Vampire Wars

…Un anime su vampiri, antiche divinità, servizi segreti e chi più ne ha più ne metta.

Vampire Wars


Kuki è un uomo che vive d’azione: nel suo passato si possono trovare lavori con i servizi segreti, e con una pistola in mano ci sa fare.
Un giorno, viene incastrato in un caso d’omicidio, e il mistero è presto svelato: ci sono organizzazioni che si stanno muovendo nell’ombra per accaparrarsi una giovane ragazza, che custodisce in sé un immenso segreto. Riuscirà Kuki a proteggere le persone a lui care? Cosa si cela dietro alla scia di morti che sembra seguirlo?

Come si può notare, nel breve riassunto qui sopra non si parla di vampiri: nonostante il titolo, infatti, Vampire Wars ha molto poco a che fare con i succhiasangue nottambuli. Certo, ci sono, e di principio hanno anche un ruolo importante: essi appaiono soltanto a film inoltrato, quando buona parte dei circa 50 minuti di visione è passata.
Detto questo, si può anche dire che questo OVA, più che una storia, sembra un riassunto di quest’ultima: c’è una trama, seppur basilare, che ha una parvenza di senso, però la stessa viene sviluppata piuttosto casualmente e molte cose accadono senza dare il tempo di capire. Ad esempio, in una scena Kuki viene torturato per essere convinto a collaborare: dopo cinque minuti lui è riuscito a scappare dai suoi carcerieri, nascondersi, tornare a trovarli e… mettersi a disposizione per lavorare con loro! Ma non gli conveniva farlo subito? Mah.
Casi del genere non sono infrequenti, e purtroppo la trama ne risente. Inoltre, il finale arriva quando le cose sembrano diventare interessanti: nel momento in cui tutti i personaggi si stanno muovendo al loro posto, arriva la parola fine lasciando un miliardo di cose in sospeso.

I personaggi, chiaramente, hanno poco tempo per svilupparsi: va però detto che in quel poco tempo trovano spazio per contraddirsi con grande piacere. Come già detto Kuki in molteplici casi smentisce in due minuti ciò che egli stesso dice: anche altri personaggi importanti fanno altrettanto. Persone che sembrano i cattivi un attimo dopo paiono essere i buoni, e chi un momento pare invincibile deve andare a chiedere supporto a destra e a manca poco dopo. È un po’ un peccato, perché se non avessero perso il tempo impiegato per contraddire sé stessi avrebbero magari potuto combinare qualcosa in più.

Va detto che non ci sono soltanto lati totalmente negativi. Le scene di sangue sono moderatamente diffuse e ne scorre in sufficiente quantità: purtroppo non si vedono quasi mai i vampiri in azione, ma qualcosina viene comunque concesso allo spettatore. Da encomiare inoltre il fatto che i creatori di Vampire Wars non hanno ricorso al solito squallidissimo trucchetto del piazzare qualche scena di sesso qui e là tanto per far vedere un po’ di tette a casaccio e occupare qualche minuto con ulteriori scene di scarsa qualità.

Il disegno mostra tutti i suoi vent’anni, sebbene non sia terribile: le musiche sono praticamente inesistenti.

Insomma, Vampire Wars è sicuramente un lavoro che non impressiona: offre qualche simpatica scena, fa il possibile per evitare di rendersi ridicolo e poco più.

Voto: 5,5. Purtroppo a mio parere non arriva alla sufficienza, ma è probabilmente meglio di altri lavoracci simili stile Twilight of the Dark Master.

Consigliato a: chi ama i vampiri a tal punto da guardare un intero OVA per incontrarne solo uno alla fine; chi ama anime d’azione, anche se non esattamente di altissima qualità; chi si chiede quanto possa essere utile avere sangue alieno antico derivante da guerre interstellari di eoni fa.

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Twilight of the Dark Master

…Demoni, gente svolazzante e arti strappati senza motivi precisi.

Twilight of the Dark Master


Nel nostro mondo, a quanto pare, esistono altre due fazioni oltre agli umani: i demoni, esistenti per insegnare a noi la paura, e i guardiani, esistenti per non farci sterminare dai demoni. Da migliaia di anni la battaglia tra le varie forze in campo continua, e in un oscuro futuro le cose non cambiano. Troviamo pertanto demoni che tentano di rivivere, guardiani che usando i loro poteri speciali tentano di fermarli e innocenti umani che vengono catturati nel mezzo di tutto ciò. Da quale parte sarà la vittoria questa volta? Sarà l’ultimo scontro o solo un’altra puntata dell’infinita lotta?

Questo OVA di 45 minuti promette trama, combattimenti, sangue, sesso, sbudellamenti assortiti: deludo subito tutti, dicendo che nessuno di questi punti è realizzato decentemente.
Iniziamo dalla trama: quanto detto sopra è tutto ciò che risulta comprensibile. Personaggi più o meno casuali compaiono e scompaiono qui e là, elementi che parevano i protagonisti si eclissano dopo aver detto due battute, e lo scopo di chiunque paia cambiare come una banderuola.

