Legend of the Galactic Heroes

…Le vicende di un’era futura, tra eroismo, guerra e politica.

Legend of the Galactic Heroes


Ci troviamo in un distante futuro, a migliaia di anni da oggi. Il viaggio interstellare è oramai una realtà, e la galassia conosciuta è abitata da due grandi nazioni, in guerra tra loro: da una parte c’è l’Impero, governato dalla dinastia dei Goldenbaum come una monarchia, mentre dall’altra parte c’è l’Alleanza dei Pianeti Liberi, guidata da un parlamento eletto democraticamente. Le due inconciliabili realtà si danno guerra oramai da moltissimi anni, ma ci sono due astri nascenti che porteranno ad una svolta definitiva: nell’Impero il giovane conte Reinhard von Lohengramm sta guadagnando importanza con le sue conquiste militari, ed uguale strada sta prendendo Yang Wenli sul fronte dell’Alleanza. Quando questi due titani si scontreranno, a quali esiti porterà? E quale è, in definitiva, il governo che meglio può guidare una galassia? Quante altre variabili bisognerà tenere in conto nei giochi di potere delle forze in campo?

Questo lungo anime di 110 puntate racconta molte cose. Di per sé è la storia di una guerra, e di ciò che accade dopo di essa: in realtà nasconde molto altro, forse anche più importante.
Si viene infatti posti davanti a domande tutt’altro che stupide, e paragoni tra democrazia ed autocrazia scevri da preconcetti. Vengono mostrati pregi e difetti dei vari tipi di governo in maniera semplice ma funzionale: inizialmente sembra che i Goldenbaum siano il male, con il loro sistema sociale che ricorda la Francia pochi anni prima della rivoluzione, e che la democrazia si portatrice di libertà: con l’andare della storia, si capisce tuttavia che un’autocrazia guidata da un buon reggente può funzionare molto meglio di un collettivo litigioso, corrotto ed assetato di potere. I protagonisti stessi (soprattutto Yang Wenli) si chiedono talvolta quale sia la strada giusta per la pace ultima, ed è una domanda che non può non toccare anche lo spettatore.
Vengono inoltre mostrate anche altre derivazioni del potere: ci sono fazioni più piccole che però, come nel mondo attuale, hanno un’importanza molto maggiore della loro effettiva grandezza. Un forte potere economico o un credo religioso manipolato a dovere possono guidare a loro volontà entità molto più massicce, e penso che non ci sia bisogno di fare esempi ai giorni nostri per potersene rendere conto.
In alcune puntate vengono anche tenute mini-lezioni di storia, alcune molto interessanti: è facile vedere come ci siano parallelismi con la nostra storia recente (regicidio, nazismo, apartheid e via dicendo) che posono mostrare in maniera chiara come si può arrivare a certe aberrazioni nonostante la partenza da un sistema democratico e funzionante.

Parlando della guerra in sé, bisogna dire una cosa: se si cercano battaglie spaziali con effetti grandiosi e atti eroici, questa è la serie sbagliata. I combattimenti sono mostrati in maniera quasi esclusivamente tattica (non per nulla i due protagonisti sono degli strateghi, e non dei guerrieri), e le battaglie non si vincono con mosse azzardate ma con l’astuzia. I combattimenti corpo a corpo sono abbastanza rari, ma quando hanno luogo sono abbastanza sanguinari: generalmente, però, di sangue ne si vede poco (anche se i morti nelle battaglie si contano a decine di migliaia).
Va inoltre detto che, oltre che sul campo di battaglia, la guerra viene anche condotta in altri modi: come già accennato prima ci sono molti pezzi sullo schacchiere internazionale, ognuno con i propri interessi: solo colui che riesce a giostrare meglio tutti gli attori potrà vedere il proprio punto di vista vincitore sulla lunga distanza.

