Ninja Scroll

15 anni fa i ninja sapevano già emozionare le folle?

Ninja Scroll

Jubei è un ninja “freelancer”, molto abile, che a causa di un incontro semi-casuale nel quale salva Kagero viene assoldato, non senza difficoltà, per indagare sulla morte di un intero villaggio. La ragazza è l’unica ninja sopravvissuta ad un team di esplorazione che indagava lo stesso mistero, e quindi i due si trovano più o meno a collaborare.
Inutile dire che i problemi anziché diminuire aumentano, e i protagonisti si trovano ben presto a dover affrontare gli otto terribili ninja con poteri di varia natura, oltre ad un suo vecchio nemico che pare tornato dall’inferno…

La storia in sé non è nulla di particolare. Non ci sono grandi rivelazioni e nemmeno colpi di scena, ma essendo questo OAV incentrato puramente sull’azione, la cosa non infastidisce.
Il fulcro di Ninja Scroll sono difatti i combattimenti: sono crudi, violenti, brutali e molto ben realizzati. Spesso sono molto brevi (niente discussioni di ore tra un colpo e l’altro – ottimo!), ma rimangono comunque intensi. Il sangue versato è tanto, e non c’è nessuna censura di alcun genere: è un anime orientato ad un pubblico adulto, e difatti violenza e sesso sono ampiamente presenti.

I personaggi sono pochi, e quindi i creatori hanno potuto farceli conoscere bene nell’ora e mezzo di tempo a loro disposizione: Jubei è un ottimo personaggio, un combattente abile e coraggioso ma non invincibile o moralista. I ragionamenti che fa sono logici e i discorsi sono intelligenti.
Purtroppo lo stesso non si può dire per Kagero, che cade nel cliché della donna combattente con il cuore di pietra che conosce l’eroe e se ne innamora perdutamente senza volerlo ammettere a sé stessa. Le volte in cui parla con Jubei sono disarmanti per la loro banalità, e il discorso-clou tra loro due mi ha abbastanza deluso.
I cattivi sono poco personalizzati, anche perché sarebbero troppi per svilupparli tutti in 90 minuti.

I disegni sono davvero ottimi per essere del 1993: sono molto simili come tratto a quelli di Vampire Hunter D, e realizzati davvero bene. Le musiche passano abbastanza inosservate, ma non arrivano al punto da infastidire.

Insomma, Ninja Scroll è un buon anime d’azione che ha aiutato a segnare la strada per lavori successivi (soprattutto mi ha fatto venire in mente Basilisk). Non è perfetto, ma si difende in maniera più che egregia per la sua età.

Voto: 8.5. Apprezzabilissimo anime d’azione, senza troppe complicazioni.

Consigliato a: chi non si impaurisce davanti a braccia strappate e corpi mutilati; chi vuol vedere un po’ di ninja che si scassano di mazzate in combattimenti molto originali; chi vuol vedere il più antico telefono del mondo.

Black Cat

Quando un killer professionista ripensa alle priorità della vita:

Black Cat

Train Heartnet è un assassino professionista che, in qualità di membro di una potente organizzazione segreta, provvede ad eliminare feccia dal mondo “per il bene superiore”.
A seguito di un incontro fortuito con una cacciatrice di taglie, Saya, capisce che il suo lavoro non fa più per lui: con il suo lavoro, tuttavia, non può sperare semplicemente di andarsene senza ritorsioni… ed inoltre, il suo odiato partner di vecchia data pare avere altri progetti per lui!
Una vita in fuga, pericolo costante e mille problemi: riuscirà l’abilità del più spietato ex-assassino del mondo a superare le difficoltà?

Questo anime inizia con una serie di puntate in cui, sin da subito, si respira l’aria da climax ad ogni momento. Ogni discussione sembra una rivelazione, ogni azione pare risolutiva, ogni momento sembrerebbe importantissimo. Peccato che non si abbia ancora avuto modo di affezionarsi ai personaggi, e quindi tutto questo pathos viene bellamente sprecato…
Passato l’allarme delle prime 8-9 puntate, la storia si tranquillizza un po’ e prende un passo un po’ più usuale. Rimane però una pessima abitudine: nell’indecisione tra il fare un anime serio ed uno divertente, i creatori di Black Cat hanno inserito situazioni che in teoria dovrebbero scatenare grande tensione, ma che vengono vanificate da siparietti pseudo-comici prima, dopo e DURANTE tali eventi.
La credibilità di un personaggio che fa un discorso serio al suo nemico quando dietro c’è una tizia che ulula “kuro-samaaaa kakkoiiiiii” saltellando e sparando cuoricini in giro è decisamente poca.

