Takatsuki scopre di avere un braccio composto di biometallo senziente, così come due suoi nuovi compagni di scuola; una volta scoperto questo mistero, ed appurato che una misteriosa organizzazione multinazionale li vuole eliminare, si uniscono e partono alla ricerca dell’origine del loro mistero. Si ritroveranno ben più lontano di quanto avessero pensato di andare…

Innanzitutto, bisogna dire che in questo anime le cose importanti sono due: l’azione e la trama. I profili psicologici e lo sviluppo dei personaggi è stato eliminato dalle priorità, lasciando spazio ai due elementi sopraccitati: non ci si deve quindi aspettare grandi introspezioni che non siano le solite che si trovano in tutti i cartoni.
La storia, difatti, regge abbastanza bene: è interessante, e tenere una buona dose di suspance per 52 puntate non è lavoro facile, ed in questo caso ci sono riusciti abbastanza bene. Verso la fine forse si ritrovano un po’ di elementi fuori posto, ma nulla che possa inficiare la qualità della storia, tutto sommato gradevole. Alcuni colpi di scena (uno dei quali condizionerà l’intera serie) risultano davvero inaspettati, e questo non può essere che positivo.

I personaggi in sé risultano molto semplici: il carattere di ognuno di loro può venire definito nei primi 3 secondi di presenza sullo schermo, e per tutto il tempo faranno esattamente ciò che ci si aspetta da loro. Hayato farà l’impulsivo sempre e comunque, così come Ryo farà il pensatore sempre e comunque. I comprimari, invece, perdono ben presto la loro utilità; lo trovo un peccato, perché era stato creato un buon mix di diverse capacità che però non vengono sfruttate quasi mai.
L’intelligenza media dei protagonisti sembra difatti ancorata alla seconda elementare, e questo vale sia per i buoni che per i cattivi: mille volte ho pensato “ma perché non fanno XYZ?”, mentre loro cercavano mille vie alternative per compiere una cosa estremamente semplice.

I commenti sopra scritti valgono per tutte le puntate: per il resto, dovrò scindere tra prima e seconda serie.

I combattimenti, nella prima serie, sono di ottima qualità: nonostante abbiano sette anni e siano stati fatti completamente senza l’ausilio di CG (a parte il tremolìo degli ARMS, ma non incide granché), risultano molto dinamici ed adrenalinici. I nemici sono interessanti, e le sfide mai scontate: l’idea stessa della battaglia clou che conclude la prima serie è davvero carina.
I disegni, invece, vanno a fasi alterne: hanno alcuni momenti in cui sono di ottima qualità, mentre in altri la stessa scende parecchio. In generale, espressioni facciali e movimenti in situazioni calme sono poveramente resi: quando si passa a menar le mani, la qualità sale di botto e risultano davvero ottimi.

Nella seconda serie, invece, il tutto se ne va a quel paese. La qualità dei disegni è semplicemente ributtante, e gli stessi sembrano fatti da un bambino ritardato che rotola la faccia su una tastiera con paint aperto. I movimenti sono l’essenza della legnosità, i combattimenti diventano inguardabili e le espressioni facciali rasentano il ridicolo. Ho la netta impressione che per la seconda serie abbiano stanziato 1/12 del budget della prima, e purtroppo si nota: i personaggi si impoveriscono in maniera inesorabile, e solo una storia che era precedentemente esistente riesce a salvare qualcosina in un mare di pessima qualità e orrore per gli occhi e la mente.

Voto: 6. Sarebbe 7.5 per la prima serie, e 4 per la seconda. Se volete guardarlo, fermatevi a puntata 26.

Consigliato a: chi ama le storie un po’ fuori dall’ordinario; chi vuole un po’ di combattimenti dove l’esaltazione la fa da padrona; chi ha sempre sognato di poter sventrare automobili e palazzi a mani nude.

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Akira

La storia, signori, la storia.

Akira

Questo è uno di quei film che nessuno che dica “mi interessano gli anime” può non aver visto. Verrebbe lapidato da qualsiasi wannabe otaku del pianeta, poiché è una delle pietre miliari del genere, anche più di Evangelion e Ghost in the Shell messi insieme. Va visto.

Detto questo, parliamo della storia: ci si trova nel futuro, in una New Tokio di stampo quasi cyberpunk, in cui seguiamo le gesta di un gruppo di giovani motociclisti non propriamente in regola con la legge, che non pare esattamente portatrice di libertà.
È difficile dire qualcosa senza svelare i punti-chiave di questo OAV. I protagonisti principali sono due grandi amici, Kaneda e Tetsuo: a seguito di un litigio, Tetsuo scappa e viene catturato da un ente misterioso, che inizia a fare esperimenti su di lui. Da questo derivano poteri impressionanti, ma particolarmente pericolosi – non sarà tuttavia questo fatto a far desistere i suoi amici dal tentativo di salvarlo e di riportarlo con loro.

Per quanto riguarda la grafica, ricordiamo l’età di quest’opera: ha attualmente DICIANNOVE anni. È del 1988. Per quanto lo stile dei disegni dei personaggi sia chiaramente riconducibile agli anni ’80, questo è quanto ha in comune con quel tempo: la qualità del disegno e i dettagli curatissimi non dico che lo portino al pari delle più moderne produzioni, ma abbastanza vicino da capire che a quel tempo il lavoro fatto fu assolutamente eccezionale.

È un capolavoro. È una pietra miliare. È oramai un po’ datato, ma è uno dei checkpoint della conoscenza del genere: non si può saltare, non si può evitare.

Voto: 9. Storia e qualità insieme.

Consigliato a: chi ama le ambientazioni cyberpunk; chi vuol godersi uno spettacolo allucinante; chi vuol poter dire Io sono Tetsuo con cognizione di causa.