Solty Rei

Un Noir ambientato nel futuro:

Solty Rei

Ci troviamo in un imprecisato futuro. Siamo a dodici anni di distanza dal tragico Blast Fall: dall’aurora che sovrasta in ogni momento la città scese un globo di energia che rase al suolo quasi tutto, ivi incluse numerosissime vite.
Roy Revant è un cacciatore di taglie di vecchio stampo: aria truce, cappotto sempre addosso e violenza quanto basta, vive da allora cacciando i criminali nella speranza di ritrovare la sua figlia scomparsa nel tragico incidente di cui sopra.
La tecnologia del Resembling si è particolarmente sviluppata dopo la tragedia: molte persone, dopo tale evento, sono rimaste gravemente ferite e delle parti cibernetiche sono state innestate in loro, rendendole a tutti gli effetti più potenti.
Nella sua attività di cacciatore di taglie, Roy si ritrova in una situazione particolarmente pericolosa in cui viene salvato fortunosamente da una misteriosa ragazza con una potenza ineguagliabile: dopo vari tentennamenti essa viene data in affidamento a lui, e viene nominata Solty. Lei non sa nulla del suo passato, e curiosamente attorno a lei molte persone iniziano a gravitare… ma quale è la sua origine? Come mai così tanta gente è interessata a lei? E cosa si nasconde dietro al cataclismatico Blast Fall?

In primis, una valutazione va data alla storia in sé. Inizialmente mi pareva davvero debolissima: un’idea iniziale non del tutto da buttare era stata devastata da 20 puntate su 26 di filler, senza praticamente alcuno sviluppo. Nelle ultime puntate, tuttavia, vengono estratte alcune idee niente male: da un punto di vista riassuntivo si può dire che le idee c’erano, ma il loro sviluppo è singhiozzato e frammentario. Per quasi tutta la serie i personaggi agiscono senza alcuna apparente logica, per poi ricever spiegazioni solo alla fine: vedere tuttavia otto ore di anime senza capirci nulla non è divertente.

Parlando di personaggi, si va a toccare il punto più dolente di tutti: i protagonisti. Essi sono di una piattezza incredibile, stereotipati e monotoni in ogni loro aspetto. Roy nasce come classico burbero dal cuore ferito, Solty pare la classica ragazzina pseudo-aliena dissociata, Miranda si palesa come la spalla di Roy in ricordo di vecchie amicizie… e tutti loro non fanno un millimetro più di quanto il loro personaggio richieda.
Il gruppo di fuorilegge risulta noioso e, nonostante la loro teorica parte di importanza non indifferente, paiono delle inutili comparse: lo stesso si può dire delle quattro superpoliziotte, le cui vicende occupano intere puntate ma che risultano assolutamente non interessanti.
I “cattivi” agiscono in maniera stupida e illogica, buttando all’aria centinaia di anni di pianificazione per qualche capriccio (il classico “spiego tutto il mio piano solo per farmi fregare alla fine”): una vera delusione.

L’ambientazione non è malaccio, ma gestita dai personaggi di cui sopra risulta anch’essa poco affascinante: durante la storia i personaggi si trovano sempre più invischiati in tragiche vicende (con un paio di colpi di scena ben piazzati e ben congegnati, ma mal sfruttati nel proseguio della narrazione). È come se avessero voluto piazzare un Noir anni ’20 in un ambiente post-apocalittico, con come risultato un minestrone con poco sapore.

I disegni, per essere della GONZO e del 2005, sono parecchio scarsi: anche la CG è mal integrata con il tratto usuale. L’opening personalmente non mi è piaciuta, ma ho trovato di inusuale qualità la musica durante le puntate: almeno su questo punto si sono messi d’impegno.

Insomma, cosa rimane dopo la visione di Solty Rei? Rimane l’impressione di aver guardato una serie nata con qualche buona idea, e sviluppata in maniera raffazzonata e poco curata. 20 puntate di filler, 4 puntate di sviluppo a passo di corsa e le ultime due puntate di altri filler non fanno che lasciare un retrogusto amaro per qualcosa che avrebbe potuto essere, e non è stato.

Voto: 5,5. Buoni spunti alle idee, ma lo sviluppo non raggiunge la sufficienza.

Consigliato a: chi ama il genere Noir rivisitato; chi desidera una storia tragica, ma con un inusuale lieto fine; chi vuole incontrare delle poliziotte con il nome di automobili.

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