Kurozuka

Una storia tra passato e futuro, samurai e fucili, amore e omicidio:

Kurozuka

Ci troviamo inizialmente nel Giappone di un lontano passato: Kuro, nobile del tempo e abile spadaccino, è in fuga con il suo fido seguace da inseguitori che desiderano la loro morte: cercando riparo per la notte in mezzo al bosco, trovano una casa dispersa tra gli alberi ed entrano: ad accoglierli c’è Kuromitsu, misteriosa quanto affascinante e raffinata donna. In seguito all’avvicinarsi dei loro inseguitori, praticamente subito viene svelato il segreto di Kuromitsu: ella è in realtà un’immortale, e per salvare Kuro dalla morte certa passa la sua immortalità anche a lui, portando quindi entrambi a navigare attraverso le ere. Nulla è tuttavia facile come sebra, e a seguito di un attacco a tradimento Kuro si risveglia in un mondo futuro che non conosce, senza la sua amata al fianco, e senza più ricordare nulla: come farà a ritrovarla? Come mai sono passate migliaia di anni senza che lui se ne ricordi? Quale è il segreto dietro alle visioni che lo perseguitano?

La storia inizia in maniera molto dinamica, violenta e intrigante: tuttavia, con lo svolgersi degli avvenimenti e con il trasferimento dell’ambientazione dal Giappone tradizionale ad un mondo oscuro e pseudo-futuristico, si capisce che la trama è assieme il punto forte e debole di Kurozuka.
La parte positiva è che la storia è costruita di modo da essere intrigante e misteriosa: le rivelazioni avvengono man mano, ed avendo un flusso temporale degli avvenimenti non sempre lineare bisogna fare attenzione per capire cause ed effetti di certe azioni. Le progressive visioni di Kuro su Kuromitsu, inoltre, portano ulteriori momenti di mistero che incuriosiscono sempre più.

La parte debole, tuttavia, è che tutto questo passaggio tra ere e personaggi risulta confusionario e non sempre totalmente logico.
In primis, lo spettatore per sette puntate sulle dodici totali è destinato a non capire assolutamente nulla dei perché e dei percome: il mistero è affascinante, ma quando si è costretti a veder succedere le cose senza idea del perché dopo un po’ si rimane indispettiti.
In secondo luogo, Kuro si sveglia in un mondo distante eoni da quello che lui ricorda: come mai non rimane minimamente stranito da tutto ciò? Sin dai primi minuti sa esattamente come si usa una pistola e non si spaventa per luci e rumori, ma sino all’ultima puntata non sa nemmeno cosa sia una moto o simili (pur sapendola guidare). Volendo le spiegazioni finali possono dare una parziale motivazione a tutto ciò, ma per tutta la durata della proiezione ci si sente un po’ traditi da tali incongruenze che si fanno notare parecchio.

I personaggi hanno due difetti: il primo è che praticamente nessuno di essi si sviluppa in alcun modo, nemmeno i protagonisti: Kuromitsu si comporta sempre come Kuromitsu senza mai avere indecisioni, e Kuro subisce tutta la storia senza mai prendere veramente una qualsiasi decisione. Il suo carattere non viene né formato né cambiato, e alla fine lui ha qualche conoscenza in più della propria storia ma questo non cambia nulla in lui.
In secondo luogo, i personaggi secondari non hanno praticamente alcun ruolo se non quello di accompagnare i protagonisti: non hanno quasi nessuna personalità, ed alcuni si comportano anche in maniera non molto logica.
Va detto che Kuromitsu è un personaggio estremamente carismatico e quando è in scena il fascino traspare facilmente: purtroppo ciò si limita all’inizio e alla fine della serie, mentre per tutto il resto del tempo lei non compare.

I combattimenti sono di ottima qualità ed il sangue versato è davvero tanto, rendendolo forse un po’ inadatto ad un pubblico impressionabile; anche essi sono però principalmente focalizzati ad inizio e fine serie, con la parte centrale più scarna.
Con tutti questi punti, ci si chiederà: ma cosa c’è allora in mezzo alla serie? Beh, c’è lentezza. La storia si sviluppa lentamente in un ambiente cupo e soffocante: è bella ma, come detto sopra, estremamente intricata e spesso si è ad un passo dal perdersi del tutto, senza contare che porta i personaggi per mano senza lasciar fare loro alcuna scelta.

Il disegno è davvero bello: credo sia una delle più accurate produzioni del 2008. Per le musiche c’è stata una scelta strana, con un’opening techno che, per quanto strana, non è spiacevole: ending nella norma, e durante le puntate il sonoro fa il suo lavoro.

Che dire di Kurozuka? Dirò che ricorda tantissimo un altro lavoro, Texhnolyze, che aveva fatto della sperimentazione il suo punto forte: un inizio intrigantissimo, uno sviluppo nebuloso, lento, cupo e confusionario, un finale non del tutto logico ma scenicamente ed emotivamente impressionante (soprattutto in questo caso: anche se ad un certo punto si capisce più o meno dove si va a finire, si rimane ugualmente colpiti); entrambi sono uguali, in questi aspetti. Kurozuka è deprivato tuttavia di una parte del fascino generato dall’ambientazione e dall’oppressione presente nella sua serie gemella, senza contare che i personaggi sono molto meno carismatici – e quello più bello è tenuto in naftalina per tutto il tempo.

Voto: 7. Se ne tenga alla lontana chi non ama le serie lente: tuttavia, qualche pezzo qui e là è risultato decisamente piacevole, e la realizzazione tecnica è impressionante. Se solo avessero realizzato meglio il passaggio tra le varie ere di Kuro…

Consigliato a: chi vuol vedere un samurai nel futuro; chi ama i combattimenti belli sanguinari, anche se non molto frequenti; chi si chiede quanta cacca si produce in tre giorni.

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