Tales From Earthsea

…In un mondo fantasy, carestie e draghi sono forieri di cattive notizie. Ma a cosa son dovuti?

Tales from Earthsea


Nel mondo di Earthsea, molti cattivi presagi si stanno palesando. Draghi che combattono nei cieli, epidemie tra il bestiame, siccità, impossibilità di seminare: tutto sembra andar male.
In questo caos Arren, il figlio del re, in preda ad un raptus uccide il reggente e fugge: nella sua fuga, incontra un mago che diventerà il suo compagno di viaggio, in un mondo oramai in declino, allo scopo di trovare sé stesso. Ma l’incontro è stato davvero fortuito? Cosa può volere Sparrowhawk da lui? Oppure è stato davvero un incontro previsto dal destino per rimettere il principe decaduto sulla retta via?

Questo film da quasi due ore è ispirato ad una serie di racconti di una scrittrice americana, nel fantastico mondo di Earthsea. Nelle prime parti della proiezione si assiste ad un mondo crepuscolare, in decadenza, dove la natura sta riconquistando ciò che l’uomo aveva costruito: la fiducia nel futuro pare scarsa nella popolazione, e la disperazione sembra essere ad ogni angolo.
Il tutto crea un ambiente cupo ma avvincente, con mille misteri che si intersecano tra loro: putroppo, nella seconda parte la trama non riesce a far fronte agli impegni che si trova a dover confrontare.
Molte delle domande che ci si pone rimangono infatti senza risposta, e questa è una colpa grave. Come mai c’erano carestie ed epidemie? Boh. A cosa erano dovuti i draghi che combattevano nei primi minuti di proiezione? Mah. Quale è il motivo ultimo che spinge Arren ad uccidere suo padre? Chissà. Alcune risposte possono essere immaginate, ma le risposte sono assolutamente insoddisfacenti: si passa da una trama che coinvolge la globalità dell’ambientazione in cui si svolge la vicenda ad una storia di crescita personale del protagonista, nemmeno troppo ben congegnata.

Questo non vuol dire che l’intera storia sia da buttare: ci sono parti interessanti e scorci davvero carini, ma non bastano davvero a reggere tutto. I personaggi sono carini ma nulla più, e mancano nel conquistare la simpatia dello spettatore come gli usuali protagonisti dei lavori dello Studio Ghibli riescono a fare. Sembra quasi che, contrariamente agli usuali lavori nei quali si ha una trama molto basilare ma una caratterizzazione eccellente, qui si sia tentato di fare il contrario: purtroppo il risultato non è altrettanto eccelso.

L’animazione, come d’abitudine, è di buona qualità con un paio di punti che brillano per realizzazione visiva: le musiche sono un altro punto forte di questo OVA, dato che aiutano molto bene a caratterizzare l’ambientazione medievale/fantasy in cui la vicenda si svolge. Non sono poche le situazioni in cui uno splendido panorama, combinato con ottima musica, riescono a rapire il cuore dello spettatore.

Insomma, non esito a dire che Tales from Earthsea sia uno dei lavori meno riusciti dello Studio Ghibli. Questo non lo condanna in maniera definitiva, e la visione è comunque moderatamente piacevole – soprattutto per l’ottima ambientazione in cui la vicenda si svolge: manca però un vero fulcro della trama, che non si rivela mai e che fa trascinare quest’ultima stancamente verso un prevedibile finale (con un mancato colpo di scena).

Voto: 6,5. Va in graduale calando, man mano che lo si guarda.

Consigliato a: chi vuol vedere il primo anime del figlio del poderoso Hayao Miyazaki; chi ama gli ambienti fantasy tendenti alla tristezza; chi è interessato a vedere l’arcimago che usa meno magia di tutte le storie esistenti.

Cybernetics Guardian

…In un vicino futuro, la tecnologia riuscirà a trarre potere dal pensiero?

Cybernetics Guardian


A causa di una fenomenale scoperta, nel 1995 diventò possibile utilizzare il pensiero umano per muovere delle macchine: questo aprì nuove frontiere nelle protesi e in mille altre applicazioni. Siamo oramai nel 2019, e la città di Cyberwood è un agglomerato di metallo e vetro, modello di progresso. Esiste però il problema di una vasta zona, denominata Cancer (con grande umanità), in cui vivono reietti, criminali e tagliagole d’ogni specie: qualsiasi tentativo di ripristinare l’ordine in tale zona è stato soffocato col sangue. Un laboratorio scientifico ha pertanto inventato una nuova suit, che fornisce grande protezione e permette di rendere inoffensive le persone senza ucciderle: al momento del test, tuttavia, molteplici interventi esterni creano un sabotaggio e la persona all’interno della tuta, John, rimane ferita e in seguito si trasforma in un gigantesco mostro. Quali forze sono all’opera? Riuscirà John a tornare in sé?

In questo breve OVA di circa 40 minuti si assiste ad una storia che è già stata raccontata mille volte. Un personaggio diventa suo malgrado cattivo, poi incontra la donna che ama, torna buono e, una volta in sé, fa giustizia. La trama non è null’altro che questo, con qualche spruzzata di politica (che nulla aggiunge) e di occultismo (che nulla aggiunge) a fare da contorno. All’inizio le idee date in merito alla possibilità di convertire l’energia del corpo in energia meccanica sono anche interessanti, ma vengono subito accantonate del tutto: idem dicasi per Cancer, che viene solo visto di sfuggita e mai riesce a prendere parte nella storia.

