Samurai 7

…Tratta dal più famoso film di Akira Kurosawa, una trasposizione steampunk dei sette samurai.

Samurai 7

Ci troviamo in una curiosa ambientazione, in una via di mezzo tra il Giappone del 1700 e un’epoca futuristica. L’occupazione principale del popolo è coltivare riso, solo per vedere il proprio raccolto rubato ogni anno dai banditi. Essi sono dei sopravvissuti alle precedenti guerre, per le quali avevano modificato il loro corpo diventando, di per sé, delle macchine: alcuni arrivano anche ad essere alti alcune decine di metri.
Il paesello chiamato Kanna decide di non voler più accettare una simile situazione, ed invia una piccola delegazione nella vicina grande città per cercare un samurai che possa difenderli. Anche i samurai, infatti, dopo le guerre sono diventati “disoccupati”: riusciranno tuttavia a convincerne uno (o più) promettendo solo del riso? Qualcuno si imbarcherebbe ancora in una missione rischiosa e senza gloria?

Dirò immediatamente una cosa: io non ho visto il film I Sette Samurai da cui questo anime trae massiccia ispirazione. Valuterò pertanto il lavoro per quello che è, e non come trasposizione.
Detto ciò, iniziamo a valutare la trama: quanto detto sopra rappresenta grosso modo la prima metà della serie, che dura un totale di ventisei puntate: essa è anche la parte più interessante. La ricerca dei samurai necessari all’opera, la formazione del gruppo, il viaggio di ritorno e la strenua difesa del paese contro i malvagi è simpatica da guardare, e la storia è abbastanza intrigante. Va inoltre detto che la situazione sociale rispecchia -seppur in maniera grossolana- ciò che accadde quando in Giappone i samurai divennero superflui, dopo le grandi guerre interne: alcuni diventarono criminali, altri si riciclarono in posti di potere e altri ancora semplicemente si rifiutarono di cambiare e vagarono per il mondo in cerca di un posto per loro.

La seconda parte, purtroppo, vede un deciso peggioramento della trama: è anche la sezione che è inventata di sana pianta dai creatori, e che non esiste nel film (che dovrebbe terminare con la difesa del villaggio). La seconda metà si rivela una specie di intrigo politico che riguarda i vertici del potere, e che solo di riflesso comprende i protagonisti – che ne rimangono infatti invischiati solo per liberare un paio di persone tenute prigioniere nella capitale. Le idee date dal “cattivo” non sono malaccio, ma sembrano un po’ buttate là: soprattutto, non si capisce come un personaggio voluttuoso e umorale come Ukyo, che per tutta la parte iniziale sembra un idiota, possa organizzare un simile piano teoricamente a prova di bomba. Anche gli altri personaggi si appiattiscono, perdendo la loro verve e le loro peculiarità che li contraddistinguono inizialmente.
Fortunatamente il finale, se si riesce a decontestualizzarlo dalla deludente parte che lo precede, è bello: inizia in maniera davvero tamarra (spadate che riflettono raggi laser del diametro di due metri, mezzi di trasporto che veleggiano su onde energetiche sparate da vecchie astronavi,…), ma quando la rissa si sposta ad un livello più umano la qualità sale notevolmente, e diverse sorprese attendono lo spettatore.

Parlando di personaggi, devo dire che è forse la parte che è stata meno sviluppata. I sette samurai sono molto diversi gli uni dagli altri, ed ognuno ha il suo carattere e le sue diverse abilità: uno è bravo in meccanica e ingegneria, uno è un bravo stratega, uno è un becero bonaccione che sa dire le cose come stanno senza giri di parole,… il gruppo risulta ben costruito, ma i personaggi non si sviluppano quasi per nulla in tutta la serie. La cosa è anche abbastanza comprensibile dato che fondamentalmente sono quasi tutti guerrieri esperti che hanno avuto il tempo di forgiare il loro carattere in battaglia: tuttavia qualche lieve cenno di miglioramento in più sarebbe stato apprezzabile. L’unico samurai che è nel gruppo con lo scopo di crescere, Katsushio, ci riesce ma non in maniera troppo lineare: rimane inutile per il 70% del tempo, e poi in maniera improvvisa diventa un mostro di potenza. Si capisce che la battaglia fa crescere in fretta, ma così è un po’ troppo!
Gli altri personaggi risultano purtroppo abbastanza anonimi. Kirara, che dovrebbe essere un personaggio centrale e che inizialmente mostra doni di preveggenza, perde rapidamente il suo ruolo e diventa una semplice accompagnatrice: lo stesso accade per tutti gli altri personaggi non combattenti, che vengono relegati a ruoli puramente secondari e che quindi non ricevono alcuna attenzione nello sviluppo del personaggio.

Due parole vanno spese anche in merito all’ambientazione e ai combattimenti.
Sul primo argomento devo dire che il mix tra passato e futuro risulta in massima parte molto ben fatto: se si riesce ad accettare che una spada sia un’arma di potenza inusitata (può segare in due astronavi, deflettere proiettili, segare case, macinare metallo come fosse burro e via dicendo) l’ambiente sarà abbastanza godibile. In un paio di punti abbastanza focali, purtroppo, non viene fatto un uso accorto della tecnologia che i personaggi hanno a disposizione: questo è un peccato – anche se probabilmente è meglio così, perché se i cattivi avessero saputo usare le armi a loro disposizione non ci sarebbe stata storia.
I combattimenti sono in buona quantità, anche se viene lasciato abbastanza spazio ad altro: essi sono creati con fortune alterne. In linea generale, quelli che sono “realistici” (persona contro persona) sono ben fatti, mentre quelli con persone contro robot, astronavi, città e quant’altro sono poco interessanti. L’idea di per sé che un personaggio possa segare in due un mech mi può anche andar benissimo, ma è proprio come il combattimento funziona a non essere attraente da vedere.

I disegni sono di qualità un tantinello bassa secondo me, per essere del 2004 e per aver avuto un budget di circa 300’000 dollari a puntata. Il tratto di per sé è gradevole, ma ci sono qui e là alcune cadute di stile e una puntata disegnata in maniera inqualificabile: inoltre, la CG è usata in maniera non proprio ottimale.
Le musiche invece sono di ottima qualità, e riprendono molto le musiche tradizionali giapponesi. Opening ed ending sono più moderne, ma risultano comunque orecchiabili.

In definitiva, Samurai 7 è un lavoro di decente qualità, che potrà sicuramente piacere a chi ama le spade: ha i suoi difetti, soprattutto nella seconda parte e nella relativa lentezza della prima, ma si lascia guardare.

Voto: 7,5. La prima parte meriterebbe di più, ma viene frenata dal resto.

Consigliato a: chi apprezza i samurai; chi non bada agli anacronismi; chi ha visto il film di Kurosawa e vuol farsi un’idea sua della trasposizione animata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...