K-ON!

…Il club di musica leggera potrà prosperare nelle mani di un gruppo di giovani e sciroccate ragazze?

K-ON!


Due ragazze, Ritsu e Mio, sono delle matricole nel loro liceo, e vorrebbero far parte del club di musica leggera: purtroppo, tutti gli altri membri hanno finito la scuola e son rimaste solo loro. Senza un minimo di quattro persone il club verrà sciolto, e quindi costoro si mettono alla ricerca di due nuovi membri! Riescono a trovare Tsumugi, una ragazza molto quieta che originariamente voleva entrare nel club corale, e Yui, una ragazza sbadata fino all’inverosimile che non sa nemmeno suonare uno strumento, ma che nella sua disastrosa incostanza si rivela decisamente appassionata. Inizia così l’avventura dell’eterogeneo gruppo, dai primi strimpellamenti ai concerti davanti all’intero corpo studentesco!

Va subito detto che le tredici puntate che compongono K-ON! sono interamente dedicate ad un genere ben preciso, lo slice of life: solo coloro che amassero tale sottoclasse dell’animazione dovrebbe avvicinarsi a questa serie.
Segnalato ciò, si può pertanto capire che la trama è praticamente inesistente: sopra è stato detto tutto ciò che si deve sapere, e accade nella prima puntata. Nelle altre si seguono le quotidiane vicende del gruppo tra prove, vita privata e amicizia.

Ovviamente, uno dei cardini di una serie di questo genere sono i personaggi: dai creatori di una cannonata come Lucky Star, ci si poteva aspettare una geniale caratterizzazione.
Purtroppo i personaggi ben presto risultano essere prigionieri di sé stessi: le battute sono ripetitive e le situazioni sono cicliche oltre l’inverosimile, rendendo quasi fastidiosa la continua riproposizione delle stesse gag. O c’è Mio (la “seria” del gruppo) che dice qualcosa che viene prontamente smentita da tutte le altre, o la stessa Mio viene terrorizzata da qualcosa, oppure si crea la situazione in cui tutti dovrebbero fare qualcosa e invece sorseggiano té mangiando pasticcini.
È innegabile, alcune risatine sono riuscite a strapparmele: erano tuttavia un’infinità meno di quanto ci si sarebbe potuto aspettare.

Il secondo punto che mi ha abbastanza deluso è il poco spazio che l’ambito musicale occupa in questa serie: capisco che uno slice of life prende una situazione qualsiasi e la usa come scusa per narrare vicende semplici e quotidiane, ma essendo K-ON! totalmente incentrato sul club della musica leggera, mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento acustico. Le canzoni che ci sono son belle (ma su questo torneremo dopo), però si sentono in tutto DUE canzoni e basta. Qualche prova, qualche riff, qualche piccolo pezzo accennato mentre ci si allena… nulla. Non dico che mi aspettavo un lavoro rigoroso e professionale come in Nodame Cantabile, ma c’è una via di mezzo!

Come detto, le musiche sono una delle cose che hanno salvato la serie. È vero, hanno poco tempo, ma se piace il genere (ovviamente) la realizzazione è davvero buona e le canzoni sono orecchiabili senza alcun problema. Anche l’opening e l’ending sono di pregevole fattura, e risultano simpatiche.
L’aspetto grafico non è da meno: da una gran mano a salvare parecchie situazioni dove la comicità risulta carente, con un tratto buffo e che fa ridere in ogni caso.

Insomma, cosa rimane dopo aver visto K-ON! ? Rimane la sensazione di aver visto qualcosa di simile ad una scatola avvolta in una bellissima carta con un fantastico fiocco, ma vuota. La presentazione è notevole, l’idea è buona, le possibilità molte… e ci si trova a vedere quattro battute ripetute all’infinito, che fanno ridere ma alla lunga risultano stantìe. Anche Hidamari Sketch prende un’idea simile (con l’arte al posto della musica leggera), ma fa un lavoro molto migliore nella caratterizzazione dei personaggi.

Voto: 6,5. Nonostante quanto sopra scritto non lo si può definire una pataccata infame… ma ci son davvero rimasto un po’ male. Per fortuna che ogni tanto compare Krauser II…

Consigliato a: chi ama la musica leggera; chi non ha problemi con battute ripetute ad nauseam; chi vuole vedere una statua vestita ogni volta in modo diverso.