I personaggi, inoltre, risultano estremamente monocorde: non c’è quasi nessuno sviluppo (a parte quando i personaggi vengono introdotti per la prima volta) e le discussioni sono poche e decisamente poco rivelatorie. L’unico personaggio che davvero mi è piaciuto e che è rimasto fedele a sé stesso per il 97% del tempo è il Grande Cattivo che per buona parte della serie domina la scena, Creed: la sua totale psicosi e manìa risulta splendida e follemente magnetica. Anche i comprimari entrano in maniera decisamente poco credibile nella storia, agiscono in maniera poco spiegabile e guadagnano e perdono importanza in maniera totalmente casuale.

I disegni, per essere del 2005, sono abbastanza carenti: non risulta spiacevole da vedere, ma la grafica poteva essere più curata. L’animazione in sé è ben fatta, anche se i combattimenti vanno a fasi alterne: ci si ritrova con scontri di poca importanza molto belli da vedere (quello tra Eve e Leon è una vera meraviglia ed è uno dei pochi casi in cui i personaggi usano appieno i loro poteri, in genere utilizzati in maniera scarsa e poco intelligente), mentre quelli clou risultano puntualmente deludenti.
Con la musica invece si risolleva un po’ il tono dell’anime: opening ed ending sono apprezzabili e le musiche durante le puntate sostengono bene l’atmosfera.

Insomma, Black Cat è un anime in cui i disegnatori non hanno saputo dare una direzione precisa al tono da prendere, e questo ha compromesso l’intero lavoro rendendolo un minestrone di stili poco riuscito. Con i poteri in campo le potenzialità erano molto alte per un ottimo anime d’azione, ma purtroppo tali opportunità sono rimaste in buona parte inespresse.

Voto: 5.5. Manca di poco la sufficienza, purtroppo.

Consigliato a: chi non cerca una storia molto sostanziosa; chi apprezza gli anime d’azione, anche se non impeccabili; chi vuole imparare il kanji per scrivere “gatto”, che compare nel titolo di ogni puntata.

Metropolis

Come può il sogno di una città del futuro sgretolarsi:

Metropolis

Kenichi arriva accompagnato dallo zio investigatore a Metropolis, la fantasmagorica città del futuro, durante la caccia di un criminale internazionale. Metropolis è come un sogno: robot che fanno i lavori, palazzi giganteschi e sconfinati livelli sotterranei portano questa città ad essere la massima creazione dell’essere umano. Durante le indagini, in un incendio, Kenichi si imbatte in una ragazzina bionda, che non ricorda nulla di sé. Che sia essa legata alla costruzione dello Ziggurat, l’immensa torre al centro della città? Come mai le danno la caccia? Chi è lei veramente?

La prima cosa che colpisce di questo OAV del 2001 è l’animazione: ad un prim’occhio non mi sembrava nemmeno giapponese, ma mi pareva lo stile francese d’animazione. Ad uno sguardo più attento si notano alcuni classici segni caratteristici degli anime, ma risultano molto smorzati rispetto ad un lavoro usuale.
Questo non vuol dire che la qualità dei disegni sia bassa, assolutamente: nonostante sembrino molto “cartoonosi” la qualità è molto alta, e l’animazione 3d usata ogni tanto è davvero spettacolare, per essere del suo anno.
Stesso discorso si può fare per la musica: l’intera colonna sonora è basata su uno stile tra gli anni ’50 e gli anni ’70 per rispecchiare il tipo di architettura utilizzato (per chi ci ha giocato, Metropolis fa venire molto in mente la città subacquea di Rapture, in Bioshock). Davvero azzeccatissimo.

