Haibane Renmei

…Tranquillità, buon cuore e un pizzico di mistero.

Haibane Renmei


Una ragazza si trova in un sogno, e sta precipitando ma non ha paura. Al suo risveglio, si ritrova però in una specie di bozzolo, che si schiude rilasciandola in un mondo molto curioso. Lei non ricorda nulla di sé o della sua vita, e si trova in circondata da alcune ragazze con piccole ali da angelo e aureole! In poco tempo, anche a lei spuntano le ali e le viene apposta la personale aureola. La ragazza viene chiamata Rakka, e inizia la sua vita in mezzo alle Haibane, come esse si chiamano: una tranquilla vita in un villaggio di campagna. Ma come mai è finita lì? Da dove arriva? Chi sono le Haibane? E cosa c’è dall’altra parte del muro che rinchiude il villaggio, e che nessuno può oltrepassare?

La trama di Haibane Renmei è decisamente strana. Come si può capire, l’ambientazione è abbastanza curiosa: ragazze che sembrano angeli ma che fanno lavoretti nella cittadina, e che nessuno sa come mai “rinascano” lì. Le prime puntate presentano l’ambiente e sono secondo me la parte più bella della serie: infondono un senso di pace e di calma davvero notevoli, e i personaggi si mostrano tutti di buon cuore. Non è difficile trovare una somiglianza tra questo anime e Mushishi, cosa che secondo me è molto buona: il passo lento e le vicende quotidiane di personaggi particolari sono in entrambi i casi ben rappresentate.
Con lo sviluppo della trama principale, che occupa la seconda metà della serie e che porta fino alla conclusione (e che rivela anche chi sono le Haibane, e cosa ci fanno lì), secondo me c’è un piccolo calo di qualità (che rimane comunque parecchio alta). Reki, che in pratica diventa la protagonista della seconda metà delle tredici puntate che compongono la serie, porta una serie di ombre nella serie: la cosa non è brutta, perché in fin dei conti è necessario per lo sviluppo della trama, ma piange il cuore non trovarsi con la pace e la positività delle prime puntate.
Questo porta comunque a dare alcune spiegazioni, sebbene molti quesiti rimangano insoluti – va detto tuttavia che quanto rivelato può accontentare.

I personaggi sono sicuramente la parte migliore di Haibane Renmei: tutti positivi, sono piacevoli da seguire. Solo le due protagoniste, tuttavia, vengono sviluppate più di un tot: Rakka passa attraverso diversi stati d’animo nel suo percorso di crescita personale, e Reki rimane sé stessa ma si spiega man mano. Le altre Haibane rimangono piacevoli ma sono più che altro accessori per permettere di raccontare le storie, e non hanno mai un ruolo importante in alcuna situazione.

Le musiche sono davvero molto belle: ho trovato opening ed ending davvero meravigliose, semplici e tranquille, che perfettamente si sposano con il passo quieto della serie. Anche la grafica è estremamente azzeccata: colori delicati e naturali per un’ambientazione calma. I disegni inoltre sono ben fatti, e sono un piacere da guardare.

Insomma, Haibane Renmei è un lavoro molto particolare. Risulta parecchio difficile da classificare, ed altrettanto complesso è comunicare a chi non l’ha visto le sensazioni che suscita: è sicuramente un anime che infonde un po’ di calma nel cuore, e che fa apprezzare un angolo di tranquillità in un mondo che va parecchio di corsa.

Voto: 8,5. Ho decisamente gradito, anche se -come detto sopra- la seconda parte forse cala un pochino.

Consigliato a: chi vuole rilassarsi un po’ e godersi un breve ma gradevole viaggio; chi non ha bisogno di sparatorie e casino per occupare il tempo; chi apprezza le ambientazioni un po’ inusuali.

Koroshiya-1

…Altresì conosciuto come “Ichi the Killer”, ecco il prequel di un manga decisamente violento.

Koroshiya-1


Shiroishi è un giovanotto con parecchie turbe psichiche: vittima dei bulli e con una famiglia decisamente poco presente, sprofonda sempre più negli abissi della depressione fino a quando trova l’unica cosa che lo eccita: la violenza. Nonostante sia disgustato di sé stesso non riesce più a smettere: inoltre, gente con pochi scrupoli lo addocchia e inizia ad “addestrarlo” per utilizzarlo nei loro biechi piani…

Questo breve OVA di circa tre quarti d’ora segue la storia di Shiroishi e della sua caduta nei meandri della follìa violenta. Sebbene l’idea possa essere decisamente interessante, purtroppo la realizzazione lo è parecchio meno: essendo questo un prequel dell’omonimo manga, le cose si interrompono quando si fanno interessanti. Quello che rimane da vedere è come Shiroishi tenta di controllare i suoi impulsi (fallendo miseramente) e come dei non meglio identificati criminali si impegnino per spingerlo ancor più nell’abisso della violenza, per farne un assassino al loro servizio.
Forse avendo letto il manga questo potrebbe chiarire un po’ di cose, ma come lavoro a sé stante sembra più che altro un teaser che non una produzione con capo e coda.

In così poco tempo, c’è ovviamente spazio soltanto per lo sviluppo del protagonista: i comprimari sono parecchio marginali. Bisogna dire che Shiroishi effettivamente cambia a seguito dei vari avvenimenti (d’altra parte, l’intera trama verte su questo)… e cambia per il peggio, quantomeno dal punto di vista umanistico. I cambiamenti risultano credibili, frutto di genitori assenti e senza rispetto, di compagni che lo bullano e lo picchiano e di presunti amici che lo ricattano: probabilmente chiunque dopo un po’ darebbe segni di squilibrio mentale.

Il disegno non è nulla di che, e le musiche sono parecchio rockettare/metalleggianti: non malaccio.

Insomma, vale la pena di guardare Koroshiya-1? Secondo me, solo se si è già fan della serie e si vuol sapere qualcosa in più. Non è il Male, ma senza il lavoro principale a supportarlo non riesce a stare sulle proprie gambe.

Voto: 5. Potrebbe uscire qualcosa di ottimo dalla serie animata completa: purtroppo, non è in programma…

Consigliato a: chi già legge il relativo manga; chi ama la violenza senza senso; chi non si offende a vedere giovani disturbati che hanno erezioni mentre ammazzano conigli e si masturbano sui cadaveri.