Eureka Seven: Pocket Full of Rainbows

…Un racconto alternativo con i personaggi della serie originaria:

Eureka Seven: Pocket Full of Rainbows


A tre anni di distanza, ritroviamo i personaggi che abbiamo imparato ad apprezzare in una trama totalmente diversa.
La Gekko State è una forza indipendente dell’esercito che si ribella, e va -assieme all’appena arruolato Renton- a rubare in una base dell’esercito il più grande segreto militare esistente: Eureka. Ciò che loro non sanno è che Renton ed Eureka già si conoscono sin da quando erano bambini, essendo cresciuti insieme, e che la loro riunione li porterà al desiderio di non abbandonarsi più: potrà la Gekko State perseguire i suoi obiettivi nonostante ciò? Quale è il loro ultimo scopo? Sono solo dei criminali che puntano alla distruzione del mondo, o motivi più profondi li spingono a rivoltarsi contro la razza umana anziché combattere le Immagini?

Come detto, in questo OVA da circa due ore viene sviluppata una storia che poco ha a che fare con l’originale trama, e anche i personaggi hanno ruoli molto diversi (seppur nelle stesse posizioni) nello svolgersi delle vicende.
Purtroppo, bisogna dire che il risultato non è assolutamente all’altezza di quanto ci si potrebbe aspettare. La confusione iniziale nel vedere tutti i personaggi con caratteri totalmente diversi fa velocemente strada alla delusione in meirto ad una trama assolutamente traballante e poco convincente. Come capita nei film sviluppati in fretta e furia, si assiste semplicemente ad un seguito di presunti colpi di scena che non lasciano nulla se non perplessità su perplessità. Anche quando oramai le cose sono state messe in chiaro e ci si avvia verso la conclusione, diverse cose sembrano fuori posto, e il finale non soddisfa particolarmente.

I personaggi sono molto diversi da quelli che ricordiamo: il punto vagamente positivo è che Renton ed Eureka, anziché esser giovani complessati come all’inizio della serie, sono semplicemente due innamorati che non vogliono separarsi qualsiasi cosa succeda. Questa semplificazione aiuta a rendere un po’ più scorrevole la già barcollante trama, ed è un bene.
Peccato non si possa dire altrettanto per i coprotagonisti: semplicemente, risultano antipatici. A parte i due piccioncini, praticamente tutti gli altri sono cattivi o comunque risultano poco gradevoli. Quelle che sono le motivazioni per i loro gesti, pertanto, risultano noiose e si spera solo che il tutto finisca al più presto possibile.

La grafica è praticamente identica a quella della serie: da una parte si può dire che la qualità era buona un tempo e lo è anche ora (alcune sequenze di combattimento sono molto spettacolari); d’altra parte, si potrebbe pensare che con tre anni di tempo, e per un singolo OVA, avrebbero potuto metterci un po’ di impegno aggiuntivo.
Le musiche non danno alcun valore aggiunto alla visione, facendo quel che devono ma non colpendo.

Insomma, Eureka Seven: Pocket Full of Rainbows era un lavoro che, a mio parere, si poteva assolutamente evitare. Prende lo scheletro di una serie ben riuscita e ne tira fuori una mezza ciofeca, che può accontentare l’occhio ma che delude assolutamente in termini di trama e personaggi – che erano i punti forti della serie originale.

Voto: 5. Si salva la parte tecnica e un paio di momenti di stupore: il resto risulta in un paio d’ore buttate.

Consigliato a: chi non si offende se i personaggi di una serie vengono rimaneggiati; chi vuol vedere l’involontaria parodia di una grande serie; chi vuole incontrare Nirvash in versione pupazzo puccioso svolazzante.

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Koroshiya-1

…Altresì conosciuto come “Ichi the Killer”, ecco il prequel di un manga decisamente violento.

Koroshiya-1


Shiroishi è un giovanotto con parecchie turbe psichiche: vittima dei bulli e con una famiglia decisamente poco presente, sprofonda sempre più negli abissi della depressione fino a quando trova l’unica cosa che lo eccita: la violenza. Nonostante sia disgustato di sé stesso non riesce più a smettere: inoltre, gente con pochi scrupoli lo addocchia e inizia ad “addestrarlo” per utilizzarlo nei loro biechi piani…

Questo breve OVA di circa tre quarti d’ora segue la storia di Shiroishi e della sua caduta nei meandri della follìa violenta. Sebbene l’idea possa essere decisamente interessante, purtroppo la realizzazione lo è parecchio meno: essendo questo un prequel dell’omonimo manga, le cose si interrompono quando si fanno interessanti. Quello che rimane da vedere è come Shiroishi tenta di controllare i suoi impulsi (fallendo miseramente) e come dei non meglio identificati criminali si impegnino per spingerlo ancor più nell’abisso della violenza, per farne un assassino al loro servizio.
Forse avendo letto il manga questo potrebbe chiarire un po’ di cose, ma come lavoro a sé stante sembra più che altro un teaser che non una produzione con capo e coda.

