Mushishi

Una quasi-favola su esistenze al limite della nostra realtà.

Mushishi

Ci troviamo attorno al 1700-1800, in Giappone. Ginko è un Mushishi, o un “curatore di mushi”: i mushi sono delle entità che esistono al limite tra la nostra realtà e il mondo degli spiriti, e provengono dall’essenza stessa della vita. Ne esistono un’infinità di tipi diversi, alcuni benefici, altri dannosi, altri ancora senza effetto: Ginko è un vagabondo che va dove c’è bisogno di aiuto per gestire i mushi, e utilizza tutta la sua sapienza per migliorare la convivenza tra natura e mushi.

La prima cosa da notare in questo anime è che tutte le ventisei puntate hanno una struttura puramente episodica: ogni vicenda è autoconclusiva e, a parte un paio di personaggi, l’unico elemento ricorrente è Ginko e la presenza dei mushi nelle problematiche che egli si ritrova ad affontare.
Le vicende singole sono di mille diverse nature, ma risultano variate ed interessanti: una delle cose più interessanti è che non tutte vanno a finire allo stesso modo. Alcune hanno un lieto fine, altre un epilogo tragico, altre ancora semplicemente non finiscono, poiché la vita continua: ogni avvenimento pone nuovi quesiti alla sapienza di Ginko, ed egli le tenta tutte nei limiti delle sue possibilità, senza però poter sempre riuscire nell’intento sperato. Questo aggiunge un aspetto di imprevedibilità alle puntate, che diventerebbero altrimenti noiose e ripetitive.

Essendo l’unico protagonista, Ginko è un ottimo personaggio. Il suo fare calmo e rilassato mostra l’esperienza di chi ne ha viste tante, ma l’interesse verso le vicende che lo circondano testimonia la sua umiltà e voglia di imparare: torna sui suoi passi per verificare nel tempo l’esito dei suoi interventi e si dimostra disponibile e cortese. Il suo stile un po’ fuori tempo (maglietta, pantaloni e sigaro in un mondo in cui i vestiti tradizionali vanno per la maggiore) gli conferisce l’aspetto inusuale che un personaggio quotidianamente a contatto con esseri misteriosi dovrebbe avere.
Gli unici altri protagonisti sono i mushi, che per loro stessa natura non hanno grande personalità: bisogna però dire che le spiegazioni che vengono fornite su di essi hanno senso, sebbene si viaggi nel regno della fantasia. Alcuni mangiano il suono, altri si nutrono del calore umano, altri ancora prendono il tempo vissuto riportando le persone allo stadio embrionale… tante caratteristiche diverse che però vengono spiegate come elementi per la sopravvivenza, come per il comportamento di qualsiasi altro animale.
I personaggi che si incontrano nei vari episodi, sebbene abbiano ovviamente poco tempo per svilupparsi, sono ottimi: sono molto realistici e le loro problematiche vengono subito prese a cuore dallo spettatore, che si ritrova a sperare per la loro salvezza.

Ciò che rende questa serie speciale e meritevolissima di esser vista, tuttavia, è meno tangibile: con una storia inesistente e un unico protagonista, per quanto ben fatto, non si può andare molto lontani.
L’asso nella manica di Mushishi è la sua ambientazione: senza accorgersene si viene risucchiati dal passo calmo ma inesorabile della vita quotidiana di gente di paese, che vive morigeratamente e spera solo in un domani migliore. Ad un primo occhio l’anime potrebbe sembrare lento, ma questo sarebbe un termine ingiusto: credo sia più indicata la parola “tranquillo” per rendere l’idea di come tale passo possa venir percepito.
Inoltre, con delicatezza e senza bisogno di schiaffarlo in faccia, Mushishi porta sugli schermi una realtà che nel mondo di duecento anni fa era un dato di fatto: la morte è un elemento quotidiano della vita, soprattutto in una terra vulcanica e sferzata dai tifoni come il Giappone. Una valanga può spazzar via un intero paese e una distrazione può costare carissimo: non tutti morivano dicendo frasi ad effetto tra le braccia della persona amata, ma la maggior parte finiva stroncata da qualche malattia o in fondo ad un burrone. Questo può parere crudele e chiaramente non viene posto in maniera così brutale sullo schermo, ma si riesce molto bene a percepire la fragilità della vita alla quale i personaggi si attaccano, giorno dopo giorno.

I personaggi sono disegnati in maniera piuttosto semplice, ma la bellissima grafica degli sfondi e dei boschi (in cui la quasi totalità della serie ha luogo) compensa in bellezza, e aiuta a creare ancor più ambiente; anche la meravigliosa opening (voce e chitarra) e le tranquille ending portano ad immergersi ancor più nell’onirico mondo in cui Mushishi ci permette di entrare.

Insomma, questo anime è davvero curioso ed affascinante. Non c’è nemmeno una scena d’azione, eppure la noia non fa capolino nemmeno per un minuto; Ginko è un personaggio solitario, ma sembra esser a casa ovunque; non esiste una storia, eppure ci si chiede sempre cosa capiterà nella puntata successiva.
Posso solo descrivere la visione di questo anime come una quieta esperienza di vita rurale, con un personaggio molto positivo che guida le puntate. Non penso che gli autori abbiano voluto imprimere alcun messaggio in Mushishi, ma una volta giunto alla fine mi ritrovo forse con qualcosina in più di quando avevo iniziato a vederlo.

Voto: 9. È difficile valutare un lavoro del genere, ma io lo trovo davvero pregevolissimo. Amanti dell’azione, della comicità e del caos: statene alla larga. Amanti della natura, della quiete, delle storie sognanti: fatevi avanti.

Consigliato a: chi ha bisogno un po’ di relax, e vuole guardarsi qualcosa che gli permetta di sognare un po’; chi vuol vedere un anime senza storia, che pare aver molte cose da dire più di uno con una trama massiccia; chi è affascinato dalle fiabe di un tempo.

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