Amatsuki

Di nuovo un giovane del nostro mondo portato nel medioevo giapponese:

Amatsuki

Toki è un normale ragazzo che ha preso dei brutti voti in storia giapponese. Viene pertanto mandato in una struttura che, tramite speciali occhiali, fa vedere “il Giappone di una volta”, di modo da poter fare una full-immersion nella materia così ostica.
Purtroppo non tutto funziona com dovrebbe, e dopo un po’ Toki viene assaltato da una misteriosa bestia e salvato da Kuchiha, una spadaccina molto abile. Nel momento in cui comincia a chiedersi cosa sia successo, però, si rende conto che gli occhiali speciali si sono rotti, e lui è sempre ancora a Edo! Come se ciò non bastasse, non riesce più a vedere nulla dal suo occhio sinistro, se non curiosi demoni.
In tal modo inizia l’avventura dell’unica persona che in Amatsuki può sfuggire al destino scritto dagli Dei, e le cui azioni possono influenzare la storia intera.

Dopo aver visto Twelve Kingdoms, il cui inizio si svolge in maniera molto simile ad Amatsuki, mi aspettavo una simile storia in miniatura (13 puntate contro 45). Purtroppo sono rimasto gravemente deluso, soprattutto dalla trama!
Se infatti la parte iniziale parte interessante e piena di possibili spunti, viene tutto gettato alle ortiche in men che non si dica. Anche sorvolando sul fatto che Toki si ambienta a ritrovarsi in un universo alternativo popolato di demoni in cinque minuti (io almeno un po’ traumatizzato resterei, in tutta onestà), e lasciando stare il fatto che il fatto di provenire da un’altra realtà viene ignorato tre minuti dopo il suo arrivo da chiunque (storia compresa), lo spettatore nelel prime puntate viene bombardato di diverse sotto-trame che vanno a sovrapporsi a quella principale.
Questo potrebbe non essere male, ma in tredici puntate è difficile fare tutto… ed infatti ci si ritrova con un minestrone di idee confusionarie e pressate insieme per stare nei tempi.

Il tono della serie non aiuta di certo, perché anche questo anime soffre della stessa malattia di Kure-nai: tenta di essere troppi generi, e alla fine non è nulla. Ogni tanto intercalano dentro siparietti pseudo-comici che però vengono alternati a momenti teoricamente tragici; qui e là ci sono tentativi di discorsi profondi, che però in fin dei conti non portano da nessuna parte.
Lo sviluppo dei personaggi non è meglio: anche saltando i sopraccitati difetti del comportamento di Toki, gli altri personaggi o non si sviluppano perché sono già formati, o agiscono in maniera totalmente illogica (soprattutto i demoni).
Infine, TUTTE le trame e sotto-trame vengono lasciate completamente in sospeso: il 90% dei punti oscuri non riceve nemmeno un accenno di spiegazione, e le poche cose di cui si riceve un indizio non portano comunque a nulla. Il manga chiaramente continua mooooolto oltre il punto dove si ferma l’anime, ma purtroppo la versione animata da sola non si riesce a reggere minimamente in piedi.

Ho trovato i disegni sinceramente belli: gli occhi sono grandi anche per essere un cartone giapponese, ma non sono assolutamente mal fatti. L’animazione è abbastanza fluida e nella norma di una produzione del 2008.
La musica ricopre un ruolo anonimo, con opening ed ending totalmente nella norma, e musica durante le puntate pressoché assente.

Insomma, Amatsuki mi pare l’ennesimo tentativo fallito di prendere un buon manga e trasformalo in un anime, lasciandone una copia monca ed incompleta: è un peccato, perché in teoria ci sarebbero state tante cose da sviluppare, ma ciò viene fatto poco e male.

Voto: 5. Manca la sufficienza, e si salva solo perché i personaggi dopotutto risultano simpatici e i disegni sono apprezzabili.

Consigliato a: chi vuole una storia confusionaria, ma con qualche spunto vagamente decente; chi apprezza le storie di demoni che si mischiano agli umani; chi vuole vedere la donna con i capelli più lunghi della storia, e un monaco sempre ubriaco.

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Ghost Hunt

Quando il soprannaturale la fa da padrona.

Ghost Hunt

Come già il titolo suggerisce, l’idea di base di questo anime è semplice: Kazuya Shibuya (soprannominato Naru per ilari motivi) è un cacciatore di fantasmi, che servendosi di avanzate tecnologie -e dell’aiuto del suo assistente Lin- risolve i problemi legati a spiriti, fantasmi e quant’altro.
A seguito di un lavoro presso una scuola, viene in contatto con Mai, una normale ragazza che a seguito di un piccolo incidente si trova costretta a fargli da assistente; in contemporanea, si fa la conoscenza di altri medium, spiritisti, sacerdoti e chi più ne ha più ne metta.
Da lì, il team formatosi (che si dimostra decisamente valido) si ritrova ad affrontare i più disparati problemi legati al mondo dell’occulto, che dovranno risolvere con un mix di intelligenza, poteri, deduzione e anche qualche inaspettato aiuto da chi meno pensava di poterlo dare.

Non c’è una main story in Ghost Hunt: si tratta di otto vicende tra loro slegate, ognuna della durata di 3-4 puntate, che mettono alla prova l’acume e l’abilità dei protagonisti. Non c’è nemmeno un grande sviluppo dei personaggi, dato che l’unica a mostrare qualche cambiamento durante la serie è Mai (che comunque rimane sé stessa dall’inizio alla fine), mentre gli altri arrivano in scena come personaggi già totalmente formati e definiti.