In così poco tempo, c’è ovviamente spazio soltanto per lo sviluppo del protagonista: i comprimari sono parecchio marginali. Bisogna dire che Shiroishi effettivamente cambia a seguito dei vari avvenimenti (d’altra parte, l’intera trama verte su questo)… e cambia per il peggio, quantomeno dal punto di vista umanistico. I cambiamenti risultano credibili, frutto di genitori assenti e senza rispetto, di compagni che lo bullano e lo picchiano e di presunti amici che lo ricattano: probabilmente chiunque dopo un po’ darebbe segni di squilibrio mentale.

Il disegno non è nulla di che, e le musiche sono parecchio rockettare/metalleggianti: non malaccio.

Insomma, vale la pena di guardare Koroshiya-1? Secondo me, solo se si è già fan della serie e si vuol sapere qualcosa in più. Non è il Male, ma senza il lavoro principale a supportarlo non riesce a stare sulle proprie gambe.

Voto: 5. Potrebbe uscire qualcosa di ottimo dalla serie animata completa: purtroppo, non è in programma…

Consigliato a: chi già legge il relativo manga; chi ama la violenza senza senso; chi non si offende a vedere giovani disturbati che hanno erezioni mentre ammazzano conigli e si masturbano sui cadaveri.

Wrath of the Ninja

…Ninja, ninja e ancora ninja!

Wrath of the Ninja


In un tempo in cui il Giappone è pieno di samurai e ninja, una grande guerra è scoppiata. Le tre più grandi scuole di ninja della nazione sono state obliterate dal mostruoso potere di un crudele tiranno, che sta tentando di ottenere il potere del re dei demoni per i propri biechi scopi. Gli ultimi tre sopravvissuti delle varie scuole sono in possesso di antiche armi che si narra possano bandire anche il male più oscuro: sarà vero? Riusciranno a realizzare il loro disperato piano per la salvezza dell’umanità?

Come si può notare, la trama non è esattamente l’emblema dell’originalità. Durante il film, che dura circa un’ora e mezzo, ci sono tuttavia una quantità impressionante di avvenimenti: talmente tanti, infatti, che il tutto diventa caotico e pressoché incomprensibile. Ogni tre minuti si cambia posto, si ottengono nuove alleanze, qualcuno di importante (i.e. conosciuto due minuti prima e visto per otto secondi netti) muore o si riceve qualche sconvolgente rivelazione. Questo porta l’intera struttura narrativa, che sarebbe stata anche ben congegnata se utilizzata in una serie di 6 o addirittura 13 puntate, ad essere dunque traballante e poco interessante.

I personaggi principali, come detto sono tre: in realtà c’è Kasumi che è la protagonista assoluta, Hyuga che è il coprotagonista -seppur con meno importanza- e Hagakure che li segue tranquillo e picchia quel che c’è da picchiare. La personalizzazione è parecchio carente, soprattutto a causa del problema sopra elencato: durante tutta l’assurda corsa che devono fare per arrivare al finale, non c’è tempo per capire altro che due cose: la prima è che Hyuga ci prova con Kasumi (e questo si capisce dal terzo minuto), la seconda è che Kasumi è un maschiaccio (e questo si capisce dal primo minuto). Fine.
Gli altri (numerosi) personaggi che vengono incontrati sono dei baleni che attraversano lo schermo, troppo fulminei per ricordarne anche solo il nome.

In un anime sui ninja, i combattimenti non possono mancare: essi hanno fortune alterne. Sono parecchi (come è giusto che sia), e alcuni son fatti in maniera simpatica – e bella sanguinolenta – mentre altri risultano meno interessanti. Sono generalmente parecchio brevi, ma qui e là c’è qualche piccola chicca visiva che si fa apprezzare: di certo il sangue non è stato risparmiato.
I nemici sono abbastanza anonimi, e anche il supercattivone non fa molto: si capisce che è cattivo, che è molto cattivo, e nulla più. Questo tuttavia non stupisce: se non hanno dato tempo ai protagonisti, figuriamoci ai loro antagonisti…

Il disegno è forse il punto migliore di questo OVA: gradevole nonostante abbia oramai circa vent’anni, è animato in maniera pulita e fluida. Il sonoro è invece quasi del tutto assente.

Insomma, Wrath of the Ninja è quasi una prova generale per il fratellone che comparve quattro anni dopo, il notevolissimo Ninja Scroll: si nota qualche buon appiglio qua e là, ma troppi sono i difetti che ne fallano la visione rendendola, di fatto, poco interessante.

Voto: 5. La fretta è cattiva consigliera.

Consigliato a: chi ama tanto, tanto, tanto i ninja; chi vuole un po’ di sangue buttato sullo schermo; chi vuol vedere cervelli esplodere in volo.

Demon City Shinjuku

…Se l’inferno prendesse possesso di una città per dieci anni, come si prospetterebbe il futuro?

