Daicon III & IV

…La storia di due introduzioni che cambiarono il mondo dell’animazione.

Daicon III & IV

Oggi parliamo di storia.
Nel 1981, in occasione della 20° fiera della fantascienza ad Osaka, venne chiesto a due universitari di realizzare un’animazione d’apertura. I due sconosciuti elementi erano Anno Hideaki e Yamaga Hiroyuki: presero le loro conoscenze e quelle di loro amici universitari, e crearono Daicon III. La grafica era moderatamente scarna, le musiche erano chiaramente basilari, ma si vedeva un lampo di genio in tutto ciò. La sigla, della durata di circa 8-9 minuti, parlava di una bambina a cui viene affidato da un uomo sceso da un’astronave un bicchiere pieno d’apparente acqua; molteplici nemici si fanno avanti per rubare tale oggetto, ma la bambina riesce a respingere qualsiasi attacco -venga esso da robottoni, Godzilla, mostri alieni, cannoni fotonici o altro- grazie alla sua forza erculea e al suo zainetto pieno di trucchi (jetpack, missili, righelli laser e via dicendo), arrivando a portare l’acqua a destinazione.
Le citazioni erano molteplici, con robottoni chiaramente riconoscibili ed elementi visti nei più grandi anime dell’epoca: la sigla venne gradita enormemente.

Nel 1983, per la 22° edizione, la Daicon chiese nuovamente ai due sopraccitati artisti di creare una sigla d’apertura: essi crearono un’apposita società (che sarebbe poi diventata la Gainax) e, utilizzando il loro know-how maturato con la prima produzione e l’anno di lavoro nel frammezzo, crearono una sigla visionaria e assurda.
Dopo un piccolo riassunto della sigla di Daicon III, una voce sintetica ci parla di un mondo ai confini dei nostri sogni, dove si può intravedere la follìa: subito dopo, reincontriamo la bambina di Daicon III.
Che è cresciuta.
Ora indossa un vestito da coniglietta playboy, prende a calci Godzilla e Gundam, surfa su una Doombringer, passa in mezzo a schiere di eroi dei fumetti americani e mille altre cose: inoltre, ad un certo punto immagini pressoché casuali iniziano a comparire. Città fatte deflagrare, raggi rivitalizzatori, montagne in crescita e via dicendo: un minestrone apparentemente senza senso.

Tutto ciò potrebbe far pensare ad una mezza ciofeca, ma in realtà è l’esatto contrario: unito ad una colonna sonora che -per chi apprezza le musiche anni ’80- è semplicemente meravigliosa, si è davanti alla più massiccia e portentosa collezione di citazionismi mai compressati in circa tre minuti. Ogni secondo si vedono manciate di riprese dai più famosi lavori dell’epoca, arrivando a toccare punti in cui ci sono schermate intere di personaggi che passano, ed ognuno di essi è di una diversa serie. Riconoscerne anche solo un ventesimo è indice di grande conoscenza del mondo degli anime e della cultura popolare anni ’70 e ’80.

Fosse tutto qui, non si spiegherebbe come mai una semplice opening di una manifestazione catapultò alla celebrità i suoi creatori: in Daicon IV, infatti, la parte grafica gioca un ruolo vitale. Se Daicon III era animato con delle tecniche semplici e primitive, il suo successore sembra provenire da dieci anni nel futuro; purtroppo le versioni oggi rintracciabili sono rovinate e non lasciano apprezzare in pieno la qualità presentata, ma diverse sequenze non avrebbero sfigurato con la grafica dei più blasonati titoli dell’epoca, come Akira e simili. Anche se questo paragone può parere esagerato, fa capire cosa un gruppetto di universitari riuscì a creare con i mezzi a disposizione.

Insomma, Daicon III & Daicon IV sono due lavori che ai cultori d’oggi possono parere primitivi e imprecisi, ma hanno creato la base per una delle più famose case produttrici di anime e, nel loro piccolo, rivoluzionarono il modo di intendere il genere, prendendosi molto meno sul serio e creando ciononostante un mito intramontabile.

Voto: non si può dare una nota ad un lavoro simile.

Consigliato a: chi vuole sapere da dove davvero iniziò la follìa; chi ama la buona animazione d’annata; chi vuol vedere il più totale nonsense mai creato, tanto che FLCL pare una chiacchierata al parco tra vecchietti.

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