Passando ai personaggi, va detto che in tre quarti d’ora non ci si può aspettare un grande sviluppo; questo non impedisce di dire qualcosa di più su di essi, oltre che il loro nome.Fino alla fine il cattivo non si sa nemmeno chi sia, e il ruolo di chiunque risulta confusionario. Questo porta ad un generico disinteresse per le situazioni che non portino qualche litrata di sangue sullo schermo.

Anche in questo campo, purtroppo, non si rimane molto soddisfatti. Ci sono alcune scene di violenza, ma la maggior parte risulta mascherata o non inquadrata, con somma delusione dello spettatore. Ci sono dei combattimenti che non sono tremendi, ma durano molto poco (questione di secondi) e quindi non riescono ad essere apprezzati.
Chi cercasse del fanservice troverà qualche seno al vento e poco più, rimanendo pertanto quasi a bocca asciutta.

Il disegno è probabilmente l’unica cosa che risulta vagamente apprezzabile: per essere del 1998 utilizza uno stile estremamente antiquato, ma rispetto ad altre mancanze questa è roba da poco. Le musiche sono quasi assenti.

Insomma, c’è davvero poco da salvare in Twilight of the Dark Master. 45 minuti passati a vedere azioni casuali, seguire una storia non spiegata e assistere a discorsi tra personaggi di cui non si sa nulla, e la cui sorte lascia indifferenti. Diciamo che tre quarti d’ora possono essere impiegati meglio.

Voto: 4. Forse in tutto un paio di minuti carini qui e là li si trovano, ma poco più.

Consigliato a: chi apprezza i disegni vecchio stile; chi non si offende se la violenza è solo accennata, la trama è solo indicata sommariamente, i personaggi son solo abbozzati; chi si chiede quanto può esser terrificante un demone gigante con una simil-vagina sulla pancia, con denti che si trasformano in gambe e braccia.

Genius Party Beyond

…Lo Studio 4°C si cimenta nuovamente con l’animazione sperimentale.

Genius party Beyond


Questo è il “sequel” di Genius Party: la stessa casa produttrice ha deciso di rimettersi all’opera creando cinque corti, della durata variabile tra i 13 e i 19 minuti, scollegati tra loro; com’è ovvio, ognuno dei corti ha le sue caratteristiche distintive.

Senza entrare nel dettaglio di ognuno dei lavori dico innanzitutto che, paragonato al primo lavoro, si trovano un po’ di spunti di riflessione in meno. Questo non vuol dire che i corti siano brutti (a mio parere solo uno può esser classificato come tale, mentre ce n’è uno un po’ inutile e gli altri tre sono valevoli, ognuno a modo suo), ma in quest’occasione ci si è orientati di più sull’aspetto dell’animazione -in alcuni casi impressionante e psichedelica- e meno sul lato riflessivo o indagatorio.
Questo di per sé non pregiudica in toto il prodotto, che visivamente parlando se la cava meglio del suo predecessore: puntare meno sulla riflessione e più sull’impatto immediato, per dei corti, può essere una tattica vincente. Nuovamente, la riuscita varia a dipendenza dei lavori.

L’animazione è ottima in Dimension Bomb e Toujin Kit, gradevole in Gala, carente in Moondrive e brutta in Wanwa the Doggy. L’audio segue più o meno gli stessi canoni (con l’eccezione di Toujin Kit, che di musica semplicemente non ne ha); se si cercano esperienze visive o acustiche, alcuni dei lavori qui contenuti potrebbero interessare.

Voto: 8. Segue il suo predecessore anche nel voto, anche se con caratteristiche vagamente diverse: rimane gradevole da seguire, occupa poco tempo e sicuramente fornisce qualcosa di diverso dal solito.

Consigliato a: chi si diverte con gli esperimenti fatti dai maestri dell’animazione; chi apprezza piccole storie senza pretese; chi si vuol fondere il cervello con Dimension Bomb.

Devil May Cry

……e dopo il videogioco di successo, l’anime!

Devil May Cry


Questo anime è tratto dall’omonimo videogioco, di grande successo. Per chi non sapesse di cosa parla, il protagonista è Dante, per metà umano e per metà figlio di un potentissimo demone dell’inferno. In virtù della sua sovrannaturale potenza, con la sua coppia di pistole e il suo immenso spadone combatte contro altri demoni che dal loro mondo tentano di invadere la nostra realtà. Purtroppo tale attività non paga molto, e la sua agenzia di tuttofare deve accettare anche lavori di diversa natura, come proteggere bambine, custodire tesori e quant’altro… ma cosa c’è dietro ai vari incontri che Dante sta facendo? Come si combinano con Patty, la bambina che dopo una missione di protezione ora gli fa compagnia? E Dante è davvero invincibile come sembra?

Con queste premesse, pare chiaro che le dodici puntate di Devil May Cry siano prettamente improntate all’azione. Quasi tutti gli episodi sono stand-alone, ma dopo un po’ si inizia ad intravedere una linea di fondo che si sviluppa: è ovvio che non si può sperare in una trama complessa, ma almeno una parvenza di sforzo in tal senso è stato fatto. Purtroppo la conclusione è simpatica ma troppo trascinata, e le ultime puntate in alcune parti sono molto meno adrenaliniche di quanto avrebbero potuto essere.