Demon City Shinjuku


Dieci anni fa, una grande sfida tra un grande spadaccino e un malvagio posseduto da demoni si svolse nella città di Shinjuku: purtroppo il cattivo, Rebi Ra, ebbe la meglio e uccise il buono, Genichirou.
Da allora l’intera città di Shinjuku (una frazione di Tokyo) risulta off-limits praticamente per chiunque, in quanto abitata da demoni e mostruosità: purtroppo, dopo questi dieci anni Rebi Ra è pronto ad incrementare ulteriormente la sua influenza sul mondo, aprendo le porte dell’inferno e portando l’intero mondo demoniaco sulla terra! Starà pertanto al figlio di Genichirou, Kyoya, riuscire a fermare il malvagio piano in atto. Ma ne sarà in grado? Chi lo accompagnerà in tale pericolosa avventura?

Come si può inturile, in questo film di circa un’ora e venti la storia non è sicuramente il punto forte: anzi, la sua debolezza e scontatezza appaiono sin da subito palesi. L’idea di base è l’archetipo di ogni banale avventura, e purtroppo non ci sono particolari svolte che permettono un miglioramento in tale ambito. Gli avvenimenti sono prevedibili, e quelli che non lo sono risultano comunque inutili.

Vedendo la battaglia iniziale, si poteva tuttavia aspirare ad un anime che portasse dei combattimenti degni di tale nome: purtroppo essi sono sorprendentemente pochi, e decisamente insoddisfacenti. Solo in un paio di situazioni si vede qualcosa di simpatico, mentre per il resto le battaglie sono statiche e abbastanza noiose. Il combattimento finale è davvero una presa per il culo: quando ci si aspettava finalmente qualche bella mazzata, tutto vien risolto nel peggiore dei modi.

I personaggi rispecchiano la qualità del resto dell’anime: non antipatici, ma abbastanza insulsi. Il protagonista è il classicissimo giovinastro che corre dietro alle gonnelle ma in realtà ha i superpoteri; la sua compagna di viaggio è inutile, e per essere la coprotagonista è un tantinello scialba; gli altri elementi che si incontrano in giro non riescono a fare la differenza. Il cattivo principale è quasi patetico, dato che appare solo per il tempo necessario ad essere preso a calci.

I disegni, per essere del 1988, sono abbastanza buoni: almeno in tale ambito è stato fatto un lavoro di tutto rispetto. Decisamente meno attenzione è stata invece data al sonoro, che è praticamente assente e che porta lunghissime parti di anime ad essere pressoché mute.

Insomma, Demon City Shinjuku non riesce a convincere in nessuno dei punti importanti dove dovrebbe impressionare. Non riesce ad attrarre lo spettatore con niente, e il risultato è un lavoro non terribile, ma noiosetto e senza mordente.

Voto: 5. Non si va più sotto perché non c’è nulla di davvero orrendo… ma nemmeno nulla di davvero salvabile.

Consigliato a: chi ha un’ora e venti da occupare e non sa davvero cosa guardare; chi apprezza anime ambientati in versioni distrutte di posti reali; chi vuol vedere la bella meno bella di un anime.

Gilgamesh

…Un futuro apocalittico di superpoteri e angoscia.

Gilgamesh

Ci troviamo in un imprecisato futuro. Quindici anni prima degli avvenimenti narrati, un grave disastro colpì la terra: il più grande centro scientifico del pianeta, che si stava occupando di estrarre il DNA di Gilgamesh -metà uomo e metà Dio- fu colpito da un attacco terroristico, rilasciando un’ondata elettromagnetica che impedì l’utilizzo di qualsiasi computer, e coprì il cielo con una schermata riflettente che impedì da allora di vedere il cielo.
Seguiamo ora le vicende di Tatsuya e Kyoko, il figlio e la figlia del presunto attentatore: scappano inseguiti dai creditori della Yakuza a causa di debiti fatti dalla madre sulla loro pelle, e vivono alla giornata nella città oramai semidistrutta fuggendo da chiunque.
Quando vengono messi alle strette e quasi catturati, tuttavia, fanno due incontri molto interessanti: prima conoscono un misterioso giovane che li invita a seguirli e ad unirsi a loro, e subito dopo una contessa che chiede loro la stessa cosa! Per risolvere il problema, coprendo il debito che li opprime, la compressa “compra” pertanto i due giovani, portandoli a vivere con se con altri tre ragazzi che sembrano avere poteri psichici molto potenti.
Ma come mai tanto interesse per loro, dopo tanti anni nelle fogne a scappare da tutto e da tutti? Chi è la misteriosa contessa? cosa vuole da loro? E come mai anche Tatsuya ha sviluppato i potenti poteri psichici di cui sopra? Cosa si nasconde dietro al Twin X, l’attentato di quindici anni fa?