Ci sono una valanga di personaggi (che fortunatamente vengono spesso ricordati mediante sottotitolo con il nome), e nei 3-4 anni di durata della storia narrata si avvicendano in molteplici ruoli a dipendenza del corso della storia: quelli importanti sono circa una trentina, e sono molto ben realizzati.
Iniziamo parlando dei due protagonisti: essi sono assieme molto simili e molto differenti. Entrambi fini strateghi, ed entrambi capiscono da subito che l’unico modo di governare è con giustizia: i metodi e le motivazioni, però, sono quasi diametralmente opposti. Con il passare del tempo si impara a conoscerli, e anche a livello personale ci sono molte discrepanze; Reinhard è una specie di bambino prodigio con uno scopo che si è autoimposto, ma con varie altre mancanze dal punto di vista emotivo. Wenli è invece una persona con i piedi per terra, poco interessato alle comuni vicende giornaliere ma occupato ad esaminare il mondo che lo circondava: portato dagli eventi a diventare qualcosa che, di per sé, non era sua intenzione, mantiene sempre e comuque il suo spirito critico per valutare e commentare la realtà di un’era di grandi mutamenti.

I coprotagonisti non sono da meno: se dalla parte di Reinhard la sua brillantezza porta ad oscurare quasi tutti i suoi vicini (con l’eccezione dei tre-quattro più fedeli ammiragli, che comunque hanno ruoli importanti solo in alcuni momenti specifici), Wenli ha invece -da buon democratico- un gruppo di fidati consiglieri ed amici che con il loro punto di vista aiutano a calibrare meglio le scelte fatte. È anche vero che alcuni di loro sono molto semplici e monotoni nelle loro decisioni (chi andrebbe sempre in battaglia, chi aspetterebbe sempre e via dicendo), ma risultano comunque simpatici e godibili. Va inoltre detto che in tutta la serie ci sono molte morti, anche tra protagonisti eccellenti: si consideri pertanto che nessuno è al sicuro. Nessuno.

Il disegno, per dirla tutta, è inizialmente davvero orrido. È una serie le cui prime puntate hanno oramai più di vent’anni, è vero, ma uno sforzo in più poteva essere fatto. Con il passare del tempo il tratto migliora, e alla fine risulta tranquillamente guardabile.
Per la musica è stata fatta una scelta coraggiosa, e secondo me azzeccatissima: l’intera colonna sonora è composta di musica classica, e non dei soliti tre o quattro pezzi che siamo tutti abituati a sentire. Si ha pertanto un audio di assoluta qualità, che accompagna con gusto le varie vicende.

Insomma, Legend of the Galactic Heroes è un anime che sicuramente dà da pensare e non si focalizza sul dualismo buoni/cattivi, ma porta tutte le motivazioni dei vari personaggi coinvolti con un occhio critico e ponderato. È una serie sicuramente molto lenta, e ci sono puntate intere in cui non vien fatto null’altro che un discorso: qui e là avrebbe potuto essere un po’ compattato, e sarebbe potuto risultare un po’ più breve e sicuramente più leggero. Se si riesce tuttavia a sorvolare il disegno carente e la lentezza, si ha sicuramente un punto di vista inusuale ed interessante sui sistemi di governo che esistono, sulle loro forze e debolezze, il tutto accompagnato da buoni personaggi che risultano simpatici e a cui ci si affeziona. Non ci si faccia ingannare dalla prima decina di puntate, in cui si viene bombardati da miriadi di nomi apparentemente senza motivo e dove non si capisce nemmeno chi siano i protagonisti: una volta che la storia decolla, sarà un viaggio di qualità.

Voto: 9. Un anime che fa pensare è sicuramente buono: se lo fa narrando vicende epiche di un’era di tumulto, ancor meglio.

Consigliato a: chi ama la storia, e sa che conoscendola si potrebbero evitare molti errori; chi non si lascia spaventare da lunghi discorsi e manovre politiche; chi ha 42 ore da utilizzare per acculturarsi, indirettamente, sul mondo di oggi.

Annunci