Sulla storia in sé, bisogna dire che di carne al fuoco ne è stata gettata tanta. Si passa dagli intrighi di potere all’oppressione dei deboli, dalla fobìa verso i robot alla vera essenza dell’anima umana, dai problemi dell’affidarsi ad una rete senziente al significato dell’esistenza… mille e mille argomenti vengono messi in ballo, ma vengono tuttavia trattati in maniera abbastanza superficiale e senza particolari risposte ai quesiti stessi. Non penso nemmeno che i creatori di Metropolis volessero dare un particolare peso psicologico all’opera: immagino abbiano voluto accennare i succitati problemi per far riflettere lo spettatore, senza dare un canale di ragionamento preciso.
A parte questo, ci si trova dinnanzi ad un poliziesco con dei successivi risvolti fantascientifici, e quindi andrebbe indirizzato a persone che apprezzano tale genere.

In conclusione, Metropolis è un lavoro di buona fattura che non eccelle in alcun campo perché tenta di toccarne troppi, ma non fa nemmeno l’errore di incasinare il tutto rimanendo godibile e piacevole.
Sarei tuttavia curioso di sapere cosa sarebbe successo se la stessa identica storia fosse stata disegnata in maniera molto più dark: avrebbe potuto diventare un cruentissimo anime, e il pensiero di alcune scene fatte alla Mnemosyne (per citare mie visioni recenti) mi fanno scendere qualche brivido giù per la schiena…

Voto: 7.5. Carino, godibile, ma nulla più.

Consigliato a: chi non è un talebano dei disegni full-japan-style; chi vuole molti appigli di discussione senza le discussioni al seguito; chi vuole vedere gli spazzini robotici più protettivi del mondo.

Jin-Roh: The Wolf Brigade

Dal 2000 un film su un giappone post-WWII, cupo e nefasto.

Jin-Roh: The Wolf Brigade

La vicenda si svolge attorno agli anni 50/60, in un ipotetico mondo in cui Berlino ha avuto la meglio nella seconda guerra mondiale, come viene esaurientemente spiegato all’inizio dell’OAV.
La storia che viene seguita all’interno di questo anime è quella di un gruppo d’elite dell’esercito, che è chiamata a difendere le strade dalle ondate di ribellione e anarchia che vanno espandendosi in tutto il paese. In particolare si parla di Fuze, un membro di tale corpo: inizialmente si segue il suo dramma personale in seguito ad un’operazione coinvolgente una bambina, ed in seguito si viene a sapere che c’è molto altro dietro, a livello politico, che si muove alle loro spalle… tra spionaggio e controspionaggio, i segreti sono davvero tanti.

In Jin-Roh non c’è spazio per buoni sentimenti e felicità, poiché tutto l’ambiente è diffusamente invaso da disperazione, dolore, tradimento e malfidenza: il mondo di Fuze sta andando totalmente a rotoli, ciò in cui credeva crolla sotto i suoi piedi. Non è facile reggere la pesantezza dell’aria, o i tempi lenti (mortalmente lenti, imho) con cui ci si deve confrontare.

La storia, dopo una prima metà incentrata sui triviali dubbi di Fuze, prende una piega inaspettata e rende un po’ di concretezza al tutto, portando ad un finale che pochissimi si aspetterebbero. Fino a tre minuti dalla fine, avrei scommesso oro su mille altri finali, e questa è un’ottima cosa in questo caso.

I disegni sono adeguati all’anno di creazione, anche se raramente le espressioni lasciano trapelare qualcosa (a parte la sequenza finale, epocale): immagino tuttavia che sia fatto apposta.
I combattimenti e le scene di sangue sono invece ben fatte, e la violenza che si percepisce è tanta – come è giusto che sia in una storia post-guerra.
Le musiche sono abbastanza rade e poco incisive: in questo campo avrebbero potuto fare di meglio.

In definitiva, questo anime è da guardare solo se si ha voglia di sentimenti cupi, tempi lenti e disperazione: la prima parte mi ha lasciato abbastanza perplesso, mentre la seconda riprende un po’ le redini.

Voto: 7. Senz’infamia e senza lode.

Consigliato a: chi adora la storia alternativa; chi è stufo dei buoni sentimenti; chi vuol sentire la versione truce e tremenda di Cappuccetto Rosso.