Come si può notare, di carne al fuoco ce n’è veramente parecchia. Peccato che la parte interessante finisca qui: come prima cosa infatti commeterò la fallimentare struttura della storia.
Innanzitutto va detto che il ritmo è LEN-TIS-SI-MO: io apprezzo anime tranquilli e dal passo lento (come possono essere Mushihsi o Kino no Tabi), ma qui si parla di vera e propria noia. Molte delle 26 puntate passano senza che accada assolutamente nulla, con la semplice impressione di aver buttato venti minuti al vento.
Quando accade qualcosa, inoltre, raramente ha senso. Per un pezzo della serie abbastanza consistente (5-6 puntate) si vedono i protagonisti che tentano di aiutare una società ad attivare un potente marchingegno che porterebbe alla dissoluzione di una parte dello Sheltering Sky, il cielo riflettente: purtroppo falliscono, e tale costruzione esplode uccidendo migliaia di persone. Quindici minuti dopo tutto ciò non ha più alcun significato, e si prosegue su un filo narrativo totalmente differente!
Altri esempi simili sono facilmente reperibili, con cose importantissime nelle prime puntate (come la trasformazione di uno dei due gruppi in Gilgamesh, cioé in esseri potentissimi e distruttori) che vengono totalmente dimenticate e trascurate per tutto il resto della serie oppure personaggi di cui si fa la conoscenza senza alcuna motivazione (vedasi ad esempio la collega di Kyoko).
L’unica cosa decente in questo campo è, all’inizio, il fatto che effettivamente non si capisca quale delle due fazioni sia quella “buona”, quale quella “cattiva”, o se entrambe facciano semplicemente i loro interessi: ovviamente tutto ciò viene a cadere dopo un po’, portando alla succitata tragicomica “trama” e ad un finale quasi imbarazzante per la sua inutilità e mancata correlazione con quanto narrato per le restanti venticinque puntate.

Sui personaggi è stato fatto un lavoro lievemente migliore. Inizialmente il fulcro sono ovviamente i due fratelli, e viene preso molto tempo nel narrare il cambiamento nel loro rapporto estremamente intimo e vagamente morboso: passando da una situazione in cui ognuno ha unicamente l’altro ad una dove ci sono molte altre cose in ballo, chiaramente la sintonìa rischia di spezzarsi e l’idilliaco rapporto di guastarsi. Questo viene rappresentato decisamente bene, e nelle prime 6-7 puntate lo sviluppo del personaggio (soprattutto di Tatsuya, che essendo il più giovane è più influenzabile dalle novità) giustifica le carenze narrative e la tragica lentezza. Anche i compagni di (s)ventura inizialmente hanno i loro punti d’interesse: ognuno con una diversa storia alle spalle, hanno modi diversi di approcciarsi ai due nuovi venuti. Infine, anche la contessa in questa fase iniziale mostra dei lati che avrebbe potuto essere interessante sviluppare.
Ovviamente, tutto ciò inizia ad essere trascurato quando la storia cade via via nell’inconsistenza: poco dopo l’abbandono di Kyoko dell’hotel dove soggiornano si spezza la magia, e con un paio di conclusive puntate termina lo sviluppo tra i due personaggi, diventando piatto e monotono. Gli altri ragazzi diventano comparse inutili, che servono solo a far narrare ad altri personaggi pezzi di trama più o meno fantasiosi, senza mai interagire davvero con l’ambiente circostante. Idem dicasi per la contessa, che da personaggio oscuro ed intrigante diventa quasi una mammina disperata.

I disegni non sono granché, ma è uno stile abbastanza particolare e a qualcuno potrebbero piacere: ciò che è invece mal realizzato è tutto il comparto dell’animazione, che risulta sempre legnoso e banale. Questo porta tutti i combattimenti (che non sono tantissimi, ma ce ne sono alcuni) ad essere poco guardabili, complice anche un utilizzo totalmente stupido dei mostruosi poteri (teletrasporto, onde energetiche, bordate capaci di respingere palazzi che crollano,…) che fa solo venir voglia di prendere a schiaffi tutti i coinvolti.
L’audio se la cava meglio, essendo spesso una melodia da pianoforte: opening ed ending sono carine, ma poco si adeguano con l’ambiente estremamente cupo, paranoico e claustrofobico che permea l’intera serie.

Insomma, ci sono lati positivi in Gilgamesh? Io ne ho trovati ben pochi. Il problema principale è l’estrema noia che questo anime porta con sé, e che amplifica gli altri problemi che avrebbero in potuto essere mitigati con un ritmo un po’ maggiore. Ho fatto davvero fatica a finirlo: ricorda Texhnolyze nell’ambientazione ma non ne assume le parti buone, limitandosi ad assorbire quelle peggiori.
All’inizio da qualche speranza, e ci sono un paio di puntate dove vengono portati elementi interessanti sul comportamento dei personaggi: il tutto però finisce lì, scadendo inesorabilmente.

Voto: 5. Una discreta sofferenza finirlo.

Consigliato a: chi apprezza gli anime lenti, molto lenti, estremamente lenti; chi vuole un mix tra miti della mesopotamia, superpoteri alla Dragonball, depressione e civiltà future senza PC; chi vuole lambiccarsi il cervello su discorsoni di decine di minuti, per capire alla fine che non volevano dire niente.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-hen

…Il secondo OVA, che tenta di raccontare la parte più epica dell’omonima serie.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-Hen

Questo secondo film inizia dove il primo si interrompeva, raccontando le vicende che portano alla conclusione della serie di Tengen Toppa Gurren Lagann.

