Zaion – I wish you were here

Amore platonico in un futuro di guerra?

Zaion – I wish you were here

Nel futuro, un parassita alieno invaderà la terra partendo da un asteroide: questo virus può mutare il corpo umano in un mostro orrendo, facendo impazzire l’ospite e portandolo ad una furia omicida.
Vedendo come le normali armi non bastino più, è stata creata una squadra speciale di soldati che nel sangue hanno delle nanomacchine che, al bisogno, affiorano per costruire un’armatura istantanea e moltiplicando la forza dei loro portatori: sono le nuove macchine da guerra, ma anche loro riescono a malapena a contenere l’epidemia. Pare ci sia una nuova arma in arrivo, che dipende da una misteriosa ragazzina: all’incontro tra le due parti, che accadrà?

Questo è un anime composto da quattro puntate di amore, di sofferenza, di separazione e di dolore. L’allegria è stata lasciata alla porta, e la situazione sembra sempre destinata al peggioramento. L’amore pseudo-impossibile tra i due protagonisti affronta mille difficoltà dovute ai mondi differenti nei quali i due vivono; è struggente ma ben costruito. In questo aspetto, l’unica cosa che mi ha lasciato molto perplesso è l’inizio del sentimento in sé: il semplice incontro tra i due ha fatto sì che scoppiasse la scintilla. Va bene amore a prima vista, ma così è un po’ troppo… tuttavia, questo non porta ad un sostanziale difetto nella serie, e quindi è facilmente superabile.
La storia è buona, regge bene ed è interessante: i nuovi poteri che man mano prendono i mostri cattivi e quelli di Yuugi hanno un motivo, che quindi non fa sembrare che magicamente le cose cambino. Il finale è un po’ stiracchiato secondo me: un happy ending ci voleva dopo tanto dolore, ma mi è parsa una nota un po’ stonata in una trama altrimenti senza notevoli difetti.

L’animazione ed il disegno è buona, per essere del 2001: al giorno d’oggi risulta un po’ superata e le animazioni 3d ovviamente sono di sette anni fa, ma si lascia comunque guardare senza grandi problemi. Le musiche sono nella norma, e le buone schitarrate durante i violenti combattimenti ci stanno benone.

Voto: 7.5. Un buon progetto, forse dalla trama un po’ affrettata per farcela stare in sole quattro puntate, ma apprezzabile.

Consigliato a: chi vuol vedere un amore struggente; chi ama gli antieroi; chi sa che nella tetra oscurità del futuro c’è soltanto guerra.

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Project Arms

In un’avventura da 52 puntate, mazzate per tutti!

Project Arms

Questo anime è composto di due serie da 26 puntate, il che ha reso la visione completa un lavoro moderatamente lungo.
La storia è relativamente originale per il 2001: Ryo Takatsuki scopre di avere un braccio composto di biometallo senziente, così come due suoi nuovi compagni di scuola; una volta scoperto questo mistero, ed appurato che una misteriosa organizzazione multinazionale li vuole eliminare, si uniscono e partono alla ricerca dell’origine del loro mistero. Si ritroveranno ben più lontano di quanto avessero pensato di andare…

Innanzitutto, bisogna dire che in questo anime le cose importanti sono due: l’azione e la trama. I profili psicologici e lo sviluppo dei personaggi è stato eliminato dalle priorità, lasciando spazio ai due elementi sopraccitati: non ci si deve quindi aspettare grandi introspezioni che non siano le solite che si trovano in tutti i cartoni.
La storia, difatti, regge abbastanza bene: è interessante, e tenere una buona dose di suspance per 52 puntate non è lavoro facile, ed in questo caso ci sono riusciti abbastanza bene. Verso la fine forse si ritrovano un po’ di elementi fuori posto, ma nulla che possa inficiare la qualità della storia, tutto sommato gradevole. Alcuni colpi di scena (uno dei quali condizionerà l’intera serie) risultano davvero inaspettati, e questo non può essere che positivo.

I personaggi in sé risultano molto semplici: il carattere di ognuno di loro può venire definito nei primi 3 secondi di presenza sullo schermo, e per tutto il tempo faranno esattamente ciò che ci si aspetta da loro. Hayato farà l’impulsivo sempre e comunque, così come Ryo farà il pensatore sempre e comunque. I comprimari, invece, perdono ben presto la loro utilità; lo trovo un peccato, perché era stato creato un buon mix di diverse capacità che però non vengono sfruttate quasi mai.
L’intelligenza media dei protagonisti sembra difatti ancorata alla seconda elementare, e questo vale sia per i buoni che per i cattivi: mille volte ho pensato “ma perché non fanno XYZ?”, mentre loro cercavano mille vie alternative per compiere una cosa estremamente semplice.