Tenku no Shiro Laputa

…e fu così che Miyazaki iniziò la leggenda dello Studio Ghibli.

Tenku no Shiro Laputa

Pazu è un ragazzo che lavora in miniera. Una sera, finendo il turno, vede fluttuare dal cielo una ragazzina, Sheeta, che gli atterra davanti. La protegge in casa sua e viene a scoprire che essa è inseguita da esercito e pirati a causa della pietra che la sua famiglia porta al collo da generazioni: che sia essa legata al mito di Laputa, la leggendaria città volante che il padre di Pazu una volta fotografò e sulla quale si narra siano contenuti infiniti tesori?

Questo è stato il primo lavoro dello Studio Ghibli, ma lo stile risulta già assolutamente inconfondibile: sia i disegni (che per il 1986 erano qualcosa di assolutamente spettacolare, ed ancora oggi in alcune visuali fanno mangiar polvere a patetiche animazioni in CG) che il carattere dei personaggi è quello che contraddistingue tutti i lavori di Miyazaki da me visti finora, avendo dei personaggi in cui la bontà è garantita, senza ombra e senza macchia, che puntano al loro scopo con decisione e costanza.
La storia è semplice ma non del tutto priva di colpi di scena: con gli occhi di oggi potrebbe forse risultare un po’ sempliciotta, ma ricordiamo che questo lavoro è stato concepito 22 anni fa.

Insomma, Laputa: Castle in the Sky è un anime che ha aiutato, assieme a molti altri, a formare lo zoccolo duro delle produzioni storiche dell’animazione giapponese: oramai comincia forse ad accusare qualche annetto di vecchiaia, ma direi che può anche permetterselo.

Voto: 8.5. Mezzo punto per i cinque minuti riguardanti l’arrivo a Laputa, molto toccanti e disegnati in maniera superba.

Consigliato a: chi vuol vedere la nascita di un mito; chi vuole una storia di buoni sentimenti contro avidità ed ingordigia; chi vuol assistere alle vicende della banda di pirati più strampalata del mondo.

Mnemosyne

L’immortalità può essere una dannazione eterna?

Mnemosyne

In questa serie si seguono le vicende di Rin e Mimi, due ragazze che -si viene a scoprire quasi subito- sono immortali: possono essere uccise, ma tornano in vita immediatamente dopo (a dipendenza di quanto grave è il danno al corpo, ovviamente). Vive da tempo immemorabile, le incontriamo nel 1990 mentre hanno un ufficio che si occupa di ritrovamento persone/animali scomparsi e simili. La storia si dipana successivamente nelle più astruse direzioni, che però non svelerò per evitare indesiderabili spoiler.

Mi capita raramente di non poter accennare ad ampi pezzi di trama senza rivelare qualcosa di inaspettato, ma con Mnemosyne è indispensabile: sin dai primi momenti della prima puntata si capisce che non si è davanti ad un usuale anime con dei personaggi, una trama, uno sviluppo ed una fine.
Si viene infatti subito gettati in un orrore di violenza, sesso, morte, perversione, tortura, distorsione e quanto di più orribile si possa incontrare su questa terra. Si ricorre spesso al nudo (anche se mai in forma volutamente volgare), il sangue scorre a fiumi, ogni tipo di sevizia è messa in atto: sembra di finire in un girone dell’inferno dal quale si è terrificati ma dal quale non ci si può staccare.
Questa sensazione dura per le prime tre puntate, che sono davvero qualcosa di diverso rispetto alla produzione standard: le due puntate centrali (in tutto sono solo sei, anche se di 45 minuti) scendono ad un livello più terreno per permettere alla trama di svilupparsi, e l’ultima ha nuovi picchi di crudeltà e violenza anche se mantiene comunque la trama per condurre verso il finale, che a mio parere risulta parecchio fuori tono rispetto al resto della serie.
Data l’immortalità dei protagonisti, inoltre, con il passare delle puntate si scivola verso il futuro: la realizzazione di un nostro possibile futuro prima somigliante a quello di 1984 e poi a quello di Dennou Coil è secondo me estremamente azzeccato, e sebbene la progressione tecnologica non sia al centro della storia si riesce a captare come il passaggio del tempo modifichi gli usi e i costumi dei popoli.

