Millennium Actress

Una caccia all’amore lunga un’intera vita:

Millennium Actress

Fujiwara Chioko è un’attrice in pensione, che fu una delle più amate nel Giappone degli anni ’50. Ritirata ora a vita privata, viene nuovamente intervistata da Genya Tachibana, in occasione della chiusura degli studi dove lei aveva lavorato per tanti anni: dal racconto della sua vita, e dalle memorie che riaffiorano, compaiono molte cose mai sapute da nessuno. Quali sono le motivazioni che hanno spinto Chioko a diventare un’attrice in un primo momento, e ad abbandonare tutto in seguito?

La prima cosa che va detta di Millennium Actress è che ha un montaggio parecchio complesso. La storia si basa sui racconti della vita di Chioko, ma nel contempo si racconta molto di più: si altalenano le memorie con i film da lei interpretati, e con eventi storici di presunte vite precedenti. Tutto ciò, unito al fatto che Genya e il suo assistente interagiscono con l’ambiente man mano che il racconto prosegue, può sembrare inizialmente fuorviante: dopo una 20ina di minuti stavo cominciando a spazientirmi, credendo di trovarmi davanti ad una storia con buchi di trama ed inconsistenze di continuity.
È solo quando si arriva alla seconda parte del film che le cose iniziano ad andare al loro posto: si capisce che non si sta parlando di ricordi O di film O di passato, ma di tutti e tre insieme.
La trama si svolge infatti attraverso i film ma anche attraverso gli anni, e quando si riesce a vedere l’ottica del racconto una simile completezza apporta molto più pathos alle situazioni, dato che ogni scena ha ben tre significati.
Il finale abbastanza inaspettato porta inoltre ad una conclusione parecchio emozionante, azzeccatissima.

I personaggi sono pochi: Genya e il suo assistente inizialmente risultano quasi fastidiosi nella scena generale, ma quando anche loro riescono a trovare una ragion d’essere all’interno della storia la loro presenza (o perlomeno quella di Genya) risulta più giustificata: alla fine ci si ritrova ad aver seguito anche una sottotrama che coinvolge il regista, e la stessa è sorprendentemente graziosa.
La protagonista è sicuramente Chioko: il suo disperato rincorrere un amore sconosciuto attraverso le nazioni, gli anni e le ere porta molto sentimento nella storia, che si dimostra infatti emotivamente molto carica, man mano che la trama prosegue. Lo svolgimento della sua intera vita viene qui messo sotto i riflettori, e la logica non abbandona mai le sue azioni. Fa le cose con un perché, e dimostra una forza d’animo non comune. Ottimo personaggio.

I disegni sono belli, ricordando quasi lo stile dello Studio Ghibli: chi apprezza quelli, apprezzerà anche questo.
L’audio è abbastanza anonimo: ci sono un paio di melodie gradevoli, ma nel complesso il sonoro ha un ruolo abbastanza ininfluente.

Insomma, cosa rimane dopo aver visto Millennium Actress? Sicuramente l’impressione di aver visto un ottimo lavoro che affronta i sentimenti senza cadere nella banalità, e che tocca seppur di sfuggita molti diversi aspetti della vita, dei sogni e delle speranze che ognuno può avere. La prima parte risulta a mio parere poco cristallina, poiché non è facile inserirsi in una struttura narrativa parecchio complessa: quando si comincia a capire cosa accade, il tutto migliora di moltissimo.

Voto: 8,5. Non vado più in alto solo perché la parte iniziale entra con difficoltà: la qualità del prodotto è tuttavia fuori discussione.

Consigliato a: chi ama le storie sentimenali o d’amore, ma non vuole le solite pataccate melense; chi vuol personaggi sostanzioni e interessanti; chi ammira la gente che ha la pazienza di perseguire un obiettivo per l’intera vita… e oltre.

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