Avatar: The Last Airbender

…Quando una casa produttrice americana si mette a fare degli anime, che cosa ne può venir fuori?

Avatar: The Last Airbender

Nel mondo in cui ci troviamo, le popolazioni sono da sempre divise in quattro diverse tribù separate in base agli elementi che esse possono dominare: esiste la nazione del fuoco, la tribù dell’acqua, il regno della terra e i templi dell’aria. Parecchie persone in ognuna delle varie fazioni può manipolare il suo elemento a suo piacere: ad esempio, una persona che viene dalla nazione del fuoco potrebbe avere la capacità di sparar fuoco dalle mani, o rendere incandescente il metallo: similarmente, una persona della tribù dell’acqua potrebbe saper utilizzare l’acqua di una borraccia come una frusta, e poi usarla per creare una costruzione congelata. L’equilibrio tra le quattro forze è costantemente mantenuto dall’Avatar, l’unico essere sul pianeta che può dominare tutti i quattro elementi e che, in caso di morte, si reincarna in un nuovo nato per continuare a vegliare affinché l’equilibrio venga rispettato

Purtroppo, cento anni fa la nazione del fuoco attaccò gli altri regni, grazie a delle congiunzioni astrali che fornirono al loro elemento un potere immenso: l’avatar a quei tempi era ancora un bambino, che a causa di un incidente rimase congelato nel ghiaccio in ibernazione.
Cento anni sono ora passati, i templi dell’aria sono stati sterminati, le tribù dell’acqua faticano a sopravvivere e da oramai un secolo il regno della terra tiene duro contro il perenne assedio che la nazione del fuoco, spinta dal Signore del Fuoco.
Katara è una sedicenne waterbender (persona capace di manipolare l’acqua) in erba che vive al polo sud, e assieme a suo fratello Sokka – un aspirante guerriero 15enne. Durante una battuta di pesca si imbattono in una strana formazione ghiacciata, e decidono di vedere cosa c’è intrappolato all’interno: ci trovano nientepopo’ di meno che Aang, l’Avatar, l’ultimo airbender! Tornato al nostro mondo, scopre la dura realtà di cui non era a conoscenza: la nazione del fuoco ha totalmente distrutto l’equilibrio, che dovrà essere ristabilito. Ma come farà lui a dominare tutti i quattro elementi? È ancora possibile fermare una nazione che per cento anni ha espanso e consolidato il suo reame? Quali rischi aspettano lui e il suo gruppo di amici man mano che viaggiano per riparare ciò che è stato rotto?

Cominciamo in primis a commentare la trama: essa è decisamente articolata, sebbene il fine ultimo sia noto fin dalle prime puntate. Un’infinità di cose accade nelle sessantadue puntate che comprendono la serie e c’è sempre uno scopo da raggiungere a breve-medio termine, che aiuterà a raggiungere lo scopo finale.
Si possono inoltre notare diverse trame che contemporaneamente si dipanano, completandosi a vicenda: il gruppo di eroi si forma e si separa in base alle necessità, e ogni filone viene accuratamente sviluppato di modo che nel momento del ritrovo ognuno sia un po’ cresciuto rispetto a quel che era prima. Anche tra i “cattivi” si possono notare vari filoni narrativi che aiutano a creare il senso generale della storia e coinvolgono ancor di più gli spettatori.
Inoltre, nulla viene lasciato al caso: la storia si dipana in maniera abbastanza tranquilla e alcune puntate sembrano quasi interamente filler: non lasciatevi ingannare, poiché quasi tutte torneranno nel futuro in un modo o nell’altro, facendo comprendere il vero significato della loro esistenza.

Parlando di personaggi, non si può non considerare come essi siano di gran lunga la forza trainante di queta serie: quasi tutti in un primo momento sembrano piatti e monotematici, per venire in seguito sviluppati nella personalità e nelle motivazioni delle loro scelte. Intendiamoci: non stiamo parlando di analisi filosofiche d’alta classe, ma quasi tutti i personaggi hanno i loro perché e questo è sempre un buon motivo. Inoltre, per la maggior parte di loro la serie riserva uno sviluppo notevole: praticamente chiunque cresce sia dal punto di vista dei poteri (ancora una volta, essi non vengono dal nulla ma ogni volta che qualcuno riesce a fare qualcosa di nuovo c’è una motivazione: un maestro che ha spiegato,o un’esperienza che l’ha segnato e via dicendo) che sotto l’aspetto della maturità e dell’interazione con gli altri. Non bisogna infatti dimenticare che i protagonisti della serie hanno tra i 12 e i 17 anni, e questo è presumibilmente il target che la Nickelodeon ha preso di mira con questa serie. I problemi che i protagonisti si fanno potrebbero pertanto sembrare relativamente semplici ad alcuni spettatori più adulti, ma rimane il fatto che essi vengono generalmente ben eviscerati e risolti con delle discussioni probabilmente banali, ma che forse a qualcuno potrebbero anche servire un po’.
Così come i protagonisti crescono e imparano, c’è chi deve insegnare: i vari maestri che la gente incontra durante l’infinito viaggio che porta il gruppo in giro per tutto il mondo sono personaggi davvero notevoli, in grado di dispensare diversi tipi di saggezza. Menzione speciale va forzatamente fatta per lo Iroh, lo zio di Zuko: le sue perle di sapienza sono davvero meravigliose, e lo ritengo uno dei migliori “personaggi saggi” che le serie abbiano recentemente sfornato.

