The Big O

…In un futuro senza memoria, la civiltà che strada prenderebbe?

The Big O


Ci troviamo in un presumibile lontano futuro, che tuttavia ricorda in molti aspetti il nostro mondo degli anni ’20 come ambientazione. Quarant’anni prima delle vicende qui narrate, un misterioso evento cancellò la memoria di tutte le persone che vivevano ad Amnesia, apparentemente l’ultimo posto popolato in un mondo ai limiti della desertificazione: nessuno ha ricordi più vecchi di tale misterioso momento.
Ogni tanto, tuttavia, a qualcuno tornano dei ricordi della vita precedente: particolari abilità, collegamenti con persone, luoghi segreti… inutile dire che tali informazioni sono estremamente prezione, e ci sono “cacciatori di segreti” che ispezionano rovine e cercano ovunque per accaparrarsi tali tesori.
Roger Smith è un negoziatore, figura apparentemente molto utile a Paradigm City: il suo compito è trattare quando avviene un rapimento o un ricatto, per ottenere il miglior affare per il suo cliente. A seguito di un incarico, tuttavia, si trova tra le mani un misterioso androide che inizia a vivere con lui: R. Dorothy è un’opera d’arte di una scienza oramai perduta, creata su memorie oramai scomparse: la stessa cosa si può dire di Big O, il gigantesco robot che Roger nasconde nelle metropolitane abbandonate nella città, e con cui interviene quando bisogna usare la mano pesante! Ma da dove vengono tali antichità di estrema potenza? Cosa accadde 40 anni fa di tanto terribile da cancellare la mente di tutti? E qual è lo scopo della potentissima Paradigm, la ditta che tutto governa e tutto può?

In primis, va detto che l’ambientazione di The Big O riprende tutti i classici canoni della serie noir: il protagonista è un ex-poliziotto con i suoi problemi, i suoi conoscenti sono persone ombrose e piene di segreti, la donna con cui imbastisce un intreccio d’interessi è dalla sua parte solo a momenti, la città sembra in mano alle forze oscure e il tutto è ambientato in una distopia galoppante.
La trama in sé prosegue a singhiozzi: inizia mettendo parecchi elementi interessanti il campo, e poi si perde in una decina di puntate che raccontano storie stand-alone decisamente avare di approfondimenti su ambientazione o storia. In seguito qualcosa inizia a muoversi, ma anche successivamente gli eventi sparsi lungo le ventisei puntate della serie sono intermezzati da tantissime inutilità che le annacquano e ne fanno perdere il filo. Questo succede allo spettatore ma, probabilmente, anche a chi la serie l’ha scritta: ad un certo punto, infatti, gli eventi paiono diventare totalmente casuali: vengono scaraventati quintazilioni di nuovi elementi nella storia, che rendono quasi incomprensibile il tutto. Alcune cose sono anche decisamente valevoli (ed un paio di dettagli sembrano dei piccoli colpi di genio), ma si perdono immediatamente abbandonando qualsiasi significato o approfondimento. È un vero peccato, perché in alcuni momenti sembra esserci davvero una struttura imponente sotto alle mille inutilità, ma essa non riesce mai ad emergere e si perde, facendo risultare il tutto moderatamente noioso.

I personaggi son curiosi. Il protagonista è Batman, punto e basta. Ricco possidente, con un maggiordomo tuttofare, abita in una gigantesca casa, nella sua vita è ammirato da chiunque e nella segretezza combatte il male con apparecchi supertecnologici e mezzi potentissimi. Peccato che oltre a questo non va mai: i pochi momenti in cui potrebbe approfondire sé stesso e il suo misterioso passato vengono usati maluccio.
I coprotagonisti sono abbastanza carini, ma moderatamente inutili: il maggiordomo ripara, pulisce, fa un paio di battute e null’altro; Dorothy pare avere poteri immensi ma non li usa mai, e nonostante il suo stretto legame con il passato di oltre 40 anni fa questo non viene mai sviluppato.
Anche i cattivi risultano abbastanza piattini e senza grandi idee – e verso la fine iniziano a comportarsi in maniera totalmente erratica.

La cosa peggiore, comunque, è sicuramente il robottone e tutto ciò che lo riguarda. In primis, è brutto: questo già non è un buon inizio. In secondo luogo, viene usato come asso pigliatutto nel classico “prendo botte da orbi finché non penso una cosa bellissima e poi oneshotto l’avversario”: davvero noioso. Il sistema di trasporto è totalmente illogico: in teoria si sposta lungo le abbandonate linee della metropolitana, in pratica sbuca dove gli pare e piace (senza far crollare le gallerie? Senza risultare rintracciabile per capire a chi appartiene? Va bene…), e poi risparisce nello stesso modo. Questo è possibile in due casi: il primo è che Paradigm City fosse la città con la rete sotterranea più sviluppata dell’universo, talmente sviluppata che passavfa anche sotto l’oceano; il secondo è che gli sviluppatori abbiano preso la logica, l’abbiano buttata nel cesso e se ne siano fregati.

Il disegno è… come dire… brutto. Animazione minimale, tratti banali e rudimentali, nessuna CG a salvare almeno parzialmente il tutto: nel 1999 si poteva già pretendere di più.
L’audio è invece abbastanza gradevole, con diversi pezzi di pianoforte simpatici. L’opening è tremenda, ma l’ending è ben orecchiabile e rispecchia l’ambiente un po’ noir che inizialmente la serie presenta.

Insomma, come si può capire The Big O mi ha abbastanza deluso: dalla Sunrise ci si può aspettare di più. La cosa che fa più male è che l’intera idea del mistero di 40 anni prima è davvero affascinante, ma annega in un mare di inezie che portano alla fine a non avere una risposta alle domande fondamentali che la serie si poneva. In questo ambito c’è uno dei pochi punti positivi: di domande buone se ne pongono tante (“come mai sono capace a pilotare un gigantesco robot?” “io sono un poliziotto: perché devo aspettare che un robot salvi tutto? Non ce la posso fare io?” “io vengo da un’altra nazione, ma qui mi dicono che le altre nazioni non esistono! perché? Cosa c’è che non ricordo e che può spiegare ciò?”), ma purtroppo puntualmente falliscono nel trovare le giuste risposte.

Voto: 5,5. Mi spiace davvero tanto, perché in un paio di episodi ho sperato che decollasse, perché avrebbe avuto una rampa di lancio solidissima: purtroppo si è sempre schiantata a terra senza riuscire a sviluppare il suo potenziale.

Consigliato a: chi ama gli ambienti noir contaminati da tempi moderni e un pizzichino di steampunk; chi non si offende se una storia non ha molto senso; chi vuol seguire i palloncini rossi.

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