Eve no Jikan

…Are you enjoying the time of EVE?

Eve no Jikan


Ci troviamo in un vicino futuro, probabilmente in Giappone. Gli androidi sono entrati nella vita quotidiana, in maniera molto simile a quella prevista da Isaac Asimov nei suoi libri: le versioni più antiche sono riconoscibili, ma quelle più moderne paiono in tutto e per tutto umani. Ci sono due differenze: la prima è che gli androidi per obbligo devono avere un cerchio luminoso sopra la testa (un po’ come un’aureola, verde o rossa) per essere chiaramente riconosciuti, e la seconda è che sono totalmente al servizio degli umani.
Rikuo, un normale adolescente che ha un’androide in casa, scopre quasi per caso un bar in cui quest’ultima si è recata: il bar del tempio di Eve, che ha una sola regola. Essa è: uomini e androidi, qui, son trattati uguali. Questo porta a far sì che le eventuali aureole siano spente, e che non si sappia se la persona con cui si sta interagendo sia umana o meno!

In Questa breve serie di sei puntate da 15 minuti (a parte l’ultima che è da 28) non succede molto: si viene trasportati, in maniera molto pacata, in un mondo in cui più che “problemi” vengono analizzate con delicatezza situazioni umane (o quasi-umane) che confrontano animi e sentimenti, nelle più svariate maniere.
La cosa principale che risulta è, come il sopraccitato Asimov asseriva in alcuni suoi racconti, che ad un certo punto il comportamento androide può esser paragonato a quello umano, seppur per motivazioni diverse. Non si deve però venir deviati dall’ambientazione “fantascientifica”: alcuni passaggi sono moderatamente profondi, e possono far riflettere anche qualcuno di noi.

C’è anche una sottile trama di fondo, esterna al bar, che parla di paura del diverso e di interazioni negate: si parla di robot e umani, ma è sin troppo facile il parallelismo con la società moderna e con le divisioni che troppo spesso si vedono. Ciò rimane tuttavia marginale e porta solo un lieve tono critico alla serie, che in alternativa rimane generalmente incentrata su sentimenti positivi.

I personaggi, siano essi umani o androidi, sono chiaramente il fulcro della situazione: essi risultano credibili e si comportano coerentemente con il loro carattere, sebbene il tempo per interagire sia poco. Si scopre la storia di alcuni di loro, mentre altri risultano utili solo come contorno ma non fanno mai la figura “dell’attaccapanni”: ognuno sembra entrare in quel bar per un motivo, e questo aumenta il senso di realismo delle vicende narrate.
Alcuni sono teneri, altri sono emotivi, altri ancora fanno lacrimare il cuore: sono creati con cura e attenzione, e questo fa loro onore.

La grafica risulta piacevole e ben curata, con colori caldi e quieti a sottolineare il tono della serie; le musiche sono quasi inesistenti, ma le poche tracce che ci sono fanno moderatamente piacere. Niente sigle, né d’apertura né di chiusura.

Insomma, devo ammettere che questa serie mi ha sorpreso nella sua semplicità: non ci si deve aspettare un maestoso anime che interroghi sul significato della vita, ma sembra quasi di vedere una parte delle riflessioni di Ghost in the Shell senza la parte cyberpunk-oppressiva. Interessante.

Voto: 8,5. Riflessivo, tranquillo, pacifico, sereno. Davvero un buon prodotto, secondo me.

Consigliato a: chi vuole rilassarsi utilizzando comunque il cervello; chi ama gli androidi, la robotica e le tre leggi di Asimov; chi si chiede in quali situazioni un robot potrebbe infrangere un comando a cui ha dato seguito per decenni.