I commenti sopra scritti valgono per tutte le puntate: per il resto, dovrò scindere tra prima e seconda serie.

I combattimenti, nella prima serie, sono di ottima qualità: nonostante abbiano sette anni e siano stati fatti completamente senza l’ausilio di CG (a parte il tremolìo degli ARMS, ma non incide granché), risultano molto dinamici ed adrenalinici. I nemici sono interessanti, e le sfide mai scontate: l’idea stessa della battaglia clou che conclude la prima serie è davvero carina.
I disegni, invece, vanno a fasi alterne: hanno alcuni momenti in cui sono di ottima qualità, mentre in altri la stessa scende parecchio. In generale, espressioni facciali e movimenti in situazioni calme sono poveramente resi: quando si passa a menar le mani, la qualità sale di botto e risultano davvero ottimi.

Nella seconda serie, invece, il tutto se ne va a quel paese. La qualità dei disegni è semplicemente ributtante, e gli stessi sembrano fatti da un bambino ritardato che rotola la faccia su una tastiera con paint aperto. I movimenti sono l’essenza della legnosità, i combattimenti diventano inguardabili e le espressioni facciali rasentano il ridicolo. Ho la netta impressione che per la seconda serie abbiano stanziato 1/12 del budget della prima, e purtroppo si nota: i personaggi si impoveriscono in maniera inesorabile, e solo una storia che era precedentemente esistente riesce a salvare qualcosina in un mare di pessima qualità e orrore per gli occhi e la mente.

Voto: 6. Sarebbe 7.5 per la prima serie, e 4 per la seconda. Se volete guardarlo, fermatevi a puntata 26.

Consigliato a: chi ama le storie un po’ fuori dall’ordinario; chi vuole un po’ di combattimenti dove l’esaltazione la fa da padrona; chi ha sempre sognato di poter sventrare automobili e palazzi a mani nude.

King of Bandit Jing

Cosa accade se il più grande ladro di tutti i tempi gira con un misterioso rapace?

King of Bandit Jing


Jing è il Re dei Ladri, e si dice che possa rubare anche le stelle dal cielo. Vaga nel mondo fantasy in cui abita girando di città in città con il suo fido seguace Kir, un aquilotto che -all’occorrenza- si può attaccare al suo braccio e sputare fuoco verde, per rubare con l’astuzia i più grandi tesori che esistano.
La storia è fondamentalmente tutta qua: non c’è una trama più complessa o una storia di fondo.

Va detto sin da subito che KoBJ non è adatto a chi vuol capire tutto e a chi vuole le spiegazioni di ogni cosa, poiché qui non ne vengon praticamente date. Chi sia in realtà Jing, da dove venga, cosa sia il medaglione che porta al collo, chi è Kir, perché può sputare fuoco, perché vengon fatti tutti questi furti… a tutto ciò non v’è risposta. Gli autori hanno voluto lasciar stare tutta la parte esplicativa per rimanere sulle vicende in sé: scelta forse discutibile, ma perlomeno sincera. Almeno, in questo caso, ci evitiamo mezze spiegazioni raffazzonate e poco convincenti.
Vagando di città in città, i personaggi che non cambiano sono soltanto i due protagonisti: tutti gli altri rimangono sullo schermo per un massimo di due/tre puntate, e quindi non c’è modo di affezionarsi a loro. Bisogna ammettere che il personaggio di Jing è estremamente carismatico e, anche se risulta criptico a dir poco, è sempre piacevole vederlo in azione: che si tratti di furti con destrezza o di combattimenti con la sua lama da polso, le sue azioni hanno sempre un senso.
Sono rimasto un po’ meno affascinato da Kir, che dovrebbe essere il sidekick comico, dato che le battute vertono sempre attorno al concetto “dove sono le donne? Uuh, delle donne! Mi amate, donne?”: un pochino banale. Non arriva però a risultare fastidioso, e quindi è pienamente perdonabile.

Per essere del 2002, ho trovato la grafica un po’ carente: probabilmente è però a causa dello stile stesso di disegno, e quindi ad altri potrebbe piacere molto di più. Recupera in ogni caso sulla musica, simpatica e, soprattutto nelle scene d’azioni, rockeggiante al punto giusto.

Voto: 7,5. Un anime che non pretende d’essere una storia profonda, ma semplicemente di intrattenere con l’abilità di un ladro. Mezzo punto unicamente per la storia finale: davvero geniale!

Consigliato a: chi non cerca trame profonde; chi ama i protagonisti tenebrosi, affascinanti e potentissimi; chi apprezza anime in cui i personaggi hanno nomi stupidi.