I personaggi sono ovviamente molto semplici, perché non c’è alcuna speranza di svilupparli nella breve visione. Fanno quel che devono, vanno dove devono, ma non riescono a far molto altro.
La violenza viene invece spesso utilizzata: in fin dei conti, ci ritroviamo con un gigantesco gorillone semi-meccanico stile king-kong del futuro che si arrampica sui palazzi e strappa teste in giro! Purtroppo non tutte le scene son mostrate con la crudezza che ci si poteva aspettare, e ogni tanto si rimane delusi. Altre immagini son ben fatte, con arti che volano un po’ da tutte le parti e fa sempre piacere, ma si sarebbe potuto fare di più: essendo un lavoro corto, la violenza è un modo semplice ed immediato per lasciare un’impressione sullo spettatore.

Il disegno è altalenante: alcune immagini sono decisamente scarsine, altre sono nella norma ed altre ancora sono quantomeno piacevoli. L’audio mi ha sorpreso, con una piacevole colonna sonora a base di j-rock/j-hard rock che si fa apprezzare in vari momenti.

Insomma, non c’è molto altro da dire su Cybernetics Guardian: passa in un lampo, e difficilmente lascia un segno. Non si riesce bene a capire cosa sarebbe dovuto diventare nelle idee dei realizzatori: rimane un lavoretto anonimo, non terribile ma che poco ha da offrire allo spettatore.

Voto: 5,5. C’è di peggio, ma per guardarmi un piccolo OVA di violenza a ‘sto punto mi vedo il mai troppo citato Baoh.

Consigliato a: chi ama gli ambienti distopici lievemente cyberpunk; chi vuol vedere cosa può fare uno scimmione semidemoniaco nel futuro; chi si chiede quanti cavi si possono infilare in un cranio.

Wrath of the Ninja

…Ninja, ninja e ancora ninja!

Wrath of the Ninja


In un tempo in cui il Giappone è pieno di samurai e ninja, una grande guerra è scoppiata. Le tre più grandi scuole di ninja della nazione sono state obliterate dal mostruoso potere di un crudele tiranno, che sta tentando di ottenere il potere del re dei demoni per i propri biechi scopi. Gli ultimi tre sopravvissuti delle varie scuole sono in possesso di antiche armi che si narra possano bandire anche il male più oscuro: sarà vero? Riusciranno a realizzare il loro disperato piano per la salvezza dell’umanità?

Come si può notare, la trama non è esattamente l’emblema dell’originalità. Durante il film, che dura circa un’ora e mezzo, ci sono tuttavia una quantità impressionante di avvenimenti: talmente tanti, infatti, che il tutto diventa caotico e pressoché incomprensibile. Ogni tre minuti si cambia posto, si ottengono nuove alleanze, qualcuno di importante (i.e. conosciuto due minuti prima e visto per otto secondi netti) muore o si riceve qualche sconvolgente rivelazione. Questo porta l’intera struttura narrativa, che sarebbe stata anche ben congegnata se utilizzata in una serie di 6 o addirittura 13 puntate, ad essere dunque traballante e poco interessante.

I personaggi principali, come detto sono tre: in realtà c’è Kasumi che è la protagonista assoluta, Hyuga che è il coprotagonista -seppur con meno importanza- e Hagakure che li segue tranquillo e picchia quel che c’è da picchiare. La personalizzazione è parecchio carente, soprattutto a causa del problema sopra elencato: durante tutta l’assurda corsa che devono fare per arrivare al finale, non c’è tempo per capire altro che due cose: la prima è che Hyuga ci prova con Kasumi (e questo si capisce dal terzo minuto), la seconda è che Kasumi è un maschiaccio (e questo si capisce dal primo minuto). Fine.
Gli altri (numerosi) personaggi che vengono incontrati sono dei baleni che attraversano lo schermo, troppo fulminei per ricordarne anche solo il nome.

In un anime sui ninja, i combattimenti non possono mancare: essi hanno fortune alterne. Sono parecchi (come è giusto che sia), e alcuni son fatti in maniera simpatica – e bella sanguinolenta – mentre altri risultano meno interessanti. Sono generalmente parecchio brevi, ma qui e là c’è qualche piccola chicca visiva che si fa apprezzare: di certo il sangue non è stato risparmiato.
I nemici sono abbastanza anonimi, e anche il supercattivone non fa molto: si capisce che è cattivo, che è molto cattivo, e nulla più. Questo tuttavia non stupisce: se non hanno dato tempo ai protagonisti, figuriamoci ai loro antagonisti…

Il disegno è forse il punto migliore di questo OVA: gradevole nonostante abbia oramai circa vent’anni, è animato in maniera pulita e fluida. Il sonoro è invece quasi del tutto assente.

Insomma, Wrath of the Ninja è quasi una prova generale per il fratellone che comparve quattro anni dopo, il notevolissimo Ninja Scroll: si nota qualche buon appiglio qua e là, ma troppi sono i difetti che ne fallano la visione rendendola, di fatto, poco interessante.

Voto: 5. La fretta è cattiva consigliera.

Consigliato a: chi ama tanto, tanto, tanto i ninja; chi vuole un po’ di sangue buttato sullo schermo; chi vuol vedere cervelli esplodere in volo.