Major S5

…La resa dei conti.

Major S5


Dopo aver vinto il campionato della Minor League, Goro è pronto per affrontare -finalmente- la Major League: prima di ciò, però, un’inaspettata possibilità gli si para davanti: l’organizzazione del primo campionato del mondo di baseball, in cui le otto squadre più forti si affronteranno per decidere quale è la nazione regina di tale sport.
Va da sé che nella rosa dei giocatori americani figura Joe Gibson, l’uomo che sin dall’infanzia modificò la vita di Goro a causa dello sfortunato incidente del padre: poterlo affrontare sul campo sarebbe il coronamento di un sogno. Ma riuscirà Goro, giovane e giocatore di leghe minori, ad entrare nella nazionale giapponese? E anche se ce la facesse, riuscirà il team nipponico a superare le eliminatorie ed arrivare fino alla vetta del mondo?

Questa serie torna, nella sua costruzione, a quelle iniziali: le prime puntate servono ad imbastire l’ambiente in cui le sfide si svolgeranno, e solo dopo una decina di puntate inizieranno le partite: esse sono tuttavia, in buona parte, seguite dall’inizio alla fine con dovizia di particolari.
Le partite stesse sono decisamente interessanti, con le varie nazionali che hanno diverse peculiarità e diversi modi di porsi nei confronti del baseball: chi punta a spazzar via tutto con la forza, chi punta allo “small play”, chi ruba basi a tutto andare e via dicendo: ogni sfida ha il suo modo di essere vinta, e questo fa sì che le partite della quinta serie siano tra le più gradevoli dell’intera saga. Il fatto che finalmente Goro impari una breaking ball certamente aiuta a ravvivare un po’ le cose: sebbene non venga usata spesso, genera un minimo di curiosità in ogni lancio.

I personaggi oramai li conosciamo: Goro è finalmente diventato un giovane adulto con forze, debolezze, convinzioni e dubbi: il suo processo di maturazione può sembrare quasi terminato, ma ancora un paio di cose da imparare le ha (e parte di esse gli verrà insegnata durante le puntate).
Toshiya riprende il suo ruolo di coprotagonista con autorevolezza, reggendo il ruolo sia in campo che al difuori di esso. Nelle partite Goro fa la parte della forza bruta (sebbene non abbia più la sbruffoneria del passato), con il suo braccio che oramai distrugge mazze a tutto andare, e Toshi gestisce la parte organizzativa del tutto, con grande perizia.
La grossa differenza con il passato è che anche questioni personali iniziano a fare capolino nella serie: per la prima volta un accenno di romance scatta tra Goro e Shimizu. Fortunatamente, ciò non permette alla serie di diventare una robaccia sdolcinata ma porta qualche elemento nuovo che, seppur marginale, arricchisce i personaggi che ne sono partecipi. Anche Toshi avrà a che fare con qualche problema personale, e questo lo rende decisamente più umano di quanto non sia parso finora.
Anche i vari personaggi “marginali” hanno un loro posto: Mayumura fa un suo piccolo ritorno con stile, i vecchi compagni di gioco si vedono qui e là con le loro differenti vite, vecchie amicizie lasciano il loro segno. Questo aiuta a creare l’impressione che non solo i protagonisti si evolvano, ma che ciascuno si sia muovendo in una o nell’altra direzione nella vita.

Bisogna anche fare un paio di precisazioni. In primis, come nella quarta serie, l’ambiente americano in cui si svolge il tutto ha decisamente un impatto notevole, in due sensi. Nel campo, gli stadi oceanici e le “americanate” portano elementi aggiuntivi che sono molto ben piazzati. Ogniqualvolta entra Goro in qualità di closer, per salvare la squadra da qualche situazione spinosa, nello stadio mettono la “sua” musica che lo segue sin da quando giocava nei Bats: sono pochi secondi, che però fanno quasi sentire lo spettatore allo stadio.
Fuori dalle partite, viceversa, la rappresentazione dell’America è un tantinello carente: esistono solo hamburger e panini, gli americani sono tutti dei giganti burini e via dicendo: l’impressione è che in tale ramo i produttori si siano attenuti all’idea più stereotipata e ai più noiosi cliché sulle terre d’oltreoceano. Io in America non ci sono mai stato, ma ho l’impressione che ci possa essere qualcosa in più di ciò.

Il disegno è pulito e gradevole: le musiche fanno il loro lavoro. Purtroppo l’opening è -a titolo personale- ben poco azzeccata e bruttina, e anche le due ending non sono esattamente dei capolavori: peccato.

Insomma, se si è arrivati fino alla quarta serie si rimarrà sicuramente soddisfatti da questo quinto (ma non ultimo) capitolo della serie: forse il miglior passo avanti presente è che qualsiasi sfida potrebbe finire in qualsiasi modo. Sebbene un certo grado di prevedibilità esista (difficile che il Giappone perda nelle preliminari, se no la serie finirebbe…), i singoli scontri che Goro ha con vari giocatori hanno talvolta esiti imprevedibili. Questo toglie la pàtina di noia che avvolge i personaggi invincibili, e rende più avvincenti le sfide.

Voto: 8. Intrattiene, seppur con semplicità: tra gli anime sportivi, questa serie è tra le migliori.

Consigliato a: chi oramai segue la serie da tempo, e ne vuole sempre di più; chi apprezza il baseball, sport che oramai considero geniale; chi si chiede quanto le idee teoricamente folli di un allenatore possano portare alla vittoria.

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