La storia per un certo periodo segue la trama iniziale, ma una volta partiti per lo spazio delle icongruenze con la serie iniziano a palesarsi. Personaggi che in precedenza morivano rimangono vivi, occupando spazio e modificando il gruppo che arriva alla battaglia finale – cosa che, per chi già ha visto la serie, risulta essere problematica dato che il fulcro del discorso effettuato da Simon verte anche sul sacrificio dei compagni di viaggio.

Inoltre, altre due cose mi hanno pesantemente infastidito. La prima è che la storia risulta incomprensibile se non la si conosce già a menadito: chiaramente un film riassuntivo non riesce a spiegare tutto ciò che l’originale contiene, ma per esempio nel primo (Guren-hen) erano riusciti a limare alcuni pezzi mantenendo tuttavia intera la trama e dando il dovuto risalto ai giusti momenti. In questo caso ciò non accade: ci si perde in un caos di esplosioni e distruzione senza, in apparenza, un vero perché.

In secondo luogo, gli usualmente attenti collaboratori della Gainax hanno fatto un altro passo falso: rifacendo la grafica e il sonoro, hanno ritoccato alcuni momenti assolutamente epici, andando a togliere esattamente ciò che gli appassionati andavano a cercare. Sorvolando i cambi dovuti alle modifiche della trama, molti altri non erano necessari: modifiche di musiche, voci, immagini, discorsi, disegni: quando si arriva al punto in cui ci si esalta poiché il personaggio farà questa o quella figata, si rimane quasi regolarmente delusi. Il finale, poi, è totalmente sconnesso dall’originale e definirlo caotico e raffazzonato è dir poco.

La grafica, bisogna dire, è fenomenale. Molti scontri sono stati interamente ricreati, e dal punto di vista puramente tecnico sono impressionantissimi: molti dei buchi della trama non vengono notati semplicemente perché si è troppo affascinati dalla qualità del disegno e dei combattimenti.
Anche il sonoro mantiene l’altissima qualità a cui siamo abituati, seppur con qualche remix forse superfluo.

Insomma, cosa rimane alla fine della visione di Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagan-hen? Un bel po’ di combattimenti, una grafica mozzafiato in puro stile Gainax, tanta confusione, tanta delusione e l’impressione di aver assistito ad uno scivolone su un progetto che apparentemente non avrebbe dovuto recare sorprese. Forse i produttori hanno tentato di aggiungere qualcosa per interessare anche coloro che avessero già visto la serie: secondo me hanno fatto un errore madornale.

Voto: 5. Potrà sembrare duro, ma la delusione è tanta e la Gainax dovrebbe sapere che con esplosioni e robottoni che si menano non si riescono a coprire i buchi di trama, di personaggio e di ritmo.

Consigliato a: chi non si offende nel vedere uno dei finali più belli del mondo stuprato e privato del suo fascino; chi vuol vedere combattimenti di robot di qualità notevole; chi, in fin dei conti, di Yoko, Simon, Boota e compagnia non ne ha mai abbastanza.

Grappler Baki

Un ragazzo che tenta di diventare il più forte del mondo.

Grappler Baki

Hanma Baki è un 15enne che ha un solo obiettivo: diventare il combattente più forte del mondo ed arrivare a battere suo padre, Yujiro, considerato l’essere vivente più potente del pianeta. Per arrivare a tale traguardo segue un intenso programma di allenamento, ma quando si confronta con un vero combattente capisce che non è quella la sua via: l’unico modo per imparare è attraverso il vero combatitmento!
Inizia pertanto il suo viaggio di apprendimento contro sfidanti sempre più forti, per arrivare al suo fine ultimo. Ma ce la farà? Sarà in grado di abbattere un uomo che abbatte grizzly a mani nude?

Come si può leggere sopra, la storia è estremamente semplice. A dire il vero, io sono arrivato quasi a complicarla un po’, con quanto sopra scritto: la realtà è che dall’inizio alla fine baki fa a botte con qualcuno o qualcosa, per un generico desiderio di diventare più forte. Punto e basta.

Con una storia totalmente inesistente, una grande parte deve essere fatta dai personaggi in gioco: qui Baki è l’unico protagonista, e gli altri sono tutti delle comparse.
Purtroppo non si dimostra all’altezza della situazione: nella prima parte della serie, quando è 15enne, verrebbe soltanto da prenderlo a calci nei denti per il suo comportamento. Nella seconda parte, quando di anni ne ha 20, smette di essere così antipatico ma non ha comunque un briciolo di carisma con cui poter recuperare la serie.
L’unico altro personaggio che ha un ruolo ricorrente nella serie è Yujiro, il padre: bisogna dire che lui è un cattivo come si deve, infame fino all’ultimo, che non si ferma davanti a nulla per dimostrare di essere il più forte. Risulta antipatico ma è giusto che sia così: peccato che non ci sia da nessuna parte nell’anime un antagonista che possa affrontarlo come si deve.

