Mai Otome

Riprendere vecchi personaggi in nuove situazioni può essere interessante? Scopriamolo con

Mai Otome

Questa serie, come si può già dedurre dal nome, è il seguito di My Hime, in una maniera molto particolare. Prende gli stessi identici personaggi, con le stesse facce, gli stessi nomi e le stesse peculiarità caratteriali, mettendoli però in situazioni completamente diverse. In genere un “remake” cambia solo dettagli, mentre qui cambia TUTTO: il protagonista, il ruolo che alcuni personaggi hanno (ad esempio, si passa da combattente al fianco della protagonista a direttrice di una scuola). Avendo visto My Hime molto tempo fa, l’impatto non è stato molto violento: bisogna però dire che si riconoscono i caratteri sin da subito.

La storia, come detto, è totalmente diversa: in questo caso, il mondo in cui siamo (in un non meglio precisato futuro dopo gli avvenimenti di My Hime) è diviso in nazioni che, per mantenere la pace, usano le Otome: delle guerriere di incomparabile potenza, capaci di distruggere interi eserciti da sole.
La storia si svolge attorno ad Arika, una ragazzina che arriva a questa scuola dopo la morte della nonna con l’idea fissa di diverntare una Otome, poiché anche sua madre lo fu: a testimoniarlo, le gemme che porta al collo.
Nel mentre, durante le varie peripezie a scuola, una situazione politica molto complicata si sviluppa, e le due cose arriveranno a fondersi creando un caos senza precedenti…

Iniziamo subito dalle cose buone. La storia è molto solida, interessante e complessa, ma non cervellotica. Ci si appassiona agli avvenimenti, e ci sono un paio di colpi di scena che lasciano assolutamente a bocca aperta.
I combattimenti, inoltre, sono assolutamente spettacolari: sono pochi e piazzati con sapienza, per evitare di renderli ripetitivi: quando avvengono, sono estremamente coreografici e affascinanti. Le armi delle ragazze (che in questo caso sostituiscono quello che in My Hime erano le creature evocate) funzionano un po’ con la logica dei capelli dei SuperSayan: più sono potenti, più sono grosse. Questo potrebbe sembrare un po’ pacchiano, ma non da un gran fastidio.
Il finale, inoltre, mi ha lasciato completamente soddifsatto: io non sono un fan dei finali positivi a tutti i costi, ma in questo caso più ci si avvicina alla fine e più ci si rende conto che non si vuol veder morire nessuno, perché ci si affeziona ad ognuno in qualche modo. Gli sceneggiatori sono riusciti ad archittettare il tutto nel migliore dei modi, rendendo il finale molto positivo ma anche credibile.

Ci sono però dei MA. Il primo è sicuramente quello del banale trucchetto che hanno usato per sviluppare la storia attorno a Arika e Nina: la gelosia. Sin dalla prima puntata si capisce che andrà a finire così, e io lo trovo il mezzo più banale e patetico per far fare ai personaggi quel che gli sceneggiatori vogliono: purtroppo il pezzo centrale della serie si focalizza proprio su questo aspetto, fondamentalmente rovinandola (e difatti a metà ero decisamente deluso). Anche l’inizio della serie non è esaltante, puntando quasi un po’ troppo sul concetto di “scuola di sole femmine” con tutto ciò che questo comporta.
Peraltro, durante tutta la serie si ribadisce come le sofferenze di un’Otome vengono riflesse sul relativo padrone: peccato che nel 90% delle scene questo non accade, e le varie Otome prendono botte da orbi senza che i relativi padroni reagiscano in alcun modo. Una mancanza di coerenza che personalmente mi ha dato abbastanza fastidio.
Il film finale, inoltre, risulta estremamente affrettato e spiccio: hanno incastrato i contenuti di una serie in un OVA di due ore: peccato.

Voto: 8. Una buona serie, peccato per il paio di pecche. My Hime rimane comunque un passo sopra.

Consigliato a: chi ha amato My Hime; chi vuol vedere come si può giocare con i personaggi; chi ama le stoire complesse ma non incomprensibili.

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Puchi Puri Yuushi

Quando la Gainax punta ad un’utenza più giovane, cosa esce?

Puchi Puri Yuushi

La storia è presto detta: in un mondo fantasy Yuushi, una 17enne intrappolata in un corpo di 10 anni che non cresce mai, viene a scoprire che se se riuscirà a diventare la Platina Princess avrà diritto ad avere l’Eternal Tiara, e con quella un desiderio a sua scelta: è la sua occasione per riuscire finalmente a crescere! Non è chiaramente l’unica ad ambire a tale prestigioso ruolo, e con le sue “avversarie” inizierà un rapporto di profonda amicizia, seppur conflittuale.

