Terra e

Nel futuro, umani con superpoteri cacciati e sterminati da una società ipercontrollatrice!

Terra e

Ci troviamo in un lontano futuro, su un lontano pianeta. Centinaia di anni fa la terra divenne invivibile a causa dell’inquinamento creato dall’uomo: venne pertanto iniziato un programma di pulizia del pianeta, e l’umanità andò a vivere su altre colonie in giro per lo spazio. Per prevenire che l’umanità ripetesse gli stessi errori, si instaurò un governo estremamente autoritario: i figli vengono infatti allevati sistematicamente da parenti adottivi, e a 14 anni vien fatto il lavaggio del cervello con la cancellazione della maggior parte dei ricordi, per poi esser gettati nella vita adulta come membri produttivi della società.
Capita tuttavia che alcuni nascano con dei poteri particolari, in più: telepatia, telecinesi e quant’altro. Questi bambini vengono però velocemente eliminati dal sistema, perché porterebbero squilibrio in una società oramai ammaestrata: da centinaia d’anni però i Mu, come questa razza “diversa” viene chiamata, tentano di salvare i loro compagni e portarli con sé nella loro nave, in attesa di trovare il momento in cui potranno salpare e tornare alla terra, dove tutto iniziò!

L’inizio pare promettente, dato che si instaura quasi subito un ambiente oppressivo e di paura: sembra di trovarsi in 1984, dove il governo controlla ogni cosa e ogni passo dei cittadini.
Subito dopo, però, la trama inizia ad avere delle crisi di identità. Inizialmente il punto è salvare quanti più Mu possibili dalle grinfie degli umani, unitamente alla presa di coscienza di Jomy; in seguito, dopo un paio di avvenimenti i Mu pigliano e se ne vanno in cerca della terra, e tanti saluti ai Mu che muoiono. Dopo ciò inizia la ricerca della terra, fino a quando non incrociano un altro pianeta abbandonato: decidono allora di fermarsi lì, e buonanotte anche alla terra: ne si discute ancora, ma pare che il posto sia confortevole.
Dopo altri incidenti viene in mente ai Mu che si erano dimenticati su Ataraxia i loro compagni, e quindi tornano indietro: già che son lì prendono anche le coordinate della terra, che la prima volta se le erano dimenticate. Dopo NON aver salvato altri Mu, infine partono verso la terra per l’evoluzione finale della serie.
La parte buona è che questi collegamenti, visti sul momento, sono apparentemente logici: a guardarli di fila, però, si vede che hanno molto poco senso e continuano a cambiare il fulcro principale della storia.

Non è però solo la trama in sé a barcollare: anche i dettagli che la compongono spesso e volentieri lasciano perplessi. In primis, come detto sopra si parla di un governo che definire autoritario è dir poco: si capisce che i Mu con i loro superpoteri riescano a sfuggire al loro controllo, ma più volte si vedono atti di insubordinazione o mancanze di sicurezza di livelli devastanti, per nulla in tono con l’ambiente. Figuriamoci che la sala che contiene uno degli elementi-cardine della serie e della società stessa è su una base orbitale usata come scuola ed è guardata solo da due guardie che fanno la ronda, con la consolle a disposizione del primo che passa!
In secondo luogo, la natura stessa della società dei Mu mi ha lasciato molto perplesso: Viene più volte ricordato che essi da 300 anni sono perseguitati e cacciati. Possibile che nessuno di loro abbia sviluppato uno straccio di abilità combattiva? Essi stessi dicono che fermare il cuore di un uomo è semplice, perché non lo fanno quando sono in pericolo? E dato che sanno che molti umani hanno ricevuto un addestramento anti-psionico, perché non lanciano semplicemente 15 coltelli verso il nemico con la telecinesi? L’acciaio è acciaio e basta… niente. Nulla di tutto ciò pare aver mai toccato la mente dei Mu, nei secoli di persecuzione. Mah.
Mille altre cose non quadrano, ma sarebbe inutile fare la lista completa: basti però dire che tutto ciò nuoce parecchio alla credibilità della storia, dato che le cose avrebbero potuto essere risolte in maniera molto più semplice.

I personaggi sono un altro elemento su cui Terra E pare contare molto: essi hanno però uno sviluppo abbastanza casuale. Quasi tutti i personaggi principali tentano di evolversi durante la serie, e questo è positivo: tuttavia, quelli che dovrebbero evolversi di più (Jomy e Keith) lo fanno senza una direzione precisa. Succede un fatto e loro reagiscono in maniera casuale: inizialmente sembra, soprattutto per Keith, che ci sia una direzione nei suoi cambiamenti. Il proseguio della storia però mostra il contrario, e le spiegazioni contenute nel deludente finale non soddisfano. Parlando di quest’ultimo, tutti i personaggi entrano in volemosebbene-mode, nonostante fino a 10 minuti prima una razza avesse giurato morte all’altra: tutta la sequenza finale ha senso pari a zero, soprattutto contando che si sta parlando di una società anestetizzata.

