Major S2

…Dopo l’infanzia, ecco Goro alle prese con le scuole medie:

Major S2


Continuano le avventure di Goro, che avevamo lasciato alla fine della serie dopo il torneo delle scuole elementari: quattro anni sono ora passati, e Honda (che ora fa di cognome Shigeharu, ma si fa chiamare in entrambi i modi) ritorna alla scuola da cui si era trasferito anni fa. Il suo scopo diventa battere la più grande squadra che vince i tornei delle medie, Kaidou. Riuscirà tuttavia a riallacciare i rapporti con i compagni da cui è stato separato così a lungo? Che ne è stato del suo amico Sato? Chi potrebbe mettergli i bastoni tra le ruote?

Come nella prima serie, anche in questo caso la storia non è ovviamente il punto focale della questione. Ci ritroviamo con Goro cresciuto di quattro anni, e duole dire che il suo carattere ne ha risentito: per tutta la serie dimostra solo di essere un egocentrico spaccone che fa esattamente ciò che vuole, con incostanza e secondo il momento, anche a discapito di gente a lui vicina (siano essi amici, compagni di gioco o familiari). Più volte gli vien fatta notare la cosa, ed ogni volta lui ripete che il motivo è solo l’amore per il baseball: un comportamento simile è tuttavia classificabile soltanto come egoista, e questo sicuramente non rende più piacevole il personaggio.
Inoltre, Goro continua a cambiare idea sui punti focali della trama: prima vuole entrare nella migliore scuola; poi rifiuta di entrarci; poi fa il test per entrarci; una volta dentro vuole andare via; quando lo cacciano vuole restare; quando glielo permettono se ne va. L’importante è essere convinti delle proprie scelte…
Fortunatamente, dal punto di vista dei personaggi c’è Sato che salva la situazione. Nella seconda metà della serie, quando egli diventa parte integrante del gruppo principale, la sua influenza si vede: nelle partite è quello che fa andare il cervello, è lui quello che riflette, e che viene posto davanti a veri ostacoli che deve superare.

Un altro punto negativo per Goro, e positivo per i suoi compagni di allenamenti, è la facilità e il disprezzo con cui lui passa tutte le apparentemente durissime prove a cui vengono sottoposti. Bisogna strisciare per 3 chilometri? lui lo fa con in spalla uno zaino di sassi e un’altra persona! Bisogna stare in piedi senza muovere le gambe per tre ore? Lui lo fa mentre allena le braccia con un immenso bilancere!
Tutto questo, unitamente alla spacconaggine con cui dice “basta volerlo e lo si fa”, rende miseri gli sforzi della povera gente normale che lo circonda, e che a questo punto risulta sicuramente molto più meritevole di lui.

Dal punto di vista delle partite, la situazione non è più rosea come nella prima serie: in primo luogo ci sono soltanto due incontri veri e propri, ed in secondo luogo dal punto di vista di Goro ogni parvenza di tattica è stata spazzata via. In precedenza faceva soltanto tiri dritti, ma si alternava con ball, tiri interni, alti, bassi… tentava di leggere il battitore e i segni del ricevitore (come è giusto che sia) e si comportava di conseguenza.
Ora invece pianta semplicemente bordate d’antologia, che nessuno riesce a prendere: non esiste più alcun aspetto di logica, Goro lascia rubare tutte le basi che l’avversario vuole “tanto basta che faccio strikeout”, e curiosamente tutti i suoi compagni riescono invece a prendere ogni genere di tiro nemico, per quanto assurdo sia.
Ancora una volta, fortunatamente, arriva Sato a salvare la situazione: in diversi momenti la sua abilità di leggere il gioco risulta interessante e porta elementi aggiuntivi a partite che, fossero per il protagonista, sarebbero un noiosissimo show di tiri nel guantone.

I disegni purtroppo non si sono evoluti molto dalla prima serie, nonostante fosse passato un anno tra le due produzioni: qualcosa di più poteva essere fatto. L’audio durante le puntate non ha grande importanza, l’opening è simpatica, e la prima ending è particolarmente orecchiabile.

Insomma, la seconda serie di Major è per me stata una parziale delusione: il protagonista è passato da bambino entusiasta ad adolescente egoista, e questa è una gravissima pecca per una serie che fa del suo personaggio principale la star assoluta: c’è bisogno dell’entrata in scena del coprotagonista per avere qualche discorso intelligente e qualche momento interessante.
Probabilmente tale dura critica viene dal fatto che non ho mai apprezzato le serie dove il protagonista, invincibile su tutti, ride delle altrui difficoltà e fa esattamente quel che vuole: per chi non è infastidito da tale elemento, probabilmente il tutto risulterà ben più accettabile.

Voto: 6. Quando si spera solo che il protagonista pigli qualche sonora trombata, vuol dire che qualcosa non va. Fortuna che ogni tanto entrano i comprimari a salvare il tutto…

Consigliato a: chi, comunque, ama il baseball; chi, una volta iniziata una serie di stagioni, non riesce a staccarsene; chi si chiede quanto può essere denso un ragazzo.

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