Eliminati i personaggi, che non fanno il loro lavoro come si dovrebbe, ci si può concentrare sull’altro punto focale di un anime simile: i combattimenti. Considerando che si fa a mazzate una media di 10-12 minuti per ognuna delle 24 puntate, ciò è decisamente importante: in questo caso, i risultati sono alterni.
Ci sono alcuni spezzoni di combattimento che sono godibili ed interessanti: purtroppo, però, essi sono viziati da un paio di difetti basilari. Il primo è che Baki è totalmente indistruttibile ed immortale: qualsiasi cosa gli venga fatta, si rialza ringhiando e non accusando apparenti limitazioni. Rotte quattro costole? Fa nulla! Estirpati i nervi di una spalla? Non si sentono! Fratturata una spalla? Funziona lo stesso!
Si può ben immaginare come un simile atteggiamento tolga parecchio divertimento alle risse, che potrebbero essere ben più interessanti con un po’ di umanità in più dei partecipanti.
Inoltre, l’animazione lascia abbastanza a desiderare: entrerò nei dettagli più sotto, ma qui si può comunque dire che le battaglie sarebbero state più carine con un’animazione più fluida e dei muscoli meno esasperati. Ogni tanto i personaggi sembrano composti da mattoni anziché da muscoli, e non è il massimo da vedere.
Va infine detto che in Grappler Baki si fa un gran parlare di anatomia umana, ma essa viene prontamente ignorata in ogni occasione possibile (nervi recisi che vengono aggiustati in due minuti, gente che esegue suplex con costole rotte,…): la coerenza decisamente è ad anni-luce da qui.

Parlando di grafica, si può solo dire una cosa: non si fa così. La prima parte è disegnata in maniera a dir poco scandalosa: lo stile può piacere o non piacere, ma la qualità stessa dei disegni e dell’animazione è di livelli infimi. Nella seconda parte le cose migliorano non poco, ma non si arriva alla soglia della sufficienza: pensare che questo anime è uscito un anno DOPO Hajime no Ippo fa venire i brividi, perché sembra un contemporaneo dell’Uomo Tigre.
L’audio passa relativamente inosservato, con opening ed ending che non sono malaccio ma non dicono nulla di che: senz’infamia e senza lode.

Insomma, è tutto da buttare? Beh, non proprio. Qualche pezzo di combattimento me lo son goduto con piacere, ed un paio di avversari erano interessanti: peccato per la caterva di madornali errori che ne hanno minato la credibilità.

Voto: 5. L’idea di un anime sul full-contact e sulle più svariate tecniche di combattimento avrebbe anche potuto essere carine, ma la produzione ha sbagliato un po’ di tutto.

Consigliato a: chi non si offende per dei disegni brutti; chi accetta di vedere gente che si pesta continuamente senza un perché; chi vuol vedere una delle MILF più provocanti del mondo degli anime.

Yakushiji Ryoko No Kaiki Jikenbo

Una poliziotta seducente e intrattabile che si confronta con il sovrannaturale.

Yakushiji Ryoko No Kaiki Jikenbo

Ryoko Yakushiji è un’ispettrice della polizia metropolitana di Tokyo, e sembra avere tutti i pregi: bellissima, atletica, sportiva, ricca, intelligente e abile in tutto ciò che fa.
Peccato che abbia un carattere che definire pessimo è ancora poco! Il povero Jun’Ichirou, suo assistente, è praticamente ridotto ad uno schiavo. Deve accompagnarla a fare shopping durante le ore di lavoro, si ritrova a compiere ogni genere di commissione anche al difuori di qualsiasi sua mansione e via dicendo: gli abusi su di lui sono continui e infiniti, ma la pace e l’armonia tra i due si instaura quando si ritrovano davanti ad un mistero da risolvere. La loro specialità è infatti occuparsi dei casi che coinvolgono entità sovrannaturali, e trovare i colpevoli dietro a delitti apparentemente inspiegabili.

In un anime simil-poliziesco, è vitale la qualità dei misteri per poter costruire delle puntate avvincenti. Purtroppo in questo caso, dopo l’iniziale interesse dovuto alle varie peculiarità dei personaggi in campo, si capisce che i casi da risolvere non sono poi così affascinanti.
Il lato “sovrannaturale” è sempre indotto dai loschi piani di persone, generalmente invischiate con la politica: questo porta ad avere l’elemento “misterioso” unicamente come nota di colore in una vicenda che in realtà parla di tutt’altro. Il fatto che Ryoko possa fare qualsiasi cosa le salti in mente anche con potenti uomini politici, inoltre, toglie il gusto di avere degli avversari temibili.

Parlando di ciò, si arriva inesorabilmente a valutare i personaggi, e ovviamente il fulcro di tutto è Ryoko stessa. Il personaggio ha molte caratteristiche, ma quasi tutte vengono ignorate per puntare sul suo sconfinato egocentrismo. Questo non la rende antipatica, bensì piuttosto ripetitiva. Il fatto che lei, oltre che detective, risulti essere anche una delle persone più ricche in Giappone, con ai suoi piedi l’organizzazione per la sicurezza più grande della nazione, e che gli uomini politici tremino davanti a lei a causa del suo potere può dare degli interessanti spunti per sviluppare le storie, ma purtroppo ha una grande controindicazione: come detto sopra, visto che lei può permettersi qualsiasi cosa annulla tutto il delicato aspetto di raccolta degli indizi (inesistente), interrogazione delle persone (inesistente) o di deduzione logica (inesistente), visto che Ryoko può semplicemente chiamare un elicottero ed entrare anche al Dipartimento della Difesa, con tutti che si terrorizzano al suo arrivo.
Inoltre, nonostante la sua presunta superintelligenza, spesso e volentieri Ryoko risolve i casi semplicemente spaccando tutto e immaginando che sia la cosa giusta; non c’è alcun processo di ragionamento dietro alla maggior parte delle sue deduzioni, e le cose sembrano unicamente capitare nella maniera giusta per pura fortuna.