Annunci

Lucky Star OVA

OHA LUCKYYYYYYY!

Lucky Star OVA

Dopo il portentoso e parzialmente inatteso successo di Lucky Star nel 2007, la Kyoto Animation ci riprova: questa volta sforna un OVA da quaranta minuti che riprende le nostre eroine lasciate un anno fa con le loro vite, tranquille ma comunque sempre piene di vicende di vario genere.
La formula rimane la stessa: si seguono un paio di eventi delle vite di Konata, Kagami e tutta la compagnia nella loro vita di tutti i giorni.

La formula che ha reso estremamente vincente la serie originaria viene qui ripresa, ma con qualche mancanza aggiuntiva: i riferimenti al mondo anime/MMORPG sono parecchi e simpatici, ma il ritmo generale dell’anime sembra essere rallentato: già Lucky Star non era un lavoro frenetico, e quindi si arriva a dei tempi un po’ tanto dilatati. Inoltre, si scivola nel nonsense spesso e volentier, mentre la serie puntava una delle sue forze sull’ordinarietà degli avvenimenti: questo fa perdere un altro po’ di smalto al lavoro in sé.
Non si pensi che questo OVA sia brutto: è soltanto un “more of the same” rispetto alla serie, che però nulla porta di nuovo e che, anzi, sembra un pochino sotto tono.

La grafica è esattamente la stessa del 2007, e quindi di buona qualità: il sonoro è anche stato ripreso, con le stesse musiche durante le puntate. Peccato che non ci siano opening e ending, che erano tanto belle!

Insomma, Lucky Star OVA è fatto per chi ha apprezzato la serie originale, e vuole godersi ancora 40 minuti di quotidianità: c’è qualche mancanza, ma si lascia guardare con piacere.
Inoltre, il fatto che il mitico Lucky Channel sia stato girato in live-action è assolutamente meraviglioso! Akira-chan fa schiantare dal ridere anche più di quando è disegnata, e pure Minoru non scherza!

Voto: 8. Non è all’altezza del suo predecessore, ma si lascia guardare.

Consigliato a: chi ha apprezzato Lucky Star; chi si diverte negli anime che puntano tutto sui non-avvenimenti; chi vuol divertirsi a giocare a “scopri la citazione”.

Lucky Star

Iniziamo il 2008 con un capolavoro del 2007:

Lucky Star

La stoia non esiste. O meglio, proprio non è stata prevista: non c’è un filo conduttore tra le puntate. Ci si ritrova semplicemente a seguire le vicende di un gruppo di 17enni nel loro procedere nella vita come gente normale.

Iniziamo da una valutazione razionale. Questo anime non è sicuramente facile da realizzare: fare 24 puntate senza nessuna trama comune e mantenerle interessanti non è semplice, ma in questo caso l’operazione è pienamente riuscita, e ci si ritrova a volerne vedere sempre di più. Inoltre bisogna dire che diversamente dal 99% delle altre produzioni, qui non si ha l’impressione di assistere a “discorsi scriptati”: le discussioni sono quelle che potrebbe fare chiunque, e si capisce sin dalla prima puntata (il discorso sui cornetti è geniale): in fin dei conti la vita comune non è fatta generalmente di discussioni filosofiche, ma si parla del più e del meno: Lucky Star rispecchia perfettamente uno spaccato di vita giapponese moderna senza esagerazioni o astrazione dalla realtà.

Raramente ci sono battute vere e proprie: ciò che diverte è l’alone comico che avvolge ogni discorso, ogni situazione, ogni scambio di battute. Durante le normali puntate difficilmente si ride a crepapelle, ritrovandosi però un sorrisetto perennemente stampato in faccia.

La realizzazione tecnica è buona, anche se difficilmente si darebbero 17/18 anni alle protagoniste: iniziando a vedere la serie, pensavo parlasse di ragazzine di 12/13 anni e non di più. In considerazione dell’ambiente scanzonato, tuttavia, la questione non disurba.

Degno di nota, infine, l’angolo “Lucky Channel”, alla fine di ogni puntata: qui sì, ci si ritrova con i crampi allo stomaco dal ridere per i comportamenti di Akira e le sue azioni psicotiche. Davvero divertente.