A tal senso va spesa una parola sui combattimenti, parte rilevantissima di questo anime. Ce ne sono almeno un paio a puntata, e sono di fattura abbastanza buona: i demoni spruzzano sangue a palate, e sparatorie assurde mischiate a spadonate in giro fanno sempre bene all’umore. Aggiungendo altri personaggi con armi quantomeno esotiche (lanciamissili con baionetta-motosega, o direttamente fulmini sparati dalle mani) il tutto può diventare abbastanza distruttivo. Purtroppo in parecchie puntate tali momenti sono intensi ma brevi, lasciando desiderare qualcosina in più.

I personaggi chiaramente non hanno nemmeno uno straccio di sviluppo, ma immagino che nessuno se l’aspettasse: Dante è l’invincibile tamarro, Lady è la classica donzella distruttiva, Patty è l’ovvio supporto per alcune battute o situazioni più leggere (sebbene non ci siano vere e proprie battute o momenti di comicità) e via dicendo. Ognuno ha un ruolo, da esso non si scosta e amen.

La grafica non è malaccio, e l’animazione è abbastanza fluida: in alcuni punti il disegno non è proprio da primato, ma si vede in giro di molto peggio. Ho gradito la colonna sonora, con pesanti schitarrate nei momenti di violenza e un’opening secondo me gradevole. Unica nota dolente l’ending, che trovo decisamente fuori posto e troppo lenta.

Insomma, con Devil May Cry si trova esattamente ciò che ci si aspetta da un titolo simile. Tratto da un gioco in cui c’è violenza estrema seguita da altra violenza estrema, è un anime d’azione realizzato in maniera accettabile, con un paio di puntate più carine e un paio meno. Non è un capolavoro, non ha chissà che trama, ma credo che chi lo guardi non s’attenda nemmeno per un secondo una cosa simile.

Voto: 7. Un onesto anime d’azione, come tanti. Per essere tratto da un videogioco, è fatto abbastanza bene e permette anche a chi non ha giocato ai titoli originari di guardarlo senza bisogno di capire particolari retroscena.

Consigliato a: chi ha giocato la serie videoludica relativa; chi cerca un po’ d’azione senza pretese, e nulla più; chi vuol conoscere lo sterminatore di demoni adoratore assoluto di pizza senza olive e strawberry sundae.

Tokyo Magnitude 8.0

…Per gli amanti dei disaster movies, ecco qualcosa di adatto!

Tokyo Magnitude 8.0


Mirai è una ragazzina di prima media all’inizio della sua pubertà, e pertanto in guerra con il mondo. Il primo giorno delle vacanze estive viene incaricata dalla madre di accompagnare il suo fratellino Yuuki, di otto anni, ad una mostra di robotica ad Odaiba.
Tutto sembra andar bene, ma quando stanno per tornare a casa succede l’impensabile: un portentoso terremoto colpisce la più grande megalopoli del mondo, gettando nel caos l’intera popolazione! Riusciranno Mirai e Yuuki, accompagnati dalla loro compagna di viaggio Mari, a tornare a casa a Setagaya, a quasi 20 km da casa? Quali pericoli si nascondono in una città colpita da un terremoto di magnitudine 8?

La trama di questa breve serie da undici puntate è molto semplice: si tratta di un viaggio in un ambiente quasi postapocalittico: il sistema di trasporti è interamente saltato, e palazzi pericolanti incombono sui tre protagonisti. La trama non è però la parte importante di questo anime: esso è infatti un viaggio nell’umanità in ogni sua sfaccettatura: gentile, arrogante, pietosa, irrispettosa, triste, giocosa e quant’altro.
Il viaggio che ci si ritrova a seguire tocca infatti ogni tipo di persona: si passa dalle folle ignoranti e pericolose, che spintonano e dividono, a persone che nonostante gravi lutti danno tutti loro stessi per aiutare il prossimo (probabilmente anche per tener occupata la mente). Si incontrano i soccorritori, sotto stress ma spesso con un sorriso, e i medici, confrontati con l’ira delle persone contro di loro: si vede come una situazione di assoluta emergenza può trasformarsi per il baratro della disperazione per chi ha perso una persona cara, e chi invece ne segue gli sviluppi poiché affascinato dalle meccaniche di soccorso.
Tutto ciò avviene in fugaci contatti, poiché ogni puntata fa proseguire il viaggio con diverse persone che si incontrano in questa o quella situazione: ogni cosa lascia però una traccia nella psiche dei tre viaggiatori, che ne risultano pertanto arricchiti.

