Hajime no Ippo: New Challenger

…La seconda serie sul pugile col pugno d’acciaio:

Hajime no Ippo: New Challenger


Questa seconda serie da ventisei puntate inizia dopo il termine dell’ultimo OVA, in cui Ippo aveva difeso il titolo nazionale giapponese contro Sanada. Oramai il suo “compito” è la difesa della cintura, contro i continui assalti dei contendenti: riuscirà a mantenere il suo posto sul ring? E come se la caveranno gli altri contendenti a lui vicini, nelle loro personali sfide?

Come si può capire, anche in questo nuovo capitolo di una delle serie sportive da me predilette la trama non ha un grande rilievo: in fin dei conti si sta parlando di boxe, e quindi non ci sono tanti fronzoli accanto a ciò.
Iniziamo dalla novità più rilevante: tutto l’anime non è più incentrato su Ippo e sulle sue battaglie, ma verte soprattutto su altri boxeur a lui vicini o meno. Ippo ha un solo combattimento vero e proprio, mentre gli altri sono svolti tra altri sportivi che possono diventare successivamente suoi possibili avversari o di cui ci si interessa momentaneamente, ma lui personalmente non entra più in campo come vero e proprio protagonista: anche lo spettacolare incontro-cardine, che domina l’ultima parte della serie, vede come protagonista Takamura (che finalmente, dopo la prima serie in cui era solo una comparsa e un primo combattimento in questo in cui è l’ombra di sé stesso, di mostra di che pasta è fatto divenendo a tutti gli effetti il vero campione di questa serie).

Sui combattimenti in sé ci sono diverse cose da dire: alcune positive, altre meno. Sicuramente dal punto di vista positivo si trova una miglior grafica, che meglio aiuta a convogliare i sentimenti dei partecipanti ai combattimenti: il rovescio della medaglia è che, seppur con un’ottima animazione, spesso nel momento dei colpi si ricorre al noioso trucchetto della “telecamera che vibra” di modo che non si capisca quasi cosa sia successo: uno dei maggiori piaceri delle scazzottate della prima serie era vedere l’impatto dei colpi e gli effetti devastanti che essi avevano, e qui ciò ci viene negato.
In secondo luogo, alcuni potrebbero gradire il fatto che per decidere il vincitore non c’entrino più soltanto meri fattori di allenamento e abilità, ma che spesso ci siano elementi esterni (fisici o psicologici) che influiscono: personalmente, tuttavia, ho trovato tali espedienti ben poco interessanti, dato che vorrei vedere i miei eroi che nel meglio delle loro abilità fanno tutto quanto in loro potere per vincere, e non gente con la caghetta o persone che non vogliono colpire gli avversari per moviti vari!

I personaggi che popolano la serie sono quasi tutti quelli già conosciuti ed apprezzati nella prima serie, con alcune differenze.
In primis, si può notare che al difuori del ring l’umorismo è notevolmente aumentato: già in precedenza Hajime no Ippo era un anime con una certa carica di comicità (grazie soprattutto alla demenza di Takamura e di Aoki), ma qui in questo ambito si sono superati. In alcuni punti ho riso di gusto come raramente anche delle serie dichiaratamente comiche riescono a fare, con battute ed espressioni davvero epiche. L’unico contrappasso da pagare per tale aumentata ironia è il fatto che Ippo, da sempliciotto, nella prima parte della serie sembra quasi diventare un idiota; personalmente la cosa mi è dispiaciuta un po’, ma certe battute erano davvero impareggiabili (ovviamente se si apprezzano le battutacce di dubbio gusto – stiamo sempre ancora parlando principalmente di Aoki e Takamura!).
C’è tuttavia un aspetto che era un grande punto di forza delle prime 76 puntate e che qui è praticamente scomparso: gli avversari. Non che non ce ne siano, ma sono delle macchiette che servono solo come comparse, per quanto forti e devastanti, per presentare questo o quel problema con cui i protagonisti si devono scontrare. Inizialmente avevamo fenomenali contendenti del calibro di Mashiba, Vorg, Sendo… pezzi da 90 che venivano schierati contro Ippo e che davano corposità e massiccio interesse alle sfide. Qui invece non c’è nessuno che riesca anche solo minimamente a reggere la scena in tal modo: anche l’ultimo sfidante di Takamura, Hawk, in questo senso non vale che un’unghia di quanto erano i vecchi avversari. Davvero un peccato.

Il disegno, come detto sopra, è parecchio migliorato: ogni tanto sembra quasi troppo “plasticoso”, ma ciò accade davvero raramente e in linea di massima è un piacere da vedere. L’audio rimane di buona qualità, e i momenti clou vengono debitamente sottolineati con l’apporto musicale adeguato.

Insomma, è stato fatto un passo indietro con questa seconda, attesissima serie di Hajime no Ippo? Purtroppo sì, anche se non di molto. È sempre un gran piacere da guardare, ci son sempre delle grandi scazzottate e ci si diverte sempre un bel po’; siamo però usciti dai canoni del mezzo capolavoro per tornare nelle ordinarie file della buona serie, dove però si riescono ad intercettare alcuni difettucci qua e là.

Voto: 8. Alcuni pezzi mi han lasciato un tantino perplesso, ma il combattimento finale di Takamura (eroe!) fa mantenere solidità all’intera serie mantenendola un vero piacere per gli amanti dei combattimenti.

Consigliato a: chi ha amato la prima serie; chi non si offende se il protagonista è quello che combatte meno di tutti; chi vuol vedere la famiglia con il peggior umorismo DI SEMPRE.

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