Detto questo, si può passare al lato che mi ha fatto pregare che venga fuori immediatamente Lucky Star 2: l’ammontare di materiale da citazione per qualsiasi otaku. Konata è un’otaku assoluta, allevata come tale dal padre (fanatico pure lui) e che dimostra tutta la sua mania in ogni situazione. Qualsiasi otaku che guardi questa serie continuerà a vedere citazioni ovunque, ma in maniera generalmente diversa da altre serie: se in genere si vedono “scopiazzature” di spezzoni famosi (come la presa in giro di Initial D che è qui presente), in LS si arriva ad avere differenti livelli di citazione.
Si passa da quella comune, come sopra detto, passando per i discorsi che Konata ed altri fanno: si ritrovano personaggi rubati ad altri anime e messi in situazioni assolutamente diverse, oppure si vedon in giro per la città cosplayer di diverse serie, che cattureranno l’occhio di qualsiasi esperto.
Infine, si arriva al clou nella sigla finale, dove le protagoniste vanno ad un karaoke e cantano vecchie canzoni che gli esperti potrebbero anche riconoscere!

Questo anime è un paradiso per qualsiasi amante di citazioni e anime/manga: senza tale passione, ci si perde il 70% del divertimento.

Non c’è un modo razionale per valutare Lucky Star: o lo si adorerà o lo si troverà inutile. Da aspirante otakiiiiiiiiiiiiing, è inutile dire che è in assoluto la mia serie preferita del 2007.

Una nota in chiusura: la sigla iniziale è fenomenale. È la prima volta che mi son guardato la sigla tutte le 24 puntate senza skipparne nemmeno un secondo. È ipnotica.

Voto: 9.5. Epocale. Da veri otakiiing.

Consigliato a: chi ha una certa conoscenza degli anime; chi vuole ridere senza dover pensare troppo; chi vuole vedere uno spaccato di vita giapponese.

The Melancholy of Haruhi Suzumiya

Andiamo nel paranormale, con

The Melancholy of Haruhi Suzumiya

Questo anime parla di un ragazzo, Kyon, che viene trascinato in un misterioso “club dei misteri” da Haruhi Suzumiya, una strana ragazza che dichiara interesse solo per il paranormale, gli alieni e quant’altro. Rapidamente lo pseudo-club si riempie di elementi apparentemente normali (o quasi), con tuttavia dei poteri nascosti, e a quanto pare il fulcro di tutto è un latente potere immenso in Haruhi stessa: che ciò che cerca sia direttamente dentro di lei?

Dal punto di vista grafico, non ci sono critiche da fare: il disegno è carino, non c’è nessun attimo di super-deformed e i personaggi son ben disegnati. Graficamente parlando, un buon lavoro.

Purtroppo, tuttavia, personalmente salvo poco altro da quello che è stato definito da anime-source come l’anime più bello del 2006 (anche sopra Death Note… pazzi!).
La storia di per sé è interessante, ma il montaggio delle puntate (volutamente mischiato in alcuni momenti) rende fastidioso seguire i continui balzi e ritorni della storia. Una simile trovata è sicuramente originale, ma di certo non aiuta a seguire la storia in maniera fluida e piacevole.

Bisogna inoltre dire che fino alla puntata 10 su 14, non succede praticamente nulla: si passano dieci puntate in attesa di ciò che alla fine succede nelle ultime quattro, che difatti sono più godibili e apprezzabili.
I personaggi, inoltre, sono secondo me troppo estremizzati: ognuno di essi ha uno dei riconoscibilissimi caratteri classici (la riservata, la sbadata moe, l’energica che non ascolta nessuno etc etc), e fin qui va tutto bene: quando però gli stessi teatrini vengono ripetuti per l’intera serie, la cosa si fa ripetitiva e noiosa. Solo alla fine, come detto, la situazione migliora un tantinello per giungere ad un finale prevedibile ma, in fin dei conti, apprezzabile.

Sono rimasto personalmente abbastanza deluso da questa serie, soprattutto perché di anime-source mi fido: speriamo che nel best of 2007 sappiano scegliere meglio…

Voto: 6.5. Idea carina, bei disegni, ma poco altro.

Consigliato a: chi non è infastidito dalle puntate mixate; chi vuol vedere un anime che ha fatti impazzire tutti tranne me; chi vuol sapere il secondo significato di SOS.