Yamato Nadeshiko Shichi Henge

Altresì chiamato The Wallflower o Perfect Girl Evolution.

Yamato Nadeshiko Shichi Henge

Sunako è una ragazza normale, che però un giorno riceve un poderoso due di picche con la motivazione “io odio le ragazze brutte“. Da tale giorno lei si richiude in sé stessa, convinta di essere orribile e ributtante: la sua passione diventa l’horror e l’oscurità, il suo migliore amico è un modello anatomico in grandezza naturale, il suo viso è coperto dai capelli e rifugge la luce del sole quando possibile.
La sua zia, una ricca donna preoccupata per la situazione di Sunako, la manda a vivere con quattro bellissimi ragazzi, dando a loro l’arduo compito di renderla una vera donna. Riusciranno nella loro impresa, o fuggiranno terrorizzati dalla persona in cui Sunako si è tramutata? Lei riuscirà a superare i suoi traumi? E quali sono i motivi che portano Kyohei, Ranmaru, Takenaga e Yuki a vivere insieme in una casa, lontai dai genitori?

La serie si presenta sin da subito mettendo in gioco tutte le sue carte: risulta immediatamente chiaro che si tratta di un reverse harem, e che Sunako non è affatto indifferente al fascino dei ragazzi. Questo però non porta la serie a diventare il solito minestrone di sentimenti negati e di tormentoni insopportabili: si rimane per il 98% del tempo nel campo del comico-demenziale, e quindi c’è quasi sempre da ridere.
Sul lato della comicità, le scenette hanno fortune alterne: alcune diventano velocemente ripetitive (il sangue dal naso di Sunako dopo la centesima volta non strappa più nemmeno un sorriso, così come alcune altre situazioni che si ripetono all’infinito), mentre altre fanno assolutamente scompisciare dal ridere (se si apprezza una comicità che non abbia molto senso).

In mancanza di una trama vera e propria -l’imput iniziale è più una direzione generica che un plot vero e proprio-, la qualità dei personaggi fa moltissimo: in questo caso, gli standard di qualità sono abbastanza alti. Sunako stessa ha alcuni lati impareggiabili, ma purtroppo escono raramente. Lei è infatti quasi sempre raffigurata in versione super-deformed, ma il meglio di sé viene dato quando risulta veramente arrabbiata o veramente paurosa, e quindi compare con le sue reali sembianze: le sequenze che vengono fatte in tali casi sono da standing ovation.
I quattro ragazzi sono sorprendentemente un po’ più profondi di quanto si possa pensare all’inizio: ognuno di essi ha i suoi problemi, e nei rari casi in cui non si ride le discussioni che hanno sono estremamente realistiche, e sollevano problemi concreti che potrebbero riguardare molti degli spettatori. I problemi abbastanza ovvi di Sunako non sono gli unici presenti: ogni tanto anche esser belli è una maledizione, poiché null’altro pare contare… e i personaggi se ne rendono dolorosamente conto. Come detto sopra sono solo attimi in mezzo ad una serie comica, però un paio di frasi erano estremamente pertinenti.

I personaggi-spalla in questo caso hanno un grosso ruolo nella comicità generica che permea la serie: si parte con le Goth Loli Sisters, passando per una zia psicopatica e degli afro misteriosi che spuntano qui e là: l’eccellenza si tocca quando entra in scena Hiroshi, il modello anatomico amico di Sunako che presenta le puntate. È ovviamente immobile e muto, ma la sua sola apparizione aiuta a dare alla scena la dovuta aria di nonsense.
Anche altri dettagli vengono inseriti con saggezza: l’angolo de “la via per diventare una donna” è assolutamente ilare, e si presenta varie volte in giro per le puntate con osservazioni al 90% totalmente sciroccate (e per il 10%, invece, con reali consigli utili!), e anche altri piccoli particolari portano minimi miglioramenti, che forse non si percepiscono consciamente ma che contribuiscono al risultato finale.

Il disegno è ben fatto nei momenti di normalità, e utilizza tantissimo le caricature o sagome bianche per rappresentare momenti di varia stupidità: non è fastidioso di per sé, ma in questa serie ne è fatto un utilizzo pressoché eccessivo.
Opening ed ending sono di buona qualità anche se non mi hanno colpito: invece, le musiche durante le puntate sono azzeccatissime e convogliano ottimamente le sensazioni a schermo, siano esse di totale idiozia (con suoni stupidi e ridicoli) o di violenza e rabbia estrema (con del sano metallo di sottofondo).

Insomma, Yamato Nadeshiko Shichi Henge è una serie per chi vuole ridere tanto, con una spruzzatina di romanticismo di sottofondo: il paragone con Ouran Host Club High School è automatico, ma YNSH ne esce perdente perché l’umorismo non è sempre al massimo della forma, e perché in realtà i personaggi non hanno quasi nessuno sviluppo che non sia temporaneo. Anche il finale è un po’ sottotono, poiché lascia tutto in sospeso: questo non è perdonabile perché la serie manga è terminata, e quindi non esiste la scusa del “ma non si sa come va a finire”.

Voto: 8. Per ridere va benissimo, e ci sono parecchi particolari interessanti: con un po’ di cura in più, avrebbero potuto arrivare anche più in alto.

Consigliato a: chi vuole una storia d’amore che sia solo una scusa per stupidità diffuse e molteplici; chi non è infastidito dalla presenza di tanti ragazzi e poche ragazze tra i protagonisti; chi vuole imparare come si dice brutto in giapponese.

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