Master of Mosquiton

Un vampiro schiavo di una semplice umana?

Master of Mosquiton

Inaho è una ragazza 17enne che, attorno agli anni ’20, insegue il mito dell’immortalità. A seguito di varie ricerche è riuscita a riportare in vita al suo servizio Mosquiton, un antico vampiro, e i suoi due spiriti seguaci: sono pertanto a caccia della leggendaria “O-part”, che pare possa portare alla vita eterna!

La storia è semplice, lineare, detta in tre parole. In questo anime di sei puntate risalente ad oramai tredici anni fa la storia non è certo la parte principale: dopo i primi promettenti avvenimenti, il tutto viene rapidamente deviato in un triangolo amoroso abbastanza curioso, per tornare alla trama originaria in maniera affrettata soltanto nel finale (in maniera ben poco sostenibile, dato che i vampiri paiono poter avere il fiatone nell’atmosfera lunare e simili…)

Essendo mancante di trama, Master of Mosquiton necessita di personaggi forti che riescano a tenere lo schermo: in questo campo se la cava meglio, proponendo inizialmente dei caratteri non esattamente banalissimi. Inaho è DAVVERO egoista, e i due spiriti seguaci DAVVERO se ne fregano di qualsiasi cosa che non sia servire Mosquiton: peccato che anche in questo campo dopo un po’ si cada, soprattutto con Inaho, nelle banalità. La caratterizzazione rimane comunque abbastanza ben fatta, ed in effetti le varie peculiarità tengono viva l’azione sullo schermo.

Il problema principale di questa serie è che sembra quasi uno sneak peek di qualcosa di più grande, risultando in definitiva totalmente incompleto e parziale: la trama viene solo accennata ad inizio e alla fine, la storia sentimentale fa dei balzi inumani senza spiegazione alcuna, i personaggi non hanno alcun tempo di svilupparsi o di far capire le loro motivazioni: è tutto di corsa e “buttato là”. Trovo ciò un vero peccato, perché la presentazione iniziale e le idee date in partenza sono buone e passibili di ottimo sviluppo, ma tutto ciò viene inesorabilmente sprecato.
Positiva invece l’idea di inserire personaggi realmente esistiti (o provenienti da reali leggende) nella storia: Mosquiton stesso, Camilla e il conte di St. Germain ci stanno bene, e danno un minimo tocco di credibilità in più alla serie.

La grafica è gradevole se si conta il tempo passato dalla sua realizzazione: al giorno d’oggi lo stile è palesemente datato, ma non è comunque un pugno in un occhio. Musicalmente le scelte sono state molto azzeccate, fornendo una colonna sonora in tema con il tempo in cui l’anim è ambientato.

Insomma, che dire di Master of Mosquiton? Direi che è una delle mille occasioni sprecate, dove un manga con un’idea originale viene utilizzato per buttar là una serie raffazzonata che poco ha da offrire allo spettatore. Ci sono momenti piacevoli, qualche risata e un paio di buoni spunti, ma nulla più.

Voto: 6. Mi spiace; sarei stato curioso di vedere un’evoluzione più curata di questo anime.

Consigliato a: chi ama i vampiri; chi non si infastidisce con delle protagoniste egoiste e nevrotiche; chi si chiede quanto può essere vogliosa un’affascinante vampira che da 300 anni non batte chiodo.

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