Il fulcro di questo anime, quindi, devono per forza essere le singole storie e il mood generale… ed è qui che Ghost Hunt mostra il meglio di sé. Le otto storie sono molto ben congegnate (con l’eccezione della puntata “comica” a metà serie), i misteri sono interessanti e diversi tra loro; i modi di risolverli inoltre sono vari e molteplici, e non ci si ritrova a ripetere gli stessi errori o le stesse dinamiche più volte.
L’ambiente, inoltre, è davvero impressionante: nei momenti di tranquillità c’è un tono scanzonato e ridanciano, con le schermaglie tra i vari personaggi. Quando però le cose si fanno serie, la tensione è palpabile ed intensa. La paura si fa sentire, e non sono poche le volte che mi sono ritrovato con la pelle d’oca – i produttori riescono a creare paura e apprensione senza la necessità di mostrare sangue o violenza, che risulta anche più difficile.

Ogni tanto qualche difetto fa capolino: le varie abilità che Mai dimostra non vengono mai ben considerate da lei stessa, ed inoltre gli “accenni” fatti agli inizi delle storie ogni tanto spoilerano la storia stessa. Inoltre, non essendo questo propriamente un poliziesco, non c’è mai modo di ragionare assieme ai protagonisti, anche perché o si è esperti di tutte le varie discipline di occultismo, o è impossibile avere le nozioni necessarie.
Tutto ciò risulta comunque un difetto flebile rispetto alla solidità della tensione e delle storie raccontate.

Graficamente ci si ritrova con un disegno molto sobrio, ben animato e gradevole: le entità sovrannaturali sono ben disegnate, non ricorrono a membra sanguinolente ma riescono a far spaventare lo spettatore con efficacia.
La musica è un altro ottimo punto: sia la opening e la ending mettono la giusta atmosfera, e anche i rumori durante la serie (siano essi musica o i rumori creati dagli spettri) fanno egregiamente il loro lavoro.

In definitiva, Ghost Hunt è un’ottima produzione che parla di tutti i vari aspetti dell’occulto, passando tutte le maggiori religioni e trattando storie intriganti. Forse ogni tanto ha qualche calo qui e là, ma risulta molto gradevole e ben strutturato.

Voto: 9. Attenzione però a non guardarlo la sera, se no dormire risulterà difficile ed ogni scricchiolìo sarà sospetto…

Consigliato a: chi ama le storie di fantasmi; chi vuole un po’ di ottima tensione senza ricorrere alla violenza; chi vuole scoprire l’origine di uno dei soprannomi più belli mai incontrati.

Twelve Kingdoms

Un fantasy affascinante ed un’ambientazione meravigliosa:

Twelve Kingdoms

Yoko è una ragazza 17enne normale, molto tranquilla e quieta. Un giorno, mentre si sta svolgendo un normale giorno di scuola, uno strano tizio chiamato Keiki compare a scuola dicendole di seguirla, e giurandole eterna fedeltà e protezione: pochi secondi dopo, un enorme e mostruoso essere volante attacca la scuola stessa, causando distruzione e terrore.
Keiki insiste per portare via Yoko “nell’altro regno” e, dopo aver fortunosamente sconfitto l’alata bestiaccia, fuggono in tale curioso mondo. Purtroppo l’atterraggio non è dei migliori e Yoko, i due suoi compagni trascinati con lei e Keiki si disperdono in una terra sconosciuta.
Si accorgono subito che qualcosa non va… Yoko capisce la lingua come se fosse giapponese, mentre gli altri non hanno idea cosa questi contadini di un luogo simile al Giappone del quattordicesimo secolo stiano dicendo! Come mai Yoko è al centro di ogni attenzione? Perché solo lei ha cambiato fisico arrivando in questo nuovo mondo? Quale è il loro scopo ed il loro destino?

Andando con ordine, la prima cosa che viene notata in Twelve Kingdoms (dopo le iniziali fasi a scuola, che però si risolvono entro la prima delle 45 puntate) è l’ambientazione, realizzata in maniera magistrale e perfetta. All’inizio ne si sa poco, e la geografia risulta oscura: man mano che Yoko scopre nuove parti di mondo ed incontra nuova gente, tuttavia, anche lo spettatore si ritrova man mano a comprendere sempre di più gli usi e i meccanismi di un mondo fantasy popolato di mezzuomini, unicorni e mostri, ma non per questo meno funzionante o logico. Ogni dettaglio politico, costumistico o storico ha la sua precisa ragion d’essere: si arriverà alla fine della serie con una conoscenza profonda e soddisfacente di tali nozioni, imparate naturalmente poiché radicate alla perfezione nella trama.

Parlando di trama, TK ha un moto altalenante. La serie è composta da quattro archi narrativi collegati, ma separatamente sviluppati (anche perché si tratta di fatti non contemporanei l’uno all’altro). Il primo è una meraviglia totale, e le prime dieci puntate di questa serie sono una delle cose più meravigliose, affascinanti ed intriganti che mi sia mai capitato di vedere. Il personaggio lasciato alla mercé di sé stesso e degli eventi, senza conoscere il mondo, e la presa di coscienza della situazione tramite errori e tentativi in questo caso è implementata in maniera epica: non vengono inoltre dati allo spettatore dettagli aggiuntivi rispetto a quelli forniti ai protagonisti, facendo quindi scoprire le cose in contemporanea ad entrambi.
A partire dal secondo arco narrativo, invece, le cose si fanno un po’ più “piatte”, e qualche minima perplessità inizia ad apparire: si tratta comunque di tre storie molto gradevoli e pienamente fantasy/medievali, risultando molto godibili, ma alcune sono un po’ lente (la seconda parte serve a capire in profondità il sistema di elezioni e successioni del regno, ma dieci puntate per spiegarlo sono un po’ tante, anche se la cosa è combinata ad una storia…) e ogni tanto le scelte effettuate dai personaggi non sono le migliori che avrebbero potuto fare, vedendo le cose dal proprio punto di vista.

