Paranoia Agent

Ecco cosa accade se si fa produrre un anime a delle persone presumibilmente appena uscite da una clinica d’igiene mentale.

Paranoia Agent

Tsukiko Sagi, una creatrice di pupazzi, si trova in un momento di grave crisi personale: come se non bastasse, una sera mentre sta tornando dal lavoro viene attaccata da un misterioso ragazzo con pattini a rotelle e mazza da baseball. Finisce all’ospedale, e da lì in poi per tutta la città di Tokyo Shonen Bat inizia ad imperversare, colpendo coloro che si trovano con le spalle al muro, per i più svariati motivi. Due agenti di polizia si trovano ad affrontare questo strano caso: ma chi è, in realtà, Shonen Bat? Perché attacca le persone? Come lo si può fermare?

Nelle prime puntate il mistero sopra citato inizia a svilupparsi e ad infittirsi, con un crescendo sempre maggiore del senso di oppressione e della pressione sui personaggi. Le cose continuano a diventare sempre più complesse, l’anime prende la strada di un simil-thriller: purtroppo, nella parte centrale si incontrano le puntate più deboli di questa serie di tredici puntate. Il tono episodico è fuori posto, e le puntate non sono null’altro che filler: in sé non sono brutte e si lasciano guardare con piacere, ma spezzano completamente il clima precedentemente creato. Con gli ultimi episodi si riprende un po’ la strada iniziale, anche se oramai il contatto con la realtà è flebilissimo.

La principale peculiarità di Paranoia Agent è infatti la trama che man mano si discosta da qualsiasi realtà possibile, per fare un viaggio nella mente dei creatori. Quel che accade è generalmente logico, secondo le regole dell’anime: l’ultima parte è però talmente pazzesca da risultare difficilmente digeribile anche per chi apprezza i viaggi nella pazzìa. Alcune cose non vengono perfettamente spiegate e alcuni discorsi vengono lasciati perdere dopo un po’, ma forse sono solo io che non sono riuscito a seguire tutte le spiegazioni sottintese.
Va comunque detto che questa serie è una specie di “ricettacolo di idee” per Satoshi Kon, il creatore (lo stesso di Perfect Blue e di Tokyo Godfathers… e lo stile si nota): mentre faceva i suoi lungometraggi aveva partorito molte idee che non aveva potuto utilizzare, e le ha riversate qui dentro: questo spiega in parte il perché di così tante cose buttate insieme.

Il disegno è particolare: la qualità è normale, ma particolare attenzione è stata data alle espressioni, che risultano molto ben fatte. Le musiche sono belle, con opening ed ending che rispecchiano la generale follìa di chi ha creato questa serie: nell’opening c’è una musica stranissima con le immagini di tutti i personaggi che ridono, mentre l’ending è una specie di ninna nanna con tutti i personaggi che dormono su un prato.

Insomma, è difficile trovare un anime strano come Paranoia Agent. Non è materiale per tutti, dato che per buona parte del tempo bisognerà accettare il fatto che le cose succedono senza spiegazioni realistiche. È però un buon anime se si vuole fare un viaggio in delle menti disturbate… quelle di coloro che lavorano alla Madhouse Studios.

Voto: 8. È difficile valutare un lavoro del genere, perché facilmente gli si potrebbe dare molto meno dati i molti momenti di totale confusione: ne apprezzo però la totale assurdità mentre nel contempo si riesce a mantenere uno straccio di trama, ed inoltre non posso negare una mia personale passione per le cose psyco.

Consigliato a: chi non ha paura di mettere in gioco i suoi neuroni durante la visione; chi vuole imparare che scappare dai problemi non è mai una soluzione (almeno, a quanto dicono qui); chi desidera, durante una puntata-filler, imparare i ruoli dei vari lavoratori che producono un anime.

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