Mobile Suit Gundam 1

…A 30 anni dalla sua nascita, il più classico dei robottoni riesce ancora a tenere il passo?

Mobile Suit Gundam 1

Ci troviamo nell’anno 0079 del Secolo Universale, e molti umani oramai vivono in colonie sparse attorno alla terra. Una sanguinosa battaglia è in corso tra varie fazioni: da una parte la Federazione Terrestre, che comprende la quasi totalità dell’umanità, e dall’altra parte il principato di Zeon che, nonostante sia numericamente misero (un rapporto di forze di 30 ad 1), riesce a dare del filo da torcere alle truppe terrestri grazie all’utilizzo di armi rivoluzionarie chiamate Mobile Suit: in pratica, dei robottoni alti circa 4 metri. Le forze terrestri stanno a loro volta sviluppando una nuova Mobile Suit, ma Zeon attacca la colonia su cui quest’ultima sta venendo costruita.
Amuro, il figlio di uno dei ricercatori, si trova coinvolto suo malgrado negli scontri causati dalla succitata situazione: nella confusione e nel terrore che le Suit di Zeon stanno creando nella sua colonia, trova le istruzioni per guidare l’arma segreta oramai pronta: il Gundam, una Mobile Suit armata di tutto punto ed estremamente resistente.
Inizia così la forzatamente rapida crescita di Amuro nel mondo militare, ma nel frattempo la guerra non si placa: Zeon continuerà ad attaccare le colonie senza sosta? Riusciranno gli esuli della colonia di Side 7 a mettersi in salvo? Cosa c’è dietro alla mancanza di supporto che sembrano accusare?

Quando si guarda questo film (che riassume parte della primissima serie di Gundam, andata in onda per la prima volta ben trent’anni fa) bisogna tenere in considerazione la sua età. Parecchie cose possono sembrare vetuste, e parecchi concetti superati: buona parte di tali concetti tuttavia sono nati proprio con questa serie, e non viceversa.
Detto ciò, è bene spendere due parole sulla trama: si può innanzitutto dire che la stessa è ben strutturata, e risulta interessante. Questo film non pretende infatti di raccontare tutta una guerra, ma narra due diversi periodi (la fuga da Side 7 e la militanza in terra) che riescono a trasmettere le sensazioni di angoscia e terrore che un conflitto porta con sé.
Per quanto di sangue ce ne sia ben poco, infatti, le perdite umani sono notevoli, e non sono solo persone “di sfondo” a saltare in aria: anche genitori e amici di vari protagonisti rimangono uccisi dal fuoco nemico, come è brutalmente giusto che sia. L’ambiente è greve e l’angoscia è palpabile: non si cade mai nella depressione, ma il tono rimane sempre molto serio.

I personaggi sono un altro punto sviluppato in maniera notevole, per i suoi tempi: la crescita di Amuro è interessante e passa vari stadi: dalla paura all’esaltazione, dalla presa di coscienza al superamento dei propri timori: il cambiamento durante le vicende narrate è tale che arriva a non esser quasi riconosciuto dalla madre nel suo agire.
Anche i personaggi comprimari non son fatti male, ma risultano molto più statici e non mostrano particolare evoluzione durante il film.

La grafica è chiaramente molto datata, ma con sorpresa devo ammettere che non risulta inguardabile come avevo avuto paura che potesse essere. Le musiche sono adatte al tempo in cui vennero prodotte, e con l’orecchio di oggi gli effetti sonori risultano di qualità decisamente poco eccelsa: fanno però il loro dovere, e quindi non c’è nulla da recriminare.

Insomma, vale la pena di utilizzare due ore e mezzo per guardare un anime di trent’anni fa? Secondo me, sì. In primis perché non è il classico “anime sui robottoni” ma va molto oltre nella sua valutazione, parlando dello sviluppo di un ragazzo e della sofferenza che la guerra porta invariabilmente con sé; è inoltre un pezzo di storia che sarebbe un peccato sorvolare.

Voto: 8. Con gli occhi di oggi non si può dare di più, ma la trama era davvero interessante e ha meritato tutto il tempo della sua visione.

Consigliato a: chi vuole sapere da dove arrivano i nostri robottoni di oggi; chi vuol vedere un anime dove le munizioni finiscono e dove i robot devono venir riparati; chi vuole sentire lo scambio di battute più beceramente maschilista che un anime abbia mai contenuto.

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