In quanto ai personaggi, alcuni sono ottimamente realizzati: Yoko stessa rimane per buona parte dell’anime un ottim personaggio, con una crescita ben studiata e solida; si può dire lo stesso di altri accompagnatori che la seguiranno nelle sue avventure (anche se non per tutti).
Alcuni personaggi, inoltre, vengono introdotti come “consiglieri” e aiutano la storia a svolgersi quando il personaggio da solo s’incaglierebbe: anche questi sono ben fatti (Rakushun è molto godibile e simpatico), e non sembrano mai spuntare dal nulla ma hanno sempre un motivo di essere dove si trovano.
Non sussiste inoltre violenza ingiustificata,e difatti i combattimenti sono sorprendentemente pochi: a sommare tutti gli scontri, in tutte le puntate si arriverà a malapena a 15 minuti.

I disegni sono molto belli, ma l’animazione non è propriamente ai massimi livelli; l’audio apporta ottime opening ed ending, ma non da particolari spunti durante le puntate.

In definitiva, Twelve Kingdoms è un ottimo anime medievale/fantasy, che si fa gustare appieno e i cui personaggi lasciano un ottimo ricordo di sé: purtroppo ha qualche pecca qui e là, ed il fatto di lasciare molte questioni in sospeso nel finale (immagino che il manga sia continuato per centomila numeri: l’ambientazione creata offre infinite possibilità di narrazione…) purtroppo non gioca a suo favore.

Voto: 8. Bello, godibile, e la prima parte è un capolavoro: arrivare a qualche conclusione in più (e con un passo un po’ più incalzante) sarebbe stato forse meglio.

Consigliato a: chi ama il fantasy e il medioevo; chi vuole un’ambientazione meravigliosa e una storia moderatamente solida; chi vuol vedere l’uomo-topo più attraente del mondo.

Lista anime recensiti

Benvenuti nel mio blog, in cui troverete una descrizione di tutto ciò che riguardi i disegni animati giapponesi e che mi sia mai passato sotto mano!

In questo post trovere in elenco tutti gli anime recensiti in ordine alfabetico, per poterli avere subito a colpo d’occhio: qualsiasi recensione è linkata in questa lista tutta cliccabile a vostro piacere.

Rimane comunque valido strumento la funzione “cerca” qui a destra, in caso di bisogno!

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2×2 = Shinobuden , 3×3 Eyes , 5 centimeters per second

A

Abenobashi Magical Shop , Afro Samurai , Afro Samurai: Resurrection , Akagi , Akane Maniax , Akira , Amaenaideyo , Amatsuki , Angel Sanctuary , Angel’s Tail , Ani*Kuri 15 , Animation Runner Kuromi , Appleseed , Appleseed Ex Machina , Armored Trooper VOTOMS: Pailsen Files , Avatar: The Last Airbender , Ayakashi , Ayakashi – Japanese Classic Horror , Azumanga Daioh

B

Baccano! , Bakumatsu Kikansetsu Irohanihoheto , Bakuretsu Tenshi , Bamboo Blade , Baoh Raihousha , Bartender , Basilisk , Battle Programmer Shirase , Beyond The Clouds , Black Cat , Black Lagoon , Black Lagoon: Roberta’s Blood Trail , Blood: the last vampire , Blue Drop , Bokurano , Bokusatsu Tenshi Dokuro-Chan , Boogiepop Phantom , Bottle Fairy , Bounen no Xamdou , Bubblegum Crisis , Bubblegum Crisis: Tokyo 2040

C

Canvas: Motif of Sepia , Chaos; HEad , Chi’s Sweet Home , Chobits , Chrno Crusade , Claymore , Code Geass: Lelouch of the Rebellion , Code Geass: Lelouch of the Rebellion R2 , Combustible Campus Guardress , Comedy , Comic Party , Comic Party Revolution , Cowboy Bebop , Cromartie High School , Cybernetics Guardian

D

Daicon III & IV , Dai Mahou Touge , Darker Than Black , Dead Leaves , DearS , Death Note , Demon City Shinjuku , Dennou Coil , Detective Academy Q , Detroit Metal City , Devil May Cry , Di Gi Charat , Dogs:  Stray Dogs Howling in the Dark , Doujin Work , Druaga no Tou: the Aegis of Uruk

E

Ebichu , Ef – A Tale of Memories , Ef – A Tale of Melodies , Eiken , El Cazador de la Bruja , Elfen Lied , Ergo Proxy , Escaflowne: The Movie , Eureka Seven , Eureka Seven: Pocket Full of Rainbows , Eve no Jikan , Excel Saga

F

Fate: stay night , Final Approach , First Squad: The Moment of Truth , FLCL , Freedom , Fruits Basket , Full Metal Alchemist , Full Metal Panic , Full Metal Panic: FUMOFFU , Futakoi , Futakoi Alternative

G

Gakuen Alice , Gankutsuou , Gantz , Ga-Rei Zero , Genius Party , Genius Party Beyond , Genshiken , G-Gundam , Ghiblies , Ghost Hound , Ghost Hunt , Ghost in the Shell , Ghost in the Shell: Solid State Society , Ghost in the Shell 2 – Innocence , Ghost in the Shell: Stand Alone Complex , Ghost in the Shell: Stand Alone Complex 2nd GiG , Gilgamesh , Giniro no Kami no Agito , Girls Bravo , Goku Sayonara Zetsubou Sensei , Golden Boy , Grappler Baki , Grappler Baki 2 , Grave of the Fireflies , Great Teacher Onizuka , Green Green , Gun X Sword , Gunbuster , Gunbuster 2 , Gungrave , Gunslinger Girl , Gyagu Manga Biyori

