Minami-Ke

Tre sorelle. Una casa. Mille casini.

Minami-Ke

In questo caso ci troviamo divanti allo slice of life più classico. Seguiamo infatti le vicende delle tre sorelle Minami attraverso più o meno un anno di vita. Se il genere vi sa di “già visto”, non è un caso: Minami-Ke è stato realizzato dagli stessi di Ichigo Mashimaro, e si nota dal primo secondo.

Nello specifico ritroviamo Chiaki, la sorella che va in 5° elementare, un vero genio del male sotto mentite spoglie; Kana, la sorella che va alle scuole medie, un cervello non propriamente funzionante ma la vitalità di uno scoiattolo in preda al crack; Haruka, la sorella maggiore, che da buona liceale è calma e posata… anche se forse nasconde qualche segreto nel cassetto.

Queste tre ragazze dai caratteri così diversi riescono a creare una quantità incredibile di situazioni divertenti e insolite, coadiuvate da un bel po’ di personaggi esterni che fanno la loro buona figura quando entrano in gioco.
Purtroppo la prima parte dello show è un po’ lenta (i personaggi “spalla” devono ancora entrare) e quindi a tratti risultano noiosi. Fortunatamente verso la 5°-6° puntata la situazione si risolleva e, con l’interazione con alcuni personaggi davvero geniali, le possibilità di divertimento sono aumentate in maniera esponenziale.

Dal punto di vista artistico, il comparto audio è praticamente identico a quello di Ichigo Mashimaro: stesse musichette, stessi strumenti. Se vi è piaciuto il primo piacerà anche il secondo: un po’ di originalità in più per dividere le serie, tuttavia, non avrebbe guastato.
Per quanto concerne la grafica, i disegni sono molto normali e nulla svetta al disopra della media… a parte gli sguardi in primissimo piano quando le cose si fanno serie. All’inizio erano quasi fastidiosi, ma dopo un po’ si capisce tutto il loro apporto comico alle situazioni più disparate.

In conclusione, Minami-Ke è il classicissimo anime senza trama: non ha la tenerezza di Ichigo Mashimaro, non ha la nerdaggine di Lucky*Star, non ha il sentimentalismo di Ouran Host Club… ma se volete un po’ di relax, dateci un’occhiata.

Voto: 7.5. Meno per la prima parte, più per la seconda: peccato però che gli sviluppatori abbiano riciclato così tanto da Ichigo Mashimaro… si nota.

Consigliato a: chi ama il genere; chi vuole seguire le televisive vicende di Ninomiya-kun e del suo sensei; chi vuol rimanere traumatizzato perché dicono la frase “ringraziamo i nostri sponsor” in maniera diversa.

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Ichigo Mashimaro

Quando la calma è il punto principale di una serie:

Ichigo Mashimaro

Si tratta di un’altra serie “senza trama”, antecedente a Lucky*Star; in questo caso ci troviamo alle prese con una 20enne, la sorella 13enne e le altre amiche della sorellina (un’altra 13enne e due 12enni). Non c’è una vera storia: l’anime si basa sulla vita quotidiana al difuori della scuola di questo gruppo, e al loro contenimento dell’esuberanza di Miu.

Guardando questo anime, una parola lampa in mente: tenerezza. I disegni sono rotondi e dolci, i colori sono pastellati e molto delicati, le espressioni sono pacate e i discorsi molto raramente risultano fortemente emotivi. È una serie che inneggia alla calma, alla pace interiore, alla traquillità. E riesce benissimo in ciò che vuole fare: alla fine di una puntata di Ichigo Mashimaro ci si ritrova un po’ più tranquilli e un po’ più sereni.

I personaggi rispecchiano quanto sopra detto: Miu a parte (v. sotto), sono tutte persone pacate seppur con una loro personalità differente. Non ho potuto fare a meno di affezionarmi a Nobue, la sorellona che tutti vorrebbero avere: indifferente all’apparenza ma sempre presente, gran bevitrice di birra e ciononostante sempre disponibile. Grandiosa.

Purtroppo ci sono un paio di pecche. In primis il ritmo, che ogni tanto risulta veramente troppo lento. È vero che è una serie molto tranquilla, ma ogni tanto rischia di cadere quasi nel soporifero.
Inoltre, l’elemento che dovrebbe essere vitalizzante (Miu, la ragazzina pazza) risulta più che altro fastidiosa nei suoi scherzi continuamente irrispettosi e ripetitivi. È la classica persona che mi da ai nervi, e quindi non son riuscito ad apprezzare le battute a cuor leggero poiché mi sentivo più che altro infastidito.
Questo non diminuisce comunque più di tanto l’intero mood della serie, che rimane immutato e assolutamente godibile.

