Sword of the Stranger

Di spada e di storia: tuffiamoci nel sedicesimo secolo!

Sword of the Stranger

Ci troviamo più o meno nel 1600. Kotarou è un bambino che fugge da un monastero in fiamme; nella sua fuga incontra uno straniero senza nome, il quale -dopo aver involontariamente diviso il pasto e dopo essersi fatto salvare la vita- viene da lui assoldato per accompagnarlo fino al tempio di destinazione, dove troverà delle persone che potranno proteggerlo da chi lo insegue.
Inizia pertanto il viaggio dell’insolito duo (o meglio trio, contando anche il cane Tobimaru), che man mano che prosegue rivela alcuni inquietanti dettagli sui motivi della persecuzione di Kotarou: ma sarà tutto destinato a finire una volta arrivati al tempio? Perché degli stranieri lo vogliono a tutti i costi? Cosa c’è dietro all’imponente costruzione realizzata a tempo di record in una landa abbandonata?

Va detto innanzitutto un fatto innegabile: la trama non è per nulla originale. Ci troviamo davanti alla classica “strana coppia” che inizia litigando, poi va d’accordo e finisce per salvarsi a vicenda: tutto ciò è assolutamente scontato e banale, e si capisce sin dai primi minuti di visione. Questo non toglie però che la storia sia guardabile con piacere, anche in virtù del fatto che l’accuratezza storica è abbastanza notevole. La vicenda è inventata, ma i fatti che la circondano sono assolutamente reali: l’importazione delle prime armi da fuoco da parte dei cinesi, la diffidenza dei giapponesi verso gli stranieri, l’ossessione per l’imperatore cinese per l’immortalità… tutto quadra alla perfezione con quanto effettivamente riportato dai testi storici. Questo è certamente un grande punto a vantaggio degli sceneggiatori, che hanno avuto la cura di imbastire una storia relativamente credibile e motivata da reali eventi accaduti.

Essendo un unico film di un’ora e quaranta, non c’è molto spazio per sviluppare i personaggi: essi non risultano pertanto molto sviluppati, e solo dello straniero senza nome vediamo il passato e il motivo della sua riluttanza ad usare la spada. Si scopre anche qualcosina di Kotarou, ma solo qualche accenno; i cattivi, invece, si dividono in combattenti e narratori. I combattenti non sono usati per altro se non per combattere (v. sotto), mentre i narratori si occupano di far andare avanti con i loro discorsi la storia, spiegare perché stanno facendo ciò che stanno facendo e via dicendo. È un peccato che i combattenti non vengano sviluppati, perché avrebbero avuto un buon potenziale; i narratori invece dilungano la parte centrale della storia rendendola il pezzo più lento dell’interno film, e sebbene le spiegazioni siano sempre gradite qui forse vengono date per un po’ troppo tempo rispetto alla durata totale.
Va tuttavia detto che, per una volta, i realizzatori hanno pensato ai problemi linguistici: quando dei giapponesi e dei cinesi si incontrano, essi non si capiscono poiché parlano lingue diverse, e questo è stato realizzando facendo parlare agli stranieri effettivamente il cinese, e sottotitolandolo anche nella versione originale. Apprezzato per coerenza.

Trattandosi di un anime d’azione, i combattimenti sono un punto estremamente importante: ho il piacere di comunicare che essi sono molto belli. Sono concentrati nelle sequenze iniziali e nel massacro finale, e quindi non sono tantissimi e non occupano tantissimo tempo… ma quello che utilizzano, lo fanno al meglio. Essi sono infatti molto cruenti e coreografici (ogni tanto quasi troppo), e riescono a trasmettere bene il senso di assoluto macello che vien creato – soprattutto dagli stranieri. La parte centrale ha solo poche schermaglie poco interessanti, e questo è un vero peccato data la qualità degli altri momenti (soprattutto quelli verso la fine dell’anime).

Il disegno di per sé non è nulla di che, un po’ scarsino per essere del 2007; ci sono alcune sequenze in CG molto ben realizzate, ma ho l’impressione che la BONES abbia i mezzi per fare di meglio. Buona invece la colonna sonora, adeguata ai momenti.

Insomma, Sword of the Stranger è sicuramente sotto a mostri sacri come Ninja Scroll (anche in considerazione degli anni di distanza), ma si difende bene e si lascia guardare con piacere. La parte centrale è secondo me l’anello debole, ma non arriva così in basso da diventare fastidiosa o insopportabile.

Voto: 8. Se si cerca per un accettabile anime d’azione a suon di spadate e shuriken per un paio d’orette, sarete accontentati.

Consigliato a: chi ama i samurai; chi non si fa traumatizzare da qualche arto mozzato; chi vuol capire perché in tutta la recensione non ho detto una sola volta il nome del samurai protagonista.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...