H

Haibane Renmei , Hajime no Ippo , Hajime no Ippo: New Challenger , Hanbun no Tsuki ga Noboru Sora , Hani Hani – Operation Sanctuary , Hatenkou Yuugi , Hayate no Gotoku , He is my Master , Hellsing , Heroic Age , Hidamari Sketch, Hidamari Sketch X365 , Highlander: Search for Vengeance , Higurashi no Naku Koro ni , Higurashi No Naku Koro Ni Kai , Higurashi No Naku Koro Ni Rei , Hikaru no Go , Honey & Clover , Hoshi No Koe , Howl’s Moving Castle , Hunter X Hunter , Hunter X Hunter OVA Serie 1 , Hunter X Hunter OVA Serie 2 , Hunter X Hunter OVA Greed Island Final , Hyakko

I

Ichigo 100% , Ichigo Mashimaro , Ikkitousen , Ikkitousen: Dragon Destiny , Ikkitousen: Great Guardians , Ima, Soko ni Iru Boku , Initial D , Innocent Venus

J

Jin-Roh: The Wolf Brigade , Jojo’s Bizarre Adventures

K

Kaiba , Kaleido Star , Kamen no Maid Guy , Kamisama Kazoku , Kannagi , Kanojo to Kanojo no Neko , Karas , Kare Kano , Kemonozume , Kiki’s delivery service , Kimi Ga Nozomu Eien , King of Bandit Jing , Kino no Tabi , Kite , Kite Liberator , Koi Kaze , K-ON! , Koroshiya-1 , Kurenai, Kuroshitsuji , Kurokami , Kurozuka , Kyoukara Ore Wa!! , Kyou no Go no Ni , Kyouran Kazoku Nikki

L

La Maison en Petit Cubes , Laputa , Last Exile , Law of Ueki , Legend of the Galactic Heroes , Lovely Complex , Lucky Star , Lucky Star OVA , Lupin III: The Castle of Cagliostro

M

Macross Frontier , Mahou Sensei Negima , Mai Hime , Mai Otome , Mai Otome 0 – S.ifr , Majin Tantei Nogami Neuro , Majokko Tsukune-chan , Major S1 , Major S2 , Major S3 , Major S4 , Major S5 , Manabi Straight! , Maria+Holic , Master of Mosquiton , Melody of Oblivion , Memories , Metropolis , Mezzo Danger Service Agency , Michiko to Hatchin , Millennium Actress , Minami-Ke , Mind Game , Mizuiro , Mnemosyne , Mobile Suit Gundam 1 , Mononoke Hime , Monster , Moonlight Mile , Moyashimon , Murder Princess , Mushishi , Muteki Kanban Musume , My Neighbors The Yamadas

N

Nana , Nausicaä of the Valley of the Wind , Neko no Ongaeshi , Neo Tokyo , Neon Genesis Evangelion , Ninja Scroll , Nodame Cantabile , Nodame Cantabile: Paris Chapter , Noein , Nuku Nuku DASH , Nuku Nuku OAV

O

Ocean Waves , One Outs , Onegai Teacher , Only Yesterday , Ouran High School Host Club , Outlaw Star , Over Drive

P

Pale Cocoon , Panda Kopanda , Pani Poni Dash , Paprika , Paranoia Agent , Penguin Musume Heart , Perfect Blue , PlanetES , Pom Poko , Popotan , Porco Rosso , Potemayo , Princess Tutu , Project Arms , Project ICE , Puchi Puri Yuushi , Puni Puni Poemy

R

RahXephon , Re: Cutey Honey , Read or Die , Real Drive , REC , Record of Lodoss War OAV , Record of Lodoss War TV , Redline , Rental Magica , Rocket Girls , Royal Space Force: the Wings of Honneamise , Rozen Maiden , Rurouni Kenshin , Rurouni Kenshin: Reminescence

S

Saishuuheiki Kanojo , Samurai 7 , Samurai Champloo , Sayonara Zetsubou Sensei , School Rumble , School Rumble: San Gakki , Scrapped Princess , Seirei No Moribito , Serial Experiments LainSeto no Hanayome , Seto no Hanayome OVA , Shakugan No Shana , Shigofumi , Shigurui , Shikabane Hime , Shingetsutan Tsukihime , Shion no Ou , Shounan Jun’ai-Gumi , Sketchbook ~full color’s~ , Skip Beat! , Skullman , Slam Dunk , Sola , Solty Rei , Soukyuu No Fafner , Soul Eater , Special A , Speedgrapher , Spice and Wolf , Spice and Wolf II , Spirited Away , Steamboy , Stellvia of the Universe , Strait Jacket , Summer Wars , Sword of the Stranger

T

Tales From Earthsea , Tengen Toppa Gurren Lagann , Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen , Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-hen, Tenjou Tenge , Terra e , Texhnolyze , The Big O , The Melancholy of Haruhi Suzumiya , The Third , This Ugly and Beautiful WorldToki wo Kakeru Shoujo , Tokimeki Memorial: Only Love , Tokyo Godfathers , Tokyo Magnitude 8.0 , Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou , Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku , Tonari No Totoro , Toradora! , Toshokan Sensou , Trigun , Trinity Blood , Trouble Chocolate , Tsukuyomi Moon Phase , Twelve Kingdoms , Twilight of the Dark Master