Parlando di loro tre, bisogna dire quello che è a mio parere il punto più eccezionale di Tokyo Magnitude 8.0: l’umanizzazione dei protagonisti. In sole undici puntate la BONES riesce a creare tre persone vive, pulsanti, reali. Iniziamo parlandi di Mari, l’adulta del gruppo: si prende cura dei due bimbi con un affetto che inizialmente pare incomprensibile e apparentemente dettato solo da motivi di trama, ma con il tempo si arriva a capire come mai lei si attacchi così tanto anche a bambini non suoi. Tragedie personali e la necessità di tornare a casa, unitamente alla stessa direzione di viaggio, la portano a diventare quasi una seconda madre con loro. Risulta paziente oltre ogni limite, ma lo è per necessità: è l’unica del gruppo che può reggere il carico di stress che una simile situazione comporta, e lo fa egregiamente.
Passando a Mirai, si può dire che è il personaggio che cresce di più nell’intero arco narrativo. Come detto, inizia come la classica bambina di 11-12 anni per cui i genitori son cattivi, la scuola è noiosa, il fratellino è stupido e i passatempi sono una rottura: capisce quanto tiene alla sua vita e alla sua consuetudine solo quando esse vengono stravolte, e durante il viaggio si nota un poderoso e credibile processo di maturazione dovuto alle varie emergenze a cui si trova a far fronte.
Si finisce con Yuuki, un bambino gioioso e -come buona parte dei bambini di sette/otto anni- desideroso di affetto e di armonia. Sin dall’inizio dimostra con sincerità i suoi sentimenti, e le motivazioni dei suoi gesti sono quasi sempre nobili: diversamente dal solito, inoltre, non è un bambino lamentoso che fa i capricci e che rallenta il gruppo apposta e, anzi, spesso tenta di fungere da conciliatore per la più emotiva ed instabile Mirai.
Questa meravigliosa caratterizzazione dei personaggi porta ad un senso di attaccamento quasi viscerale, che porta a sincero dispiacere nel caso di problemi per il trio e a gioia quando le cose funzionano bene: tutto ciò getta inoltre le basi per un finale assolutamente imprevedibile, emozionantissimo ed estremamente intenso.

Dal punto di vista un po’ meno brillante, si può segnare che alcune puntate nella sezione centrale sono forse un filino sottotono rispetto all’inizio e alla fine: inoltre, alcune cose vengono forse tirate un po’ troppo per le lunghe e rendono la visione un filino lenta. Lungi da me voler dire che è una serie noiosa o poco appassionante, ma qualche minima sforbiciatina qui e là avrebbe potuto forse portare un effetto ancor migliore, mantenendo sempre alto il livello di tensione che risulta generalmente presente.

Sui disegni ho da dire due cose molto belle, e una un po’ meno. La prima cosa bella è che gli sfondi sono molto belli, e vedere Tokyo devastata con tutti i suoi simboli abbattuti fa un effetto strano ma assolutamente affascinante; la seconda cos buona è che i personaggi sono disegnati in maniera decisamente più semplice, ma l’espressività è perfetta e trasmette brillantemente l’emotività dei personaggi. La cosa un po’ meno gradita è che i due elementi ogni tanto non si mischiano alla perfezione, e nelle immagini più ampie ci si ritrova con sfondi dettagliatissimi e dei personaggi quasi stilizzati al loro interno, creando un effetto di distacco che un po’ rovina l’effetto.
Le musiche si tengono in sottofondo, senza mai prendere il sopravvento: alcune scelte sono ben fatte, ma in generale non si fanno notare. Simpatica opening ed ottima ending; è inoltre da fare un encomio alle seiyuu per aver fatto un egregio lavoro di doppiaggio. D’altra parte, quando una delle doppiatrici fa Kobayashi di cognome…

Insomma, come si può capire ho apprezzato moltissimo Tokyo Magnitude 8.0. Per quanto la storia sia molto basilare secondo me raggiunge i limiti dell’eccellenza, grazie a poderosi personaggi che sono confrontati con vicende terribili. Ritengo sia uno dei più bei lavori del 2009.

Voto: 9,5. Ho un debole per serie con personaggi a cui ci si può correlare, e la cui umanità sorpassi quella di molta gente esistente: Tokyo Magnitude 8.0 è una di esse. Eccezionale.

Consigliato a: chi ama le serie dove non si ride ma si spera; chi ha amato personaggi come Balsa di Seirei no Moribito, e vuol vederne un alter ego moderno; chi vuol conoscere la rana aliena a.k.a. l’alieno col telefono a.k.a. il re delle merendine a.k.a. il lord dei pisolini.

Kuroshitsuji

……dopotutto, lui è soltanto un diavolo di maggiordomo!

Kuroshitsuji


Ci troviamo a Londra, alla fine del 1800. Ciel Phantomhive è il giovane capo dell’omonima famiglia, nota per essere l’ombra dietro alla Regina: quando c’è da pescare nel torbido della malavita per conto della casa reale, sono loro a venir interpellati. Il passato di Ciel, tuttavia, rivela inquietanti ombre: la morte dei genitori ed un patto di vendetta fatto con un demone, Conosciuto come Sebastian Michaelis. Egli ha giurato fedeltà a Ciel fino a quando la vendetta contro gli assassini della sua famiglia non saranno giustiziati, in cambio della sua anima.
Ma chi c’è esattamente dietro all’assalto alla famiglia Phantomhive? Questo come si collega con gli altri delitti che stanno avvenendo in giro per Londra? E Sebastian è invincibile come sembra?