L’animazione è realizzata con i canoni del 2008, non eccelle ma è molto gradevole, e le scene di sangue sono ottimamente realizzate (cosa molto più difficile di quanto si pensi). L’audio è moooolto buono, con opening ed ending davvero ottime (sia di animazione che di suono, sono disturbanti quanto basta per rendere l’idea di questo anime).

In definitiva, Mnemosyne non è un prodotto perfetto a causa dei cali che ho trovato nella parte centrale, ma è un prodotto coraggioso che tenta di approcciare al mondo dell’anime per adulti senza diventare un semi-porno dove la gente fa sesso senza motivi validi. Va tenuto lontano da bambini e persone impressionabili: certe scene (soprattutto nelle due puntate inizali) potrebbero davvero turbare i sogni dei più sensibili.

Ah, l’ho già detto che c’è stata una collaborazione con la Gainax? Strano…

Voto: 9. Per le prime puntate darei 10 dato il livello di orrore che è riuscito a suscitarmi, ma in complessivo rimane comunque un’ottima serie. Da non perdere in mezzo ai millemila anime in uscita nel 2008.

Consigliato a: chi vuole vedere un vero anime per adulti come Dio comanda; chi non si fa impressionare dalla violenza di ogni genere, fisica e psicologica; chi vuole scoprire il significato di Vodka in russo.

Kurenai

Un anime difficilmente inquadrabile, che tocca molti generi:

Kurenai

In questa storia si seguono le vicende di Sinkuruou, un ragazzo 16enne che, come lavoro part-time, fa il “risolute di dispute”. Questo significa esser inviati a risolvere situazioni problematiche (come il pizzo, gli sprayer che imbrattano il muro di una ditta, la yakuza che ha rubato delle proprietà…) possibilmente parlando e, quando questo non risulta possibile, con l’uso della forza.
Dopo molti lavori di basso profilo, Shinkuruou chiede alla sua datrice di lavoro di avere un incarico importante: gli viene pertanto affidata la protezione di Murasaki Kuhouin, una bambina di sette anni portata via ad una potentissima famiglia, dove l’attendeva un destino di schiavitù e sottomissione.
La vicenda si concentra a questo punto sulla vita della curiosa coppia, con Murasaki che deve abituarsi ad uno stile di vita totalmente diverso, e Shinkuruou che necessita maggiore maturità per riuscire nel suo incarico.

Questo anime è abbastanza difficile da valutare, perché tocca molti generi diversi, e passa dall’eccezionale al patetico. Inizia come un action, poi diventa un anime sulla crescita dei personaggi, poi diventa uno slice of life, poi torna sulla crescita, poi diventa quasi una storia d’amore, poi diventa ancora action… tra le varie sezioni i tagli sono estremamente netti, e si amalgamano molto malamente. Inoltre, come detto, certi pezzi sono davvero eccezionali (nella parte slice of life, quando la storia si concentra sulla vita del palazzo dove abitano, le vicine di casa sono davvero spettacolari e fanno schiantare dal ridere, e nelle parti d’azione i combattimenti sono ottimamente realizzati), e alcuni sono assolutamente inguardabili (quando iniziano a filosofeggiare i discorsi sono proprio inascoltabili, e la stessa sensazione viene quando una bimba di sette anni parla di destino, fato, mire future e crescita quando fino a due puntate prima non sapeva nemmeno come aprire una bottiglia di salsa di soia). Questo purtroppo gioca contro la visibilità della serie, confondendo nel contempo lo spettatore sulla direzione che l’anime vuol prendere. Molte cose, inoltre, rimangono inspiegate nonostante ne si accenni per tutta la serie.

I personaggi risultano altalenanti: ho personalmente trovato ODIOSA Murasaki, e ogni volta che apriva bocca avrei avuto voglia di pigliarla a testate sul setto nasale: capisco che il personaggio doveva essere la classica principessina viziata, ma qui sono andati troppo in fondo creando un personaggio stupido, noioso, fastidioso e che misteriosamente ad un certo punto diventa saggio. Il protagonista stesso insiste su tutta la serie sul voler diventare forte, e puntata dopo puntata si dimostra senza spina dorsale e, soprattutto, senza logica.
I comprimari, invece, fanno una figura molto migliore: soprattutto le sopraccitate vicine di casa sono totalmente geniali, e hanno i loro caratteri che aiutano a risollevare almeno un po’ l’ambiente.

