ef – A Tale of Melodies

Resci a sentirla? È la melodia della verità.

ef – A Tale of Melodies

Questo è il sequel di ef – A Tale of Memories. I personaggi presenti sono gli stessi, ma i protagonisti nella prima serie diventano solo comparse qui, e quelli che prima erano solo nel retroscena prendono il ruolo dei protagonisti. Si seguono di nuovo due vicende separate, anche se debolmente correlate. da una parte vediamo Yuu e Yuuko una 15ina d’anni fa: si reincontrano dopo anni di separazione, dato che erano stati insieme in orfanotrofio, e lei pare tornare alla carica con i suoi sentimenti: lui però ha un oscuro passato che gli impedisce di comportarsi come realmente vorrebbe, e col tempo si scopre che anche lei ha i suoi fantasmi da combattere.
La seconda storia, che avviene poco dopo le vicende della prima serie, narra del complicato rapporto tra Kuze e Mizuki: si scopre praticamente subito che lui ha una malattia incurabile che lo porterà alla tomba, e pertanto tenta di distaccarsi da tutti. Mizuki gli dichiara però il suo amore, scatenando reazioni e pensieri che nessuno dei due avrebbe mai pensato.

Lo dico subito: chi cerca la meraviglia narrativa ed emotiva della prima serie rimarrà deluso. Il taglio delle storie è diverso: è molto più tragico, disperato, angoscioso; soprattutto nella storia di Yuu/Yuuko sussistono dei personaggi estremamente negativi che ammorbano l’aria con la loro mera esistenza. La qualità e l’originalità delle storie, inoltre, è decisamente minore: uno dei punti forti della prima serie è sicuramente l’inusualità delle situazioni (perlomeno nella storia Renji/Chihiro). In questo caso ci si trova spesso intrappolati in un discorso di sensi di colpa mix desiderio di protezione mix incomprensione dei propri sentimenti, cosa che si trova praticamente in ogni serie.
Sia ben chiaro: questo non porta le storie ad essere brutte. Sono comunque godibili -perlomeno, per chi ha voglia di deprimersi un po’- e intrattengono, portando comunque alcuni momenti di emozione. A me è tuttavia parso che ogni tanto si perdessero in discorsi sacrosanti, ma tirati un po’ per le lunghe.

I personaggi, come detto, sono gli stessi della prima serie. Passando da comparse a protagonisti, però, il loro carattere va formato in maniera molto più dettagliata. Il lavoro viene fatto in maniera abbastanza accurata, e gli ora protagonisti riescono a reggere la trama: essendo tuttavia essa un pochino banalotta, anche loro non brillano per originalità – e alcuni, una volta o due, sarebbero da prendere a calci. Va inoltre detta una cosa: i personaggi della prima serie erano confrontati con una serie impressionante di sfighe dalla quale tentavano con tutte le loro forze di liberarsi, per combattere la malasorte o i loro dubbi personali, creando dunque un ambiente di speranza e di tenacia. In questa serie, invece, buona parte dei problemi è creata dai personaggi stessi: sorvolando quelli volutamente super-negativi (che spargono bad karma su mezza serie), anche gli altri ci si mettono d’impegno nel complicarsi la vita! Questo è un peccato, perché con tanto impegno costruiscono qualcosa e poi con i loro stessi stupidi errori fanno crollare tutto, rendendo vane mille fatiche.

Il disegno è meraviglioso. La qualità e la fluidità dei movimenti è notevolissima, e i giochi di colore qui prendono una parte preponderante. Anche le musiche sono meravigliose: opening ed ending sono ben fatte, e il tocco di classe è fatto da una BGM composta quasi unicamente da pianoforte e violino, delicati e adattissimi. Davvero un lavoro con i fiocchi.

Insomma, questa seconda serie è un fallimento? Se presa come serie stand-alone, no. Ci sono dei buoni elementi, narra comunque due storie di sentimento e sofferenza in maniera egregia, ha momenti carichi di pathos e si lascia godere.
ef – A Tale of Melodies, purtroppo, deve vivere nell’ombra del suo predecessore, e da questo scontro ne esce con le ossa completamente rotte: la sua involontaria colpa è di aver cercato di replicare una formula che funziona solo una volta, e la seconda volta da solo l’impressione di déjà-vu.

Voto: 8. Chi ama le storie tragiche può anche dargli di più: io non ne sono un grande fan, e le grandi aspettative date dalla prima serie hanno probabilmente condizionato la visione. Mezzo punto, inoltre, è unicamente per la spettacolare realizzazione tecnica.

Consigliato a: chi non ha paura di veder soffrire i personaggi; chi cerca lo stile SHAFT il più possibile; chi vuol scoprire chi diavolo era la ragazza con i lunghi capelli blu e il cappello della prima serie.

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