Gli altri personaggi hanno un minor ruolo, e pertanto vengono anche sviluppati in maniera minore: Jun’Ichirou è un poveraccio all’inizio della serie e lo rimane fino alla fine (il rapporto tra lui e Ryoko è chiaro sin da subito, ma in fin dei conti non sis sviluppa mai); Le due maid francesi sono abbastanza inutili, e per essere nate e cresciute a Parigi parlano un francese davvero pessimo.
Nota di demerito assoluta ai cattivi dell’ultimo arco narrativo (infatti la storia è composta nelle prime otto puntate da episodi singoli, e nelle ultime cinque da una trama unica): la loro stupidità è abissale, e avrebbero potuto vincere la loro battaglia contro Ryoko in almeno centomila diverse occasioni. Sprecandole tutte.

Il disegno è bello anche se qui e là ci sono alcune cadute di qualità; le musiche sono interessanti, con opening, ending e musiche nelle puntate di qualità che si ispirano ai noir degli anni ’20, sebbene la serie sia ambientata ai giorni nostri.

Insomma, come si può capire secondo me Yakushiji Ryoko no Kaiki Jikenbo è un mezzo fallimento: le storie sono poco interessanti, i personaggi sono poco credibili, lo sviluppo del principale arco narrativo è quasi casuale ed affrettato… se cercate delle buone storie poliziesche, purtroppo, vi toccherà cercare altrove.

Voto: 5. Non raggiunge la sufficienza perché gli mancano tutti i punti fondamentali per poter essere un degno anime del genere in cui vorrebbe muoversi.

Consigliato a: chi vuole delle storie auto-conclusive, con qualche mistero e qualche mostro strano; chi vuole un personaggio pieno di carisma, perché Ryoko nonostante tutto ne ha da vendere; chi non si offende se un anime da mille spunti e non ne sviluppa nessuno.

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku

La seconda parte di uno show dove la gente non muore mai:

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku

La storia continua dove la prima serie si è interrotta. Questa seconda parte da 12 puntate è composta di due archi narrativi: nel primo i protagonisti si ritrovano a fare i conti con un gruppo i assassini che pare uccidano gente in quantità in nome del bene; nel secondo, la storia coinvolgerà direttamente Hiyuu e la sua famiglia, portandolo vicino al punto di rottura.

La prima parte, che dura cinque puntate, da subito inizia a narrare i fatti a passo di corsa. Per tutto il tempo sullo schermo si vedono succedere milioni di cose, senza che nessuno si degni di spiegare perché esse stiano accadendo: non si fa in tempo a metabolizzare un’emergenza che ci si ritrova in una situazione totalmente diversa e in un’altra situazione d’allarme. La storia ne risulta pertanto sbriciolata e totalmente inconcludente, e come unico collante c’è il fatto che i fatti si seguono talmente da vicino che devono per forza essere concatenati l’uno all’altro. Ci sono un paio di colpi di scena, ma essi vengono praticamente annullati dalle vicende che capitano subito dopo ad essi: i personaggi che paiono morti dovrebberlo essero davvero, diamine!

Con il secondo arco narrativo, le cose iniziavano ad andare meglio: un oscuro mistero, i familiari di uno dei protagonisti presi di mira, un avversario misterioso ed impalpabile… la speranza dura una puntata e mezzo, e poi si ritorna nel delirante e frenetico passo dell’inizio di questa seconda serie. Il cattivo di turno si svela, e in un terzo di puntata la situazione si conclude: da lì in poi ogni 15 minuti compare e viene battuto un cattivo nuovo, o viene sviluppata un’ermegenza nuova, o un nuovo personaggio compare e sparisce. In sette minuti si riesce a: scoprire che uno dei personaggi è un vampiro, indagare nel passato di due dei comprimari, farne morire uno (ma tanto poi ritorna pure lui), inserire due o tre giuramenti di vendetta, distruggere Tokyo e inscenare una pioggia di meteoriti. Come cavolo si fa a fare una simile concatenazione, sperando che lo spettatore riesca anche solo per un secondo a mantenere il filo del discorso e credere a ciò che sta vedendo?
Sorvoliamo infine sul finale: la penultima puntata è interamente un flashback, e l’ultima è totalmente scollegata da tutti i precedenti avvenimenti. Non viene dato alcun termine alla situazione che si era venuta a creare, e l’anime finisce *così*.