La serie inizia dando quasi da subito tutte le informazioni di cui sopra. La trama non si spinge oltre: nella prima metà delle puntate si assiste a vicende assortite senza particolare correlazione tra loro (sebbene alla fine si potrà vedere qualche rimando ad esse), e pare quasi di essersi sbagliati ed aver messo su delle puntate di Detective Conan. Archi narrativi di 2-3 puntate portano infatti ad indagare su omicidi o rapimenti, con Sebastian che viene “usato” soltanto per velocizzare le indagini, e per gironzolare con il suo carisma.
Quando si arriva alla seconda parte, la trama sembra prendere serietà e corposità: purtroppo ciò non è fatto in maniera ottimale, e la storia non decolla mai raggiungendo la fine senza essersi quasi sviluppata. Si passano quasi venti puntate a vedere vicende di cui poco ci frega, e sebbene si capisca che i personaggi qua e là conosciuti torneranno (e si percepisce anche in qual guisa) il tutto non risulta stimolante: poi, di corsa, accadono millemiliardi di avvenimenti, cambiamenti di fronte e via dicendo: il tempismo non è gestito con sufficiente cura.

Avendo parlato di personaggi, si arriva a quello che secondo me è il punto più debole di questa serie. Iniziamo parlando dei due protagonisti: Ciel e Sebastian. Il primo è un bimbetto perennemente vestito come un buffone gotico, che gironzola per la città di Londra sparando sentenze su come lui non abbia bisogno di nessuno (salvo poi usare Sebastian per tutto), su come lui sia un freddo calcolatore che farebbe qualsiasi cosa per arrivare ai suoi obiettivi (e si smentisce mostrando pietà qui e là) e, in generale, filosofeggiando in maniera fintamente dark su qualsiasi cosa. È superfluo dire come Ciel non abbia incontrato il mio favore: questo chiaramente ipoteca gravemente il mio gradimento dell’anime.
Fortunatamente, Sebastian è di un’altra pasta: nei modi e negli sguardi si mostra per il demone che è: leale alla promessa fatta, ma con i suoi progetti in mente, lavora facendo ciò che deve al meglio. Purtroppo, essendo guidato da Ciel, risulta spesso limitato nelle azioni: finché si tratta di lanciare qualche coltello va tutto bene, ma in parecchi momenti sarebbe stato bello vedere Sebastian in azione in maniera più incisiva.

Tolti questi due elementi, il resto dei personaggi è praticamente inesistente. Elisabeth sembra avere il ruolo di fare da contrapposizione emotiva a Ciel, ma non prende mai davvero tale ruolo. Gli altri servitori della casa dovrebbero essere la parte comica della serie, che inizialmente si presenta come una produzione abbastanza allegra, ma non strappano nemmeno un sorriso: inoltre, verso il finale, viene svelata la loro origine. Questo li lascia però nello stesso limbo di inutilità dove si trovavano prima. Stessa cosa si porebbe dire di Pluto, di Madame Red, di Undertaker,… tutti sembrano prendere un ruolo, ma ci si accorge in seguito che Ciel e Sebastian continuano per la loro strada senza minimamente farsi influenzare da questi ultimi: quando pare che qualcosa abbia fatto breccia, generalmente si viene smentiti dopo poco.

La grafica è nella norma, senza particolari pregi: il disegno è elegante ma semplice, e fa il suo dovere. Di buona fattura le musiche, con un paio di canzoni gradevoli e una simpatica ending.

Insomma, bisogna dire che sono rimasto un po’ deluso da Kuroshitsuji. Sembrava avere tutto il necessario per diventare una serie interessante, ed invece annega in un mare di mediocrità dal quale non riesce mai a liberarsi. Da notare, tuttavia, il (per me) sorprendente finale: gli ultimi 5 minuti sono di qualità, e non me li aspettavo.

Voto: 6. Ho visto di molto peggio, è vero: la scarsa qualità del protagonista e la struttura della trama non permettono tuttavia ai personaggi che l’avrebbero meritato di brillare di più.

Consigliato a: chi apprezza le ambientazioni vittoriane, con un pizzico di gotico; chi non si infastidisce a vedere il protagonista vestito come un idiota; chi vuol conoscere Tanaka-kun, il servitore più inutile ma più caratteristico di casa Phantomhive.

Ani*Kuri 15

…15 minuti per 15 cortometraggi di 15 maestri d’animazione differenti.

Ani*Kuri 15


La NHK ha chiesto a 15 tra i più famosi produttori di anime dei nostri giorni di realizzare ognuno un cortometraggio della durata di un singolo minuto: nessun’altra indicazione è stata data. Con che idee verranno fuori i maestri del nostro tempo?

Con questa semplice introduzione, si assiste alla proiezione di cinque micrometraggi, di 60 secondi ciascuno. Sono ovviamente di tanti tipi diversi: alcuni comici, altri tristi, altri ancora semplici esercizi di stile: devo dire di averne graditi particolarmente 5, ed averne trovati altri 7 non spettacolari ma godibili: solo in tre casi sono rimasto piuttosto deluso dal risultato. Per un lavoro del genere, ritengo sia una buona media: spesso produzioni sperimentali come queste producono visioni di qualità abbastanza scadente.

Devo dire che, comunque, sono rimasto un po’ perplesso dalla scelta degli studi coinvolti nel progetto. Sicuramente sarà stato per problemi di contratto o per mancati accordi, ma alcune delle più grandi case produttrici sono rimaste fuori. Niente Studio Ghibli, niente SHAFT, niente J.C. Staff, niente Sunrise; vero, ci sono altre grandi case (come la mia amata Gainax, che ha anche fatto quello che secondo me è il miglior corto di tutti), ma sarei stato felice di vedere i lavori di altri artisti.

