Grave of the Fireflies

…Il più triste dei lavori dello Studio Ghibli, sugli orrori della guerra.

Grave of the Fireflies

Ci troviamo nei primi mesi del 1945: la guerra in Giappone è oramai nella sua fase più tragica, con bombardamenti da parte degli americani che giornalmente decimano la popolazione. Seita è un ragazzino, che vive con la sorellina Setsuko e la madre: il padre è arruolato in marina, a combattere il nemico. Tra corse verso i rifugi e allarmi aerei, la vita sembra scorrere in maniera quasi normale, fino a quando un malaugurato giorno la madre muore in un bombardamento aereo, che distrugge nel contempo la casa dove avevano abitato sinora.
Inizia da lì il disperato viaggio dei due protagonisti, catapultati in un terribile mondo di privazioni, fame, malattie e stenti. Come riusciranno ad arrangiarsi per campare il più possibile?

L’anime inizia in maniera abbastanza insolita: nei primi 30 secondi di proiezione, si scopre che il protagonista muore di fame e di stenti, tra l’indifferenza della gente in una stazione, il 21 settembre 1945. Si capisce pertanto sin da subito che non ci sarà un lieto fine, e l’unica domanda che accompagna l’intero film è “come, e perché?”
Si torna quindi indietro di qualche mese, fino a quando non capita il sopraccitato bombardamento che catapulta Seita e Setsuko all’inferno; man mano che il film prosegue, la disperazione si fa via via sempre più strada nei cuori dei due poveri ragazzini che le tentano tutte per sopravvivere, ma le cui speranze diventano sempre più flebili.

Essendo principalmente Seita quello che agisce durante tutto il film, il suo personaggio è notevolmente sviluppato. Il suo comportamento è logico e ci si trova a pensare che non avrebbe potuto fare altrimenti in molti casi, considerando anche che ad un’età stimabile di 12-13 anni si ritrova a dover badare alla sorellina, inventarsi sistemi per trovare cibo quando un’intera nazione sta morendo di fame e combattere contro i problemi che continuano ad accumularsi a causa della loro situazione assolutamente precaria.

Va detto inoltre che un lavoro come questo è estremamente raro: i giapponesi evitano il più possibile di parlare della seconda guerra mondiale ancora oggi, dato che è una ferita che non si è mai completamente chiusa. È facile capire che nel 1988, quando Grave of the Fireflies venne creato, la resistenza fosse ancora maggiore: al coraggio dello Studio Ghibli va un ulteriore plauso.
Questo è infatti un ottimo lavoro per rendere con chiarezza l’idea di quanto possa essere orribile la guerra: è facile pensare a bombardamenti, scontri a fuoco, morti e feriti. Raramente però si pensa agli effetti a medio-lungo termine che eventi del genere mettono in moto, e che spesso sono ancora più terribili dei morti di guerra “diretti”. Per tali motivi in alcuni passaggi è anche abbastanza crudo (sebbene non si vedano sbudellamenti veri e propri), come è giusto che sia.

La grafica dimostra qualche annetto, come è giusto che sia, ma risulta comunque piacevole ed interessante da guardare. L’audio aiuta bene a convogliare il senso di disperazione e di tragedia che permea tutto questo lavoro, e pertanto è decisamente apprezzabile.

Insomma, Grave of the Fireflies è un lavoro abbastanza inusuale per lo Studio Ghibli, che in quasi tutti gli altri lavori ha puntato verso la speranza: in questo caso ci si inabissa unicamente in un dolore che diventa sempre più immenso, fino a diventare insopportabile.

Voto: 9. Colpisce diretto allo stomaco, come un lavoro di questo genere dovrebbe fare.

Consigliato a: chi vuole vedere qualcosa di triste; chi si vuol rendere conto di come si faceva, in una nazione civilizzata come il Giappone, a morire di fame per le strade; chi pensa che la guerra sia una cosa bella, solo perché non l’ha mai vista in casa propria.

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