I disegni sono ordinari, e forse di qualità un po’ bassina per il 2008: va però detto che, curiosamente, i capelli sono realizzati in maniera geniale e molto realistica, e i combattimenti già precedentemente accennati sono molto ben fatti.
La musica è neutra: non è fastidiosa, ma non porta nulla di particolare alla serie.

In definitiva, Kurenai è un lavoro che secondo me ha tentato di comprimere insieme troppi generi, amalgamandoli male e diventando un lavoro spezzettato che eccelle in alcune parti e fallisce miseramente in altre, senza avere una direzione precisa.

Voto: 5,5.

Consigliato a: chi adora le bambine viziate; chi non è infastidito dai continui cambi di genere; chi vuol conoscere la vicina di casa più spettacolare (e affascinante) della storia.

3×3 Eyes

Dal passato, una perla di azione, immortalità, demoni e botte da orbi:

3×3 Eyes

La storia è relativamente semplice: Yakumo è un normale ragazzo che, a causa di un incidente, entra in contatto con Pai. Costei risulta essere l’ultima triclope in vita: una razza immortale e potentissima, che arriva da 300 anni di vagabondaggio. A seguito di un incidente Yakumo muore ma, al momento di spirare, Pai assorbe la sua anime rendendolo il suo Wu (schiavo), immortale fino a quando lei sarà in vita.
Inizia quindi il loro viaggio per rendere Pai umana, e riportare anche Yakumo alla sua condizione originaria: peccato che ci sono le forze del male che hanno mire diverse per il nostro duo…

Va subito detto che in questo anime la storia non è propriamente il punto forte, o perlomeno non fin verso il finale: la trama in sé è moderatamente lineare, e i colpi di scena (anche grossi – grossissimi!) vengono tenuti per la chiusura.
Quello che da una forza straordinaria a 3×3 Eyes è la coppia di protagonisti: nel primo arco narrativo è Pai a tenere le redini dello show, con delle scene di combattimento davvero impressionanti (soprattutto tenendo da conto che questo anime è di sedici anni fa), un carattere -anzi, due- molto ben sviluppato e che fa seguire con interesse gli avvenimenti. Anche il doppiaggio è fatto in maniera epocale, e le voci sono davvero meravigliose.
Nel secondo arco narrativo, Pai passa un po’ in secondo piano rispetto ad un Yakumo estremamente cresciuto, maturo e… minaccioso. Quando si arrabbia, infatti, è uno spettacolo: anche qui i combattimenti sono molto ben fatti (anche se notevolmente diversi da quelli di Pai), e i movimenti dei personaggi sono realizzati benissimo: si riconosce alla perfezione la mano degli stessi che crearono Akira quattro anni prima.
Proprio in virtù di tale affinità, c’è da aspettarsi sangue e interiora in quantità notevoli: i disegnatori infatti non si son fatti grandi problemi a disegnare in ogni dettaglio le interiora di una persona che vengono dilaniate, e quindi alcune immagini potrebbero essere un po’ fortine. D’altra parte, avere a disposizione un personaggio immortale a cui si può fare di tutto è una tentazione troppo forte!

I disegni, come detto, sono di buona qualità anche se oramai risultano ovviamente un po’ datati. Le scene di combattimento, però, tengono il passo – e spesso superano – quelle delle produzioni attuali: si respira un’aria di eccellenza, quando ci sono botte in aria.
La musica fa il suo dovere, non spicca particolarmente ma mantiene sempre molto bene l’atmosfera necessaria.

Insomma, 3×3 Eyes è uno spettacolare prodotto che ci arriva dal passato, e che come tale andrebbe visto: i comportamenti dei personaggi al confronto con quelli di oggi potrebbero sembrare un po’ prevedibili, ma non è da dimenticare che questo anime ha contribuito a disegnare la strada per quelle che sono state le serie successive.

Voto: 9. Un punto intero per il finale, meraviglioso e toccante, davvero da applausi (e con non poche rivelazioni choc).