U

Ultimate Survivor Kaiji , Utawarerumono

V

Vampire Hunter D: Bloodlust , <a href=”chi ama i vampiri a tal punto da guardare un intero OVA per incontrarne solo uno alla fine; chi ama anime d’azione, anche se non esattamente di altissima qualità; chi si chiede quanto possa essere utile avere sangue alieno antico derivante da guerre interstellari di eoni fa.“>Vampire Wars , Vandread , Venus Versus Virus , Vexille , Video Girl Ai , Vision of Escaflowne

W

Welcome to the NHK! , Whisper of the Heart , Wicked City , World Destruction , Wrath of the Ninja

X

X , Xenosaga , xxxHoLic , xxxHoLic: Kei

Y

Yakushiji Ryoko no Kaiki Jikenbo , Yamato Nadeshiko Shichi Henge , You’re Under Arrest , Yumeria

Z

Zaion – I wish you were here , Zoku Sayonara Zetsubou Sensei

Zoku Sayonara Zetsubou Sensei

Quando il delirio non è abbastanza.

Zoku Sayonara Zetsubou Sensei

Si ritorna nell’assurda classe del Professor Disperazione, che abbiamo conosciuto nella prima serie, Sayonara Zetsubou Sensei. I personaggi presentatici nella prima serie sono tuttora presenti, con tutte le loro psicosi, le loro manie e le loro abitudini. Ora che sappiamo con chi abbiamo a che fare (a parte un paio di nuove introduzioni, marginali), bisogna vedere in che direzione la serie s’indirizza…

In un primo momento, temevo che ZSZS prendese la via delle ultime puntate della prima serie, con un umorismo nonsense un po’ fiacco e poco incline alla risata, quanto alla confusione: sono rimasto contentissimo quando, entro puntata 3/4, ho capito che la magnitudo dell’assurdità qui era in una scala completamente diversa.
Avendo difatti tutta la serie per utilizzare i personaggi precedentemente introdotti, alla SHAFT hanno deciso di andare all-out sul nonsense e sulla follìa. Ci si ritrova quindi puntate in cui la metà è parlata in versi gutturali con sottotitoli; ad un certo punto, certi personaggi si mettono a parlare inspiegabilmente in tedesco; in una puntata, per cinque minuti l’animazione è fatta con personaggi di plastilina… e questo solo per il lato puramente tecnico della pazzia!
I personaggi tengono fede a sé stessi: alcuni perdono importanza rispetto alla serie iniziale, mentre altri ne acquistano di più. In ogni caso, dai più utilizzati ai più trascurati ognuno di essi trova il momento per contribuire a frullare la mente dello spettatore, che non può che rimanere abbacinato di fronte ad un simile dispiegamento di cose a caso.

Va tuttavia detto che non c’è solo nonsense galoppante (al cui confronto Excel Saga sembra una puntata di Quark): disseminate nella serie – e spesso utilizzate come argomento trainante per mostrare assurdità assortite – ci sono discussioni che non sono di chissà quale profondità, ma prendono in giro molti aspetti della vita quotidiana che sicuramente chiunque si sarà trovato a fronteggiare. I favori fatti aspettandosi un ringraziamento, i consigli non richiesti, le immotivate supposizioni della gente,… tutte cose che capitano sovente, e che in questo caso sono viste in chiave assurda ma non per questo meno azzeccata. Non ci si può aspettare grandi rivelazioni, ma sicuramente più di una volta ci si ritroverà a pensare “è vero, funziona proprio così”.

La parte grafica è nella totale abitudine SHAFT: disegni con mille diversi stili, spesso molto stilizzati, con immagini reali mischiate talvolta a disegni e quant’altro. Citazionismo in quantità industriale (nella prima parte soprattutto nelle scritte, e nella seconda parte anche nei fatti). Una sigla con immagini disturbanti di tavole del corpo umano. C’è tutto, come da tradizione.
Inoltre, la prima sigla finale mostra un tratto assolutamente diverso dall’abituale disegno di questa casa produttrice: sarei curioso di vedere un progetto fatto interamente in tale modo.

Il lato audio non è da meno: a parte la sigla iniziale che ricorda molto quella della prima serie, le musiche durante le puntate sono molto azzeccate. Sono addirittura arrivati a creare due sigle d’apertura speciali per due puntate particolari (una unicamente per introdurre uno stupido sketch delle protagoniste rappresentate come magical girls, l’altro per la puntata simil-poliziesca), il che fa capire il livello d’attenzione per ogni dettaglio di questa serie.

In definitiva, Zoku Sayonara Zetsubou Sensei è un anime per chi ha apprezzato la prima serie, che ama il nonsense più totale e la pazzìa senza confini di alcun genere. Io rimango in fervente attesa della terza serie!

Voto: 9. È diverso dal suo predecessore, ma ugualmente spettacolare. Si tengano però lontani tutti coloro che cercano un senso in ciò che vedano, poiché non gradiranno.

Consigliato a: chi vuol bruciarsi qualche neurone; chi ama navigare tra psicosi e malattie mentali; chi vuol canticchiare per giorni rumba rumba rumba rumba rumbaaaa.

Record of Lodoss War OAV

Appassionati di D&D, a me!

Record of Lodoss War OAV

Parn è un giovane il cui padre era un potente cavaliere, e che sogna di seguire le orme del padre. In occasione di un’invasione di goblin nel suo villaggio, entra in contatto con altri avventurieri ben più esperti di lui e si unisce a loro nella ricerca della fonte del male che si sta spandendo nella loro terra.
Chi potrebbe immaginare che dietro a tali apparentamente triviali problemi si nasconda una minaccia che potrebbe portare all’annientamento di tutta la terra di Lodoss?