L’ambientazione stessa è molto ben creata. I vari elementi vengono rispettati nelle loro proprietà naturali, e le varie nazioni ben le rispecchiano: la nazione del fuoco è abile con macchinari a vapore e fiamme, il regno della terra è composto da mura impenetrabili, le tribù dell’acqua vivono negli sterminati ghiacciai dell’artide e dell’antartide, e i templi dell’aria sono in cima a montagne, dove null’altro che aria li circonda. Questo aiuta anche a sentirsi meno confusi durante il viaggio in giro per il mondo, e spesso aiuta a comprendere perché un personaggio incontrato la pensa in un modo anziché in un altro.

Parlando di elementi, non si può non citare l’ottimo uso che ne vien fatto durante tutta la serie. Dare ad ogni popolo il pressoché totale controllo su di un elemento da un’infinità di possibilità, e utilizzarla bene non è facile: in questo caso, ci sono riusciti in maniera quasi perfetta. Ogni tipo di bending viene utilizzato al meglio delle sue possibilità, evitando stupide ripetizioni e utilizzando il territorio. Non è pertanto raro che un waterbender utilizzi dell’acqua di un riale per creare un’onda, farsi trasportare da essa inondando nel frattempo l’avversario, saltar fuori da essa e congelare tutta l’acqua per immobilizzare quest’ultimo ed in seguito liquidificare il tutto per creare un muro di ghiaccio atto a fermare un’ondata di fuoco che sta arrivando da un’altra direzione. Questo è solo un esempio di una cosa che potrebbe accadere in una frazione di secondo in un combattimento, ma le possibilità sono davvero tante e solo in rarissimi casi mi sono chiesto “ma perché non ha fatto la mossa X?”. Questo, con un potere così versatile, è davvero un lavoro impressionante.
Va inoltre detto che i vari tipi di bending, come è giuto che sia, non vengono utilizzati soltanto nei combattimenti: sarebbe estremamente riduttivo fermarsi a ciò. Nelle città del regno della terra si potranno pertanto vedere treni mossi dagli earthbenders, così come nella tribù dell’acqua il gigantesco muro di ghiaccio che blocca l’entrata nasconde delle chiuse che vengono azionate da dei waterbenders, e via dicendo. Tutto questo porta ad una totale combinazione tra ambiente e personaggi, che affascina ed intriga.

I combattimenti, come si sarà capito, sono una parte molto importante della serie: anche essi sono realizzati in maniera egregia. Oltre al succitato ottimo utilizzo dei poteri che i vari contendenti hanno, anche le mosse che vengono fatte sono molto accurate: esse sono state infatti prese tramite motion capture da dei veri maestri d’arti marziali, per creare il maggior realismo possibile. Ovvio, in questo caso magari alla fine della mossa partirà un’ondata di fuoco anziché un calcio, ma si nota decisamente che gli scambi di colpi sono fluidi, credibili ed estremamente adrenalinici.

Il disegno, nonostante sia proveniente dall’America, rispecchia abbastanza il tratto giapponese: in alcune espressioni si nota che la scuola di disegno è diversa, ma dopo un paio di puntate l’occhio si abitua e la differenza diventa davvero esigua. Inoltre, in contrapposizione con le recenti abitudini, la CG è stata lasciata quasi completamente fuori dalla porta: secondo me è stata un’ottima scelta.
Le musiche fanno il loro lavoro senza però brillare: non esiste opening, e l’ending è solo una melodia di tamburi. Quello che mi ha colpito è la qualità delle voci: essendo una serie fatta in America la versione originale è chiaramente in inglese, e questo mi intimoriva: le mie parole sono tuttavia state fugate da un lavoro da veri professionisti, con ottime voci e inflessioni davvero notevoli.

In definitiva, i buoni anime possono anche esser creati fuori dal Giappone? La risposta è decisamente sì. Avatar: The Last Airbender è un signor lavoro, che riesce in vari aspetti a dimostrarsi all’altezza dei migliori lavori provenienti dal sol levante.
Alcuni tratti inizialmente sembrano tanto, troppo classici: in seguito si vede però che non tutto è come sembra, e le cose sono più elaborate di quanto non potrebbe parere in un primo momento. La Nickelodeon -da me già conosciuta per alcuni spettacolari videogiochi degli anni ’90, prima che diventasse un canale TV- ha fatto più che un omaggio al Giappone, utilizzando i giusti kanji in molte occasioni e riprendendo con attenzione molte delle caratteristiche culturali nipponiche: la cultura del té, il teatro kabuki, gli haiku e tanti altri aspetti sono stati accuratamente riportate, senza praticamente alcun errore. Davvero notevolissimo.

Voto: 9. Forse in un paio di posti avrebbe potuto essere un po’ velocizzato e forse un paio di comportamenti dei personaggi sono ogni tanto vagamente fuori posto, ma sono davvero dettagli in un lavoro impressionante per la sua qualità.

Consigliato a: chi vuole vedere 62 puntate di azione senza che muoia un’unica persona; chi ha desideriodi buoni combattimenti; chi vuol provare pena empatica per uno sfortunato venditore di cavoli.