Una cosa decente bisogna dire che c’è: i combattimenti. Sono pochi, troppo pochi per essere un anime d’azione, ma quei pochi sono parecchio gradevoli da vedere. Il combattimento clou attorno alla decima puntata è davvero impressionante e gradevole, con un grado molto alto di violenza e di spettaccolarità: viene ovviamente rovinato dal fatto che gente impalata da alabarde continui a chiacchierare e ad andare in giro -senza contare quelli morti che vengono DI NUOVO riportati in vita tanto per fare-, però ci sono un paio di pezzi che si fanno davvero apprezzare.

La grafica è buona, e l’animazione è fluida: le musiche sono molto rockeggianti e gradevoli, sia in OP/ED che durante le puntate.

Insomma, Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku è un anime che viene ucciso dalla sua stessa fretta di raccontare le cose: si intuisce che l’idea di fondo potrebbe essere carina, ma è come passare in una galleria d’arte a 200 km/h: non si farà in tempo ad apprezzare nulla, e si avrà soltanto l’impressione di aver sprecato il poco tempo impiegato. In questo caso è uguale.

Voto: 5. La storia si sarebbe meritata un 4 secco, ma i combattienti e alcuni dettagli gradevoli qui e là riescono a mitigare il disastro.

Consigliato a: chi non si incazza se la trama è inesistente e affrettata; chi si diverte ad avere dei protagonisti totalmente immortali; chi vuole vedere i trans più terribili di sempre.

Penguin Musume Heart

Una giovane miliardaria otaku e le sue amiche strampalate:

Penguin Musume Heart

Sakura è la figlia di una familia di supermiliardari che è un’otaku da competizione: il cosplay è tutta la sua vita, e segue sempre le ultime puntate delle serie a lei care.
Per decisione dei suoi genitori termina di seguire lezioni private e si inserisce in una normale scuola, nella quale incontra Kujira, che è assolutamente identica alla sua eroina preferita! Tra mille difficoltà e personaggi che vogliono la sua pelle, seguiremo pertanto la vita delle curiose protagoniste.

Le premesse erano accettabili, per poter realizzare una serie di 22 puntate da soli 10 minuti: riferimenti ad altri anime, delirio nonsense, violenza comica e tanta stupidità potrebbero sembrare un buon mix.
In questo caso, purtroppo, sono riusciti a fallire in quasi tutti gli aspetti. Nella prima quindicina di puntate, dove la presunta comicità galoppa sovrana, ci si trova con un set di personaggi e situazioni ripetitivissimo: ogni protagonista o comprimario reagisce identicamente ad ogni situazione; tutte le battute sono viste, riviste e straviste; i rari momenti di serietà tirano fuori dei discorsi di una banalità impressionante. Bisogna dire che qualche risatina qui e là può anche scappare: generalmente è legata alla violenza di Kujira contro Sakura, ma non c’è molto altro.
Nelle ultime puntate, quando le cose si fanno un po’ più serie, discorsi e situazioni seguono la bassa qualità di quanto sinora già visto: si continua con banalità e uscite scontate, con dei processi mentali paragonabili a quelli di un bimbo di tre anni. Anche il momento clou, quando si arriva al climax della situazione, riesce velocemente a deludere e a risultare originale ma insoddisfacente.

Sui personaggi c’è poco da dire: Sakura dice di essere un’otaku e nelle prime puntate accenna a ciò molte volte, ma la cosa sembra non influenzare la serie. Niente riferimenti ad altri anime (a parte, ogni tanto, nei titoli delle puntate); i commenti che la protagonista fa sulla sua serie preferita (inesistente) sono banali. Anche il comportamento che costei tiene è abbastanza squallido, facendo quasi vedere che un amante degli anime risulta uno sfigato incapace di pensare ad altro, dissociato dalla realtà. Non che ciò non sia vero, ma eviterei di mettere tale messaggio in un anime che presumibilmente verrà visto dalle persone che si pigliano in giro…
Gli altri comprimari non sono nulla di che: si presentano con varie peculiarità ma le perdono abbastanza in fretta, diventando parte dello sfondo. Inoltre, generalmente tali personaggi sono utili per mostrare quantità esagerate di pantyshot e tette ballonzolanti, tanto per offendere ancora un po’ l’intelligenza dello spettatore.

Il disegno non è nulla di che, ma nel 2008 ci si potrebbe aspettare qualcosina di un po’ meglio; le musiche sono relativamente anonime, con un’opening abbastanza carina e un’ending abbastanza bruttina.

Insomma, Penguin Musume Heart tenta di essere un anime semi-nonsense con riferimenti otaku, e manca il suo bersaglio di migliaia di chilometri. L’umorismo colpisce un paio di volte all’inizio (non posso dire non aver mai ridacchiato), e poi diventa stantìo e ripetitivo, facendo sembrare le puntate lunghe un’eternità, anche se son solo di dieci minuti.

Voto: 5. Se cercate qualcosa di divertente, guardate altrove. Se cercate riferimenti otaku, guardate altrove.

Consigliato a: chi cerca una buona quantità di fanservice; chi ride delle battute anche se vengono dette 500 volte; chi vuol sentire le suonerie più terribili del mondo degli anime.