Ocean Waves

…La vita di una scuola di campagna scossa da una cittadina trasferita:

Ocean Waves


Taku è un qualsiasi liceale, che va al liceo senza particolari ambizioni o problemi. Molto cambia quando a scuola arriva Rukiko, un’avvenente ragazza che si è trasferita da Tokyo nella sperduta prefettura di Kochi (e che piace all’amico di Taku, Matsuno): costei non riesce a legare con gli altri compagni, e in occasione di un viaggio scolastico, chiede un prestito a Taku. Ma per quale motivo? Quali problemi si nascondono dietro al comportamento oltremodo bizzarro di Rukiko? Come potranno i suoi compagni aiutarla? E, soprattutto, lo vorranno?

In questo lavoro dello Studio Ghibli l’attenzione, invece che sul generico “feeling globale” che contraddistingue le usuali produzioni, si concentra sulle personalità e le vicissitudini dei personaggi. Iniziamo pertanto parlando di essi: Taku è il protagonista, ma risulta essere una persona molto semplice, quasi sprovveduta: si lascia trascinare in vicende varie senza averne desiderio, non ha piani precisi, è vagamente tonto. Insomma, potrebbe esser ritenuto il classico ragazzotto di campagna, che non riesce a distaccarsi dalla gravità che Rukiko genera attorno a sé con gli eventi che fa accadere.
Parlando di lei, si può dire che è il personaggio chiave dell’anime: senza di lei nulla accadrebbe. È una persona complessa, con tanti problemi nonostante la giovane età, una famiglia non più integra che crea diverse complicazioni: è interessante vedere come una persona “diversa” fatichi ad ambientarsi in una comunità tranquilla ed omogenea, e il senso di disagio in questo senso viene ben rappresentato in molteplici sfaccettature.
Anche altri personaggi fanno la loro apparizione, ma risultano parecchio più marginali e non ricevono pertanto uno sviluppo particolare.

Parlando delle vicende messe in moto da Rukiko, si può dire che rendono bene l’idea di come può una 16-17enne un po’ allo sbando comportarsi quando si sente come un pesce fuor d’acqua: forse un paio di avvenimenti sono un po’ esagerati ma fanno passare il messaggio.
Purtroppo verso la fine ci sono alcuni comportamenti e certe circostanze che non risultano altrettanto congruenti, e secondo me rovinano moderatamente la conclusione: non tanto per il come finisce (che è pienamente comprensibile), quanto per il modo in cui ci si arriva. Si passa tutto il tempo della proiezione a seguire una storia che lentamente si sviluppa, e poi con un paio di balzi immensi si arriva il termine della narrazione.

Il disegno è il classico disegno Ghibli, di pregevole fattura e con notevoli paesaggi: l’audio non brilla, ma nemmeno delude.

Insomma, cosa lascia Ocean Waves alla fine della visione? La storia di una ragazza che nella sua adolescenza ha problemi, e che tenta a modo suo di risolverli; la storia di un ragazzo che grazie ad un elemento instabile inizia a svegliarsi dal torpore dell’infanzia per traghettare in maniera un po’ instabile verso un’età più adulta; quella di una storia tra mille altre, che però vien raccontata in maniera abbastanza gradevole.

Voto: 7,5. Manca forse un po’ di sostanza in complessivo, ma alcuni elementi risultano gradevoli e possono forse far capire qualcosa sul perché di certe azioni incomprensibili agli occhi dei più.

Consigliato a: chi ama le storie dal passo lento, ma senza noia; chi apprezza racconti che portano i protagonisti dall’infanzia all’adolescenza; chi si vuol chiedere quanto si mangerà le mani il protagonista, a posteriori, in un paio di occasioni.

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