In questo anime del 1990, vengono presi ed utilizzati TUTTI gli archetipi del fantasy e dei giochi di ruolo. Un party composto da paladino umano / guerriero nano / guerriera-maga elfa / stregone / sacerdote; l’eterna lotta tra il bene e il male; draghi; mostri marini; antiche leggende che minacciano l’odierna realtà; profezie e rituali;… qualsiasi idea voi abbiate sui GDR, sicuramente qui la troverete.
Questo non gioca forzatamente contro la serie stessa: la maggior parte di questi standard vengono difatti ben elaborati e resi in maniera emozionante, di modo da colpire al cuore tutti gli appassionati del genere fantasy con situazioni a loro congeniali e care.

Purtroppo, non ci sono soltanto lati positivi in questa serie; lo sviluppo dei personaggi (soprattutto di Parn, che è il più inesperto di tutti) funziona in maniera poco lineare e difficilmente esplicabile; da un lato il suo carattere non si muove mai dall’impetuoso sbarbatello che si incontra all’inizio, mentre d’altra parte misteriosamente aquisisce abilità con la spada che gli permettono di combattere contro i più grandi guerrieri senza apparente motivo.
Inoltre, la storia diventa un po’ inconsistente nella sconda parte della serie: non dico che risulti contradditoria o difficile da seguire, ma sembra che tutto venga un po’ troppo affrettato, e le cose capitano ad un ritmo torppo serrato per poterle realmente apprezzare.

I disegni sono belli e fluidi, anche se forse sono state utilizzate un po’ troppe immagini ferme: sono comunque apprezzabili per l’alta qualità delle immagini, ma ogni tanto sembra quasi di vedere una presentazione in pps…
La musica fa il suo dovere, con un’ottima colonna sonora nell’introduzione di ogni puntata.

In definitiva, Record of Lodoss War OAV ha contribuito a dare un importante contributo all’animazione fantasy: ha parecchi difetti, ma considerando l’anno in cui è stato fatto rimane comunque un lavoro apprezzabile e risulterà sicuramente gradito a chiunque abbia mai avuto a che fare con dei dadi a 20 facce.

Voto: 8. I le imperfezioni che ha gli impediscono di andare più in alto, ma rimane comunque una visione apprezzabile anche se non perfetta.

Consigliato a: qualsiasi giocatore di D&D; chi ama i racconti di spada e magia; chi vuole vedere un nano chiamato Gimli prendere ad asciate qualsiasi cosa, senza per questo vedersi il Signore degli Anelli.

Kaiba

Nel 2008, un viaggio in un mondo di pura fantasia:

Kaiba

Kaiba è uno strano ragazzo con un buco al centro del petto, che si sveglia senza memorie: si trova subito in pericolo, e inizia un viaggio per ritrovare sé stesso. Mentre gira per i mondi, però, oltre che trovare tracce di sé incontra vari avvenimenti e varie persone, che fanno intuire un ben più oscuro destino a cui il pianeta stesso sta andando incontro…

In Kaiba, la cosa più particolare e curiosa è come vengono trattati i ricordi. In questo mondo, infatti, i ricordi sono una cosa fisica, palpabile: possono essere presi, inseriti ed estratti dalle teste; possono essere immagazzinati e spostati, di modo da portare le “anime” in altri corpi; posson essere copiati; possono essere divorati da piante succhia-memoria, lasciando solo un involucro vuoto. Tutto questo porta a mille possibilità di interazione tra le varie persone.
Ciò può anche far riflettere sulle implicazioni etiche di una possibilità del genere: sarebbe giusto prendere le proprie memorie e spostarle in un giovane corpo, magari acquistato ad qualcuno che aveva necessità di denaro, quando si è vecchi? Sarebbe possibile ingannare qualcuno scambiando i corpi e fingendo di esser qualcun’altro? Dov’è il confine tra l’opportunità e il pericolo? Forse sono pensieri un po’ fantasiosi e non molto utili nella vita di tutti i giorni, ma l’importante è far funzionare il cervello.

Purtroppo, secondo il mio umile parere questo è quanto c’è di buono in Kaiba. Per il resto ci si ritrova davanti ad una storia estremamente confusionaria, che continua a cambiare soggetto senza apparente motivo. All’inizio sembra che si vada a caccia delle memorie di Kaiba; in seguito, pare quasi di trovarsi in una specie di Piccolo Principe versione anime, con il protagonista che gira vari pianeti ed in ognuno incontra persone che con i loro vizi rimangono sole e tristi. In seguito, subentra un aspetto pseudo-politico di oppressione di deboli e di volontà di rivoluzione. Alla fine, tutto ciò va a ramengo per concludersi in un finale che nulla c’entra con tutto ciò che s’è visto. Alcuni l’hanno definito “una grande prova di narrazione fantasy/fantascientifica”: io lo definisco un minestrone di idee confuse buttato alla rinfusa.

I disegni… che dire. Nel 2008 non pensavo fosse possibile una cosa simile. Si può dire che lo stile, infantile e raffazzonato, ben si adatta al mondo onirico ed inventato in cui ci si trova; la qualità dei disegni è però veramente scadente, e si vede che non è un problema di files: le immagini sono ben definite e ci sono alcuni momenti in cui si rasentala decenza, ma per il resto ci si trova in un abisso di inqualificabile bruttura che nemmeno gli anime di serie Z degli anni ’60 potevano raggiungere.
La musica, invece, risolleva un po’ il lato artistico della serie: anche se le sigle sono in parziale engrish, sono molto orecchiabili, dolci e delicate. Soprattutto la sigla iniziale è molto bella e nostalgica.

