Comic Party

Un giovane studente trascinato nel mondo dei doujin:

Comic Party

Kazuki è un normale studente di Tokyo, che negli anni ha dimostrato bravura nel disegnare. Il suo iperattivo amico Taishi decide quindi di reclutarlo a forza per il suo progetto: creare un doujin (manga amatoriale), e con esso conquistare il mondo! Chiaramente bisognerà tuttavia iniziare dalle manifestazioni locali, per farsi un nome ed imparare l’arte. Le tredici puntate seguono pertanto le storie del duo di amici e del loro entourage di appassionati… nonché la disperazione di Mizuki, la loro amica che proprio non sopporta l’ambiente otaku!

Il punto principale, ovviamente, è l’aspetto della creazione di un doujin. Fin quasi alla fine, esso è abbastanza ben realizzato: si vengono a sapere tanti piccoli aspetti del funzionamento di una manifestazione come il Comiket, il processo creativo è abbastanza ben creato, e quando vengono spiegati i modi di vendere ed attrarre i clienti pare di essere ad una lezione di marketing. Non si scende mai troppo nel dettaglio o troppo nel tecnico, in fin dei conti non è un anime per esperti del campo, ma un po’ di roba utile si riesce a trovare.
Purtroppo, nel finale tale aspetto viene un tantinello a cadere: creare un doujin da zero in sette giorni, crearne le copie con la più marcia delle fotocopiatrici, aggraffarlo tutto all’ultima notte e poi presentarsi con il presunto capolavoro ad una manifestazione pare quasi insultante per chi un simile lavoro lo fa davvero. In altri anime come Genshiken si può rilevare molto meglio la passione, la fatica e la costanza che ci vogliono per una simile attività: qui nel finale viene tutto un po’ sminuito, un po’ come se creare un doujin fosse un lavoro che chiunque può fare.

La pseudo-romance che si “sviluppa” tra Kazuki e Mizuki è quantomeno insopportabile: segue le peggiori abitudini dei più scarsi anime, facendo venire il nervoso e basta.
Infatti, il punto più debole di Comic Party sono proprio i suoi personaggi: ci si ritrova con un protagonista dalla spina dorsale fatta di pastafrolla, il suo amico che fa solo venir voglia di investirlo con un’auto ogni volta che parla, l’amica d’infanzia che ama segretamente il protagonista ma non sa come dirglielo,… tutto questo porta solo ad un appiattimento di qualsiasi problematica, ed infatti le puntate in cui l’attenzione si sposta dai doujin allo “sviluppo personale” sono bruttine e noiosette.

I disegni sono abbastanza squallidi: nel 2001 si poteva fare di molto meglio. Anche le musiche non restano per nulla impresse, con opening ed ending mediocri.

Insomma, un fallimento? Beh, non del tutto. Le parti più “tecniche” e quelle legate alle manifestazioni in sé sono fatte in maniera simpatica e fanno vedere un seppur minuscolo scampolo del mondo del disegno amatoriale in Giappone; è un vero peccato che non ci siano dei personaggi consistenti a reggere la situazione, e molto potenziale rimane inespresso.

Voto: 6. Concedo la sufficienza solo perché si va a toccare il mondo otaku che tanto mi sta simpatico… anche se non sempre gli si fa onore.

Consigliato a: chi vorrebbe tanto andare al Comiket, ma non si può permettere un viaggio in Giappone; chi vuol sapere le varie fasi della creazione di un doujin; chi vuol farsi tirare i nervi da un personaggio con il dialetto di Osaka più forte che si sia mai sentito.

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