Only Yesterday

Lo Studio Ghibli di 18 anni fa, tra ricordi del passato e lezioni di vita.

Only Yesterday

Questo anime si trova ambientato tra la metà degli anni ’60 e la fine degli anni ’70. Taeko è una donna in carriera, ha 27 anni, è single ed abita a Tokyo: durante le vacanze estive, per il secondo anno, ha deciso di recarsi nei campi a dare una mano con il raccolto del cartamo, un fiore utilizzato come tintura.
Nel viaggio verso la campagna e durante il suo soggiorno, la sua mente continua a tornare alla sua infanzia, quando aveva dieci anni: la scoperta dei rapporti interpersonali e i problemi che ogni bambino si trova a dover affrontare; la vita con le due sorelle maggiori e i genitori, con il padre distaccato e apparentemente severo… che, riflettendo sul suo passato, Taeko riesca a capire cosa è davvero importante per lei?

Questo film di quasi due ore è un continuo saltare tra le due situazioni, Taeko10anni e Taeko27anni. La prima cosa che va detta è che in fin dei conti in questo anime non succede granché: non c’è una vera storia e di per sé non ci sono avvenimenti nel vero senso del termine, ma solo normale vita e qualche riflessione dietro ad essa.
Immagino che l’idea fosse di mostrare il passato di Taeko per poi motivare i cambiamenti che nel finale la portano (prevedibilmente) a scegliere la sua via, ma secondo me questo collegamento non è riuscito appieno. Le vicende di Taeko bambina sono carine e rivelano uno spaccato di vita molto interessante, che riporta la mentalità del Giappone degli anni ’60: anche la storia di Taeko ai giorni nostri non è malaccio, sebbene sia un po’ sottotono rispetto all’altra. Non sono però riuscito a trovare gran collegamento tra le due cose, se non in alcuni dettagli e in alcune frasi: è quasi come seguire due film diversi, i cui tranci si intersecano senza apparente motivo.

Considerando che la storia è quasi inesistente, i personaggi hanno un ruolo fondamentale per tenere in piedi la baracca: bisogna purtroppo notare che la protagonista non riesce in fin dei conti ad avere il carisma e l’energia che i personaggi delle produzioni della Ghibli solitamente hanno. Una 27enne che all’apparenza ne mostra di più, e che in fin dei conti non fa nulla se non tirar storie a Toshio (che conosce sul posto) fino a realizzare alla fine cosa desidera.
Accennando a Toshio, è giusto spendere un paio di parole sui personaggi che circondano la protagonista: nell’arco temporale del passato, la famiglia è estremamente stereotipata: una sorella cattiva e l’altra tranquilla, la madre angelo del focolare, il padre silenzioso e distaccato e la nonna saggia. Questo non è un difetto, in fin dei conti rappresenta con cura quello che si può immaginare fosse il setup tipico di una famiglia nipponica del dopoguerra. I compagni di classe sono una banda di simpatici teppisti, e risultano in buona parte interessanti: è un peccato che quando si passa all’età adulta, nessuno di essi più si ripresenta.
Parlando dell’arco temporale più recente, anche qui alcuni personaggi sono abbastanza caratteristici: Toshio per me vince il trofeo di miglior personaggio, caratterizzato benissimo e con un doppiaggio davvero notevole: gli altri risultano di contorno e poco più. Anche qui, è un peccato che praticamente non ci sia quasi alcun collegamento con le vicende passate: questo aiuta soltanto ad aumentare quel senso di distacco tra le due storie di cui si parlava prima.

La grafica dei personaggi non è proprio meravigliosa, ma le espressioni sono impagabili; eccezionali anche gli sfondi e i disegni fermi, di altissima qualità. Tecnicamente parlando, tuttavia, il meglio viene dato nella curiosa ed azzeccatissima colonna sonora, che oltre a canzoni del tempo che fu offre anche pezzi in italiano e ungherese, che risultano particolarmente inusuali ma molto piacevoli.

Cosa rimane dopo aver visto Only Yesterday, insomma? Molto poco. È una piacevole visione ed occupa due ore di tranquillità e personaggi positivi, ma non arriva da nessuna parte e i messaggi che vorrebbero essere espressi non riescono a passare. Questo non vuol dire che sia una brutta opera, ma è sicuramente inferiore alla qualità usuale della casa produttrice in parola.

Voto: 7. Occupa un paio d’ore con piacere, ma non aspettatevi alcuna grande rivelazione.

Consigliato a: chi ama gli slice of life monopuntata; chi vuole una storia d’amore poco invasiva, e molto tranquilla; chi si chiede che musiche può ascoltare un fattore mentre si reca nei campi.

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