Insomma, Kaiba è un anime sperimentale della Madhouse Studios, che ha prodotto capolavori come Dennou Coil, Nana e Black Lagoon: in questo caso, però, si sono spinti troppo nell’ermetismo e nella ricerca di qualcosa che, alla fine, non hanno trovato.

Voto: 4. Un buco nell’acqua, a mio parere.

Consigliato a: chi apprezza i disegni infantili; chi ama delle serie che tentano di esser qualcosa di veramente diverso; chi vuole vedere un esserino che usa le orecchie ad elicottero per volare, facendo versettini assurdi.

Video Girl Ai

Cosa succede se la ragazza dei nostri sogni si manifesta tramite una videocassetta?

Video Girl AI

Yota è un ragazzo che ha appena ricevuto una cocente delusione d’amore: Moemi, la ragazza che lui segretamente ama, gli ha appena confessato di essere infatuata del suo migliore amico, Takashi. Lui fa buon viso a cattivo gioco, ma la sofferenza è tanta… fino a quando non entra quasi per caso in una videoteca molto particolare, prende una videocassetta e se la guarda a casa.
In quel momento, dal televisore esce Ai: lei è una Video Girl, e il suo compito è, per un mese, sostenere e consolare il suo “padrone” per aiutarlo a superare i momenti difficili che sta passando. Come si svilupperanno le relazioni sentimentali tra i personaggi in gioco?

Bisogna dire una cosa: in Video Girl Ai, si capisce come andrà a finire la storia più o meno al sesto minuto della prima delle sei puntate. Il punto non è molto la storia, ma lo sviluppo dei sentimenti e dei caratteri dei protagonisti.
In questo lato, il procedere è abbastanza stereotipato e ovvio, ma bisogna ricordare che questo anime è di 16 anni fa: non si può quindi pretendere che avesse idee che oggi possano parere innovative.
I personaggi, invece, meritano un discorso a parte: i migliori sono indubbiamente Ai e Takashi. Takashi si dimostra infatti un vero amico, nonostante in un primo momento possa sembrare esattamente il contrario. Ai, invece, si dimostra totalmente pazza e fa schiantare dal ridere con certe sue uscite (soprattutto nelle prime due puntate); lo sviluppo dei suoi sentimenti è semplice ma credibile e struggente.
Yota e Moemi, invece, risultano un po’ sotto tono: probabilmente l’inimicizia sviluppatasi verso Yota è dovuta alle tremende somiglianze riscontrate con eventi passati, ma ogni tanto avrei voluto tirargli un paio di testate sul setto nasale. Moemi, invece, è un po’ una macchietta di contorno, che serve solo a tirare avanti la storia. Ha il pregio di non agire in maniera totalmente ovvia alla fine, ma c’è poco altro da ricordare.

Proprio sul finale, inoltre, c’è la peggior pecca di questa miniserie: l’ultima puntata è tremendamente slegata da tutto il resto, e da una storia d’amore tenta di diventare una valutazione dell’amore e dei suoi pregi/difetti, non riuscendo però nella sua missione. Il nuovo personaggio che s’insinua alla fine della quinta puntata non si amalgama bene con l’ambiente costruito in precedenza, e risulta un po’ fuori posto; essendo su di lui che il finale regge, l’intera struttura diventa un po’ traballante.

I disegni sono nella norma per una produzione del 1992, senza infamia e senza lode: idem dicasi per il lato musicale.

Insomma, Video Girl Ai è una buona storia di sentimenti senza troppe pretese, dal tono allegro e con qualche aspetto moderatamente imprevedibile (la conclusione di Moemi e le reazioni di Takashi); ha qualche pecca, ma risulta guardabilissimo.

Voto: 7,5. Con un finale migliore avrebbe potuto guadagnare qualcosa di più.

Consigliato a: chi ha sempre sognato la donna perfetta che esce dalla TV; chi vuole una storia d’amore breve ma intensa; chi vuol vedere lo special più epocale della storia, a fine puntata2, con i pezzi di puntata dialettali.

Detective Academy Q

d eccoci ad incontrare dei ragazzini con la Sindrome della Signora in Giallo:

Detective Academy Q

Kyuu è un ragazzino che ha la passione di risolvere i misteri, ed è dotato di un eccellente spirito deduttivo: a causa di una situazione particolare, entra in contato con Megumi, che possiede memoria fotografica, e viene a conoscenza dell’esistenza della DDS, la scuola per detective di Dan Morihiko, il più grande detective del Giappone.
A dir poco interessato, riesce a farsi prendere in tale scuola e nella sua classe (la classe Q) inizia la sua avventura, fatta di misteri e pericoli; inoltre, uno dei suoi più brillanti compagni di classe sembra avere un fosco passato ed un ancor più misterioso futuro…

A prim’occhio, questa serie non colpisce molto. A parte le sigle ben fatte i disegni risultano abbastanza scarsi per essere del 2003, le voci non sono particolarmente incisive e i personaggi sembrano un po’ legnosi. Si capisce però in fretta il motivo: la grafica e il sonoro in questo anime sono dei meri veicoli per convogliare allo spettatore le informazioni relative ai casi che la classe Q si ritrova a risolvere volta per volta.
Essendo un anime di detective, difatti, il punto principale sta nella storia: in questo caso, bisogna fare due distinzioni ben precise, tra storie investigative e la trama principale.