La grafica, ovviamente, è altalenante. Alcuni lavori hanno un tratto molto bello, in maniere molto diverse le une dalle altre: un paio degli episodi sono invece raffazzonati, alcuni volutamente (e quindi l’effetto è interessante), altri meno (e quindi l’effetto è ‘na patacca).
L’audio è generalmente ben curato, toccando l’eccellenza in un paio di pezzi.

Insomma, si può dire che Ani*Kuri 15 è un esperimento ben riuscito: non ritengo sia un capolavoro di alcun genere, ma in fin dei conti non è facile convogliare delle emozioni in soli 60 secondi: in molti casi, qui ci si è riusciti.

Voto: 8,5. Quindici minuti ben spesi, a mio parere.

Consigliato a: chi apprezza i cortometraggi; chi vuol vedere lavori originali ed insoliti; chi vuol finalmente vedere il debutto negli anime di DOMO-KUN!!!!

Dead Leaves

…50 minuti che definire frenetici è decisamente riduttivo.

Dead Leaves


Retro (chiamato così perché al posto della testa ha un vecchio televisore) e Pandy (perché ha una macchia attorno all’occhio destro che la fa sembrare un panda) si svegliano in mezzo ad una città, nudi e senza alcun ricordo. Decidono di effettuare una serie di rapine e crimini assortiti, per i quali vengono inseguiti da tutta la polizia della città: riescono ad annichilire praticamente tutte le forze dell’ordine, ma in seguito ad un incidente vengono catturati e mandati nella prigione di Dead Leaves, situata si quel che resta della luna, apparentemente esplosa in eventi precedenti alla storia qui narrata.
Riusciranno i due eroi a fuggire dalla prigione di massima sicurezza? Cosa si nasconde dietro all’apparente istituto penitenziario?

La storia, in pratica, non è nulla più di una fuga da una prigione. C’è una parvenza di trama in sottofondo, in cui si parla di clonazione e creazione di armi senzienti, ma non è nulla più di una scusa per far esplodere un altro po’ di cose.
Dead Leaves è infatti, senza dubbio alcuno, l’anime più frenetico, confusionario, esplosivo e schizoide che mi sia mai capitato di vedere: anche lavori come FLCL o Mind Game, in confronto, sembrano tranquille passeggiate al parco. Penso che ci siano al massimo tre minuti in tutto in cui non ci siano sparatorie, esplosioni, lotte ed inseguimenti: l’intero tempo di proiezione è tempestato di tali elementi, sempre più assurdi ed incredibili.

I personaggi, come si sarà già potuto capire dalla sommaria descrizione dei due protagonisti, sono quantomeno assurdi: i prigionieri sono geneticamente mutati e pertanto c’è gente che ha proboscidi da elefanti, testicoli in fronte, teste da Moai, trapani in mezzo alle gambe,… qualsiasi cosa senza senso possa venirvi in mente, c’è. Ovviamente non c’è alcun approfondimento dei caratteri, in quanto non ce n’è alcun bisogno: per far esplodere tutto non è necessario.

La grafica è, a dir poco, inusuale: gli amanti del classico stile giapponese potrebbero trovare decisamente inaccettabile tale tratto, ma personalmente l’ho trovato – seppur non tra i miei modi di disegno preferiti – adeguato al tenore iperadrenalinico che Dead Leaves presenta. A volte il tutto diventa fin troppo confuso per essere compreso, ma dopo qualche minuto l’occhio si abitua e la visione diventa sorprendentemente accettabile.
Le musiche non hanno invece quasi alcun ruolo, anche perché la quasi totalità del tempo c’è qualcosa che sta esplodendo o qualcuno che sta urlando. Qui e là, tuttavia, qualche finezza acustica viene presentata: sentire funiculì funiculà in un anime è qualcosa di quantomeno inusuale.

In definitiva, si può dire che Dead Leaves mette le cose in chiaro sin da subito: è un OVA dove le cose saltano in aria, vengono affettate o crivellate di colpi. Nient’altro.
Uno stile un po’ più accurato nel disegno o una qualsivoglia logica nella trama avrebbero potuto giovare alla visione, ma penso che ciò non sia mai stato nelle intenzioni dei produttori.

Voto: 7. Va a far compagnia a Redline: buono per l’aspetto fracassone, e nulla più.

Consigliato a: chi vuol spegnere il cervello per 50 minuti, e veder deflagrare tutto: chi vuol vedere un anime violento, volgare, sboccato, stupido, becero ma non per questo orrendo; chi vuol vedere il ciclo vitale più veloce della storia: dal concepimento alla morte per vecchiaia in qualche ora.

Dogs: Stray Dogs Howling in the Dark

…Un’oretta di pistole e sparatorie, nel mondo della malavita.

Dogs: Stray Dogs Howling in the Dark


Questo breve anime si compone di quattro OVA di circa quindici minuti, che raccontano la storia di quattro personaggi legati in maniera differente ad un mondo che con la legalità non ha molto a che spartire. C’è chi è un assassino a pagamento, chi una spadaccina in addestramento, chi un informatore segreto e via dicendo: in ognuna delle puntate si segue la vicenda di uno di loro, che si intreccia con quelle degli altri. Ma chi sono questi quattro personaggi? Come mai sono finiti in questo mondo? Cosa stanno cercando?