Consigliato a: chi ha amato akira; chi non si fa spaventare dal sangue; chi vuole vedere un’immortale psicolabile con doppia personalità.

Scrapped Princess

Quando la morte di una ragazzina potrebbe voler dire la salvezza del mondo:

Scrapped Princess

Pacifica è una ragazzina 15enne, e si scopre subito che è la figlia gemella dell’erede al trono di uno dei regni del mondo medievale in cui ci troviamo, ma che è stata “buttata via” poiché una profezia del Dio Mauser disse che al compimento del sedicesimo anno d’età lei sarebbe stata il veleno che avrebbe terminato il mondo. Salvatasi ancora in fasce, venne affidata alle cure di Raquell e Shannon, fratello e sorella adottivi, per sopravvivere ai ripetuti tentativi della chiesa del Dio Mauser di eliminarla.
La storia inizia quando Pacifica ha compiuto quindici anni: si segue quindi più o meno un anno di vita, in cui il trio (gruppo che poi andrà man mano espandendosi) tenterà di fuggire e di scoprire quanto c’è di vero nella profezia alla quale tutti sembrano credere: corrisponde a realtà? In che modo distruggerà il mondo? E chi l’ha deciso? Riusciranno a salvarla senza per questo condannare ad una prematura fine il loro pianeta?

Va detto subito che il lato migliore di questo anime è la storia. Inizia molto lentamente, con una decina di puntate stand-alone in cui si impara in che mondo ci si trova, e quali sono le leggi che lo governano e le parti in gioco. Quasi tutti i personaggi vengono introdotti in questa prima fase, per poi prendere il loro reale ruolo più avanti nella storia.
Quando la storia comincia a dipanarsi davanti ai nostri occhi, si riesce a capire l’entità e la complessità della trama e del background esistente: la rivelazione degli effettivi motivi della situazione attuale a cui si assiste verso metà serie è illuminante, e molti altri momenti di spiegazioni e comprensione lasciano stupefatti per la precisione con il quale ogni dettaglio si interseca con tutti gli altri.
Colpi di scena veri e propri ce ne sono pochi, ma questo non va visto come un punto negativo: gli eventi infatti non accadono d’improvviso (come nella realtà ben raramente succede), ma sono sempre il frutto di un ragionamento, di una conseguenza, di un effetto al quale è possibile, a posteriori, dare una spiegazione ragionevole.
Questo è anche supportato dall’altissima qualità dei personaggi innestati in Scrapped Princess: a parte Pacifica in sé (che per tutta la serie fa la principessina un po’ viziata e parecchio ignorante), tutti gli altri protagonisti e comprimari ragionano con la loro testa, agendo non per inspiegabili motivi ma secondo una logica impeccabile. Se qualcuno pare reagire in maniera incoerente, si scopre qualche puntata dopo come mai l’ha fatto: nulla è lasciato al caso. Inoltre, i discorsi non sono mai banali: ogni volta che ho pensato “ecco, ora parte con la filippica sull’amicizia/amore/fedeltà/coraggio/XYZ” mi son trovato spiazzato da un discorso maturo e ragionevole, che lascia stare le classiche frasi ad effetto che si trovano in ogni anime per dare il posto a pensieri molto profondi e che lasciano trasparire la profondità dei caratteri presenti.

La comicità e la serietà vengono alternate in maniera sapiente e piacevole, senza mai sbilanciarsi nello stupidamente comico o nel platealmente tragico: per tutta la serie il perfetto mix di storia e battutine (soprattutto nelle beghe familiari, che non sono dei semplici tormentoni ripetuti all’infinito ma variano ogni volta) lasciano gradire una storia complessa, e potenzialmente molto seria, in maniera allegra e leggera.

Per quanto concerne la grafica, dopo la prima puntata mi son detto “mi sembra di guardare Full Metal Alchemist“: controllando produttore e anno ho scoperto che entrambi sono uguali per le due serie: sono del 2003, e realizzati dalla BONES. La qualità è pertanto la stessa: buona anche se non eccelle particolarmente (d’altra parte, sono passati oramai 5 anni).
L’audio è estremamente piacevole, con opening ed ending splendide e musiche durante le puntate appropriate e che rendono bene l’atmosfera che regna in quel momento.