Il disegno non è malaccio, in linea con la qualità del 2007: la CG poteva forse esser curata un po’ meglio, ma non da gran fastidio. Carine le musiche, fanno il loro lavoro anche se non sono memorabili.

Insomma, cosa rimane di Terra e (altresì conosciuto come Toward the Terra)? Rimane una serie che dopo un inizio apparentemente carino corre in circolo cercando una trama e dei protagonisti, e fallendo in entrambi i casi.

Voto: 5. Scarsa trama, scarso sviluppo, scarsa sci-fi.

Consigliato a: chi non si offende se le mire dei protagonisti cambiano ogni due puntate; chi vuole una storia con un arco narrativo di circa 30 anni, con personaggi che rimangono immutati tutto il tempo e bambini che crescono da 2 a 15 anni in 20 minuti; chi vuol conoscere un topo spaziale telepatico.

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Angel’s Tail

Dal 2001, un ragazzo e 12 ragazze: un altro harem show?

Angel’s Tail

Goro è un ragazzo abbastanza sfortunato: gli va sempre tutto male, ed inoltre ogni animale da compagnia che lui abbia avuto nella sua vita è purtroppo passato a miglior vita. Un giorno, tra le sue disavventure, incontra una divinatrice che gli predice un futuro pieno di gioia grazie agli angeli custodi che arriveranno per lui.
Lui sul momento non crede a quanto dettogli, solo per incontrare a casa tre ragazze che lo riconoscono come loro padrone e tentano, in maniere più o meno goffe, di aiutarlo in ogni modo. Dopo qualche momento di incredulità, riescono finalmente a riconoscersi a vicenda: le tre ragazze sono in realtà tre dei suoi animali deceduti in passato, che sono tornati dal mondo degli spiriti per proteggerlo e servirlo! Con le puntate tutti i suoi più amati compagni torneranno, fino a formare un harem di dodici ragazze/bambine pronte a servirlo al meglio delle loro possibilità… questo porterà alla sua felicità o al suo esaurimento?

Sin dalla prima puntata, si capisce che in questo anime non ci saranno da aspettarsi grandi colpi di scena o trame profonde: una volta introdotti i personaggi della storia, si tratta fondamentalmente di uno slice of life che percorre le vite dei tredici protagonisti, con qualche piccolo accenno di trama alla fine della prima delle due serie – nulla a cui sia tuttavia degno dare attenzione.
Ad ogni puntata si presenta un problema di qualche genere, e durante la puntata viene risolto con tanto buon cuore e tante buone parole: purtroppo dopo aver visto i primi 40 secondi di ogni puntata si può intuire esattamente lo svolgimento di tutta la vicenda, senza sbagliare di un millimetro. Questo si ripete più o meno per tutte le puntate della serie, e quindi l’interesse viene tenuto generalmente basso.

I personaggi sono, in questo caso, il punto focale della serie: non sono realizzati malissimo, ma sono piatti. Ogni personaggio ha un tratto distintivo dell’animale che rappresenta (tartaruga lenta, lepre avventata, volpe furba,…) e non c’è null’altro che caratterizzi nessuna di loro. Tutte hanno un amore incondizionato per Goro (per fortuna non si cade nei tragici pantyshot o avances da harem, ma rimane tutto su un amore più “fraterno”), e questo è quanto.
Goro, essendo il personaggio attorno al quale tutto gira, è particolarmente importante: peccato che nella serie risulti totalmente inutile, e abbia qualche importanza -oltretutto non dettata da lui- nel paio di puntate alla fine della prima serie in cui appaiono “i cattivi” (cattivi rigorosamente vestiti in abiti cinesi – non mi aspettavo razzismo anche negli anime…), ma per il resto è totalmente anonimo.

I disegni sono mediocri per un anime del 2001 (1° serie), e scarsini per uno del 2003 (2° serie); le musiche sono anonime ma non fastidiose, e quindi si salvano.

In definitiva, Angel’s Tail è un anime che non ha assolutamente nulla che possa invogliare qualcuno a guardarlo: non ha delle atrocità specifiche, ma risulta meno interessante di una pera cotta e l’attaccamento ai personaggi che si riesce a provare è paragonabile a quello di una saponetta oleosa su di una finestra. Non ci siamo.

Voto: 4,5. Idea di base appena decente, e nulla più.

Consigliato a: chi ama le storie dal buon cuore; chi vuole vedere il primo -fallimentare- lavoro della Tokyo Kids; chi vuole sentire personaggi con difetti di pronuncia.