Le quattro brevi storie narrate sono abbastanza semplici e lineari: viene presentato un personaggio, si fa capire un po’ chi è e da dove arriva, lo si fa combattere e poi tutto si conclude. In meno di un quarto d’ora per ognuno non c’è molto spazio per fare altro: i personaggi risultano pertanto parecchio abbozzati, e le loro reali motivazioni non traspariscono quasi mai.
Fino a qua non c’è nulla di male, ma bisogna dire che in tre delle quattro storie si ripete lo stesso errore: all’inizio si preannuncia una tamarraggine estrema (cosa positiva), poi si incontra un cattivo che pare quasi demoniaco (cosa positiva)… e poi finisce tutto con qualche colpo di pistola nelle gambe, forse qualche morto qui e là e il cattivone che si pente e fa il discorsetto di presa di coscienza prima di lasciarci le penne (cosa MOLTO negativa). È peccato perché tutte le vicende iniziano con un buon passo, e anche un breve sviluppo avrebbe potuto essere più interessante ed affascinante.

I combattimenti in sé sono abbastanza gradevoli: togliendo la seconda storiella (che ha un taglio decisamente più comico delle altre tre), ci sono qui e là scene di decente/buona qualità che coinvolgono pistole, spade e pugnali: non ci si deve aspettare il miracolo, ma qualche sequenza interessante si riesce a trovare senza troppa fatica.

Il disegno è buono, il movimento è fluido, l’occhio ne è contento: le musiche risultano invece un pochino anonime.

Insomma, vale la pena guardarsi Dogs: Stray Dogs Howling in the Dark? Se si ha un’oretta da occupare a cervello spento, potrebbe esser preso in considerazione. La più grande lamentela che mi sento di fare, tuttavia, è che più che una serie sembra un teaser che preannuncia qualcosa di più grosso: questi quattro OVA sono infatti stati creati come prequel del relativo manga, che va avanti da parecchio tempo.
Questo in sé non è un difetto (vedasi ad esempio il buon lavoro fatto con Ga-Rei Zero), ma in questo caso si viene davvero lasciati con un assaggino di un mondo che si capisce essere estremamente più grande, e poco più.

Voto: 6,5. Non è malaccio, in fin dei conti: l’inconsistenza delle trame e l’incompletezza giocano però un grosso ruolo.

Consigliato a: chi apprezza gli ambienti di illegalità e malessere; chi cerca sparatorie e accoltellamenti; chi vuol conoscere il bar Buon Viaggio, dove pare che tutte le storie del mondo s’incontrino.

Legend of the Galactic Heroes

…Le vicende di un’era futura, tra eroismo, guerra e politica.

Legend of the Galactic Heroes


Ci troviamo in un distante futuro, a migliaia di anni da oggi. Il viaggio interstellare è oramai una realtà, e la galassia conosciuta è abitata da due grandi nazioni, in guerra tra loro: da una parte c’è l’Impero, governato dalla dinastia dei Goldenbaum come una monarchia, mentre dall’altra parte c’è l’Alleanza dei Pianeti Liberi, guidata da un parlamento eletto democraticamente. Le due inconciliabili realtà si danno guerra oramai da moltissimi anni, ma ci sono due astri nascenti che porteranno ad una svolta definitiva: nell’Impero il giovane conte Reinhard von Lohengramm sta guadagnando importanza con le sue conquiste militari, ed uguale strada sta prendendo Yang Wenli sul fronte dell’Alleanza. Quando questi due titani si scontreranno, a quali esiti porterà? E quale è, in definitiva, il governo che meglio può guidare una galassia? Quante altre variabili bisognerà tenere in conto nei giochi di potere delle forze in campo?

Questo lungo anime di 110 puntate racconta molte cose. Di per sé è la storia di una guerra, e di ciò che accade dopo di essa: in realtà nasconde molto altro, forse anche più importante.
Si viene infatti posti davanti a domande tutt’altro che stupide, e paragoni tra democrazia ed autocrazia scevri da preconcetti. Vengono mostrati pregi e difetti dei vari tipi di governo in maniera semplice ma funzionale: inizialmente sembra che i Goldenbaum siano il male, con il loro sistema sociale che ricorda la Francia pochi anni prima della rivoluzione, e che la democrazia si portatrice di libertà: con l’andare della storia, si capisce tuttavia che un’autocrazia guidata da un buon reggente può funzionare molto meglio di un collettivo litigioso, corrotto ed assetato di potere. I protagonisti stessi (soprattutto Yang Wenli) si chiedono talvolta quale sia la strada giusta per la pace ultima, ed è una domanda che non può non toccare anche lo spettatore.
Vengono inoltre mostrate anche altre derivazioni del potere: ci sono fazioni più piccole che però, come nel mondo attuale, hanno un’importanza molto maggiore della loro effettiva grandezza. Un forte potere economico o un credo religioso manipolato a dovere possono guidare a loro volontà entità molto più massicce, e penso che non ci sia bisogno di fare esempi ai giorni nostri per potersene rendere conto.
In alcune puntate vengono anche tenute mini-lezioni di storia, alcune molto interessanti: è facile vedere come ci siano parallelismi con la nostra storia recente (regicidio, nazismo, apartheid e via dicendo) che posono mostrare in maniera chiara come si può arrivare a certe aberrazioni nonostante la partenza da un sistema democratico e funzionante.

