Soul Eater

…Un’anima sana risuona tra un corpo sano ed una mente sana.

Soul Eater

Ci troviamo in una realtà contemporanea alternativa, in cui la Morte ha una sua città, con una scuola al suo interno: lo scopo è di addestrare “raccoglitori di anime perdute”, che vadano a cacciare le anime di coloro che hanno deviato dal cammino dell’uomo per intraprendere quello demoniaco. Questo è indispensabile per evitare la rinascita del Dio Demone.
Gli studenti si dividono in due categorie: le armi, che sono delle persone che possono trasformarsi nelle più disparati armi, e i maestri, che utilizzano il primo gruppo per portare a termine le missioni. In questa serie si seguono le vicende di tre di questi gruppi: riusciranno nelle loro missioni? Cosa si nasconde dietro ad una simile stramba scuola? E perché le streghe tentano di sovvertire il mondo, creando caos e apocalisse? Chi c’è dietro a tutto ciò?

In primis, bisogna dire che la storia è decisamente originale. L’idea di persone che si trasformano in armi non è mai stata molto utilizzata – soprattutto non nel modo in cui viene fatto in Soul Eater. La storia inizia lentamente (la prima decina delle 51 puntate è usata per introdurre buona parte dei molti personaggi presenti) e si sviluppa con interesse: parecchia azione, nemici interessanti, poteri coreografici e un buon sviluppo della trama portano ad una serie estremamente piacevole. Nella seconda parte, tuttavia, il tutto diventa estremamente lento: nel secondo arco narrativo, i personaggi infatti sembrano smettere di cercare di fare qualcosa, e reagiscono unicamente agli stimoli esterni che ricevono. Inoltre, gli accadimenti diventano estremamente lenti, e qualsiasi spunto venga suggerito da qualcuno (la poca chiarezza nei piani di Morte, il misterioso marchingegno che Joe Buttataki costruisce, il misterioso Sangue Nero dentro Soul,…) cadono quasi completamente nel nulla, risultando delle inutili perdite di tempo ancor più noiose dei pur gradevoli filler che qui e là si ritrovano durante la serie.

Parlando di personaggi, ce ne sono parecchi su cui spendere parole: in primis, ovviamente, si parlerà dei tre gruppi di protagonisti. Essi sono ben assortiti, e anche loro nella prima parte della serie risultano molto ben funzionali per l’intrattenimento: le loro forze, debolezze e paranoie si intersecano per creare un mix scoppiettante e divertente (poiché Soul Eater, anche in buona parte dei momenti più seri, riesce a strappare qualche risata: è una serie dal cuor leggero, e come tale va presa). Essi non sono particolarmente profondi, ma non per questo risultano piatti: hanno solo un paio di caratteristiche che li contraddistinguono gli uni dagli altri (a parte il figlio di Morte, Kid, che è fatto tutto a modo suo), ma queste differenze vengono usate nel migliore dei modi per risolvere problemi e divertire.
I coprotagonisti non sono da meno, con un cast numeroso ed estremamente variato: da Morte al maestro zombie, dal dott. Franken Stein alla Deathscyte, nonché padre di una delle protagoniste ma sempre dietro a qualche gonnella, dai compagni secchioni alla nuova amicizia sociopatica… ce ne son per tutti i gusti, e tutti loro creano un gruppo davvero fenomenale.

Purtroppo, anche in questo ambito qualcosa sembra spezzarsi nella seconda parte della serie: le loro differenze passano in secondo piano, moltissimi dei personaggi presenti risultano totalmente inutili ai termini della storia, quelli che dovrebbero fare qualcosa la fanno come automi e, soprattutto, i protagonisti smettono di battere i nemici con le loro abilità ed il loro acume e ci riescono soltanto grazie all’odiatissimo “ma tanto io sono più forte e ce la faccio lo stesso, potere speciale!”.

I disegni sono semplici ma secondo me molto belli: il tratto poco complicato aiuta a donare immediatezza e fluidità alle scene, che risultano infatti ben animate. I combattimenti (ancora una volta numerosi nella prima parte, e pochi e lenti nella seconda) risultano molto belli, dinamici, adrenalinici: peccato per gli ultimi, che si riducono a due botte e dieci minuti di chiacchiere come in molti anime di serie C.
L’audio è ben curato, a parte la prima ending davvero inascoltabile: le altre sigle sono gradevoli e la musica nelle puntate fa il suo dovere egregiamente.

In definitiva, sentimenti contrastanti nascono dalla visione di Soul Eater. La prima parte è una bomba con trama affascinante, personaggi brillanti e intrattenimento a mille: la seconda (curiosamente, dove l’anime si distanzia parecchio dal manga) risulta invece raffazzonata, rattoppata, buttata là: uno spreco davvero impressionante. Non è che le ultime puntate siano inguardabili, ma rispetto alle prime non c’è alcun paragone. Dannazione!

Voto: 8,5. Attorno a puntata 20-22 ero pronto a dare 9,5 o giù di lì, ma la parte conclusiva (e il deludentissimo finale) hanno abbassato il tutto. Rimane comunque estremamente gradevole e godibile.

Consigliato a: chi apprezza un po’ di sane botte senza troppo sangue e con un bel po’ di risate; chi non si offende se la qualità di un anime va in calando; chi vuol conoscere Exalibur, la spada più potente e più fastidiosa del creato.

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2 thoughts on “Soul Eater

  1. Ottimo commento, ma devo dire che non mi ritrovo molto sulla descrizione della seconda parte. In effetti il mio parere può essere alquanto “estremista”, visto che mi sono innamorata delle scenneggiature, dei paesaggi e delle personalità, ma non penso che i personaggi si comportino come “automi”, e la storia del sangue nero viene risolta prima della fine, ATTENZIONE SPOILER, visto che Maka riesce a sconfiggere il demone. Comunque, è vero: le prime puntate saranno sempre le migliori (nudità stregonesche a parte). E il finale è MOLTO deludente.. Che peccato!

    1. Beh, chiaramente la serie rimane comunque di buona qualità, e i gusti non si discutono: io le ultime puntate ho tuttavia davvero fatto fatica a finirle, proprio perché ho trovato che rispetto all’iniziale enfasi ed entusiamo il tutto sia andato un po’ spegnendosi (d’altra parte è anche diffcile tenere un passo simile per oltre 50 puntate); no comment sul finale che è meglio, vah 😀
      È comunque un anime che consiglio, ma ritengo che nel finale si sarebbe potuto fare di più… hanno dimostrato di esserne capaci!

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