Spirited Away

…Un viaggio in una terra allo stesso tempo terrificante e fantastica:

Spirited Away

Chihiro è una bambina di dieci anni, che sta cambiando casa assieme ai suoi genitori: dalla città si trasferisce alla campagna. Tentando di arrivare alla loro nuova casa, la famigliola finisce in una stradina sterrata in mezzo ad un bosco. Arrivando fino alla fine si trova una misteriosa galleria da percorrere a piedi.
Chihiro è reticente perché ha paura e vuole andarsene, ma i suoi genitori insistono: si spingono quindi oltre il tunnel e si ritrovano in una città deserta dove tuttavia c’è una valanga di cibo pronto. I genitori si mettono a mangiare in quantità, e si fa sera: la città inizia in quel momento a popolarsi di spiriti! Quando Chihiro, terrorizzata, torna dove ha lasciato i parenti, scopre che essi si sono trasformati in maiali: sperduta e spaventata, incontra un ragazzo -Haku- che la nasconde e la aiuta a sopravvivere.
Ma dove è finita? Chi sono tutti questi spiriti? Come può fare a salvare i propri genitori e tornare a casa?

La storia di Spirited Away (in italiano La città incantata) è relativamente semplice: Chihiro vuole tornare a casa, ma la strega cattiva non glielo permette. Questo lavoro non fa tuttavia della storia il suo aspetto principale, bensì esso si può riconoscere nel seguire gli stenti della povera bimba catapultata in un mondo alieno e misterioso. Inizialmente c’è spavento e disperazione; in seguito, subentra l’istinto di sopravvivenza e l’adattamento; in seguito, sopraggiunge il contrattacco e la voglia di riconquistare quanto perso. Tutto ciò viene rappresentato in maniera magistrale e le sensazioni passano con incredibile facilità.

Tutto ciò sarebbe sprecato senza avere dei personaggi che reggano la scena, ed in questo caso non ci son problemi: la caratterizzazione di coloro che compaiono sullo schermo è perfetta. Chihiro si comporta come una bambina si dovrebbe comportare, la strega Yubaba è temibile e cattiva come una strega dovrebbe essere, Lin che lavora ai bagni è comprensiva ed aiuta la protagonista come può, e via dicendo. In pochissimi minuti si crea un attaccamento ai protagonisti difficile da stabilire, e questo porta a seguire con attenzione tutto ciò che accade.

Una cosa inoltre differisce dal solito tono sobrio e pacato dei lavori dello Studio Ghibli: in Spirited Away si ride, e parecchio. Ci sono ovviamente momenti di serietà (il momento di grande emotività a bordo del treno è davvero impressionante), ma principalmente ci si ritrova a ridere di gusto davanti a spiriti impossibili, facce improbabili, eventi assurdi e quant’altro. Non ci sono battute o situazioni volutamente comiche, ma l’ambiente stesso rende il tutto abbastanza leggero e adatto a qualsiasi tipo di pubblico: i più piccini rideranno per le mille pazzìe presenti, mentre chi è più grande o guarda un po’ più a fondo potrà trovare una storia parecchio fiabesca che, anche se di certo non perfetta (come detto sopra, la trama non è decisamente il punto forte di questo anime), interessa e piace.

Il disegno è impressionantemente bello, per essere del 2001: la grande qualità e il tratto riconoscibile creano un effetto davvero notevole. Le musiche sono meravigliose, e supportano perfettamente le scene che ci si ritrova a guardare. Da segnalare l’ending, davvero bellissima.

Insomma, che altro dire? Spirited Away è secondo me uno dei massimi capolavori creati dal sempre brillante Studio Ghibli, e una volta terminata la visione mi son ritrovato nel cuore un pezzo di quel mondo fantastico che, nel bene e nel male, ha cambiato la vita di Chihiro.

Voto: 9,5. Davvero bellissimo, sospeso tra un mondo sognante e una comicità latente che permea ogni cosa.

Consigliato a: chi vuol vedere il meglio dello Studio Ghibli; chi apprezza le protagoniste semplici ma non stupide, deboli ma non codarde, furbe ma non saccenti; chi vuol sapere se è più bravo a fare a maglia un moschino o un topo sovrappeso.

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