In definitiva, Scrapped Princess è un anime che secondo me è stato ingiustamente ignorato da molta gente: ha un mix perfetto di comicità, storia, personaggi e suspance (che viene tenuta fino all’ultimo, con un finale dall’esito prevedibile ma dalle meccaniche stupefacenti): a voler trovare un difetto -a parte il carattere di Pacifica, che però era necessario alla storia stessa- si potrebbe dire che le puntate d’introduzione erano un po’ tante, e si sarebbero potute diminuire: è però veramente un dettaglio, in un anime che secondo me è bello quanto e più del suo gemello Full Metal Alchemist.

Voto: 9.5. Sono stato molto vicino al 10, ma la lentezza iniziale non permette di toccare la perfezione.

Consigliato a: chi ha amato FMA; chi vuole uno storione medievale con i controcojoni; chi vuole le liti tra fratelli più belle che un anime abbia mai creato.

Gunbuster 2

La produzione per i 20 anni della Gainax:

Gunbuster 2

In un imprecisato futuro, Nono è una ragazza che fugge di casa perché vuole inseguire il suo sogno: diventare astronauta e difendere il suo pianeta dai mostri spaziali. Incontra più o meno per caso una pilota, Lark, che è una Topless, una pilota dei potentissimi robot che vengono utilizzati contro i nemici dell’umanità.
In seguito a diverse peripezie si viene quasi subito a scoprire che in realtà la vicenda non si svolge sulla Terra ma su Marte, e che Nono non è una normale ragazza ma è un robot… ma ciò non toglie forza al suo sogno di difendere l’umanità dai pericoli sempre maggiori che essa dovrà affrontare.

Quel che si può dire sin da subito è che la Gainax, in questi sei OAV creati per festeggiare i suoi 20 anni (è dal 1984 che dispensano delirio al mondo), ha tentato di mettere tantissime cose, facendo risultare il tutto un po’ troppo compresso: gli sviluppi si susseguono a ritmo incessante, non lasciando il tempo di far assorbire il cambiamento agli spettatori.
Spesso, difatti, le cose cambiano senza apparenti motivi: Nono passa da sbadata ragazza a esperta di mecha; Lark passa dal fastidio verso Nono ad un affetto profondo, senza alcuna fase intermedia; molte altre cose cambiano all’istante lasciando solo supporre che cosa sia accaduto nel frattempo. Sarebbe probabilmente risultato tutto molto più comprensibile (e piacevole) se avessero messo gli stessi -ottimi- contenuti in una serie di 12 puntate, che permettesse di sviluppare tutti gli aspetti della storia e dei personaggi che ci troviamo a seguire.

Ciò non toglie che la storia riserva un paio di colpi di scena abbastanza importanti (il primo totalmente inaspettato, il secondo prevedibilissimo) e la situazione dell’umanità, di cui ci vengono solo dati alcuni accenni, pare decisamente interessante e con un passato degno di nota.

Le musiche sono appropriate con una punta d’eccellenza nella sigla iniziale, con un groove che si rispecchia tanto nel nome della canzone, quanto nell’impressione all’ascoltarla.
I disegni risultano piacevoli ma non eccezionali: le parti animate ricordano FLCL (che però è di 4 anni più vecchio), mentre i combattimenti in CG sembrano esser presi direttamente da Vandread (e anche lui ha 4 anni in più). Senza infamia e senza lode.

Insomma, Gunbuster 2 è una serie apprezzabile, che però non rispecchia la grandezza della sua casa produttrice e -a mio parere- non è degna di rappresentarne l’apice di vent’anni di produzione.

Un paragone con l’originale Gunbuster è doveroso, e qui Gunbuster 2 ne esce con le ossa rotte; manca lo speciale mix di sentimenti che rese così mastodontico il suo predecessore, e quindi risulta meno interessante e coinvolgente. Non che sia brutto… ma non regge il passo.

Voto: 7.5. La fretta di dire troppe cose in poco tempo danneggia la visibilità… e dalla Gainax è lecito aspettarsi di più.

Consigliato a: chi ama i combattimenti spaziali esagerati; chi vuole una storia molto fitta; chi vuole usare la Terra come proiettile.