Spice and Wolf II

…La continuazione di una serie gradita… manterrà lo stesso spirito?

Spice and Wolf II


Come già abbiamo potuto appurare nella precedente serie, Lawrence è un commerciante ambulante che ha deciso di dare una mano ad Horo, uno spirito del raccolto, a tornare alla sua terra d’origine, verso nord. Questa seconda serie è una semplice continuazione del viaggio: ma il rapporto tra i due viaggiatori rimarrà uguale, o le cose si complicheranno? In quale modo azioni fatte con il commercio possono riflettersi su di un’intera nazione? E che ne è stato della casa di Horo?

In questa seconda serie la storia di Horo prende un po’ più di importanza, e si inizia a scoprire qualche traccia del suo passato, vero o presunto, tramite alcune leggende: ciò rimane sempre abbastanza minoritario nello svolgimento della maggior parte delle dodici puntate, ma è sicuramente un aumento rispetto a quanto precedentemente visto. Anche i desideri di Lawrence vengono presi maggiormente in considerazione: questo può risultare buono per arricchire la trama, ma secondo me ogni tanto intralciano rendendo i personaggi al tempo stesso più veritieri ma meno naturali.

Ci sono infatti delle notevoli mutazioni rispetto al Lawrence e alla Horo in precedenza conosciuti: se nella serie continuavano a flirtare con arguzia mentre combinavano magistrali affari, in questo caso il sentimento si fa molto più pressante. Lei sente molto più di prima il peso della sua natura e della sua solitudine; lui si può oramai definire cotto ma tonto, come in tanti anime si può vedere. Spiace infatti che la simpatica unicità di reazione dei protagonisti alle loro emozioni, che tanto aveva divertito, sia un po’ svanita lasciando spazio a discorsi molto più standard, sicuramente pregevoli ma assolutamente non innovativi, nonché al fatto che in alcuni casi tali emozioni obnubilano la capacità di riflessione di chi è coinvolto – e per due menti simili è un peccato.
I comprimari risultano abbastanza simpatici anche se c’è poco spazio per loro: non molti lasciano il segno, ma sicuramente alcuni si sono presentati abbastanza da guadagnarsi uno spazio in un eventuale ulteriore sequel.

Il lato mercantile della storia è abbastanza ben curato: dal punto di vista positivo si può notare che gli effetti di azioni precedenti portano a contraccolpi economici in tutta la regione: l’annullamento di una spedizione colpisce i venditori in molte maniere, a volte anche inaspettate, e questo aumenta il senso di coinvolgimento nella realtà dell’anime. D’altra parte, le spiegazioni rispetto al “cosa sta succedendo” e i giochi economici sono molto meno evidenti di prima, e si perde un po’ il piacere di seguire le azioni che stanno venendo fatte perché c’è poca possibilità di capire le motivazioni in gioco fino a quando non arriva la spiegazionefinale.

Le sigle sono abbastanza anonime seppur non brutte, ma durante la serie le musiche sono molto belle, centrando appieno l’ambientazione rappresentata; anche il disegno è di buona qualità, anche se non ha momenti di particolare eccellenza.

Insomma, Spice and Wolf II è stato un passo avanti o uno indietro? Secondo me un piccolo scivolone c’è stato, soprattutto nella prima parte della serie, con la perdita di carisma dei due personaggi: sono però probabilmente solo gusti personali, quindi è possibilissimo dissentire.

Voto: 8. Qualcosina meno del suo predecessore, ma sicuramente un prodotto molto valido e godibile.

Consigliato a: chi ha amato la prima serie; chi si diverte, anche se un po’ meno di prima, a sentire battute sagaci al posto di frasettine da diabete; chi si chiede fino a che punto si svilupperanno le cose tra il tonto e la disperata.

Kurenai

Un anime difficilmente inquadrabile, che tocca molti generi:

Kurenai

In questa storia si seguono le vicende di Sinkuruou, un ragazzo 16enne che, come lavoro part-time, fa il “risolute di dispute”. Questo significa esser inviati a risolvere situazioni problematiche (come il pizzo, gli sprayer che imbrattano il muro di una ditta, la yakuza che ha rubato delle proprietà…) possibilmente parlando e, quando questo non risulta possibile, con l’uso della forza.
Dopo molti lavori di basso profilo, Shinkuruou chiede alla sua datrice di lavoro di avere un incarico importante: gli viene pertanto affidata la protezione di Murasaki Kuhouin, una bambina di sette anni portata via ad una potentissima famiglia, dove l’attendeva un destino di schiavitù e sottomissione.
La vicenda si concentra a questo punto sulla vita della curiosa coppia, con Murasaki che deve abituarsi ad uno stile di vita totalmente diverso, e Shinkuruou che necessita maggiore maturità per riuscire nel suo incarico.