Parlando della guerra in sé, bisogna dire una cosa: se si cercano battaglie spaziali con effetti grandiosi e atti eroici, questa è la serie sbagliata. I combattimenti sono mostrati in maniera quasi esclusivamente tattica (non per nulla i due protagonisti sono degli strateghi, e non dei guerrieri), e le battaglie non si vincono con mosse azzardate ma con l’astuzia. I combattimenti corpo a corpo sono abbastanza rari, ma quando hanno luogo sono abbastanza sanguinari: generalmente, però, di sangue ne si vede poco (anche se i morti nelle battaglie si contano a decine di migliaia).
Va inoltre detto che, oltre che sul campo di battaglia, la guerra viene anche condotta in altri modi: come già accennato prima ci sono molti pezzi sullo schacchiere internazionale, ognuno con i propri interessi: solo colui che riesce a giostrare meglio tutti gli attori potrà vedere il proprio punto di vista vincitore sulla lunga distanza.

Ci sono una valanga di personaggi (che fortunatamente vengono spesso ricordati mediante sottotitolo con il nome), e nei 3-4 anni di durata della storia narrata si avvicendano in molteplici ruoli a dipendenza del corso della storia: quelli importanti sono circa una trentina, e sono molto ben realizzati.
Iniziamo parlando dei due protagonisti: essi sono assieme molto simili e molto differenti. Entrambi fini strateghi, ed entrambi capiscono da subito che l’unico modo di governare è con giustizia: i metodi e le motivazioni, però, sono quasi diametralmente opposti. Con il passare del tempo si impara a conoscerli, e anche a livello personale ci sono molte discrepanze; Reinhard è una specie di bambino prodigio con uno scopo che si è autoimposto, ma con varie altre mancanze dal punto di vista emotivo. Wenli è invece una persona con i piedi per terra, poco interessato alle comuni vicende giornaliere ma occupato ad esaminare il mondo che lo circondava: portato dagli eventi a diventare qualcosa che, di per sé, non era sua intenzione, mantiene sempre e comuque il suo spirito critico per valutare e commentare la realtà di un’era di grandi mutamenti.

I coprotagonisti non sono da meno: se dalla parte di Reinhard la sua brillantezza porta ad oscurare quasi tutti i suoi vicini (con l’eccezione dei tre-quattro più fedeli ammiragli, che comunque hanno ruoli importanti solo in alcuni momenti specifici), Wenli ha invece -da buon democratico- un gruppo di fidati consiglieri ed amici che con il loro punto di vista aiutano a calibrare meglio le scelte fatte. È anche vero che alcuni di loro sono molto semplici e monotoni nelle loro decisioni (chi andrebbe sempre in battaglia, chi aspetterebbe sempre e via dicendo), ma risultano comunque simpatici e godibili. Va inoltre detto che in tutta la serie ci sono molte morti, anche tra protagonisti eccellenti: si consideri pertanto che nessuno è al sicuro. Nessuno.

Il disegno, per dirla tutta, è inizialmente davvero orrido. È una serie le cui prime puntate hanno oramai più di vent’anni, è vero, ma uno sforzo in più poteva essere fatto. Con il passare del tempo il tratto migliora, e alla fine risulta tranquillamente guardabile.
Per la musica è stata fatta una scelta coraggiosa, e secondo me azzeccatissima: l’intera colonna sonora è composta di musica classica, e non dei soliti tre o quattro pezzi che siamo tutti abituati a sentire. Si ha pertanto un audio di assoluta qualità, che accompagna con gusto le varie vicende.

Insomma, Legend of the Galactic Heroes è un anime che sicuramente dà da pensare e non si focalizza sul dualismo buoni/cattivi, ma porta tutte le motivazioni dei vari personaggi coinvolti con un occhio critico e ponderato. È una serie sicuramente molto lenta, e ci sono puntate intere in cui non vien fatto null’altro che un discorso: qui e là avrebbe potuto essere un po’ compattato, e sarebbe potuto risultare un po’ più breve e sicuramente più leggero. Se si riesce tuttavia a sorvolare il disegno carente e la lentezza, si ha sicuramente un punto di vista inusuale ed interessante sui sistemi di governo che esistono, sulle loro forze e debolezze, il tutto accompagnato da buoni personaggi che risultano simpatici e a cui ci si affeziona. Non ci si faccia ingannare dalla prima decina di puntate, in cui si viene bombardati da miriadi di nomi apparentemente senza motivo e dove non si capisce nemmeno chi siano i protagonisti: una volta che la storia decolla, sarà un viaggio di qualità.

Voto: 9. Un anime che fa pensare è sicuramente buono: se lo fa narrando vicende epiche di un’era di tumulto, ancor meglio.

Consigliato a: chi ama la storia, e sa che conoscendola si potrebbero evitare molti errori; chi non si lascia spaventare da lunghi discorsi e manovre politiche; chi ha 42 ore da utilizzare per acculturarsi, indirettamente, sul mondo di oggi.