Anche in questo caso, peraltro, segnalo che la canzone iniziale è molto leggera e allegra: un vero piacere da sentire.

Voto: 8. Godibile anche se non spicca se non per la sua tranquillità.

Consigliato a: chi vuol riappacificarsi col mondo; chi vuole un cast tenerissimo; chi non è infastidito dalle pazze senza senso.

Onegai Teacher

Ok, lo dico subito: NON è un hentai.

Onegai Teacher

…la precisazione iniziale è dovuta, poiché a chiunque parlassi di questa serie veniva solo in mente “ma è un hentai!”. Ecco, non lo è.

La storia è abbastanza semplice e lineare: un ragazzo, Kei, soffre di una misteriosa malattia che lo fa “svenire” per lungo tempo: una notte, vicino al lago, vede un alieno e riesce miracolosamente a scappare. Il giorno dopo va a scuola, solo per scoprire che tale alieno è la sua nuova (e avvenente) maestra nonché vicina di casa!
A seguito di vari malintendimenti, Kei si ritrova a dover sposare per forza Mizuho, la docente, per coprirne l’inconfessabile provenienza.
Da lì in poi, si tratta solo di riuscire ad accettare la sua nuova vita, lavorando nel contempo su sé stesso e sui suoi amici.

Questa serie è senza molte pretese, e si nota subito: i personaggi sono parecchio stereotipati, e le situazioni sono molto “solite”: chiunque abbia una certa dimestichezza con gli anime comico-sentimentali, vedrà un ensemble di situazioni già viste e già usate.
I discorsi sono carini ma non c’è niente di davvero innovativo, i soliti buoni propositi e la morale “se davvero lo vuoi allora ce la fai” che si trova più o meno ovunque.

Anime da bocciare, quindi? Sarei crudele se dicessi ciò. In fin dei conti ci sono delle situazioni abbastanza carine (anche se spesso tendenti all’ecchi, ma credo che ciò non scandalizzi nessuno) e, per quanto non ci siano vere innovazioni, il tutto risulta non dico godibile, ma accettabile.

Voto: 6. Sufficiente, ma per poco.

Consigliato a: chi vuol vedere una storia d’amore a lieto fine; chi vuol godersi un po’ di stereotipi assieme; chi vuol convincersi che no, Onegai Teacher non è solo un hentai.

DearS

Cosa succede se sulla terra piovono degli alieni che si offrono come schiavi? Troviamo

DearS

In pratica, si scopre sin da subito che un paio d’anni prima dell’anime in questione un’astronave è caduta sulla terra, e la stessa è piena di alieni e, soprattutto, alienE che si sono offerti come schiavi senza nulla chiedere in cambio: intelligentissimi e velocissimi ad apprendere, servono il loro padrone senza se e senza ma.

Uno di questi finisce nelle mani di Takeya, che di per sé gli alieni li detesta, complicandogli non poco la vita: stranamente, infatti, Ren non sa parlare e non sa nulla del mondo, come invece tutti i DearS dovrebbero.
Takeya insegna pertanto più o meno tutto da capo, per poi scoprire che in realtà Ren è ricercata dalla sua stessa gente proprio a causa di ciò…

Bisogna dire innanzitutto una cosa: DearS è un assoluto ripoff di Chobits. È identico nella logica, nella struttura e negli avvenimenti, fino ad un certo punto.
Contrariamente a Chobits, tuttavia, qui la ecchiness, oltre che dall’aliena stessa (come ci si aspetterebbe) piove un po’ da tutte le parti, risultando quasi eccessiva.
La storia in sé, inoltre, risulta MOLTO traballante e si conclude in maniera illogica e frettolosa.

DearS è carino, ma nulla più. Copia spudoratamente Chobits e, nel naturale confronto che ne scaturisce, perde in maniera lampante. Qualche momento divertente c’è qua e là, ma non basta a salvare un lavoro che, secondo me, poteva essere evitato.

Nota: 5.5. Poteva essere un po’ più alto, ma non perdono chi scopiazza uno dei miei anime preferiti!

Consigliato a: chi vuol vedere litrate di fanservice piovere dallo schermo; chi non cura una storia fragile al beneficio di un po’ di zozzeria accennata; chi ha qualche oretta da ammazzare spegnendo il cervello.