Questo anime è abbastanza difficile da valutare, perché tocca molti generi diversi, e passa dall’eccezionale al patetico. Inizia come un action, poi diventa un anime sulla crescita dei personaggi, poi diventa uno slice of life, poi torna sulla crescita, poi diventa quasi una storia d’amore, poi diventa ancora action… tra le varie sezioni i tagli sono estremamente netti, e si amalgamano molto malamente. Inoltre, come detto, certi pezzi sono davvero eccezionali (nella parte slice of life, quando la storia si concentra sulla vita del palazzo dove abitano, le vicine di casa sono davvero spettacolari e fanno schiantare dal ridere, e nelle parti d’azione i combattimenti sono ottimamente realizzati), e alcuni sono assolutamente inguardabili (quando iniziano a filosofeggiare i discorsi sono proprio inascoltabili, e la stessa sensazione viene quando una bimba di sette anni parla di destino, fato, mire future e crescita quando fino a due puntate prima non sapeva nemmeno come aprire una bottiglia di salsa di soia). Questo purtroppo gioca contro la visibilità della serie, confondendo nel contempo lo spettatore sulla direzione che l’anime vuol prendere. Molte cose, inoltre, rimangono inspiegate nonostante ne si accenni per tutta la serie.

I personaggi risultano altalenanti: ho personalmente trovato ODIOSA Murasaki, e ogni volta che apriva bocca avrei avuto voglia di pigliarla a testate sul setto nasale: capisco che il personaggio doveva essere la classica principessina viziata, ma qui sono andati troppo in fondo creando un personaggio stupido, noioso, fastidioso e che misteriosamente ad un certo punto diventa saggio. Il protagonista stesso insiste su tutta la serie sul voler diventare forte, e puntata dopo puntata si dimostra senza spina dorsale e, soprattutto, senza logica.
I comprimari, invece, fanno una figura molto migliore: soprattutto le sopraccitate vicine di casa sono totalmente geniali, e hanno i loro caratteri che aiutano a risollevare almeno un po’ l’ambiente.

I disegni sono ordinari, e forse di qualità un po’ bassina per il 2008: va però detto che, curiosamente, i capelli sono realizzati in maniera geniale e molto realistica, e i combattimenti già precedentemente accennati sono molto ben fatti.
La musica è neutra: non è fastidiosa, ma non porta nulla di particolare alla serie.

In definitiva, Kurenai è un lavoro che secondo me ha tentato di comprimere insieme troppi generi, amalgamandoli male e diventando un lavoro spezzettato che eccelle in alcune parti e fallisce miseramente in altre, senza avere una direzione precisa.

Voto: 5,5.

Consigliato a: chi adora le bambine viziate; chi non è infastidito dai continui cambi di genere; chi vuol conoscere la vicina di casa più spettacolare (e affascinante) della storia.

Innocent Venus

Quando tutti ce l’hanno con una bimbina:

Innocent Venus

Nel 2030, la terra è stata devastata da incredibili avenimenti atmosferici (stile l’alba del giorno dopo). Il bilanciamento politico e militare è mutato: è ricominciata la corsa agli armamenti, e le guerre non sono cosa sconosciuta anche su paesi un tempo amici.
In questo contesto ci troviamo a seguire le mosse di Sana (una bimba), Jo e Jin (due uomini decisamente abili con armi e mazzate): li incontriamo mentre stanno scappando da nonsisacosa mentre tentano di liberarsi di nonsisachi.
Questa situazione dura per diverse puntate: si riesce a capire che tutti sono in cerca di Sana (altresì chiamata Venus), me il motivo non viene svelato: quale sarà il mistero di questa ragazzina, che tutti vogliono catturare?

Va detto subito che questo anime punta ad essere una serie d’azione, con una storia improntata sul mistero.
Sul secondo punto, secondo me sono andati troppo in là: sono belle le trame che si sviluppano a poco a poco, ma quando si arriva all’ottava puntata (su dodici) senza sapere quasi nulla più dell’inizio, ci si spinge un po’ troppo in là.
Anche i personaggi risultano eccessivamente ermetici: sarebbe normale per Jo (il classico personaggio semi-muto, che fa parlare le azioni anziché la bocca), ma in questo caso tutti i personaggi mantengono il più assoluto riserbo sui loro pensieri e sulle loro motivazioni, fin quasi all’ultimo. Questo porta a non sviluppare alcun attaccamento ai protagonisti, rendendo molto meno interessante l’anime stesso.
Il finale, inoltre, è davvero insulso a mio parere: è ovvio che “doveva finire così”, ma il modo in cui arrivano alla conclusione è davvero deludente.

