Grappler Baki

Un ragazzo che tenta di diventare il più forte del mondo.

Grappler Baki

Hanma Baki è un 15enne che ha un solo obiettivo: diventare il combattente più forte del mondo ed arrivare a battere suo padre, Yujiro, considerato l’essere vivente più potente del pianeta. Per arrivare a tale traguardo segue un intenso programma di allenamento, ma quando si confronta con un vero combattente capisce che non è quella la sua via: l’unico modo per imparare è attraverso il vero combatitmento!
Inizia pertanto il suo viaggio di apprendimento contro sfidanti sempre più forti, per arrivare al suo fine ultimo. Ma ce la farà? Sarà in grado di abbattere un uomo che abbatte grizzly a mani nude?

Come si può leggere sopra, la storia è estremamente semplice. A dire il vero, io sono arrivato quasi a complicarla un po’, con quanto sopra scritto: la realtà è che dall’inizio alla fine baki fa a botte con qualcuno o qualcosa, per un generico desiderio di diventare più forte. Punto e basta.

Con una storia totalmente inesistente, una grande parte deve essere fatta dai personaggi in gioco: qui Baki è l’unico protagonista, e gli altri sono tutti delle comparse.
Purtroppo non si dimostra all’altezza della situazione: nella prima parte della serie, quando è 15enne, verrebbe soltanto da prenderlo a calci nei denti per il suo comportamento. Nella seconda parte, quando di anni ne ha 20, smette di essere così antipatico ma non ha comunque un briciolo di carisma con cui poter recuperare la serie.
L’unico altro personaggio che ha un ruolo ricorrente nella serie è Yujiro, il padre: bisogna dire che lui è un cattivo come si deve, infame fino all’ultimo, che non si ferma davanti a nulla per dimostrare di essere il più forte. Risulta antipatico ma è giusto che sia così: peccato che non ci sia da nessuna parte nell’anime un antagonista che possa affrontarlo come si deve.

Eliminati i personaggi, che non fanno il loro lavoro come si dovrebbe, ci si può concentrare sull’altro punto focale di un anime simile: i combattimenti. Considerando che si fa a mazzate una media di 10-12 minuti per ognuna delle 24 puntate, ciò è decisamente importante: in questo caso, i risultati sono alterni.
Ci sono alcuni spezzoni di combattimento che sono godibili ed interessanti: purtroppo, però, essi sono viziati da un paio di difetti basilari. Il primo è che Baki è totalmente indistruttibile ed immortale: qualsiasi cosa gli venga fatta, si rialza ringhiando e non accusando apparenti limitazioni. Rotte quattro costole? Fa nulla! Estirpati i nervi di una spalla? Non si sentono! Fratturata una spalla? Funziona lo stesso!
Si può ben immaginare come un simile atteggiamento tolga parecchio divertimento alle risse, che potrebbero essere ben più interessanti con un po’ di umanità in più dei partecipanti.
Inoltre, l’animazione lascia abbastanza a desiderare: entrerò nei dettagli più sotto, ma qui si può comunque dire che le battaglie sarebbero state più carine con un’animazione più fluida e dei muscoli meno esasperati. Ogni tanto i personaggi sembrano composti da mattoni anziché da muscoli, e non è il massimo da vedere.
Va infine detto che in Grappler Baki si fa un gran parlare di anatomia umana, ma essa viene prontamente ignorata in ogni occasione possibile (nervi recisi che vengono aggiustati in due minuti, gente che esegue suplex con costole rotte,…): la coerenza decisamente è ad anni-luce da qui.

Parlando di grafica, si può solo dire una cosa: non si fa così. La prima parte è disegnata in maniera a dir poco scandalosa: lo stile può piacere o non piacere, ma la qualità stessa dei disegni e dell’animazione è di livelli infimi. Nella seconda parte le cose migliorano non poco, ma non si arriva alla soglia della sufficienza: pensare che questo anime è uscito un anno DOPO Hajime no Ippo fa venire i brividi, perché sembra un contemporaneo dell’Uomo Tigre.
L’audio passa relativamente inosservato, con opening ed ending che non sono malaccio ma non dicono nulla di che: senz’infamia e senza lode.

Insomma, è tutto da buttare? Beh, non proprio. Qualche pezzo di combattimento me lo son goduto con piacere, ed un paio di avversari erano interessanti: peccato per la caterva di madornali errori che ne hanno minato la credibilità.

Voto: 5. L’idea di un anime sul full-contact e sulle più svariate tecniche di combattimento avrebbe anche potuto essere carine, ma la produzione ha sbagliato un po’ di tutto.

Consigliato a: chi non si offende per dei disegni brutti; chi accetta di vedere gente che si pesta continuamente senza un perché; chi vuol vedere una delle MILF più provocanti del mondo degli anime.