Va innanzitutto segnalato che questo anime è tratto da un videogame fatto dalla Gainax, Princess Maker, in cui bisogna seguire la vita e le azioni della propria figlia adottiva per arrivare a farla crescere bene e a farla “piazzare” al miglior posto possibile quando arriverà a vent’anni.
Il personaggio matura tramite lavori umili, che le insegnino il valore del duro lavoro e del sacrificio: in questa serie è più o meno la stessa cosa.

Sia i disegni che il tono dell’anime sono orientati verso un target più giovane del solito, indicativamente intorno ai 12-13 anni, ma è godibilissimo anche da più “anziani” senza problema di sorta: in questo caso non c’è bisogno di alcun adattamento alla visione, e lo si può godere senza nessun problema.
Chiaramente il tipo di disegno è un po’ più pacato e le battute sono meno doppiosensistiche, ma dal punto
di vista del divertimento non manca nulla.
Questa non è difatti una produzione in cui ci si sganascia dal ridere, ma l’ambiente intero risulta allegro e spensierato: il sentimento principale che traspare è l’amicizia (con qualche accenno d’amore qua e là, ma che non viene mai esasperato più di tanto) e i buoni sentimenti la fanno da padrona.

Uno dei punti di forza, secondo me, sono i personaggi stessi: non ce n’è uno che non sia perfettamente azzeccato per il suo ruolo e, chi più chi meno, tutti seguono un certo sviluppo durante la serie. Le ragazze e chi le attornia agiscono con logica e secondo la propria indole, e la storia si dipana senza problemi scorrendo sui binari ben oliati dei personaggi che reggono il tutto senza alcun problema.

Per quanto concerne la trama, la stessa risulta semplice fino ai 7/8; quando oramai mi ero rassegnato alla solita fine melenso/squallida, Mamma Ganiax ha avuto il colpo di genio di fare un paio di colpi di scena davvero magistrali con i quali vien dato uno scossone alla vicenda intera. Il finale risulta pertanto toccante e molto emotivo, e assolutamente azzeccatissimo.

In definitiva, un ottimo lavoro firmato dalla solita eccellente Gainax, che per una volta ha pensato anche a chi ha qualche anno in meno, producendo una serie di altissima qualità che può esser goduta ad ogni età.

Voto: 8.5. Se avessi qualche anno in meno, probabilmente salirebbe in maniera incredibile.

Consigliato a: chi vuole una storia d’amicizia e d’affetto; chi non ne può più di ecchi e fanservice; chi vuol vedere i servitori più stralunati della storia.

Texhnolyze

Angoscia, disperazione e una sigla dei Juno Reactor?

Texhnolyze

Iniziamo subito dal dire che questo anime non è per tutti. È improntato tutto sulla disperazione e sull’angoscia: è fortemente sconsigliato a chi già non è allegro di suo.

La storia iniziale è la seguente: in un futuristico mondo sotterraneo, un pugile fa qualcosa che non doveva fare, e per punizione gli vengono amputati un braccio ed una gamba.
Una dottoressa lo prende a suo carico e lo Texhnolyzza, cioé gli impianta degli arti artificiali avanzatissimi. Il pugile (Ichise) inizialmente non gradisce tali oggetti, ingombranti e difficili da gestire, e la sua vita pare essere in un turbinìo di disperazione. Nel mentre, in tutta la città, forti lotte intestine si stanno agitando tra i vari gruppi pseudo-mafiosi che governano il luogo…

La trama in sé è qualcosa di contortissimo. Nelle prime quattro puntate non ci capivo praticamente nulla, ma seguivo lo stesso perché c’era quel nonsoché di affascinante che mi teneva incollato. In seguito, per qualche oscuro motivo ho iniziato a capire le dinamiche che si svolgevano dietro la storia, e la stessa mi è risultata non dico chiara, ma comprensibile.
È questo, personalmente, il maggior punto di forza di Texhnolyze: non si capisce mai veramente cosa sta succedendo, ma si ha sempre l’impressione che quel che sta accadendo si incastri perfettamente con la trama che si comprenderà con un paio di puntate di ritardo. Il finale stesso lascia spiazzati ma allo stesso tempo ci si dice “eh già, effettivamente ha senso” senza riuscire a definire esattamente il perché di questa sensazione.
Un’altra interessante particolarità è la totale imprevedibilità della trama: i personaggi non agiscono in maniera insensata (anzi!), ma non è comunque quasi mai possibile prevedere cosa accadrà nel susseguirsi della storia, tenendo sempre l’interesse molto alto.