Le scene d’azione sono un po’ meglio: quelle con le suit, fatte in CG, sono abbastanza carine -anche se, a mio parere, sembravano un pochino plasticose-; i combattimenti corpo a corpo, effettuati con il disegno classico, sono più carini ma sono davvero pochi e di brevissima durata. La violenza però, in quei brevi momenti, è tanta: se va versato del sangue, la cosa non viene edulcorata.

La parte sonora mi ha lasciato decisamente indifferente: la sigla iniziale è piuttosto anonima, quella finale non è molto migliore e le musiche durante le puntate non sono nulla di che.

Voto: 5.5. Non suscita interesse nello spettatore, e questo è un difetto grave.

Consigliato a: chi ama tanto i combattimenti con i robot; chi non è infastidito dai personaggi insipidi; chi vuol vedere un fake di Capitan Harlock mischiato con Gamon.

Baccano!

Catapultiamoci nel sovrannaturale mischiato con gli anni ’30, con

Baccano!

La storia di questo anime risulta quantomeno curiosa: ci troviamo negli anni ’30, e si viene a sapere sin da subito che ci sono in giro delle persone immortali ed impossibili da ferire. Si viene anche a sapere che un fantomatico viaggio in treno avvenne con un numero di morti molto elevato, e con molte parti in causa…
Risulta difficile spiegare la storia di Baccano! senza svelare parti della trama: ogni dettaglio risulta importante per la storia principale, e sarebbe un peccato svelare in anticipo dettagli importanti.

Posso sin da subito dare un consiglio a chi guardasse questa serie: fate molta attenzione alle linee temporali. La storia di questo anime di per sé non è complicatissima, ma il montaggio ha totalmente frullato gli avvenimenti e ci si trova a saltare in mezzo agli anni di continuo. Se non si fa attenzione, si rischia di fare un minestrone totale e di non capirci più nulla: è quindi un anime che richiede attenzione, ma per fortuna non risulta tanto mischiato da essere incomprensibile. Anzi, anche se ogni tanto i continui salti posson dare un pochino fastidio, la maggior parte delle volte vengono fatti per svelare le parti di trama che risultano per noi interessanti ad un certo punto della storia, per tener viva l’attenzione.

Va inoltre detto che, essendo una serie abbastanza corta, i filler non esistono: è una singola storia che si dipana durante tutte le puntate, con un passo molto alto e avvenimenti continui. L’azione è tanta e di pregevole fattura: sono ben riusciti a far proseguire gli eventi della storia combinandoli con le sequenze di azione e lotta in maniera lodevole.
Sarebbe una storia noir se non fosse per i personaggi che sono assolutamente effervescenti e tengono alto il morale (Isaac e Miria sono due bombe nucleari con le gambe!). In questo modo invece risulta una storia interessante ma non oppressiva, che ogni tanto diventa un po’ sanguinolenta (cosa che a me non dispiace affatto, anzi) ma che è comunque piacevole e moderatamente leggera da seguire. La sigla iniziale rende bene il mood di Baccano!: se vi piace quella, vi piacerà anche la serie.

Punti negativi? Beh, qualcosina c’è. Una volta abituatisi al mix temporale con il quale avvengono le cose (che ogni tanto va bene, ogni tanto un po’ meno) si nota che la storia non è proprio solidissima: è abbastanza basilare, e c’è qualche minima sbavatura qua e là. Inoltre il finale per quel che riguarda i personaggi è perfetto, mentre per quanto riguarda la trama in sé mi ha lasciato un pochino perplesso.

Tecnicamente non c’è molto da dire: le musiche sono belle e adeguate al tempo in cui l’anime è ambientato, mentre la grafica è adeguata all’anno di produzione, senza particolari eccellenze ma senza essere sottotono.

Voto: 8.5. Intrattiene, fa ridere, affascina. Non eccelle, ma si destreggia.

Consigliato a: chi ama gli anni’30; chi ama le storie compatte, veloci, intriganti; chi vuol vedere l’anime con i nomi più strani del pianeta (Vino, Jacuzzi Splot,…).