Le storie singole sono infatti di buona qualità: quelle che durano una sola puntata risaltano in maniera plateale come filler e hanno una qualità notevolmente peggiore (i misteri sono banali e ci sono anche delle inesattezze tecniche). Quelli più lunghi, invece, sono di fattura estremamente migliore: gli intrighi sono molto interessanti, si e si è spinti a far funzionare il cervello per capire chi è stato: i sospetti sono sempre molti, e anche se a chi guarda vengono dati tutti gli elementi per poter determinare il colpevole non vengono mai piazzati in maniera plateale, e quindi non si cade nella banalità. Inoltre, all’inizio si rischiava di cadere in una routine abbastanza ripetitiva, quella del “messaggio di morte” che era anche un po’ stiracchiata; per fortuna, a partire dalla prima storia “seria” (quella dell’isola abbandonata, secondo me la migliore di tutta la serie) la ripetizione si sblocca e le soluzioni sono sempre variate ed originali.

Per la trama principale, invece, si denota un grandissimo difetto: non porta da nessuna parte. Considerando che DAQ è tratto da un manga che prosegue ben oltre la serie, vengono dati molti elementi e assolutamente nessuna risposta: per tanto così, avrebbero fatto meglio o a svilupparla più in fretta (di modo da raggiungere una fine anche solo parziale) oppure lasciar stare del tutto, potenziando la parte dei misteri. In questo modo invece si aspetta sempre una rivelazione che non c’è, e si arriva alla fine con un nulla di fatto che lascia un retrogusto amarognolo.

In definitiva, Detective Academy Q è un ottimo anime per chi adora i detective e i misteri: mantiene sempre un tono allegro anche se ogni tanto le situazioni sono abbastanza drammatiche (e i momenti di disperazione sono giustamente concessi, senza esagerare), e le 45 puntate passano in un soffio.

Voto: 8. Peccato per la storia principale davvero deludente: i misteri sono molto ben congegnati.

Consigliato a: chi adora la signora Fletcher; chi vuol far funzionare il cervello; chi vuol sapere cosa vuol dire Kotae wa hitotsu!

Boogiepop Phantom

Paranoie a mille? Eccovi serviti!

Boogiepop Phantom

In una città, una notte, si vede una colonna di luce. Da tale momento cominciano a sparire in misteriose circostanze degli studenti di una scuola, che iniziano ad avere strani poteri… e un serial killer che aveva colpito cinque anni prima sembra essere tornato in azione! In quale modo questi eventi -e le visioni che la gente comincia ad avere- possono essere collegati? Chi è il vero nemico? È possibile che ci siano degli esseri più evoluti che stanno manipolando la gente, oppure sono solo delle dicerie della Rete?

Questo anime di certo deve essere guardato con attenzione: sin dei primi momenti di visione, in cui si capisce il mood tetro e cupo (fa ricordare Lain Serial Experiments nel tipo di disagio… ma molto più accentuato), bisogna iniziare ad immagazzinare tutti i dati possibili. Le linee temporali delle varie storie, inizialmente apparentemente scollegate, continuano ad incrociarsi saltando anni e coinvolgendo parecchi personaggi. Si è destinati a passare le prime due puntate non capendo nulla, e tentando di districarsi nell’apparente orrore psicologico che si sta preparando davanti a noi.
Con la terza puntata la situazione pare iniziare a chiarirsi, ed una trama inizia ad emergere per dare un ordine a ciò che abbiamo sinora visto; purtroppo, questa risulta solo un’apparenza. Da lì in poi, infatti, la trama diventa un dedalo di personaggi, eventi, incroci e discorsi che risulta talmente complesso da diventare incomprensibile. A me piacciono gli anime che stimolano la mente, ma in questo caso anche con tutta la concentrazione di cui son capace mi ritrovavo a perdermi inesorabilmente nel tentativo di capire anche solo una minima parte di ciò che stesse accadendo.
Dopo otto puntate di totale abbandono, alla fine arrivano le dovute spiegazioni: peccato che, dato che non s’è capito quasi nulla di tutto ciò che è accaduto, le risposte risultano molto parziali e poco soddisfacenti (sorvolando sul fatto che parecchie cose non vengono spiegate del tutto). Il finale, inoltre, pare essere di un altro anime: non c’entra nulla.
Ci sono molti discorsi che dovrebbero stimolare il pensiero, ed alcuni sulla memoria e sul passato che influenza il presente risultano anche abbastanza interessanti, ma la maggior parte di essi si perde nel sopraccitato minestrone di eventi a cui è impossibile dare una direzione.

La grafica è ad uno standard medio-basso per un anime del 2000: non è brutta e l’ambiente cupo ed oppressivo è ottimamente reso, ma purtroppo i personaggi si assomigliano tutti in maniera disarmante: questo, oltre che risultare esteticamente poco interessante, aiuta a confondere ancora di più il povero spettatore, tanto che ogni tanto ci si perde anche perché si pensa che si stanno guardando le vicende di un personaggio, e invece è un altro.

È nel sonoro che questa serie trova il suo principale punto di forza, creando un lavoro davvero imponente: non tanto per le musiche o le opening/ending (che comunque sono molto orecchiabili), ma perché l’85% del senso di angoscia e claustrofobia viene creato da un sapientissimo uso di suoni, rumori, silenzi, stridìi, voci e quant’altro. Molte scene apparentemente innocue iniziano a far palpitare chi guarda a causa dell’audio, e questo è davvero un ottimo risultato.

Insomma, Boogiepop Phantom ha il pregio di tentare di essere qualcosa di diverso dalla massa, ma purtroppo l’inumanamente eccessiva complessità ne rende la visione una continua frustrazione: questo, in un anime che vorrebbe far pensare la gente, è un errore imperdonabile.

Voto: 5. Con una trama più accettabile avrebbe potuto anche guadagnare 3 punti: peccato…

Consigliato a: chi ha voglia di impazzire; chi non ha timore di spaventarsi un po’; chi vuole vedere una delle rappresentazioni della morte più stilose che ci siano.