Dal punto di vista “neutro”, la parte tecnica: le musiche sono azzeccate ma non eccelse (a parte l’ottima intro), e il comparto grafico fa il suo lavoro onestamente. Il tipo di disegno è azzeccato per la serietà della serie, e non si distingue mai né nel bene né nel male.

Di negativo si può segnalare, forse, il fatto che non ci si può distrarre nemmeno un secondo, per non rischiare di perdere il filo di tutta l’intricata matassa: questo non è negativo di per sé, ma un calo di concentrazione durante una puntata si rischia di pagar caro.
Inoltre, devo dire che dal punto di vista puramente personale un simile ammasso di sconforto e disperazione è davvero pesante da digerire, e ho dovuto intercalare nel contempo un’altra serie decisamente più leggera
per evitare l’eccessiva pesantezza del tutto.

Voto: 8.5. Mezzo punto per la canzone in italiano che si sente in sottofondo: sono sempre belle sorprese.

Consigliato a: chi vuol lambiccarsi il cervello; chi non ha paura dell’angoscia; chi vuol vedere dove andrà a parare la società umana nel futuro.

Seto No Hanayome

Una delle produzioni più comiche del 2007:

Seto No Hayanome

La storia è semplice, anche se abbastanza originale: durante le sue vacanze estive, Nagasumi -in vacanza al mare- rischia l’annegamento. Viene salvato da una sirena che lo porta a riva, e poi sparisce misteriosamente.
Peccato che, poche ore dopo, si scopra che:
a) chiunque viene a conoscenza dell’esistenza delle sirene deve morire
b) la sirena in questione, San, è figlia di un capo-yakuza sottomarino
c) l’unico modo per salvargli la vita è sposare San, nonostante l’iperprotettività (e l’iperviolenza) del padre.

La storia si svolge quindi in un ambiente da romance/harem comedy, in cui non si sa bene perché ma tutte  le ragazze sono più o meno segretamente innamorate di nagasumi, e lui è il solito bietolone.
Fin qui, niente di speciale. Cosa c’è pertanto di così comico in questa serie?

In primis, i disegni. È una produzione recente e si vede: i disegni sono esplosivi, adrenalinici, esageratissimi, superlativi. Anche mettendo il mute la sola rappresentazione grafica spesso fa sbellicare dalle risate, proprio per le esagerazioni esistenti: con l’audio, la situazione migliora ancor di più in virtù delle voci ottimamente scelte (in japunese, ovviamente).

In secondo luogo, i personaggi. Quasi tutti risultano assolutamente divertenti, e molto diversi tra loro. A parte San, più o meno tutti passano il tempo massacrando Nagasumi per i motivi più disparati, e vista la sua bietolonaggine la cosa non può che fare piacere. Menzione speciale per i genitori del ragazzo, assolutamente geniali, e per Masa, il mio preferito (e pure quello di tutti nella serie… a voi capire perché).

In ultimo, le musiche. A partire dalla sigla iniziale (che sembra una leggera canzone estiva, molto adatta al tono e all’ambiente dell’anime) la qualità si dimostra buona: in considerazione che una delle armi delle sirene è il loro canto, qui e là ci sono delle canzoni ottimamente interpretate e davvero ben orecchiabili. Meravigliosa la canzone-yodel del sonno, ma pure quella della guerra non scherza.

Insomma, un anime perfetto? Purtroppo no. Sorvolando sulla mancanza di una trama seria (nessuno ne pretendeva una, in questa marea di idiozie), per due terzi della serie mi sono chiesto “finirà nella maniera squallida e prevedibile che immagino?”.
Purtroppo la risposta a tale domanda è sì. Non anticipo nulla per ovvi motivi, ma sono sicuro che entro puntata 10 tutti voi avrete capito il tono, i termini e la qualità del finale. Non che fosse fuori posto, in qualche modo doveva pur finire: il tono è tuttavia totalmente stonato con il resto della serie, ed è un vero peccato.

Voto: 9. Poteva essere di più con un bel finale; comunque, risulta davvero divertentissimo.

Consigliato a: chi ama i super-deformed; chi vuole sbellicarsi dal ridere; chi vuol vedere la yakuza più assurda del mondo.